Fantastico wine tasting di 57 Barolo 2004 a Londra: sorprese e conferme

Erano questi, da sinistra Roy Richards, Nicolas Belfrage MW, David Berry Green (tra Roy e Nicolas con camicia viola e grembiule Stuart George, tasting editor della rivista) i miei “compagni di viaggio” nella fantastica, impegnativa degustazione di ieri, a Londra, nella redazione di The World of Fine Wine, di ben 57 Barolo annata 2004, che abbiamo assaggiato alla cieca, Roy, Nicolas e io membri del tasting panel che ha attribuito i punteggi ai vini e David Berry Green responsabile della mitica società di Wine & Spirit Merchants Berry Bros & Rudd, special guest invitato.
Lo dico subito, è stata una faticaccia, perché 57 Barolo anche di un’annata classica come il 2004, con tutto il loro carico di tannini, non sono uno scherzo, ma posso dire che è stato, ancora una volta, tempo speso bene e ricco di insegnamenti.
Non posso ancora, sono ufficiosi anche se ne dispongo già, comunicare i risultati ufficiali, quali siano stati i vini che in una valutazione media dei nostri punteggi sono andati meglio, ma posso dire intanto due cose, che il livello medio dei vini si è confermato molto alto, che il 2004 appare una grande annata, con tanti vini da acquistare e mettere in cantina con fiducia per ritrovarli più grandi ancora tra vari anni, che a parte qualche irriducibile, che, lo vedrete, prenderà alti punteggi e premi dalle varie guide e da riviste come Wine Speculator (pardon, Spectator), il Nebbiolo, con la sua eleganza e la sua unicità, ha trionfato.
Posso darvi, tanto per fare qualche numero, un’idea dei punteggi, in ventesimi, che ho dato ai vini: un 18/20, sei 17,5/20, tre 17/20, cinque 16,5/20, sei 16/20, due 15,5/20, cinque 15/20, otto 14,5/20. A solo sei vini ho dato un punteggio, molto negativo, da 10 a 8/20. Posso anche dirvi quali vini mi siano piaciuti di più ieri (e alcuni di questi sono i vini che sono piaciuti di più globalmente).
Su tutti, sorprendentemente, il Barolo Leon dell’azienda Rivetto, un mix di uve di La Morra e Serralunga, quindi il Ciabot Tanasio di Sobrero a Castiglione Falletto, quindi il Margheria di Luigi Pira a Serralunga d’Alba, il Parafada di Massolino ancora a Serralunga, quindi dello stesso villaggio (che a mio parere con l’annata 2004 ha espresso, con Castiglione Falletto, i risultati più elevati) il Villa Lazzairasco di Guido Porro, il Serralunga di  Giovanni Rosso ed il Bricco Rocche Brunate di Ceretto. Quindi il Gramolere dei Fratelli Alessandria, il mitico Rocche dei Falletto riserva di Bruno Giacosa, il Vigna del Mandorlo dei Fratelli Giacosa, il Ravera di Elvio Cogno, il Cà Mia di Brovia, il Brunate Le Coste di Beppe Rinaldi. Tanto per fare alcuni dei Barolo che ho prediletto.
Poi posso dirvi che a livello generale sono piaciuti molto altri vini che di solito mi piacciono tanto come il Torriglione di Mario Gagliasso, il Serralunga di Boasso, il Cerequio di Batasiolo.
Ora non ho tempo per dilungarmi, perché ritornato ieri sera tardi, con tre ore di ritardo del mio volo da Londra, tra poco dovrò portarmi a Ferrara per la Serata Barolo di questa sera (che vedrà come protagonisti alcuni dei vini mi sono particolarmente piaciuti ieri), ma per settimana prossima vi prometto altre anticipazioni e qualche commento, relativo ai miei punteggi e alle mie valutazioni e alle opinioni dei miei illustri colleghi del panel, sul wine tasting di ieri.
Una cosa è certa, il Barolo 2004 è grande e merita le attenzioni, la fiducia, il consenso di tutti gli appassionati dei grandi vini. Che per dirlo in inglese sono “fine wine”, vini eleganti, raffinati, complessi, altrimenti non sono.

0 pensieri su “Fantastico wine tasting di 57 Barolo 2004 a Londra: sorprese e conferme

  1. Questo livello qualitativo così elevato non può che far piacere a tutti. Si spera che anche in altri territori, con altre uve di gran pregio, si possa presto raggiungere livelli mediamente molto alti, senza lasciare il dubbio di tagli sospetti.

  2. beh, tra i 57 vini abbiamo avuto anche un bel Barolo “al Cabernet” come abbiamo sottolineato tutti e quattro noi degustatori, non solo quel perfido del sottoscritto. Ed il nome era blasonato, anzi celeberrimo e super premiato…

  3. Ma allora non ho tutti i torti… a volte basta un 2/3% di produttori per minare “il campo”. Come ad esempio tra i cacciatori: basta un’imbecille per far perdere la credibilità di tutta la categoria (e, sottolineo, non sono cacciatore).

  4. Pingback: Bite your tongue, Dorothy « Do Bianchi

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