Tra rinoceronti e dégorgement à la volée: Jeremy a Cà del Bosco

C’era anche il mitico rinoceronte (da non confondere con un produttore di origine piemontese, che dicono produca anche dei “Barolo” e dei “Barbaresco”…) che campeggia all’ingresso della iper tecnologica cantina di vinificazione, ad accogliere il mio amico e sodale di VinoWire, il wine writer e blogger, traduttore e musicista, ecc. Jeremy Parzen (ed il suo amico e collega Ben Shapiro, giornalista e autore radiofonico), sabato scorso in visita alla scintillante e fantasmagorica cantina di Cà del Bosco, ovvero la crème de la crème della Franciacorta.
Ad accompagnarmi, guidati dalla bravissima, bella e simpatica Anna Caprini, addetta alla comunicazione dell’azienda lanciata nell’empireo vinoso dal mio coetaneo Maurizio Zanella, un altro amico, il “talent scout” di aziende franciacortine (una su tutte: Colline della Stella, ma prossimamente vi parlerò di un’altra) e innamorato di vini bresciani e gardesani Giovanni Arcari, che il giorno seguente sarebbe stato in mia compagnia anche alla degustazione di Botticino Doc a Rezzato.
Che dire di questa visita? Che pur essendo abbastanza “di casa” in questa azienda che ho visitato per la prima volta nel lontano 1984 e che ho visto crescere, evolvere, trasformarsi, diventare sempre più importante nel tempo, ad ogni visita, soprattutto dopo l’ultima ristrutturazione, ultimata nel 2005, resto io stesso meravigliato da tanta organizzazione, da un modo che non lascia nulla al caso e tutto prevede e calcola, pur restando sempre nell’ambito di una “poesia ed epica del vino” e non scadendo mai nella tecnologia fine a se stessa, per fare in modo di ottenere una qualità senza compromessi.
Anche gli amici americani, Jeremy in particolare, che vive tra New York e la California e quindi di cantine di un certo tipo, moderne e tecnicamente dotate, laggiù ne ha viste, sono rimasti basiti e affascinati da questo posto speciale, dall’imponenza del cubo che accoglie gli uffici, dall’ampia vetrata che accoglie e propone a vista lo spazio destinato all’imbottigliamento dove si dà il benvenuto a chi arriva, all’area destinata alla vinificazione, che propone soluzioni che non hanno eguali in Italia e ben poche altre nel mondo, alla cantina di affinamento dei vini, al percorso di visita attentamente studiato secondo un’attenta sequenza di luci, colori, arredi che letteralmente conquista il visitatore.
Non c’è spazio operativo –  e la nostra visita è avvenuta in piena vendemmia, con il lavoro che ferveva, ordinato e secondo ritmi ben calcolati – che non ci sia stato mostrato e che non abbia mancato di lasciare stupefatti Jeremy, Ben, Giovanni e anche altre persone, conosciute in questa occasione, che avranno l’impegnativo incarico, l’onore e l’onere, di immaginare e costruire le pagine Web di questa che considero una delle più belle realtà produttive italiane e alla quale sono profondamente legato.
Dopo la visita, dopo esserci lustrati gli occhi in scenari a metà tra la fantascienza, l’alta tecnologia, l’ingegneria applicata, con momenti di relax e pace nel buio delle cantine dove riposano, si affinano, per tutto il tempo necessario i vini, ci sono stati concessi due momenti speciali. Il primo, unforgettable, nel cuore della cantina, in quel “sancta santorum” che è l’ottagono centrale da cui si dipartono i vari tunnel che accolgono, sistemate sulle cataste e sulle pupitres le bottiglie delle varie annate e dei vari formati in affinamento.
In questo posto speciale, dotato di una magia unica, che è stato teatro dei momenti più importanti della storia dell’azienda, ci è stato concesso il raro privilegio di gustare, dégorgiata alla volée, ancora con il tappo di sughero dell’epoca bloccato da una robusta graffa di metallo, una bottiglia, commovente, di Franciacorta 1979.
Vino sensazionale, integro, pieno di energia, di vita, dalla piacevolezza stregante, una delle più emozionanti bottiglie di “bollicine” nobili che mi sia capitato di bere in vita mia, testimonianza di un savoir faire (la bottiglia aveva quasi trent’anni) straordinario.
Dopo questo “rito”, che si è svolto in un silenzio assorto, quasi i presenti cogliessero tutti la “magia” di questo momento, siamo saliti per poi degustare, nel salone storico che ha accolto tanti eventi della storia di Cà del Bosco, una vasta rappresentativa dei vini attualmente prodotti. La recente Cuvée Prestige, la sua rara versione Rosè, entrambi scopertamente piacevoli e molto appealing, destinati, soprattutto il primo, prodotto in circa mezzo milione di esemplari, a convincere al primo assaggio e a farsi soprattutto bere, e poi due dei miei prediletti assoluti, il Brut Millesimato (di scena l’annata 2003) ed il mio Franciacorta preferito, il Dosage Zéro millesimato (anche questo 2003), splendenti e perfetti nella loro concezione, asciutti, scattanti, veri, ricchi di carattere, prima di passare ad un “bambino” che diventerà grande, la preziosa Cuvée Annamaria Clementi Zanella (dedicata alla mamma di Maurizio), la cui annata 2001, rimasta sei anni e sei mesi sui lieviti, necessita di un po’ di tempo per aprirsi ed esplodere, anche se già ora, in questa fase di “wine in progress” mostra chiari segni della propria grandezza.
Infine il Pinero 2003, varietale, importante, ambizioso, sicuramente uno dei 2-3 più buoni Pinot nero (e non solo il più caro) prodotto in Italia.
A wine tasting terminato, dopo aver ammirato ancora per un po’ lo spazio esterno, con le sculture d’arte moderna e le opere di Mitoraj e di altri artisti disseminate nella parte più alta antistante l’ingresso della cantina, ci siamo spostati, per finire in gloria la serata, nella poco distante Dispensa pani e vini Franciacorta, a Torbiato di Adro, dove da maggio opera e “officia”, facendo cucina vera come sempre, e proponendo un’idea innovativa e moderna di servizio al cliente (dove si può semplicemente prendere un aperitivo con degli stuzzichini, oppure acquistare buone bottiglie, franciacortine e non, e buone cose, oppure cenare, magari limitandosi ad un piatto o due con proposta di vini al bicchiere), l’ottimo Vittorio Fusari. Un nome che per legioni di appassionati della buona tavola costituisce un’autentica garanzia di qualità.
Ma di questa serata, della cucina, dell’atmosfera, della tanta gente che riempiva festosamente (era un sabato sera) tutti gli spazi della Dispensa, parlerò prossimamente in un apposito post. Miglior chiusura questo bel pomeriggio trascorso alla Cà del Bosco con dei cari amici non poteva certo avere… Prosit!
 

12 pensieri su “Tra rinoceronti e dégorgement à la volée: Jeremy a Cà del Bosco

  1. Io da grande estimatore ed amante dei vini della Cà del Bosco, ho sempre avuto, ogni volta che la assaggio, qualche dubbio di tipo stilistico e non poche perplessità sul “peso” caratteriale della nuova Cuvée Prestige, che di “prestige”, trovo, abbia solo il prezzo. Non ho mai apprezzato, in particolare, la sua sottigliezza, il profilo aromatico troppo esile rispetto alla cara e vecchia (così si faceva chiamare…) Nuova Cuvée. Quella con l’etichetta oro per intenderci. Possedeva di gran lunga un altro carattere, un altro passo nella beva, un profilo aromatico molto più fitto e, concedetemi, molto più nitido. Altro motivo che mi lascia perplesso infine è il suo packaging, con quella bottiglia traparente e quella velina arancione… 🙂
    Una cosa che mi sono sempre chiesto “come mai hanno chiamato Cuvée Prestige la loro cuvée di base? Allora l’AMCZ cos’è?”
    Niente da dire sul resto della gamma, che onora come sempre il nome, il lavoro di Maurizio e soprattutto quello di Capelli.
    Però…ridateci la Nuova Cuvée!!!

  2. concordo con ivano nelle perplessità sul nuovo prodotto (magari l’antonini può passare in azienda per i prossimi tagli…) e anche alle lodi su tutto il resto. E pure sulla grandissima cucina della Dispensa Pane e Vini che ho assaggiato sempre in Franciacorta questa estate ospite di un loro “concorrente”.

  3. Quando ho assaggiato il pas dosè di andrea arici (colline della stella),ci sono rimasto male da quanto è stato inaspettatamente
    buono, lungo, con una bella sapidità e mineralità, un vero pas dosè, un ottima acidità.. non te lo aspetti proprio da un franciacortino (per me) ..
    100% chardonnay, a gussago, mi pare di aver letto su terreni molto calcarei..
    attendo presto il post annunciato a riguardo ..

  4. Anche io concordo con Ivano, la cuvée prestige è troppo semplice in rapporto al prezzo e a tutto il contorno, spero che almeno il dato evidenziato da Capelli, e cioè che latenuta nel tempo sarà notevole e l’evoluzione lunga e positiva, venga confermato.
    Ivano che indirizzo Sublimis
    Concordo anche con federico riguardo il Colline della Stella, anche se ha bisogn ancora di stabilità e continuità, a mio parere, grandi bottiglie si alternano a bevute mediocri. Scroccheremo a Arcari i prodotti ancora in cantiere.

  5. mi permetto contestare ad un bravo sommelier come Nicola Bonera l’appunto di “bevute mediocri” alternate a grandi bottiglie per il Franciacorta di Colline della Stella, che si é anche piazzato molto bene in una degustazione di 30 Franciacorta cui ho partecipato mesi fa a Londra per la rivista The World of Fine Wine. Ho sempre bevuto – e ne ho bevute diverse bottiglie – ottime cose di questo piccolo produttore da tenere d’occhio. Ma quel talent scout di Giovanni Arcari mi ha fatto conoscere, di recente, un’altra chicca, questa volta a predominanza Pinot nero….

  6. Rientro ora e riparto tra poco…Nicola,ogni bottiglia di metodo classico è un universo a se.Capita di trovare quel mezzo grammo di zucchero in più in una,e in meno in un’altra.Se poi,il vino è realmente non dosato(come i nostri)necessita di affinamento in bottiglia ed è possibile trovare,dopo qualche mese dalla sboccatura,qualche micro diversità tra una bottiglia e l’altra.Lo sappiamo bene ed è per questo che teniamo monitorato il prodotto con degustazioni mensili e con analisi di laboratorio costanti,ma non troviamo mai diversità così macroscopiche(sia al palato che nelle analisi)da farci venire i brividi.Il tutto rimane nella normalità di quello che abbiamo deciso di produrre.Magari ti sei beccato un paio di bottiglie “sfigate”per via di un tappo poco felice.Ma credo che grandi bottiglie,che vengono tutte dalla stessa vasca(visto quante ne abbiamo prodotte fin ora,una vasca era più che sufficiente),non possano trasformarsi in mediocri.Comunque ti aspetto in azienda per una bevuta e ti cambio volentieri quelle “fallate”.

  7. Ciao Donni, quelle bevute nell’ultimo anno erano veramente buone ma ve ne feci notare diverse, al festival dello scorso anno, che avevano seri problemi, ricordi? Infatti rimasi stupito perchè pochi giorni prima avevo bevuto un magnum veramente eccezionale. Se ricordi bene sono stato un vostro estimatore, fina dalle prime uscite ufficiali in quel bel ristorante sui Campiani (dove tra l’altro lavoravo). Forse la parola mediocri è esagerata, ma è solo a testimoniare l’affezione ad un prodotto che vorresti sempre al top.

  8. Ti ringrazio Nicola.Ricordo e avevamo risolto il problema con un cambio di tappi.Io spero che tu continuerai ad essere un nostro estimatore!Ecco,mediocri forse era troppo,difettose lo ritengo più corretto,soprattutto visto che il problema non era dovuto ad una scarsa attenzione nella produzione,ma bensì a tappi,la cui tenuta si rivelò a loro volta,difettosa.In ogni caso ti aspetto in azienda per una degustazione,o in ogni caso al festival.Ci tengo!

  9. Ah,solo un appunto per Federico:ci teniamo davvero molto che il vino venga chiamato Dosaggio Zero,e non “pas dosè” o altro.Non per fare gli spocchiosi,ma per ricordare e sottolineare,l’italianità di ciò che produciamo e che ci piace tanto.In ogni caso grazie davvero per le belle parole profuse,nei confronti del nostro prodotto e del nostro lavoro a tutti quanti.Sono le emozioni più belle.

    Grazie

  10. @ Donni
    bene.. concordo appieno con l’italiano “dosaggio zero” !
    sarei curioso di avere maggiori informazioni sull’ azienda, visto che purtroppo il sito è solo parzialmente funzionante..
    mando una mail all’ indirizzo che li indicate..
    grazie e i complimenti a voi .. proseguite su questa ottima strada..

    p.s.:piccolo e innocuo aneddoto..
    la bottiglia dosaggio zero che ho menzionato (sboccatura 18/10/07)
    l’ho bevuta “coperta” -da me- con la mia amata, perchè grande appassionata di champagne e riluttante mediamente ai franciacorta.. io l’ho spacciato cmq per una bollicina francese.. beh.. non è rimasta stupita quanto me,
    ma secondo lei (che ha riconosciuto un 100% chardonnay) è stato un buon champagne.. e quando ha saputo,vi ha riconosciuto una notevole ed oggettiva qualità..beh.. complimenti nuovamente a voi..

  11. Federico,assolutamente lusingato.Grazie.Se invii una mail a Franco,lui può farmi la cortesia di girarti la mia mail,così che,posso darti direttamente le informazioni che desideri,oltre ad invitarvi in azienda,tu e naturalmente la tua amata.

    Grazie ancora

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