And the winner is… San Cristoforo! Ovvero un’allegra degustazione di Franciacorta

A volte è non solo divertente, ma addirittura tonificante e defatigante affrancarsi dalle consuete degustazioni professionali, dove capita di trovarsi di fronte a 50-60 e più campioni da affrontare e tra cui districarsi, rischiando magari di perdere la trebisonda e l’orientamento, o dalle serate che sei incaricato di condurre, dove la tensione, dovuta all’esigenza di far bene e di raccontare tutto il raccontabile, è sempre alta, e recuperare una dimensione più rilassata e rilassante dell’approccio al vino. Che, non va dimenticato, non deve mai perdere di vista la dimensione “ludica”, ovvero il piacere e le emozioni che il bere un vino ed il parlare di vino regalano.
Ho accettato pertanto con grande piacere l’invito che mi è arrivato dal vecchio amico Gianni Briarava, ottimo oste gardesano patron, con la famiglia, di due locali a Salò (Antica Trattoria alle Rose e Osteria dell’Orologio, vedi sito Internet) a partecipare, la sera di giovedì 23 ad una degustazione di Franciacorta.
Ci sarebbero stati vecchi e nuovi amici, Lorenzo Gatti e Enzo Balzarini della Cantina Enrico Gatti, Aldo Pagnoni deus ex machina di Cavalleri, Bruno Dotti di San Cristoforo, e poi il talentuosissimo enologo gardesan-bresciano Nico Danesi, il bravo wine talent scout Giovanni Arcari, l’enotecaro Silvano Vezzola, Luca Pasini, e altri a creare un gruppo nel quale mi sarei trovato prevedibilmente bene, degustando, certo, ma soprattutto trascorrendo una serata in allegria, tra persone che amano il vino e di vino a diverso titolo (producendolo, vendendolo, scrivendone, servendolo al ristorante) si occupano, ma che quando si tratta di ridere e di divertirsi e fare baldoria non si tirano di certo indietro.
Come prevedevo, così è stato. Ci siamo incontrati, abbiamo scherzato su cento cose (dalle rispettive fedi calcistiche – per le serie nessuno è perfetto: Briarava è un gobbo juventino – alle idee politiche, ai responsi delle varie guide dei vini, ecc.) ma poi quando è stato il momento di degustare, silenzio perfetto e tutti al lavoro con serietà, anche se di una degustazione tutt’altro che ufficiale si trattava.
Serviti rigorosamente alla cieca, in due serie da sette vini ciascuna, abbiamo degustato ed “esaminato” 14 vini, Franciacorta base di cui considerare innanzitutto equilibrio e piacevolezza e la rispondenza a quell’idea di metodo classico da uve Chardonnay, un pizzico di Pinot bianco e talvolta un po’ di Pinot nero, che contribuiscono a determinare lo stile e la personalità delle bollicine nobili franciacortine.
Ognuno di noi degustatori era poi chiamato a scegliere, per ognuna delle due serie, i tre vini preferiti, che sarebbero andati a costituire il gruppo dei vini finalisti.
Ma quali erano i Franciacorta in degustazione?
In ordine di numero Borgo La Gallinaccia, Prestige Cà del Bosco, Cavalleri, Uberti, San Cristoforo, Camossi, Gatti, Ronco Calino, Cola, Ferghettina, Mirabella e Bellavista.
Per vivacizzare le cose un vino, il Brut di Camossi (piccola interessante aziendina che avevo visitato nel pomeriggio guidato da Giovanni Arcari), era stato inserito due volte, come campione numero sette e numero undici, mentre ad un altro vino, uno spumante Chardonnay in purezza, non franciacortino, ma gardesano, lo Spumante Brut dell’azienda Pratello di Padenghe, era stato assegnato il ruolo dell’ospite misterioso.
Le serie dei vini, decise da Briarava, erano state tutto sommato omogenee: nella prima serie Gallinaccia, Cà del Bosco, Cavalleri, Uberti, Pratello, San Cristoforo, Camossi, nella seconda Gatti, Ronco Calino, Cola, Camossi, Ferghettina, Mirabella e Bellavista.
Come sono andate le cose? Dalla degustazione della prima serie erano stati inviati in finale Cà del Bosco, San Cristoforo e Camossi (con un consenso plebiscitario, già in questa prima fase, per il Brut di San Cristoforo. Io avevo invece votato Cavalleri, San Cristoforo e lo spumante gardesano, Pratello), mentre dalla seconda erano emerse preferenze per quattro vini (due erano a pari merito), ovvero Gatti, Cola, Camossi e Ferghettina.
Le mie preferenze per la seconda serie di sette vini erano invece andate a Gatti, Cola e Ferghettina.
Chiamati a riassaggiare i sette vini, ovvero Cà del Bosco, San Cristoforo, Camossi, Gatti, Cola, Camossi, Ferghettina (uno dei quali, lo scopriremo dopo, era lo stesso vino, servito artatamente due volte) abbiamo votato esprimendo la preferenza per una terna di Franciacorta, che in ordine rigorosamente alfabetico recitano Cola, Gatti e San Cristoforo. Basterebbero già questi nomi, relativi a qualificate, ma piccole realtà produttive, a dare la misura del responso assolutamente sorprendente di questa degustazione, che ha visto fermi al palo e non gratificati dal nostro consenso i Franciacorta base di aziende titolatissime come Bellavista, Cà del Bosco, Cavalleri, Uberti, e le non grandi performances di altre in crescita come Ferghettina, Ronco Calino, Mirabella.
Il risultato finale è però stato, con Gatti, Cola e San Cristoforo in lizza (e con una possibile, prevedibile affermazione di Gatti sugli altri due), ancora più sorprendente, perché a ricevere più consensi di qualsiasi altro vino, come già era accaduto alla fine degli assaggi della prima serie, è stato, al grido di “the winner is”, il Brut di San Cristoforo, seguito al secondo dal Brut di Stefano e Battista Cola e al terzo dal Brut di Enrico Gatti.
Verdetto impeccabile che premia un personaggio modesto e simpatico, Bruno Dotti, un piccolo vignaiolo da ottantamila bottiglie in totale, i cui vini, questo Brut, un millesimato prodotto per la prima volta nel 2003, ed in prospettiva un Rosé ed un Pas Dosé molto secco, mostrano sicura personalità e non si sono fatti condizionare dalle mode e dai trend che portano oggi diversi produttori di Franciacorta, soprattutto quelli che producono dei Satèn, a compiacere uno stile più facile e ruffiano, che a volte tende inopinatamente persino a “proseccheggiare”. Un vino, il suo Brut, che si era classificato molto bene anche nella degustazione di 27 Franciacorta recentemente pubblicata (leggi qui WFW degustazione Franciacorta) sulla prestigiosa rivista inglese The World of Fine Wine.
Vini lineari, ben fatti, coerenti, come del resto quelli di Cola e di Gatti e tra quelli che sono andati in finale aggiungerei anche i bei vini di Camossi e della Ferghettina (mentre per Cà del Bosco continuo a pensare ci sia una differenza abissale tra il Prestige e gli altri Franciacorta, appartenenti a ben altra categoria…), che sono fatti per essere bevuti e non per le degustazioni e mostrano un equilibrio, un’incisività, una personalità ai quali non si può che plaudire.
Resta da riflettere, invece, plaudendo a San Cristoforo, sulle delusioni offerte dai Brut di aziende come Uberti, Bellavista e Cavalleri (anche se a me personalmente questo Franciacorta era piaciuto e l’avevo mandato in finale), che almeno a giudicare da quello che scrivono le varie guide dovrebbero costituire l’avanguardia franciacortina non solo per le cuvée de prestige ed i millesimati, ma anche per quell’autentica cartina di tornasole del livello di un’azienda che sono i vini base…

0 pensieri su “And the winner is… San Cristoforo! Ovvero un’allegra degustazione di Franciacorta

  1. Non credi che ben due foto di Bruno,nello stesso post,possano essere troppe???
    Bravo Bruno e bravo Gianni che ha organizzato questa intelligente degustazione.La prossima volta però,invitiamo anche qualche donna?

  2. Caro Nicola,
    ne dovrai portare almeno due di donne e sperare che mi piacciano!La prossima volta ti inviterò di certo,sarà un piacere.

  3. Franco non riesco piu’ ad entrare nel mio corpo!…scrivo qualcosa e la firma é di Marziani! sai non vorrei si offendesse delle mie bischerate! Ps. anche se non sono sommelier posso partecipare a qualche evento in zona?
    Adriano

  4. non credo che una degustazione fatta con dei fumatori nelle vicinanze dei bicchieri porti ad un esito veritiero sulle effettive caratteristiche dei vini……

  5. tranquillo Francesco, nessuno ha fumato nella sala dove abbiamo degustato e gli incorreggibili fumatori, sono andati all’esterno a sfogare la loro insana passione. E’ stata una degustazione sulla cui veridicità e serietà non v’é dubbio possibile

  6. grazie di avermi rincuorato….ero solo preoccupato, da amante del Franciacorta, per una insana contaminazione dei giudizi!
    conosco molti vini e sono amico intimo di alcuni grandi produttori della vostra zona!
    buona bevuta a tutti

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