Tolleranza zero: giù le mani dal disciplinare del Barolo (e del Barbaresco)!

Era prevedibile che accadesse, normale, anche se assurdo.
Con tutto il parlare che si sta facendo, a Montalcino e dintorni, sulla necessità, anzi, l’ineluttabilità di cambiare il disciplinare, monovitigno, del Brunello di Montalcino, perché “in natura il 100% non esiste. Non c’è vigna dove non ci sia una pianta di qualcosa di diverso, né cantina dove non si pieni il colmatore con un secchio del vino che in quel momento è disponibile”, e con i discorsi sulla necessità di una “tolleranza” nei disciplinari basati su un unico vitigno, che sarebbe “corretta, anche perché non altera né la tipicità né il carattere del vino”, anche in altre zone vinicole italiane sta riprendendo fiato il partito dei tolleranti.
Naturale, ovvio, anche se sovranamente spudorato, che tornino a rialzare la testa, anche nelle Langhe, i sostenitori della necessità di coprirsi le spalle (eufemismo) da controlli ed incidenti di percorso e magari qualche inchiesta delle Procure (magari del Guariniello della situazione) rivedendo il disciplinare, monovitigno come quello del Brunello, del Barbaresco e del Barolo, prevedendo una “soglia di tolleranza” dalle percentuali (3-5% o più) ancora da fissare.
Questo nonostante chi voleva cambiare le carte in tavola e modificare il disciplinare del Barbaresco (per poi mirare al cuore del Barolo) fosse stato clamorosamente sconfitto e messo in fuga, con le pive nel sacco, in un referendum (leggi qui) svoltosi nel gennaio di otto anni fa.
E costretto a trovare ospitalità nell’accogliente Doc Langhe Nebbiolo che consente l’utilizzo sino ad un quindici per cento di altre uve a bacca rossa autorizzate in provincia di Cuneo. Barbera ovviamente, ma volendo anche Cabernet, Merlot e le solite uve foreste.
Da notizie arrivatemi, da più fonti, da Alba e dintorni, mi viene assicurato che sono tornati a farsi sentire, a proporre modifiche, aggiornamenti, revisioni (ma di che?) gli spudorati che definiscono il disciplinare (del Barbaresco e del Barolo) superato e da cambiare, ovviamente nel nome della “tolleranza”.
Non voglio pensare, anzi escludo, che i protagonisti di questa campagna siano gli stessi di un tempo, sconfitti dalla storia, dal buonsenso, delle richieste degli appassionati, che esigono un Barolo e un Barbaresco al Nebbiolo e non corretto con altre uve o adeguato a chissà quali esigenze di un mercato che di vini “riveduti e corretti”, per non dire “taroccati” e spacciati per autentici mentre sono falsificati ne ha letteralmente piene le scatole.
Per questo motivo ai teorici del cambiamento del disciplinare con il pretesto della tolleranza si deve rispondere, e mi auguro che il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero faccia altrettanto, con fermezza con uno slogan caro all’ex Sindaco di New York Rudolph Giuliani: Zero tolerance, tolleranza zero! Non é più ora di concessioni e di suicidi calamenti di brache!
E se non vi va bene lavorare con il Nebbiolo in purezza, divertitevi con il Langhe Nebbiolo e con il Langhe Rosso…

0 pensieri su “Tolleranza zero: giù le mani dal disciplinare del Barolo (e del Barbaresco)!

  1. mio Dio no! Sarebbe come uccidire questi vini e tutte le persone che onestamente l’hanno prodotto per passione, distruggere una storia di generazioni, sputare sulla terra che ci fa ogni anno un dono così prezioso. Sarebbe come prendere “La Gioconda” e stravolgerne l’aspetto con siliconi, botulini e liposuzioni.
    Non ci posso credere, ma se così fosse potrei diventare davvero cattiva in una lotta contro un simile degrado culturale.

  2. Sarebbe più corretto se questi produttori “illuminati” spiegassero a chi pretende oggi un vino ruffiano come si fa a capire un vino vero…ma sarebbe inutile evidentemente non interessa a nessuno dei due.
    per quel che può contare, continuerò a comprare solo da cantine che producono vino a tolleranza zero e con proprie uve…

  3. Sono questi i venti che portano chi ci governa: non mi sta bene? Allora si cambia la legge! Con i risultati conseguenti in tutti i settori….

  4. Pingback: The Wine Connoisseur » Blog Archive » Montepulciano D’Abruzzo 2007 ~ Lidl

  5. sembra che questo scandalo brunello stia avendo un effetto deleterio per tutto il vino italiano. Finisce per essere un catalizzatore delle istanze “neoliberiste” in tutta la penisola. Non mi sembra che nel Bordolese nei disciplinari che regolano i loro rossi sia prevista una percentuale di tolleranza per mettervi nebbiolo o sangiovese. Non si tratta di irrigidire i disciplinari o essere talebani, retrogradi o cose simili. Si tratta semplicemente di salvaguardare quel poco di vero che è rimasto, con un po’ di buon senso e rispetto per chi è venuto prima di noi e per chi verrà dopo di noi. Uno può piantare ciò che vuole e fare i vini che vuole, ma sfruttare un marchio collaudato per i propri fini commerciali mi sembra davvero una mancanza di rispetto nei confronti di chi compra e di chi continua a fare vini come dio comanda.
    Se uno ritiene di fare vini di qualità introducendo merlot nelle vigne di langa e mescolandolo al nebbiolo (o a montalcino mescolandolo al sangiovese), allora abbia il coraggio di puntare su un proprio marchio e non su una denominazione che diventerebbe solo di facciata.
    Non è una questione di legalità o illegalità, ma etica prima di tutto.

  6. Mi sono perso diverse puntate sull’affaire Brunello.
    Ma secondo me questa vicenda si stronca in un solo modo: fare una lista pubblica dei produttori che vogliono cambiare il disciplinare.
    Che i produttori votino nei Consorzi con voto palese e che il Consorzio dica chi e come ha votato.
    Faccio notare che finora, a parte Gaja che viaggia su un pianeta a parte, sono usciti allo scoperto solo quelli che vogliono mantenere lo status quo mentre i tolleranti sono rimasti nell’ombra perchè hanno paura (mercato, magistratura, parte dell’opinione pubblica?) quindi non vanno nè temuti nè sopravvalutati.

  7. @Paolo: non hai mica ragione, eh! eh! Ti sei perso i “zero tolerance” di Maroni, Fini ed Alemanno solo per citare i più noti… basta eleggerli presidenti dei consorzi e siamo a posto. Ciao

  8. Non sono un grande conoscitore di Barolo, ma l’intevento di vocativo mi trova pienamente d’accordo.
    Poi il problema in fondo è questo, come rileva Franco Ziliani: se una procura comincia a indagare tra i produttori di Barolo, credete che non succeda un gran casino come a Montalcino?… credo proprio che accadrebbe proprio, di nuovo, un bel casino….
    Questa, per me, è la vera spiegazione per le spinte “neoliberiste”: salvarsi prima del baratro. Errare umano est.

  9. e invece no Paolo, perche’ sono appena riemerso da un’impegnativa degustazione londinese di 57 Barolo 2004 e sospetti di taroccamenti li ho avuti solo in 2-3 vini non di piu’. Se avessi degustato lo stesso numero di Brunello 2003 (o di altre annate) sono persuaso che un ben superiore numero di vini mi avrebbero suscitato lo stesso genere di sospetto…

  10. ciao a tutti
    sono un giovane enotecnico che lavoro in una azienda del Barolo.
    Non capisco perche si voglia sminuire un disciplinare nato nel 1965 e poi docg nel 1980 .
    Questo disciplinare ha reso MITO questo vino con tutti i suoi pregi e difetti.
    Occorre Capire i suoi difetti migliorarli (introduzione menzioni geografiche aggiuntive, restrizioni nuovi impianti )
    ma non assolutamente diminuire il periodo di affinamento e anticipare l’uscita.
    Noi produttori dobbiamo imparare a rispettare il nostro disciplinare e rendergli merito per quello che e stato in grado di fare, Se lo modifichiamo dobbiamo miglirarlo e renderlo sempre piu unico perche aiuti a rendere il Barolo sempre piu grande.

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