Barbaresco riserva Bricco Dante Rivetti in verticale a Modena

Quando il Barbaresco non ha niente da invidiare al Barolo

Successo clamoroso per la degustazione di lunedì sera a Modena, per la perfetta regia della delegazione A.I.S. della città della Ghirlandina, di cinque annate – una emozionante verticale – del Barbaresco riserva Bricco dell’azienda agricola Dante Rivetti di Neive.
Più di cento persone presenti, e un sacco rimaste in lista d’attesa, a tal punto che a tamburo battente gli amici Luigi Carnevali, delegato A.I.S. di Modena, e Barbara Brandoli, responsabile degli eventi, mi hanno chiesto di replicare la stessa degustazione lunedì 10 novembre. Purtroppo, sembra incredibile ma è vero, niente posti disponibili, perché la richiesta è stata tale che siamo già finiti in regime di sold out, di tutto esaurito.
E’ fantastico rilevare come tanti appassionati, in due diversi lunedì sera, decidano di uscire di casa e di venire non a fare una passeggiata, ma di venire a confrontarsi con un vino difficile, che non è vino da tutti né vino da tutti i giorni, e con una sfilza di annate la più giovane delle quali aveva nove anni d’età, mentre le altre ne avevano e ne hanno rispettivamente dieci, dodici, diciotto e diciannove.
Eppure, forse anche per la rarità e la preziosità di una simile opportunità (non capita tutti i giorni di degustare dei Barbaresco, per di più versione riserva, del 1989, 1990, 1996, 1998 e 1999), questo confronto con un vino complesso, sfaccettato, poliedrico, bisognoso di grandi attenzioni e di una giusta dose di curiosità e disponibilità intellettuale, di sensibilità e di capacità di interpretarlo e di capirlo, è stato, ad opinione di tutti i partecipanti, un grande momento.
Merito innanzitutto della qualità dei vini, assolutamente straordinari, come hanno sottolineato, in questo articolo (leggete qui) i curatori del blog Divino scrivere, e dotati, tutti, di “un timbro marcatamente terroso-minerale”, di “un corredo olfattivo molto affascinante”, con una “architettura solida” intesa come “la chiave di volta della loro longevità”.
Serata bellissima, dove come testimoniano le foto, è successo di tutto, innanzitutto che i sommelier stessi, dopo aver impeccabilmente servito i cinque vini ad ogni partecipante alla degustazione, perché avessero il tempo di aprirsi e di evolvere e acquisire sfumatura su sfumatura nel bicchiere, si cimentassero nell’assaggio, rimanendo a loro volta conquistati dalla complessità, dall’energia, dalla forma perfetta di questi Barbaresco.
E poi, come spesso ci auguriamo, un sacco di giovani, appassionati, attenti, curiosi, a dimostrare l’interesse anche delle nuove generazioni per il vino e per vini importanti come il Barbaresco.
Sono stato talmente conquistato, io “barolo-dipendente”, da questi Barbaresco, dalla gioventù assoluta dal 1999, con quel tannino ancora mordente e quel destino di grandezza, dall’equilibrio e dalla piacevolezza del ’98, dalla classe infinita, dal nerbo, dal carattere, dalla lunghezza che sembrava non finire mai del 1989, dalla stoffa, dal velluto, dalla sfericità del 1990, dalla grinta, dalla profondità, dal “mistero” del 1996, che ad un certo punto mi sono persino messo (e brava Barbara che mi ha colto in questa fotografia divertente e curiosa) ad arringare le folle, il pugno teso come un commissario del popolo in un’immaginaria repubblica bolscevica…
Morale, basta dargli il tempo giusto a certi vini, che non sono né vogliono degli sprinter, ma sono dei fondisti, dei maratoneti che vengono fuori con sicurezza alla distanza, lasciarli maturare con pazienza e fiducia e poi saperli proporre ad un pubblico giusto, quello di lunedì sera a Modena, in grado di arrendersi al fascino della loro complessità, del loro saper raccontare storie e regalare emozioni. Grande degustazione, da ricordare. Si replica il prossimo dieci novembre…
 

0 pensieri su “Barbaresco riserva Bricco Dante Rivetti in verticale a Modena

  1. Il plauso agli amici modenesi, Luigi e Barbara in primis, è davvero meritato. Mi unisco ai complimenti di Franco, che sa bene che ottimi vini ed un bravo relatore sono fattori indispensabili, ma non sempre sufficienti a garantire il successo di serate come questa. Farne due di fila, poi, è da Guinness!

  2. C’era un’altra cosa da sottolineare, e non di poco conto: i tappi delle bottiglie, anche quelle delle annate più vecchie, erano perfetti. A parte 3 bottiglie in tutto (di 3 annate diverse) che hanno avuto dei problemi, tutte le altre erano assolutamente performanti.

    Quando non ci sarà più sughero a disposizione (e già ora ci sarebbe da parlarne) che si farà? Tappo a vite? a corona?

  3. Sono contento che il ’90 sia ancora in forma, ma visto quello che ho letto aprirò presto la bottiglia che custodisco gelosamente, vedrò di trovargli un adeguato matrimonio con il cibo.
    A Vinum, in maggio ad Alba, ho degustato le annate 2001 e 1996, trovando meglio equilibrato e pronto il 2001 rispetto al “grintoso”, come ha definito lei, 1996.
    Barbaresco che mi piace, anche se il mio preferito, al quale purtroppo mi sono avvicinato da troppo poco tempo, è Teobaldo Rivella, Il suo Montesetefano 2004, di cui le ha già ampiamente scritto, mi fa impazzire per la sua finezza, vivacità, beva straordinaria, ho bevuto poche settimane fa il 2005, più snello ma comunque con i concetti appena espressi.
    Nicola

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