Risposta a Kelablu: ecco perché non si può “odiare” Gaja

Ritornato finalmente sulla tolda di Kelablu, dove in sua assenza (per ferie) si era inopinatamente insediato un giovane e un po’ confuso pasticcione, così confuso e soprattutto egocentrico da prendere sul serio quello che scriveva e non capire di essere decisamente fuori posto e sopra le righe, il buon Massimo Bernardi ha pubblicato ieri un post dal titolo provocatorio e dirompente “Perché amiamo odiare Angelo Gaja”. Un intervento a piedi uniti alla Benetti sul Gaja interventista  via stampa che propone una sua soluzione sul “caso Brunello” e poi, tramite questo blog, ha invitato una ventina di lettori di questo e altri wine blog a partecipare ad un summit con lui il prossimo gennaio (con l’impegno però di non divulgare quanto verrà detto nel corso dell’incontro).
Un’uscita tosta, quella di Bernardi, dove si può leggere tra l’altro: “ Nell’ambiente del vino è così ovvio che ormai lo notano in pochi: AMIAMO ODIARE Angelo Gaja. La spiegazione? Sensazioni, le stesse per le quali noi smanettoni AMIAMO ODIARE Microsoft: antipatia, risentimento, invidia”.
E ancora: “Chiedere la consegna del silenzio ai blog, iperparolai per natura? A occhio, non il genere di pensata di chi li conosce, e nemmeno il frutto di un trust di cervelli del marketing. Anzi, Cavalier Gaja, guardiamoci negli occhi: non abbiamo mai letto una richiesta di attenzione più ridicola e disperata. Avete capito adesso, cari i nostri piccoli lettori, perché nell’ambiente del vino AMIAMO ODIARE Angelo Gaja?”.
Divertente, efficace e sintetico Massimo, mica le sbrodolate che nei giorni precedenti avevano tramutato Kela in un bloggettino di provincia, eppure non sono d’accordo con lui.
Ecco quello che gli scritto à la volée, come fosse un commento postato sul suo blog.
“Ho letto il tuo post su Gaja Massimo – sei tu che scrivi o  ancora qualche tuo sostituto pasticcione? – ma devo farti notare un errore, Gaja non ha, come hai detto, inviato una mail al sottoscritto “per convocare un incontro con i wine-blogger sulla logora vicenda del Brunello taroccato”, ma ha semplicemente rivolto un invito “ai lettori dei blog“, il che é sensibilmente diverso.
Certo, la sostanza poi non cambia perché sempre di un’assurda richiesta della “consegna del silenzio” si tratta e della dimostrazione che “le roi” non conosce poi così bene i meccanismi della comunicazione internettiana tramite siti e blog, o pecca di presunzione, perché invitare i lettori dei blog, che sono co-protagonisti dei blog stessi grazie al dialogo con i blogger che intrecciano, ad essere presenti e poi a tacere e non raccontare é assurdo, oltre che poco cortese.
Personalmente ho voluto glissare su questo aspetto della convocazione inviata dal re del Langhe Nebbiolo, perché essendo stato destinatario del messaggio di Gaja ai lettori dei wine blog, non solo il mio, non mi sembrava elegante attaccarlo per questa inaccettabile sua condizione posta.
Quanto al titolo e al tema del tuo post Massimo, “Perché AMIAMO ODIARE Angelo Gaja”, non sono d’accordo assolutamente, anzi lo contesto, perché é umanamente impossibile “odiare” Gaja, e lo dice uno che mentre il 99% dell’italica stampa lo blandiva e riveriva a prescindere (oggi magari la percentuale è scesa a “solo” il 95%), perché Gaja é come la Madonna, sacro e intoccabile, lo ha attaccato e criticato ferocemente e ha smascherato le storielle sul declassamento a Langhe Nebbiolo dei suoi cru di Barbaresco e Barolo che lui propinava ed il 99% dell’italica (e non solo) stampa si è tranquillamente bevuto.
Non si può “odiare” Gaja e non lo si disprezza come fosse un Rivetti qualsiasi.
Lo si “ammira”, presi da una sorta di sindrome di Stoccolma (pensa al Portiere di notte di Liliana Cavani), anche quando fa e dice cose assurde spacciandole per geniali e illuminate, come una sorta di “genio del male” che ti affascina per la sua personalità.
Una volta, al telefono, quando ormai da giornalista amico ero diventato quasi “un nemico” perché scrivevo le cose che gli altri si rifiutavano persino di pensare, Gaja mi disse che “facevo un cattivo uso della mia intelligenza”. Aveva ragione, se fossi stato intelligente come Gaja sarei un ricco e potente produttore di vino celebrato da tanti e non un wine writer discusso che anima un blog “popolare” (spero tu volessi dire molto seguito, noto, che fa opinione e viene letto anche da chi non mi può soffrire, e non pensassi a popolare nel senso di Sanremo, Domenica In o Novella 2000!).
Non mi ha mai sfiorato l’idea di “odiare” Gaja, perché l’uomo é comunque di livello nettamente superiore alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi e merita rispetto anche quando propone, sbagliando, di modificare il disciplinare del Brunello, perseverando maleficamente, reiterando quel che fece in passato quando tentò, senza successo, di far modificare quello del Barbaresco mirando anche a quello del Barolo. Credo inoltre che quando tu concludi il tuo post scrivendo “Avete capito adesso, cari i nostri piccoli lettori, perché nell’ambiente del vino AMIAMO ODIARE Angelo Gaja?” tu viva in un tuo mondo di sogni e di fantasie, perché nessun nel mondo del vino, “tarantolato” dalla sua personalità odia o può “odiare” Gaja.
Non può farlo nemmeno lui stesso, nonostante penso non sia facile coesistere con la consapevolezza ed il peso di essere Angelo Gaja e l’obbligo di dover ogni giorno essere all’altezza della sua fama e del suo personaggio…”

0 pensieri su “Risposta a Kelablu: ecco perché non si può “odiare” Gaja

  1. Concordo con te, Franco. Aggiungo: non si può non ammirare Gaja (detto da uno che reputa il Gaja & Rey il suo miglior vino, e che si emoziona poco coi suoi impeccabili e magistrali nebbioli).
    Però mi pare che tu ecceda di severità verso Andrea Gori. Davvero.

  2. Non capisco perchè si debba odiare o ammirare Gaja.
    Bisogna essere per forza schierati?
    Chi conosce bene i piemontesi comprende anche gli “atteggiamenti” di Gaja e sa che la confusione di molti è il vantaggio per pochi.

  3. Ecco Paolo, potresti essere meno cripticamente filosofico e spiegare cosa diavolo intendi con “la confusione di molti è il vantaggio per pochi?” Che vuoi, noi non-piemontesi fatichiamo con le sfumature

  4. Il Gaja “personaggio” è diventato grande e popolare, gli va’ dato atto, anche grazie alle sue mille affermazioni. Affermazioni come il declassamento dei suoi vini o la modifica del disciplinare del Brunello, sono state sempre ragionevolmente (a suo modo…) giustificate e articolate. Poi il giornalismo ha sempre ripreso a più voci, scatenando, come normale conseguenza, migliaia di commenti (pro o contro che siano…) contribuendo a mantenere vivo e attuale il Gaja pensiero.
    E adesso cosa ti combina l’Angelo nazionale? In un Mondo attuale, dove Internet continua ad assumere un ruolo sempre più importante per il vino? Propone un incontro con i blogger, che per loro “naturale” natura, alcuni (ma non tutti), si celano dietro ad un nickname od una tastiera per dire la loro, per avere l’occasione di guardarli negli occhi e sentire le loro opinioni dalla loro voce e non attraverso i tasti di una tastiera che, come spesso succede, a volte si può essere fraintesi.

  5. ragazzi, in che lingua devo scriverlo che Angelo Gaja NON “propone un incontro con i blogger”, ma con venti lettori dei blog? Se avesse proposto un incontro ai wine blogger, imponendo loro la “consegna del silenzio” sarebbe ancora più assurda la sua già abbastanza assurda richiesta!

  6. Non lo odio e non lo amo, tutt’al più lo stimo.
    Ammetterai però che stavolta ha detto una str….a.
    Vogliamo dire allora che il personaggio, pur con un passato magnifico, non è più capace di interpretare i tempi e che i suoi ì metodi di promozione del vino sono un tantinello vecchi? Vogliamo spiegargli la differenza tra un dibattito ed un comizio del Comintern?

    P.s.: tutti noi lettori a sud della linea gotica siamo tagliati fuori dalla discussione, a meno che non ci venga voglia di sputtanarci un 7/800 euro tra viaggio e pernottamento per poi stare zitti. Ti chiedo: se lo mando affanculo in pugliese lo capisce, o pensi sia necessaria la traduzione in piemontese?

    P.p.s.: se c’è qualcuno di nessun egocentrismo e presunzione a questo mondo, questo qualcuno è Andrea Gori. Forse è arrivato il momento che vi conosciate e, credimi, ne vale la pena.

  7. Antonio carissimo, divertente l’idea del vaff in stretto dialetto pugliese! Guarda che Gaja conosce anche quello, non gli sfugge nulla!
    p.s. quanto all’oggetto e soggetto del p.s. l’ho conosciuto, l’ho pesato ho capito come sia ed ecco i motivi di questi bonari – si fa così anche con i bambini, perché imparino, per il loro bene – anche se apparentemente duri rimbrotti…

  8. Mah, io non capisco. A me sembra che Gaja abbia interpretato perfettamente il nostro tempo, eccome! Basta vedere gli effetti del suo operato. La lista si è chiusa in un batter d’occhio e, ne sono certo, ci sarebbero state almeno altre mille persone pronte ad incontrarlo a loro spese.
    Gaja sa perfettamente come funzionano le cose, ha colto la palla al balzo e con il suo comportamento ha messo in moto una discussione che rimbalza da un blog all’altro, con la certezza che comunque vada quei 20 saranno lì ad ascoltarlo (tanto lo sappiamo bene che sarà lui a dominare la scena).
    Sfido chiunque altro ad ottenere risultati migliori, e senza neanche dover far assaggiare i proprio vini.
    Gaja si sta divertendo, moltissimo.

  9. Se io sono Gaja e scrivo al blog più figo del bigoncio il tenutario mi ascolta. Se io sono Gaja e chiedo di parlare con 20 blogger, magari se ne prenotano 1000. Questo è chiaro Roberto, non c’è neanche bisogno di scriverlo. E posso persino farlo sapere col piccione viaggiatore, il risultato lo ottengo comunque. Le condizioni però sono ridicole, Gaja o non Gaja. Non è la solita smania voi-cialtroni-noi-duri-e-puri, è proprio che la consegna del silenzio non si chiede, blogger o giornalisti

  10. Si, così a forza di fermate per assaggi lungo l’Italia, arriviamo nel 2012, che nel frattempo il Brunello ha cambiato non solo il disciplinare ma anche il nome: Little Brown, bello internazionale!

  11. @ Giuliani
    Se il problema è trovare 20 belle statuine, Gaja può sempre farsi un giro ai giardinetti, che lì di busti è pieno (e neanche ti rispondono)
    Magari si porta dietro l’impermeabile per far colpo sulle vecchiette…

    P.s.: non ho capito quali risultati ha ottenuto.

  12. Amare..odiare..sono paroloni impegnativi.
    Ho conosciuto Gaja, una volta, l’ho visto sorridere con quei dentoni che lo facevano sembrare uno squalo dei cartoni animati (quando sta per avventarsi sulla preda con aria divertita), un po’ come nella foto qui sopra.
    Amare, no. Però mi sembra simpatico, come un grosso salvadanaio pieno.
    Chissà se sotto l’impeccabile vestito c’è anche un fessurone in cui infila la grana.

  13. Bernardi ha ragione quando dice che l’effetto notizia e’ dato dal fatto che e’ Gaja a proporre una cosa come questa, e non la cosa in se stessa. Fossi io a chiedere la stessa cosa, non avrebbe nessuna rilevanza.
    Piu’ che una strategia la sua mi sembra un tentativo di capire, anche se forse a questo punto poteva avere piu’ coraggio e consentire un dibattito pubblico in rete, che credo avrebbe avuto un importanza straordinaria e ricadute positive. In genere chi si mette in gioco pubblicamente in internet riceve molti piu’ consensi di chi cerca in qualche modo di controllare tenendo la mano sull’interruttore, non si sa mai quello che puo’ succedere.
    Fatico a vedere la differenza sostanziale nel fatto che abbia invitato lettori di blog e non blogger. Forse si dovrebbe valutare che il blog ha come valenza principale proprio quella di tendere ad annullare queste differenze che esistono nella carta stampata, tra chi scrive e chi legge. Questo mi denota una scarsa comprensione del mezzo: se si invita, per es. Tombolini pensando che e’ un lettore passivo e non un attore allora vuol dire che si e’ capito poco dei blog e di internet in genere.

  14. Sottoscrivo sostanzialmente quanto detto da Massimo e Gianpaolo. Questo genere di iniziativa, la consegna del silenzio eccetera, si comprende solo con la scarsa conoscenza del mezzo. Un tipo di comunicazione cosi’ autoreferenziale si archivia come inefficace, volendo essere buoni (e io lo volendo).

  15. Penso che la consegna del silenzio valga per chi è già abituato a farsi imbavagliare.
    Non c’è mai stato prima, non c’è adesso, non ci sarà in futuro, qualcuno in grado di impedirmi di dire la mia.
    Io andrò, ascolterò, domanderò.
    Di tutte le mie esperienze faccio tesoro e se utili provo a renderne partecipi gli altri.
    Quindi questo paravento, questa foglia di fico, che taluni sbandierano come utile al proprio personale “boicottaggio” dell’incontro da Gaja secondo me è una cavolata grossa come una casa.
    Secondo me il Giove Tonante dell’Enologia Italiana con la richiesta di silenzio, furbescamente o meno, ha voluto pararsi da una possibile accusa di ricerca di pubblicità.
    Non credo pensi sul serio di riuscire a bloccare la libera circolazione delle idee che scaturiranno da quell’incontro, è una persona molto intelligente.
    I liberi rimangono liberi sempre. Se si è liberi si parla anche se “obbligati” al silenzio. Oh ragazzi, si parlerà di vino e disciplinari, mica di mafia !!!
    Penso che tutta questa sacralità attorno all’evento l’abbiano più creata i contrari, chi non andrà, che Gaja stesso.

    Ciao

  16. Su Gaja e Internet mi esprimevo già nell’agosto 2002 (fanno 6 anni!) così:
    http://www.antoniotombolini.com/simplicissimus/categories/vinoECucina/2002/08/03.html#a225

    Andate a controllare di persona, la situazione è ulteriormente peggiorata, ora il dominio gaja.com è a disposizione di chi voglia comprarlo. Non so quanto costi, ma immagino che Angelo potrebbe permetterselo. Ma chissà, magari fa lo snob e non lo compra, oppure non lo sa nemmeno… è quello che personalmente mi riprometto di appurare di persona:
    http://www.gaja.com

  17. …a Marte ci chiediamo di cosa stiate parlando. Dev’essere una cosa importante, se ne parlate tanto. E’ importante parlare di come parlare di qualcosa di cui non si sa se parlare o no?
    Una volta, qui a Marte (scrivo “a Marte” come scriverei “a Milano”… non si dice “su Milano”, esatto?), un Bidosso è scappato dalla gabbia. Come sicuramente voi non sapete, i bidossi sono pericolosissimi, soprattutti quelli che scappano dalle gabbie perché manca loro la ruggine delle sbarre, della quale sono molto ghiotti. Bidossum Martianunm Cogitans etiam Ridens, questo il nome scientifico, per chi avesse voglia di approfondire l’argomento su Marspendia. L’approfondimento è interessante e suggerisco di procedere, in quanto vi sarà possibile scoprire le attitutidini mattacchione del Bidosso (Ridens), la stranezza della sua filosofia (Cogitans) e altre graziose particolarità del genere.
    Ma non è questo il luogo per approfondimenti zoologici marziani, ovviamente.
    Comunque il Bidosso fuggì.
    Il fatto era gravissimo. Per un po’ se ne parlò, poi si decise di far virare il discorso perché l’allarme, dopo un po’, stufa. E si iniziò a parlare di come parlare del Bidosso, magari senza citarlo. Un po’ com’è successo in questo post, che su 2570 parole (circa 13.700 battute), la parola Brunello è citata solo 5 volte.
    Alla fine, qui a Marte non sapevano più di cosa stessero parlando e qualcuno iniziò a dubitare che si stesse realmente parlando o, invece, si stessero scolando spaghetti.

    Many Kisses!
    Briscola 🙂

    P.S.: e il Bidosso non si trovò.

  18. @briscola Mah, forse farebbe ridere se fosse in contesto appropriato, mentre qui la tua reprimenda è del tutto fuoriluogo: dai un’occhiata al titolo del post, poi conta quante volte è citata la parola Gaja.
    P.S. e del Bidosso non mi fregava niente prima, ancora meno adesso 😛

  19. Rispondo a Massimo b.
    Hai mai partecipato ad una battuta di caccia?
    Si mandano avanti gli scuotitori che battono con i rami il terreno per spaventare la preda e farla uscire dal sottobosco per esporla al tiro dei cacciatori. Tutto qua.
    Allo stesso modo, quando la Fiat pensava ad altro piuttosto che a fare bene le vetture, fece un gran polverone sulla crisi del settore, ottenne la legge per la cassa integrazione minacciando licenziamenti perchè il mercato (chi è costui?) non poteva più assorbire il prodotto, però acquisì gratis l’Alfa Romeo.
    Insomma un gran polverone per incamerare un mucchio di aiuti di stato, presi dalle nostre tasche, per risolvere il problema di un privato, nella fattispecie gli Agnelli.
    Allo stesso modo, monsù Angelo, quando a New York il suo barbaresco docg costava 250 $ sul tavolo dei Cipriani, Maccioni etc. fece prima salire e poi crollare il prezzo delle uve, perchè non poteva reggere a lungo il rialzo. Dopodichè, con abile mossa da teatrante, esce dalla denominazione, si inventa nuovi vini, ma con le stesse uve e poi compra aziende in Toscana.
    Adesso che in Toscana c’è confusione per molti e vantaggio per pochi, cioè lui che, guarda caso, chiede di nuovo modifiche ai disciplinari, mi chiedo dove voglia andare a parare e quale vantaggio cerchi. Il tutto condito dal suo encomiabile savoir faire sabaudo e, ci tengo a sottolinearlo, tutto in modo legale ed alla luce del sole.
    Quindi il filosofo criptico, semmai, è lui.

  20. P.S.
    Ricordiamoci che mancano 331 giorni all’entrata in vigore della riforma OCM vino, e lui, da buon giocatore di scacchi qual’ è, lo sa bene.

  21. Eh sì che contava la parola “Gaja”, verissimo! Bravo Antonio Tombolini, c’hai preso, c’hai preso! (Ma spero anche gli altri, sebbene silenti).
    Ma non era una reprimenda, ci mancherebbe: è che qui, a Marte, proprio ci chiediamo “perchè?”. Nemmeno l’intenzione era di far ridere, noi no, noi no, no. Noi no.
    Mi spiace che non t’importi del Bidosso, che pure ha i suoi numeri. Del resto, nessuno l’ha mai più visto da allora…

    Merci, AT!
    Many kisses!
    Briscola 🙂

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