Nasce il Pinò Club (O.P.) ma con il piede sbagliato

Causa impegni altrove non potrò essere presente, oggi alle 12 a Milano, alla conferenza stampa di presentazione del Pinò Club Pinot nero Oltrepò, Associazione Produttori di Pinot nero dell’Oltrepò.
Mi sarebbe piaciuto esserci, non foss’altro che per “perdermi” negli splendidi occhi verdi della più affascinante delle componenti di questo Club, la giovane contessa Ottavia Giorgi di Vistarino (nella foto), grintosa e determinata conduttrice dell’azienda di famiglia, sebbene anche in caso di una mia presenza alla presentazione avrei tranquillamente fatto notare quello che sottolineo qui, bella idea il Club (nome Pinò invece di Pinot a parte), ma partenza con il piede sbagliato.
Come dare credito a questa associazione che intende, come si legge nei testi pubblicati sul sito Internet “concretizzare un progetto di valorizzazione e crescita di questo importante rosso che rappresenta una delle espressioni più interessanti ed autentiche del territorio d’Oltrepò”, in una situazione di assoluta eterogeneità tra i soci fondatori che accanto a nomi di lunga storia produttiva e credibilità qualitativa sul Pinot nero oltre padano come Frecciarossa, La Versa, Tenuta Mazzolino e Conte Vistarino prevede anche un azienda di recentissima storia produttiva, seppure di antica tradizione familiare, come Marchese Adorno, e una realtà produttiva come la Tenuta Il Bosco, che é la proprietà oltrepadana della famiglia Zonin di Gambellara nel vicentino?
Lo sanno anche i bambini che la credibilità di una qualsiasi associazione è data dalla omogeneità tra tutti i componenti, dall’autorevolezza che li accomuna, dalla concomitanza tra gli obiettivi che si pensano di perseguire e trattandosi di un’associazione di produttori di vino, da un livello qualitativo che non faccia apparire un socio di serie A ed un altro di serie B.
Si può dire altrettanto di un Club che comprende al proprio interno, come soci fondatori, mica tra componenti qualsiasi, la Tenuta Mazzolino e la Tenuta Il Bosco degli Zonin?
Non credo proprio e poco temo varrà a qualificare meglio il Club il  fatto che il progetto di “allargamento a nuovi soci e ad aziende che lavorano con convinzione per la qualità sul territorio e credono profondamente nel vino Pinot nero Doc O.P.”, dichiarato a chiare lettere sul sito Internet possa prevedere criteri di selezione più rigorosi e l’ingresso di aziende oggi assenti (tipo Le Fracce, Doria, Anteo, Ruiz de Cardenas, Vercesi del Castellazzo, per citarne alcune) più qualificate e qualificanti.
Si parte con il piede sbagliato, con le solite ingenuità oltrepadane, con il mettere insieme, perdonatemi la metafora, una scarpa griffata e una “ciabatta”.
Ma voi riuscite a pensare ad una ipotetica super Champions League che comprenda tutte le squadre di più antico lignaggio europeo e oltre a Inter, Real Madrid, Chelsea, Liverpool, Milan, Manchester United, Benfica, Barcellona, Bayern Monaco, arrivasse a comprendere, pur con tutto il rispetto, Chievo e Atalanta, Levante, Osasuna, Stoke City, Arminia Bielefeld, Nantes e Sochaux? Manco per sogno! Bene, andategliele a spiegare, queste evidenze, ai fondatori del Pinò Club…     

 

0 pensieri su “Nasce il Pinò Club (O.P.) ma con il piede sbagliato

  1. Mi scusi sig. Franco , ma questa volta le devo ” tirare le orecchie” ( virtualmente si intende ), per due grosse dimenticanze e/o sviste :
    1) ha dimenticato di citare l’azienda OP Pietro Torti, produttrice di ottimi PN ;
    2) in second’ordine non ha citato la Signora, la GRANDE signora del calcio italiano : la Juventus
    Due grandi sviste a mio avviso

  2. Commento interessante… ma lei l’ha assaggiato il Pinot Nero della Tenuta Il Bosco per poter dire che non è degno di far parte del club o parla solo giudicando il gruppo Zonin nel suo complesso?

    PS Niente oggi sullo “Special One”? 🙂

  3. Pinò invece di Pinot: d’altronde cosa ci si può aspettare da un territorio che,se produce pinot nero in rosso,sceglie di specificarlo, altrimenti viene,da più produttori, inteso come vinificato in bianco?

  4. Caro Franco, anche se da tempo non intervengo sul tuo blog, sappi che ti seguo sempre con interesse.
    Su alcune questioni non mi sono sentito in grado di intervenire perchè la mia conoscenza del vino (vedi Brunello) non era sufficiente oppure gli argomenti che trattavi mi interessavano sino ad un certo punto.
    Ma se parli di Pinot nero vinificato in rosso perdipiù dell’Oltrepo sono certo che ti aspetti un mio commento. Ricorderai certamente l’intervista che facesti, a Casteggio, al Faraone qualche anno fa, alla quale ero presente e proprio sull’argomento Pinot nero vinificato in rosso ricevemmo dal dott. Panont una risposta non del tutto chiara sui progetti.
    Condivido pienamente quello che scrivi, ho l’impressione che, ancora una volta, si voglia, a prescindere da un discorso qualitivo, pubblicizzare il vino: il discorso ormai vecchio dell’immagine.
    Ho partecipato a diverse degustazioni di Pinot nero Oltrepo e quello che si nota è proprio la mancanza di volontà di dare a questo vino una sua, come dire, tipicità.
    Trovi prodotti di un anno o due, beverini e leggeri, accanto a vini (cito sempre il Noir, che dal 2003 ha cambiato marcia)che potrebbero rivaleggiare con dei borgognoni. Ognuno fa il vino che vuole.
    Ad ascoltare le male lingue anche il progetto “Un mondo di Pinot Nero” non ha dato grandi risultati proprio per mancanza di una seria ricerca di incontro in nome della qualità e dell’omogeneità.
    Si cerca, a parer mio, solo la ribalta, la trovata “intelligente ed accattivante”: Pinò invece di Pinot, ma prima di questo si è lavorato per la qualità? Personalmente ne dubito.
    Luciano

  5. @ Luciano.
    Verissimo il discorso sulla qualità che si riflette inesorabilmente sul consorzio e sulle sue attività.

    E’ vero, il vecchio discorso sull’immagine attacca sempre ma…
    se è vero che i mercati sono “conversazioni” quanta voglia c’è di conversare su tutta la linea..?

    Certo, almeno la pacificazione tra doppi cognomi e nomi proletari c’è…

    Gianni “Morgan” Usai

  6. se posso vorrei dire anch’io la mia! da produttrice (giovane non tanto per l’età!, quanto per il tempo da cui mi dedico a questo lavoro!) proprio oltrepadana, abbastanza controcorrente e come mi dicono in tanti anche romigigole!!
    ebbene tra pinò, cruasè, bonarda style, caveau e … c’è altro?? l’oltrepò da solo segnali di crisi di identità!
    sono perfettamente d’accordo con tutti i Vs. commenti e, ahimè!, non sapete quanto mi dispiace per chi ancora crede in queste “arie fritte”!!! spesso oltre il nome o l’dea non c’è molto e spesso, ahimè!, manca il prodotto all’interno delle bottiglie!!
    mi tirerò addosso i bronci di molti e le facce di scure di tanti, ma onestamente non è che mi preoccupi molto… per vendere un’idea anche la migliore ci vuole qualcosa di reale e soprattutto nel ns. mestiere dobbiamo assolutamente essere credibili e veri!
    c’è troppa confusione: anche solo su Bonarda (ne esistono, credo 50 o 60 tipi diversi!!!)e poi c’è la docg… ne sa qualcosa qualcuno oltre noi?? e poi e poi e poi… la lista sarebbe davvero lunga.
    grazie per chi avrà la pazienza e la bontà di leggermi.
    elena

  7. Elena grazie per il suo intervento. Questa ultima trovata “faraonica”, ovvero di Carlo Alberto Panont, direttore e deus ex machina del Consorzio, del “cruasè” (pare che sia scritto proprio così!!!) me l’ha anticipata oggi un’amica che ha letto questo post e mi ha telefonato. Voglio saperne di più e proverò ad interpellare il Consorzio. Sempre che mi rispondano… Comunque Elena se sa qualcosa di più di questa ennesima “geniale” pensata, ci faccia sapere per favore!

  8. Che post del cavolo. Per non parlare della metafora calcistica, secondo questo stupido ragionamento la Grecia non avrebbe mai dovuto vincere gli europei o il Chievo venire in serie A. Che modo di giudicare è questo? Il vino si giudica dal vino, non dal nome dei proprietari o da quanto lo producono. Faziosità gratuita e preventiva = mancanza di professionalità in un critico.

  9. @ Elena.

    Non si abbatta e complimenti per la sezione news del vostro sito aziendale, aggiornata in tempo reale e senza la desolante scritta “under construction”…

    Al consorzio di Panont invece dovrebbero cominciare a rispondere con garbo al telefono…le tensioni si sentono e si trasmettono anche senza i video…

    Gianni “Morgan” Usai

  10. Pinotto non accetto questi rilievi da un tale, lei, che non ha nemmeno il coraggio di presentarsi con il proprio nome e nascondersi dietro ad uno pseudonimo. Potrà anche giudicare, se vuole, “fazioso”, nel senso che dico chiaramente come la penso e non mi nascondo dietro ad un dito questo post ma la sua accusa di “mancanza di professionalità” gliela rimando al mittente. E non aggiungo altro, perché sono una persona educata
    @ Enyo: nessuna difficoltà a risponderle. Il Pinot nero in oggetto l’ho assaggiato e non mi piace, ma il mio discorso non era sui vini, ma sulla credibilità di un club al cui interno ci sono aziende che hanno diverso valore, peso e lignaggio. Se lo rilegga e capirà che il mio era un discorso generale

  11. Ho riletto, Ziliani, ma il suo discorso non mi convince. Ciabatta? Io invece oggi ho trovato quello di Zonin un pinot nero abbastanza interessante, non il peggiore di quelli presentati (peccato lei non ci fosse: ogni azienda ha portato varie annate, molto interessanti fra gli altri il Frecciarossa ’96 e lo stesso Poggio Pelato ’98). Anche il discorso di Elena non mi convince, mettendo tutto e criticando tutto in un unico calderone, iniziative consortili e di singoli gruppi di aziende: allora per coerenza dovrebbe anche uscire dal Gruppo Inoltre http://www.inoltre-po.it/di cui a quanto pare fa parte.

  12. @Elena:
    Carissima Elena,
    sai come la penso…
    io sono realmente convinto che l’Oltrepò sia una terra baciata dal Signore e che potenzialmente potrebbe diventare una piccola Borgogna.
    Ora, se questa sarà un’iniziativa benefica tesa a valorizzare, non solo la credibilità delle aziende che ne fanno parte, ma di tutto il territorio, sarà solo il tempo a dirlo. Tempo che fino ad ora non ha cambiato le “mentalità” di molti produttori che hanno guardato solo in casa loro!

    Un caro saluto,
    Ivano

  13. girando per Internet ho scoperto, non sul sito del Consorzio, a che cosa corrisponda la misteriosa parola “Cruasé”. Si tratterebbe, dicunt, di un “marchio collettivo che tutelerà il metodo classico rosé prodotto da sole uve pinot nero”. Bene, dopo il Classese, il Bonarda style e altre amenità gli oltrepadani starebbero per partorire il Cruasé… Come ribattezzeranno il salame di Varzi, forse Varzé o Varzese?

  14. …Sig. Ziliani mi risponda per cortesia…..come mai annoverato tra questo “gruppo” come definisce lei partito con il piede sbagliato, c’è una storica azienda che quest’anno ha preso i tre bicchieri, proprio con il loro pinot nero( ps quando si dice pinot nero in tutto il mondo ivi compreso l’o.p. vuol dire pinot nero e basta, senza vinifiazioni in bianco o quant’altro ), un altra delle sei aziende, da un’ autorevole associazione, l’ ais, con il pinot nero risulta come miglior vino di lombardia della scorsa guida viniplus…se vuole continuo?! tengo a precisare che per me le guide sono solo un orientamento iniziale per capire come lavora un azienda e non sono vangelo….ma è proprio sicuro che il pinot nero con la sua associazione non abbia futuro?provi a pensarci bene…ma molto bene!

  15. Moi L. un po’ macchinoso il suo ragionamento! Di quello che dicono le varie guide sui Pinot nero (nonché sugli altri vini) delle aziende che fanno parte del Club Pinò, mi perdoni il francesismo capitolino “non me ne può fregà de meno”…, perché sono giudizi che molto spesso sono discutibili e comunque, per me, non fanno testo. Non ho mai scritto, né tantomeno pensato “che il pinot nero con la sua associazione non abbia futuro”, io credo tantissimo nel Pinot nero, un po’ meno (eufemismo) credo negli oltrepadani e nella loro capacità di cogliere e valorizzare tutte le enormi potenzialità che questo vitigno avrebbe sul loro splendido territorio. Mi sembra, come ho scritto, che questo Club sia partito con il piede sbagliato, mettendo insieme realtà vinicole e produttive diverse.
    Quanto alla presenza del Club della Tenuta Il Bosco, posso dire che uno dei soci fondatori del Club mi ha telefonato assicurando che giudica questa presenza strategica e importante, per la notorietà mediatica dell’azienda, per i mezzi (anche economici) che può mettere a disposizione, per i collegamenti che ha nel mondo del vino. Ragionamento impeccabile, che mi fa pensare a quando da ragazzi accettavamo di fare giocare nella nostra squadra di calcio al liceo un giocatore che era un po’ una scartina solo perché poi magari si potevano fare grandi feste a casa sua e divertirci alla grande perché la famiglia del giocatore così così aveva grandi mezzi economici ed era decisamente benestante… Cercavamo di metterla in campo perché facesse meno danni possibile quella scartina, mi auguro che accada così per la Tenuta zoniniana nell’ambito del Club Pinò e che questo possa accogliere presto componenti più titolati sia dal punto di vista del nome e dell’autorevolezza che della qualità dei vini…

  16. Carissimo Franco, da tanto non ci sentiamo, Elena mi ha girato questa querelle sul club del pinot nero, bene ti dico che non condivido le tue incertezze. Vorrei fare un breve commento sulla degustazione in oggetto.
    Ier, 29 Settembre, pur essendo in finale di vendemmia, mi sono ritagliato il tempo per far visita a questa manifestazione.
    Milano centro, presso lo show room SCIC, (location molto elegante); al piano superiore l’accredito, si scendono le scale ed al piano inferiore la degustazione dei Pinot nero. Locale piccolo, molto intimo,forse un pò caldo ma allestito con eleganza e classe, a contribuire e completare lo chef Ivan Musoni che ha deliziato con “frivolezze dalla cucina”.
    Mi rendo immediatamente conto dell’importanza che ha la stessa, perché a presenziare erano i titolari in prima persona e i loro amministratori. Li citerò senza: Dott, Ing. Sig.ra Sig. Il direttore di La Versa: Francesco Cervetti, non è usuale vederlo partecipare personalmente alle degustazioni; il Marchese Marcello Cattaneo Adorno dell’azienda Omonima con Mauro Camerini direttore vendite; Domenico Zonin della tenuta Il Bosco con Nicola Olmo, amministratore responsabile enologo della tenuta; Sandra Bragiotti della Mazzolino con Jean Francois Coquard, eclettico amministratore enologo; Contessa Ottavia Giorgi di Vistarino, instancabile frenetica e carina! (non guasta) a rappresentare l’azienda di famiglia; infine Margherita Odero e Pietro Calvi dell’azienda Frecciarossa con l’amministratore Claudio Giorgi, reduci da importantissime soddisfazioni guidaiole.
    Come dici tu, le aziende saranno anche eterogenee, in tutti i modi non riesco a vedere questa situazione come un problema.
    L’importante è essere fattivi muovendosi nelle giuste direzioni come questa di via Durini.
    La prima, dico la PRIMA degustazione O.P. chiara, dove le aziende portano in degustazione Pinot Nero in un unica tipologia, con le STESSE annate. BRAVI! (per quel che può valere il mio bravi). per la prima volta l’O.P. esprime chiarezza e qualità esente da difetti (ho degustato tutti i Pinot), Il filo conduttore fra parecchi degli stessi c’era!
    Carico da 11 della giornata, perlomeno nel breve tempo che sono rimasto, la visita del Conte Gelasio Gaetani, mitico Wine Maker fra i più grandi al mondo. Non da meno l’intervento di Donato Lanati (consulente di una delle aziende) e Carlo Alberto Panont che non ha bisogno di presentazioni. Sicuramente questo club potrà servire molto all’O.P. anche se composto da aziende eterogenee in quanto: curato, snello, fattivo e passatemi il termine “dotato”, in modo tale da riuscire ad affrontare questo tipo di situazioni edonistiche con grande slancio. porteranno del buono a tutti i produttori oltrepadani.
    Avrei qualcosa da dire anche in merito al Cruasè, del quale sono assoluto sostenitore, scriverò a breve.
    Cordiali saluti e buona discussione
    Paolo Massone

  17. perbacco Paolo, dalla tua cronaca scopro che non mi sono perso “solo” gli splendidi occhi dell’affascinante Ottavia Giorgi di Vistarino (e questa sarebbe già un’imperdonabile mancanza), bensì la “location molto elegante” e, imperdonabilissimo!, un incontro con il “Conte Gelasio Gaetani, mitico Wine Maker fra i più grandi al mondo”. Acciperbacco che il nobiluomo già imparentato con i Marone Cinzano fosse un “wine maker mitico” confesso che non l’avevo mai saputo, ma forse mi ero distratto… Comunque grazie per averci informato che sei un “assoluto sostenitore”, come il “faraone” Panont, del misterioso e un po’ inquietante “Cruasé”. Ti prego Massone illuminaci e non lasciarci ancora a lungo in questo angoscioso mistero!

  18. Non amo la polemica a tutti i costi, in particolar modo se prevenuta, penso che qualsiasi cosa potrei dire in merito al Cruasè o il Consorzio di Tutela O.P. troverebbe quell’ironia del tipo: “ILLUMINACI” che a prescindere banalizzerebbe il lavoro di PERSONE che credono in quello che fanno.
    Non ti sei perso nulla Franco, e non guardare neanche, per esempio il portale “vinolandia” scopriresti chi è Gelasio Gaetani.

    Scusa il disturbo
    paolo massone

  19. C’ero anch’io alla presentazione del Pinot Club, così come c’ero alla festa della docg ottenuta e come c’ero, e spero ci sarò, alle molte iniziative che l’Oltrepò attiva per uscire dall’acquitrino in cui le critiche sterili, di addetti ai lavori e non, l’hanno cacciato. Come sostenitrice del territorio, curiosa giornalista, pur non essendo precisamente “specializzata” in materia di vino con titoli e titoletti, ma vantando una conoscenza fatta nelle vigne e nei bicchieri, ritengo l’idea della neonata associazione, decisamente buona. Aziende diverse? Meno male. Prodotti diversi? Per fortuna. Trovo fuoriluogo la prevenzione nei confronti della Tenuta Il Bosco, solo perchè “figlia” di un imprenditore. Sulle capacità e sui risultati di Piernicola Olmo non si discute. Forse piccolo è sinonimo di buono? Allora ritorniamo al vino del contadino…. così genuino che ci faceva venire ilmal di testa!

  20. Massone, che risposta acida e risentita la tua! Comunque visitando il celebre portale Vinolandia (la cui esistenza ti ringrazio di avermi rivelato) ho “scoperto” che il conte Gelasio é “sicuramente il più famoso winemaker italiano, ma anche un instacabile raccontatore del vino…”. E anche questa é una bella scoperta…

  21. Sono sinceramente contento che questo Club del Pinot Nero habbia trovato dei sostenitori convinti.
    Spero davvero che qualche cosa stia cambiando in Oltrepo anche se non credo che “l’acquitrino” in cui si è cacciato l’Oltrepo stesso sia da imputare “alle critiche sterili di addetti ai lavori e non” bensì SINO AD ORA a mancanza di impegno comune, intelligenza e programmazione oculata.
    Avrei bisogno di un chiarimento. Mi pare, ma posso sbaglirmi, che l’Azienda il Bosco sia di recente fondazione. Se è così come può aver presentato vini del 1998 e del 1999 (vedi Enyo)Luciano.
    Luciano

  22. @ Enyo
    Grazie, ho verificato anch’io sul sito dell’azienda. A questo punto non mi resta che procurarmi una bottiglia del “Poggio pelato” (non credo di trovare l’annato 1998) e assaggiarlo.
    Luciano

  23. Ricordo che alle prime edizioni di Cantine Aperte, oltre dieci anni fa, già si andava a visitare la tenuta il Bosco. Un breve passaggio in internet mi ha chiarito che è proprietà della famiglia Zonin dal 1987. Certo, la situazione stagnante dell’Oltrepò viene da molto lontano, ma a sbloccarla non aiutano i commenti di chi è pronto a sparare su ogni iniziativa si voglia intraprendere. L’apertura va stimolata e incoraggiata, l’associazionismo pure. E’ altresì scontato che, tra le 600 aziende presenti sul territorio, non ce ne siano due uguali, così come non si può pretendere che ci siano due pinot uguali. Personalmente ritengo entusiasmante che cinque grandi aziende (ognuna grande a modo suo, per storia, dimensioni, capitali..) si uniscano nel nome di un vitigno così difficile e “di casa”. I vantaggi potranno ripercuotersi su tutti

  24. Ribadisco che sono sinceramente contento che qualcuno: Enyo, Mirella, Paolo Massone (che ricordo con voce che non canta nel coro sul postale Oltrepopavese poi Inoltrepo poi più nulla)siano convinti che questa iniziativa possa dare al pinot nero Oltrepo il lustro che si merita.
    Per parte mia ho organizzato una degustazione con alcuni amici che come me amano il Pinot Noir con lo scopo di coglire segni di miglioramento nel vino oggetto di questo nostro dialogare.
    Allo stato ci siamo procurati, per quanto concerne i promotori del Club Pinò, due annate di Frecciarossa “Odero” (2002 e 2003) e un Liutaio del Re (La Versa) del 2003, ai quali cercheremo di aggiungere almeno una bottiglia del P.N. di Conte Vistarino. Fuori concorso il Noir di Mazzolino che conosciamo ed apprezziamo da tempo.
    Difficile è invece reperire il Poggio Pelato (almeno a Pavia): un enotecario mi ha precisato che non tratta i vini di Zonin perchè i suoi clienti hanno l’idea che questa casa produce solo dei vini mediocri (noi sappiamo che non è così).
    Una prima nota negativa è il prezzo alto del Liutaio (16,50 euro) vedremo se il contenuto compenserà la spesa.
    A proposito che vini annata 98 e 99 ha presentato la Versa? Qui credo di non sbagliare proprio se affermo che il Liutaio del Re è nato nel 2003?
    Darò conto di questa degustazione (alla cieca e comparata con Pinot Nero Alto Adige e Borgogna).
    Luciano

  25. Gentilissima contessa Ottavia, il Suo intervento in questo blog dimostra che davvero qualche cosa sta cambiando in Oltrepo. I giovani uomini ma forse ancora di più le giovani donne vogliono uscire da quella sorta di Turris Eburnea nella quale i loro padri si sono compiaciuti di collocarsi. Il fatto che Lei si dimostri gentile con chi, come il sottoscritto, non è mai stato tenero con l’Oltrepo dimostra intelligenza e voglia di confrontarsi (dote che troppo spesso è stata carente dalle Sue parti).
    Devo però declinare la Sua squisita offerta: sono troppo sensibile alla bellezza e, vista la Sua foto pubblicata da Franco, credo che, il conoscerLa , influenzerebbe troppo il mio giudizio sul vino della Sua Azienda.
    Mi dica però dove, a Pavia, posso trovare il Suo Pernice.
    Grazie davvero per la Sua attenzione e per la richiesta di conoscere la mia opinione che non mancherò di farLe conoscere (ovviamente sulle annate in commercio).
    Cordialmente.
    Luciano

  26. Mi terrò la curiosità di conoscere quali vini ha presentato la Cantina Sociale di La Versa e la voglia di assaggiare il Pernice (almeno per ora). Nonostante una visita a tutte le Enoteche pavesi non siamo riusciti a trovarlo.
    Da qui una prima riflessione. Per quello che il sottoscritto ha potuto constatare, almeno a Pavia e Milano, il Pinot Nero Oltrepo non è degnamente rappresentato. Tranne La Versa, Frecciarossa, il Noir di Mazzolino e Il Raro Rosso di Ca’ di Frara è difficile trovare altri produttori. In altre tipologie (Bonarda, Spumanti) la questione cambia. Credo quindi che se questo novello Pinò Club vuole farsi conoscere debba in primo luogo agire nel senso di una maggiore diffusione dei prodotti dei soci (che è destinato ad allargarsi) nelle enoteche e nei ristoranti.
    Seconda osservazione. Il prezzo troppo alto. Raro a € 20, Noir a € 25, Odero € 20. La “concorrenza” alto-atesina propone (sempre in enoteca) uno dei vincitori del recente Concorso di Egna e cioè l’eccellente Franz Haas 2005 a € 16,50 mentre il quasi introvabile Bruno Gottardi viene venduto a € 16. Lo stupendo Marsennay 2005 di Charlopin si trova alla Cave des Vignerons di Gevrey Chambertin a € 18.
    Sul discorso qualità preferirei non inoltrarmi. Mi limito a dire che ad unanime parere dei partecipanti alla degustazione effettuata l’altra sera dal sottoscritto con alcuni amici, si sono notati indubbi progressi rispetto al passato per quando concerne la struttura e l’equilibrio mentre la finezza ed i profumi restano ancora di molto migliorabili.
    Luciano

  27. Mi dispiace trovare conferma del solito disinteresse degli Oltrepadani per le osservazioni che il sottoscritto e pochi altri (tra questi naturalmente Franco) muovono al vino ed alle cose di casa loro. Osservazioni ed anche critiche svolte non, come sostiene qualcuno, per partito preso o antipatia ma proprio perchè si vorrebbe che il vino dell’Oltrepo fosse ad un livello qualitativo degno del suo splendido terroir. Vorrei far presente a chi non lo sapesse o lo avesse dimenticato, che Franco Ziliani per molti anni ha seguito direttamente e con passione le vicende oltrepadane, ma non penso di sbagliarmi (ed in questo caso verrei subito smentito dal diretto interessato) nell’affermare che, ad un certo punto, come molti altri, si è stancato, non trovando in quelli che avrebbero dovuto essere i suoi interlocutori nemmeno la voglia o la capacità di contestare (civilmente) le sue affermazioni.
    Nasce il Club Pinò, qualcuno afferma che i Pinot Neri oltrepo sono cari, difficili da trovare anche a due passi dal luogo di produzione e che debbono fare ancora moltra strada per essere qualitativamente apprezzabili e nemmeno quelli che sono intervenuti “a favore” del vino Oltrepadano in questo post si sente (o si degna) di contraddirmi?
    A tutti, comunque, invio cordialmente il mio Prosit.
    Luciano

  28. e di cosa ti stupisci, caro Luciano? E dire che li conosci gli oltrepadani! Per loro é molto più semplice attribuire le mie critiche ad una sorta di partito preso o di antipatia (che non esistono affatto, perché adoro questa zona, la più bella, Valtellina a parte, delle zone vinicole lombarde) e fare finta di niente,come faranno finta di niente anche di fronte ai tuoi rilievi sui prezzi dei loro vini. E preferiscono andare avanti a Classese, Bonarda style, cruasé e Pinò Club, riempiendosi la bocca di queste parole, ma non dando sostanza, e mi dispiace tanto dirlo, ai cambiamenti, alle evoluzioni, ai miglioramenti qualitativi che annunciano, ma ahimé, si riscontrano solo di rado…

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