Vallée d’Aoste Fumin L’Atouéyo 2004 Fernanda Saraillon

Quest’anno, accidenti, per inconvenienti vari, non sono ancora riuscito, nonostante abbia diversi amici carissimi da andare a trovare, da Gianni Bortolotti grandissimo palato e caratteraccio tosto in quel di Gignod, a Moreno Rossin sommelier di lungo corso e pilastro della W.S.A., a Fabrizio Buillet eminenza grigia nel settore agricolo in Regione a Costantino Charrère, viticultore supremo in quel di Aymavilles e ora presidente della discussa Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi) – indipendenti, ma chissà perché legati a triplo filo a Slow Food… – a salire nell’amatissima Valleé d’Aoste.
Mi spiace moltissimo, perché amo tantissimo questa Valle, e la eroica viticoltura che si traduce spesso in vini dalla personalità spiccata ed inimitabile, sia quelli prodotti da alcune delle sei Cantine sociali (con iniziative e progetti di collaborazioni-sinergie-semi fusioni tra alcune) che dalla rete di piccoli vignerons che fanno parte dell’associazione dei Viticulteurs Encaveurs.
Per consolarmi, pur restando costantemente aggiornato sulla vicende della realtà vitivinicola valdostana tramite l’interessante aggiornatissimo blog Impresa Vda Viaggio fra chi fa impresa in Valle d’Aosta di Fabrizio Favre, in pieno agosto, non appena ha mollato un po’ il caldo e dopo tanti bianchi e rosati ho potuto sturare un bel rosso, mi sono regalato il piacere di una bottiglia valdostana ahimé quasi introvabile se non nella terra della fontina e del lardo di Arnad, il Vallée d’Aoste Fumin 2004 della cantina L’Atouéyo di Fernanda Saraillon.
Chi sia la viticoltrice Fernanda Saraillon lo lasciamo descrivere a lei, alle parole riservate all’azienda nello spazio del sito dei Viticulteurs Encaveurs: “Nel fondare l’omonima azienda agricola nell’anno 2000 Fernanda Saraillon ha voluto con tale gesto proseguire l’opera iniziata generazioni prima nelle famiglie Saraillon e Jerusel, le quali si sono sempre dedicate con tenacità, dedizione e passione, doti tramandate negli anni da padre in figlio, alla coltivazione della vite ed alla produzione di vini di qualità.
L’azienda situata ad Aymavilles (AO) in fraz. Urbains nr. 8, utilizza come proprio simbolo L’Atoueyou, termine dialettale con il quale si indicano i piccoli oratori disseminati lungo i sentieri che si inerpicano nelle vallate, praticanti nell’antichità da viandanti, i quali venivano protetti nel loro viaggio dalle Divinità o dai Santi ai quali l’ Atoueyou era dedicato”. L’azienda, produttrice di circa ventimila bottiglie ogni anno (Fumin, Gamay, Pinot noir, Torrette, Chardonnay ed il vino da tavola La Lagnetta), propone vini di spiccata personalità. Lo dimostra, eccellente davvero, l’annata 2004 del Fumin che ho stappato e gustato, lasciando una parte in bottiglia per qualche tempo per studiarne l’evoluzione e la tenuta nel tempo (perfetta anche dopo quattro giorni, roba che farebbe contento il dr.honig dell’originale wine blog 2 Days per bottle), convincendomi una volta di più che il Fumin sia una delle varietà (insieme al Cornalin e al Mayolet, al Petit rouge, il Prié rouge o Premetta e ovviamente la Petite Arvine) su cui i viticoltori della Vallée devono puntare.
Colore rubino violaceo squillante, naso caratteristico, more di rovo, rosmarino, alloro, ginepro, accenni di cuoio e di selvaggina, con una netta prevalenza delle note petrose, selvatiche, di bosco, e poi una bocca sapida, nervosa, ben sostenuta, con un frutto largo, polputo croccante e goloso, pieno di sapore, lungo, persistente, con un finale salato ed un tono minerale, scabro, di grande tensione e dinamismo.
Un signor vino, peccato che per trovarlo occorra salire sino ad Aymavilles e che il numero di bottiglie prodotte sia molto ridotto…
Atoueyo di Fernanda Saraillon
Frazione Urbains, 8
11010 Aymavilles
Tel 0165 90 25 50 – fax 0165 90 21 42
Cell. 335 56 31 448
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0 pensieri su “Vallée d’Aoste Fumin L’Atouéyo 2004 Fernanda Saraillon

  1. Concordo. Il Fumin, abbinato alla cucina valdostana, offre delle sensazione splendide. E così pure il Petit Rouge, soprattutto quando dà vita al Torrette. Uscendo dagli autoctoni meritano attenzione anche le vendemmie tardive: ad esempio l’Abeille di Les Crêtes e il Mistrigri di Martin. Fammi sapere quando riuscirai a salire in Valle d’Aosta.

  2. Oramai è da alcuni anni che in Valle stanno portanto avanti un discorso legato alla qualità. E i risultati sono molto incoraggianti, soprattutto con vitigni autoctoni nelle zone di Aymavilles, Arvier e Chambave. E per stare in tema di viticoltura eroica, poco distante, c’è uno dei Grandi piemontesi, il Carema (purtroppo un vino in via d’estinzione..). Splendido blog!

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