Gambero rosso in scatola (cinese) Nessuna risposta agli interrogativi di Carlo Macchi

Mi ha stupito molto, anche se non essendo di primo pelo sono abituato e conosco molto bene certi muri di gomma, determinati meccanismi di ignoranza e rimozione che vengono innescati nei confronti di argomenti sgraditi, che vengono sistematicamente ignorati come se non esistessero e come se per il semplice fatto di ignorarli venissero in questo modo “esorcizzati”, il silenzio (imbarazzato) che ha accolto lo splendido, appuntito e puntuale articolo di Carlo Macchi, apparso su Wine Surf, intitolato Gambero rosso in scatola (leggi qui).
Proprio come avevo fatto io, leggete qui, dopo la cacciata di Stefano Bonilli dal ponte di comando del Gambero rosso editore e l’arrivo al suo posto dal suo ex collega (e a quanto pare anche ex amico) Daniele Cernilli, marito di Marina Thompson, alias Thompson International Marketing, anche il buon Macchi, toscano di Poggibonsi, e compagno di fede nerazzurra (ma da sponde un po’ diverse, essendo Macchi orgoglioso membro del club degli… Interisti leninisti…), si era posto alcune domande molto precise su conflitti d’interessi e dintorni relativi a Gambero rosso e capataz e proprietari gamberisti vari, ad esempio “usciti di scena soci storici come Bonilli e sua moglie, chi è divenuto proprietario del pacchetto di maggioranza del Gambero?”.
E ancora: “Perché non si deve sapere, aldilà di ogni ragionevole dubbio, la composizione azionaria della più importante rivista enogastonomica italiana? Quali segreti mai si nasconderanno dentro a quella “scatola” con sei milioni di azioni? Anche se risultassero proprietari dei produttori di vino, cosa mai potrà accadere?”
Macchi aveva ricordato che “da un anno girano voci su famosi produttori che, senza risultare ufficialmente (Panerai, Zonin), sono divenuti possessori del pacchetto di maggioranza. Queste voci sono state regolarmente smentite, l’ultima volta proprio pochi giorni fa da Paolo Cuccia. nuovo proprietario (così si è dichiarato) di GRH (Gambero Rosso Holding).
In un’intervista al Corriere della Sera diceva che dietro di lui non c’era nessuno, tantomeno Panerai o Zonin e che lui era a tutti gli effetti proprietario del gruppo editoriale, pallino che aveva sempre avuto sin da piccolo… etc. etc.”. Però, “in definitiva possiamo affermare che la composizione del pacchetto azionario di GRH è ancora avvolta da mistero e ciò non può che portare acqua al mulino delle illazioni che girano da circa un anno”.
Così Macchi, in beata innocenza, era arrivato a formulare le sue domande, chiedendosi “in un mondo dove si parla di un prodotto che nasce grazie alla luce del sole, perché non mantenersi sotto questa luce anche in altri casi? Perché non si deve sapere, aldilà di ogni ragionevole dubbio, la composizione azionaria della più importante rivista enogastronomica italiana? Quali segreti mai si nasconderanno dentro a quella “scatola” con sei milioni di azioni? Anche se risultassero proprietari dei produttori di vino, cosa mai potrà accadere?”.
Non essendo arrivato nemmeno lo straccio di una risposta, e avendo i diretti interessati dribblato abilmente, manco fossero gli Jair di quarant’anni fa, o dei Garrincha, ho pensato di segnalare anche ai lettori di Vino al Vino l’articolo di Macchi ed il comportamento, inqualificabile, del management e della direzione del Gambero rosso editore, invitandovi a dire come la pensate e facendo miei gli interrogativi del collega toscano.
Sono perfettamente d’accordo con lui: “a questo punto tacere o dare delle mezze verità è forse la strada peggiore”, anche se viene da pensare che questa sia la “strategia” decisa ai piani alti di via Bargoni a Roma…

0 pensieri su “Gambero rosso in scatola (cinese) Nessuna risposta agli interrogativi di Carlo Macchi

  1. Concordo con Carlo, e con te.

    Hanno il dovere di elencare tutti i proprietari, o almeno di chi controlla il pacchetto di maggioranza.

    COme fa Hugh Johnson, che nella sua guida dichiara di avere una piccola quota della società proprietaria di Latour e della Royal Tokaji Wine COmpany (se non sbaglio).

    Tornando a Zonin e Panerai, SE è vero che possiedono delle azioni, penso che la cosa migliore da fare sia dedicare loro la scheda, mettendo indirizzi vari, elencare i vini prodotti (o alcuni di essi), senza descrizione organolettica nè valutazione in “bicchieri”.

  2. Come dici tu stesso, Franco, il signor Paolo Cuccia ha già affermato di essere lui il proprietario: la risposta l’ha data, non è stato reticente.
    La sua è un’affermazione verificabile? A quanto pare no, perché le azioni sarebbero di proprietà di una fiduciaria.
    Preso atto della mancanza di trasparenza (che, ricordiamolo, è consentita dalle leggi italiane), possiamo continuare a chiedere chiarimenti, ma sollecitando ancora una risposta da Cuccia o da altri del Gambero difficilmente avremo risposte diverse – vedi anche le repliche (come http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?p=383081&highlight=#383081 e http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?p=383102&highlight=#383102 ) un po’ spazientite del neodirettore Cernilli sul forum del Gambero Rosso.
    Il problema è avere risposte verificabili: possiamo fare una campagna di opinione per sollecitare maggiore trasparenza da parte del Gambero (un’altra bella petizione? :-)), ma ricordiamoci che la loro “opaca” struttura societaria è consentita dalla legge. Se decideranno di mettere in pubblico le loro carte sarà una “gentile concessione”, non un atto dovuto (parlo di legge e non di morale, ovviamente).

  3. Il quale Cernilli dice: “Quello che si dice in giro, senza prove e solo per sentito dire, lascia il tempo che trova”, che è diverso da “Quello che si dice in giro, senza prove e solo per sentito dire, è falso”.
    Cernilli di solito le parole le pesa per bene.
    Luk

  4. Ripensandoci. Se nè Zonin nè Panerai c’entrano qualcosa, perchè non fanno un comunicato?

    Gioverebbe alla chiarezza della posizione loro, e di quella del Gambero.

    Non credo possano “permettersi” di snobbare i lettori di Winesurf e Vinoalvino.

  5. Nè Zonin nè Panerai mi risulta frequentino la rete…
    quindi penso che continueranno ad ignorare le nuove dinamiche che tra qualche tempo, forse a brevissimo, potrebbero metterli fuori gioco…

    Non conosco il clima aziendale della Zonin, se non per sentito dire, ma ho conosciuto – indirettamente – quello del giro Panerai.

    Mi è sempre sembrato un clima triste da caserma in disarmo…
    Al confronto la fortezza Bastiani di Buzzati sembra il Carnevale di Rio…

    Non devono pagare per comunicare.

    Basta lasciare uno straccio di comunicato in via Burigozzo o appiccicato in qualche bar di corso Italia…

    Gianni “Morgan” Usai

  6. “La rivista più importante del settore” è tale, non per autodefinizione ma perchè si è creata una credibilità e un immagine di serietà negli anni.Se queste cose vengono a mancare non ci vorrà molto che il Gambero cominci a camminare all’ indietro.
    Dopotutto sta a noi e all’ importanza/affidabilità che diamo alle pubblicazioni in questione.

  7. Caro Franco,

    Grazie della dritta sull’eloquente post di sig. Macchi, le cui domande sono sia interessanti che pertinenti.

    Non posso dire di più perché non conosco niente della storia di questa faccenda, ma penso che sia giusto sapere a chi appartiene qualsiasi organo di comunicazione!

  8. Guarda un po’ che caso, quest’anno il gambero rosso ha dato i tre bichcieri alle due aziende di Panerai: Rocca di Frassinello e Castellare.

  9. Sono da poco rientrato in Italia da poco. Ero un lettore del GR in passato , ho appreso del cambio al vertice e da poco tempo, anche dell’uscita definitiva di Slow Food. Spero che il Dottorenon rovini quanto di buono fatto dal Gambero in passato.Ma mi sembrano stiano prendendo una piega troppo commerciale(monetizzare) da quando e’ aperta Citta del Gusto. Mi sbaglio? Lo spero.Mi aggiornate?Grazie

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