A proposito del dissequestro del Brunello Banfi: verità e amnesie

Impegnato per due giorni a Londra come unofficial ambassador of Barolo in un wine tasting organizzato per la U.K. Sommelier Association che ha visto la partecipazione di celebri wine writers come Tim Atkin, Nicolas Belfrage MW, la Decanter tastings director Christelle Guibert e una Signora, (vedi foto a fianco), le cui purple pages e la cui autorità fanno testo nel mondo del vino, ovvero Jancis Robinson, non ho avuto tempo e modo, rientrato in Italia solo ieri sera tardi (reduce anche da una fantastica degustazione, ieri mattina al Covent Garden, dei 2006 degli Château bordolesi aderenti all’Union des Grands Crus de Bordeaux) di commentare la notizia del giorno, ovvero, (leggete qui) del dissequestro del Brunello di Montalcino 2003 di Castello Banfi. Vino di cui, recita il comunicato dell’azienda produttrice del Summus e dell’Excelsus, “la Procura  di  Siena  ha disposto il dissequestro dopo averne determinato la piena conformità al disciplinare di produzione”.
Prendo pertanto atto, che la proprietaria di Banfi Cristina Mariani-May, a mio avviso un po’ forzando la notizia, vorrebbe farci intendere che “la  decisione della Procura chiude definitivamente il caso del Brunello Castello Banfi”, ma io al posto suo sarei più cauto e modererei i trionfalismi e gli squilli di tromba.
E’ difatti vero che il Brunello di Montalcino 2003 di Castello Banfi è stato dissequestrato, in verità, come fa ben notare l’amico Roberto Giuliani (leggi qui), lo era da tempo, visto che in commercio figuravano da mesi bottiglie di Brunello imbottigliato da Banfi (dicitura che ha un significato ben diverso da prodotto da Banfi…), ma prima di partire con le grancasse io aspetterei, perché sono pronto a scommettere che ci sarà nella giornata di oggi, un comunicato della Procura di Siena per capire come siano andate esattamente le cose con questo dissequestro.
E magari si potranno fare delle interessanti sorprese su ipotetici declassamenti che una parte del Brunello 2003 della nota azienda americana avrebbe magari dovuto accettare, declassamenti  di cui non fa menzione nel suo comunicato stampa.
E sarei molto più prudente se fossi anche nei panni del presidente del Consorzio del Brunello, l’amico Patrizio Cencioni, che si è affrettato a dichiarare
“siamo molto soddisfatti soprattutto perché la Procura ha riconosciuto la piena rispondenza al disciplinare di produzione. Oltretutto, la situazione della Banfi era la più difficile, perché si tratta dell’azienda con la produzione più consistente e con più elevato numero di dipendenti”. Quanta sollecitudine, caro Patrizio, manco tu fossi un dipendente Banfi!
Devo poi una risposta all’amico, sicuramente dell’entourage banfiano, che in una lunga mail ieri mi ha indirizzato alcune riflessioni: “i
nsieme ad alcuni miei amici stiamo fremendo per un suo commento sulla vicenda Brunello Banfi, e sul comunicato rilasciato ieri dall’azienda. Cosa ne pensa? Non crede che sia il momento di lasciare da parte le inimicizie e i conflitti con i singoli e dedicarsi a spendere una parola buona per lo meno nei confronti dei 300 dipendenti assolutamente incolpevoli di tutto? Non sarebbe meglio, a questo punto, evitare atteggiamenti dubbiosi e maldicenti ed esprimersi in modo corretto e fermo sulla decisione ultima della procura di Siena che tanto era brava prima a bloccare e tanto deve essere stata brava adesso a sbloccare?
Non crede che nei confronti di una comunità come quella di Montalcino e nei confronti del paese stesso, più volte sfruttato da persone forestiere in cerca di guadagni ed investimenti senza alcun interesse nel territorio, sarebbe meglio spezzare una lancia in favore di una società che invece, sul territorio ha sempre reinvestito moltissimo?”
Ecco il mio commento, in attesa, questione di ore credo, di poterne fare un altro ancora più meditato, sulla decisione della Procura di Siena. e sulle sue motivazioni.
Massimo rispetto per i dipendenti della Banfi, e rinnovato amore per Montalcino ed il suo Brunello, quando é vero e buono, ma non posso permettere a chi mi scrive di spacciare per “atteggiamenti dubbiosi e maldicenti” quello che è stato, invece, semplice esercizio del diritto di cronaca e di critica.
A differenza da qualche noto collega, che recentemente ha fatto ancora più carriera, io non ho mai scritto un articolo intitolandolo “Viva Banfi!” ed il mio pensiero su questa azienda, sui suoi vini, su quello che ha rappresentato e rappresenta, nel bene, ma anche nel male, per Montalcino e per il Brunello è chiarissimo.
Penso sia mia diritto dire, come ho più volte scritto, che i vini di Banfi non mi piacciono e che sono persuaso che Banfi, anche attraverso il lungo “magistero” di Ezio Rivella (testimoniato anche da quello che ha detto nel corso del recente dibattito sul Brunello) abbia proposto un’interpretazione molto divergente e particolare dell’idea classica del Brunello, che prevede la valorizzazione del suo terroir e uno strettissimo legame, quasi un sinonimo, Brunello-Sangiovese. Un’idea del Brunello, di Montalcino, del vino italiano, che non mi piace.

 

0 pensieri su “A proposito del dissequestro del Brunello Banfi: verità e amnesie

  1. come ha commentato Rivella questa notizia? Con queste dichiarazioni, che si… commentano da sole, rilasciate al Sole 24ore: ““Se i produttori ribadiranno la regola della purezza – aggiunge Ezio Rivella che, alla guida proprio della Castello Banfi, è stato tra gli artefici del successo internazionale del vino toscano – avranno perso un’importante occasione per fare chiarezza. La qualità non si detta per legge e gli unici disciplinari che hanno dimostrato di funzionare sono quelli che garantiscono flessibilità ai produttori. Prevedendo, invece, ulteriori vincoli si creano solo i presupposti per altre inchieste”.

  2. quest’insistenza sulla necessità del cambio del disciplinare è a dir poco sospetta… E’ tipico di chi dice tra sé e sé: “mi è andata bene stavolta, ma dalla prossima volta lasciatemi fare di testa mia… con la legge che mi dà ragione a priori”.
    Anche se la procura chiudesse definitivamente l’inchiesta con un’assoluzione totale, alcune dichiarazioni dei diretti interessati lascerebbero l’ambiguità. Meglio restare in silenzio, si farebbero meno danni.

  3. @Franco Ziliani

    “[…]si creano solo i presupposti per altre inchieste.” La coda di paglia del signor Rivella è malcelata. Sarebbe bello se la magistratura passasse il tempo a girarsi i pollici, anziché impicciarsi degli affari altrui… “Liberté, egalité, fraternité!” dal francese: “Volemose bbene, ché semo italiani”.

  4. Ma da uno che ha vissuto la “golden age“ della prima repubblica cosa vi aspettavate di diverso? Che chiedesse scusa a tutti e si cospargesse il capo di cenere? Verrà il giorno in cui la storia CI rendererà merito, dimenticandosi di lui e di quelli come lui.

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