Pedirosa Campania Igt 2007 Vini della Sibilla

Antica la mia passione per i vini di quella splendida e antichissima (anche per tradizioni vitivinicole) zona della Campania a nord ovest di Napoli che corrisponde al nome di Campi Flegrei e basta che degusti, anzi, beva copiosamente uno dei suoi vini, per vederla nuovamente avvampare.
I motivi di questa predilezione sono semplici, la natura vulcanica dei terreni, spesso ancora su piede franco, che danno estrema sapidità e nerbo ai vini ed una naturale piacevolezza tali da renderli veri “vin de soif” e non solo mostri da degustazione, e l’intelligente scelta dei produttori di lavorare praticamente solo su due vitigni di millenario ambientamento in zona, l’elegante, svettante, nervosa Falanghina per i bianchi ed il rotondo, succoso, saporito per i rossi.
Dal lavoro su queste due varietà nascono vini che ad ogni occasione mi conquistano per la loro personalità schietta, per il loro comunicare diretto senza problemi, per la capacità di esprimere la “voce” di un terroir unico e personale dove la ricchezza di sali e di contenuti minerali del sottosuolo, dovuta ad una geologia particolarissima (vedi questo video) conferisce un gusto ed un quadro aromatico speciale ai vini.
Annotava difatti quasi due secoli orsono lo storico Lorenzo Paladino: “In questi luoghi la natura presenta i più rari e meravigliosi fenomeni. Ivi si ravvisano vulcani estinti e semiestinti: un monte di nuovo formato dalle esplosioni: inondazioni delle acque del mare sino ad elevarsi, e coprire edifici con alte colonne tuttora visibili sotto la superficie del mare; gran copia di acque minerali e termali; in fine quivi si gode, e vi si ammirano fertili terre situate sotto un placido ed azzurro cielo, abbondanti di tutte le verdure di vaghi campestri fiori; erbe aromatiche; e di albori e piantagioni, che anticipano la propria stagione nello sbucciare le loro dolci e saporose frutta.
Questa la storia, ma venendo ai giorni nostri la produzione vinicola in zona si é mantenuta viva e si è tradotta nella Doc Campi Flegrei del 1994, i cui protagonisti dal 2005 si sono riuniti in un Consorzio tutela vini che controlla la produzione in un’area di 60 ettari per il Piedirosso o Per’e Palummo e di 170 ettari per la Falanghina.
Tra le aziende più significative dell’area è sicuramente la cantina I vini della Sibilla della famiglia di Luigi Di Meo, che propone un po’ tutte le tipologie previste dalla Doc. Oltre a queste, non prevista dalla Doc ma relegata, chissà perché, alla meno qualificata Igt Campania, i Di Meo da alcuni anni, prima ancora che questa tipologia diventasse l’attuale moda, producono anche un ottimo rosato da uve Piedirosso chiamato, con un nome che evoca sia l’uva che il tipo di vino, Pedirosa.
Era qualche anno che non riassaggiavo questo vino, da quando nel 2004 scrissi (altrove, leggi) della sua prima versione sperimentale che si chiamava diversamente e presentava altra etichetta. Essendomi capitato di riassaggiarlo ora, insieme ad altri vini (di cui scriverò presto della vasta gamma di questa bella cantina), sono nuovamente rimasto conquistato (e la mia signora con me) da questo rosato di Piedirosso questa volta di annata 2007.
Colore cerasuolo corallo-rubino splendente e multiriflesso, con sfumature quasi da rosso, mi ha subito estasiato per il suo naso caldo, effusivo, dolce e carnoso, profumato di ciliegia, lampone, rosa selvatica, rosmarino, fragrante e fresco eppure succoso e polputo come un rosso. Bene anche la bocca, piena, carnosa, di bella ampiezza e profondità, molto più secca, diretta, quasi austera nel suo progredire organolettico, di quel che appariva a naso, retta da un corredo tannico saldo e piacevolmente mordente e vivo, e ravvivata da una vena acida ben salata e nervosa che chiude, con grande equilibrio, su una nota di mandorla che rende il vino lungo, persistente e verticale.
D’accordo, le piogge di questi giorni ci fanno capire che l’estate del grande caldo (il periodo in cui in tutta Italia si registra il maggior consumo di rosati) volge al termine e che l’autunno è alle porte, ma perché rinunciare a gustare questo bel rosato dei Campi Flegrei, su una vasta gamma di piatti anche settembrini (funghi in umido compresi), anche ora che ricordando D’Annunzio potremmo dire “
Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare”?

I vini della Sibilla

Bacoli NA

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