Clamoroso: la famiglia Mariani, proprietaria di Banfi, indica ai produttori di Montalcino come votare

Tanto per far capire chiaramente, a chi avesse ancora qualche dubbio in merito, come la pensi, la potente e ricca famiglia Mariani, proprietaria dell’azienda Castello Banfi di Montalcino, una cui parte di Brunello ha ricevuto da qualche giorno il nulla osta alla commercializzazione, perché ritenuta conforme al disciplinare vigente, ieri sera ha rilasciato un comunicato stampa (che l’addetta alla comunicazione ancora una volta non mi ha inviato e che mi sono dovuto procurare, dimostrando come in azienda preferiscano comunicare solo agli amici fidati…), che si configura come un vero e proprio promemoria ad uso e consumo delle aziende produttrici di Brunello chiamate a votare e a decidere se il Brunello di Montalcino dovrà essere sinonimo di Sangiovese di Montalcino o trasformarsi in qualcosa d’altro.
Quello che altri vini, prodotti dalle “molte imprese coinvolte che hanno violato i disciplinari di produzione dei vini Brunello e Rosso di Montalcino”, secondo quanto ha dichiarato la Procura di Siena, sono già.
Cosa dicono in sostanza i Mariani? Quello che l’ex amministratore delegato dell’azienda produttrice del Summus e dell’Excelsus (modesti niente male al Castello di Poggio alle Mura…), il cavaliere Ezio Rivella, propone da tempo, un disciplinare elastico, una rottura di quel regime di monovarietalità basato sul Sangiovese locale, che costituisce il pilastro e l’unicità del Brunello, l’apertura, per Brunello e Rosso di Montalcino, ad altre uve. Quelle che figurano già, con scarso successo, in quella Doc Sant’Antimo che proprio la Banfi e Rivella hanno fortemente voluto.
Il passo principale del comunicato Banfi proclama: ”E questo è il motivo  per  cui  riteniamo  che  il  Brunello di Montalcino debba essere prodotto  con  uve  Sangiovese,  con  una  minima  tolleranza  (3%-5%) da includere necessariamente nel Disciplinare di Produzione del Brunello di Montalcino,  al  fine  di  tutelare  i  produttori  da  eventuali  minime disomogeneità in vigna ed errori umani in cantina. Allo stesso tempo lavoreremo insieme agli altri produttori per sviluppare il  Rosso  di  Montalcino  in  una  denominazione  più  ampia  in  cui il Sangiovese,  in  assemblaggio  con altre varietà, possa esprimere, con le sue caratteristiche, l´unicità del terroir di Montalcino: Super Tuscan di Montalcino”.
Capito le loro intenzioni? Avere un Brunello di Montalcino flessibile, con una “minima tolleranza” (sulla quale poi vi sfido a capire se saranno solo un 3-5% o molto di più le altre uve) e supertuscanizzare e imbastardire, rendere altro da quello che è ora il Rosso di Montalcino.
A questo punto i produttori di Montalcino hanno due possibilità, assolutamente chiare e divergenti tra loro. Adeguarsi al diktat, pardon, alle indicazioni-istruzioni per l’uso dei proprietari della più grossa azienda produttrice di Montalcino e scegliere la cosiddetta minima tolleranza, oppure, à la Rudolph Giuliani, l’ex sindaco di New York, dire seccamente “no tolerance”, tolleranza zero, visto che “
sono state depositate nelle mani del Presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino 149 firme di soci (su 248) del Consorzio del Brunello che – leggete qui 
Comunicato produttori Brunello –  chiedono un’assemblea per stabilire una volta per tutte che l’articolo 2 del Disciplinare di produzione del vino Brunello di Montalcino (quello che stabilisce il 100% sangiovese) non deve essere cambiato. I 149 rappresentano circa il 60% sia dei voti e che dei soci del Consorzio”.
Visto che questo ” foltissimo gruppo di produttori – anche fortemente disomogenei tra di loro – si è unito per sottoscrivere un documento, a tutela dell’eccellenza del proprio vino e della sua tipicità (100% Sangiovese)”, cerchiamo di fare in modo che nonostante quello che dice e prescrive la Castello Banfi ed i suoi american owners il Brunello resti Brunello. Sarebbe clamoroso, spaventoso, vergognoso, indegno, se nonostante una maggioranza, sulla carta, del 60% alla fine dovessero prevalere le volontà e gli interessi dei Mariani e dei Rivella.
E penso che a quel punto la stampa responsabile e indipendente non al soldo di nessuno e soprattutto i consumatori internazionali ne dovrebbero trarre le debite conclusioni, che personalmente, nella malaugurata ipotesi, ho ben presenti…
Ecco, ad ogni buon conto, il comunicato stampa di Cristina Mariani-May (ritratta nella foto in apertura) e della famiglia Mariani

Dichiarazione della famiglia Mariani relativa al Brunello di Montalcino

Montalcino, 24 ottobre 2008
Con i recenti sviluppi delle indagini sul   Brunello   di   Montalcino   2003  di  Castello  Banfi,  possiamo  adesso focalizzare  la  nostra  attenzione  sul  futuro  – il futuro di Castello Banfi, il futuro di Montalcino, ed il futuro del Brunello.
E’ nostra  profonda  convinzione  che il patrimonio del Brunello si basi saldamente  sulla nobiltà del vitigno Sangiovese, ed in ciò dovrà fondare il  proprio futuro. Questo è il motivo per cui, negli ultimi trenta anni, abbiamo  dedicato  le  nostre  risorse  alla  “Ricerca  dell’Eccellenza”, avvalendoci  della  collaborazione  di  valenti  studiosi  e ricercatori, registrando  e  coltivando  i  migliori cloni di Sangiovese nei terreni a loro  più  congeniali  all´interno  della nostra proprietà.
E questo è il motivo  per  cui  riteniamo  che  il  Brunello di Montalcino debba essere prodotto  con  uve  Sangiovese,  con  una  minima  tolleranza  (3%-5%) da includere necessariamente nel Disciplinare di Produzione del Brunello di Montalcino,  al  fine  di  tutelare  i  produttori  da  eventuali  minime disomogeneità in vigna ed errori umani in cantina.
Allo stesso tempo lavoreremo insieme agli altri produttori per sviluppare il  Rosso  di  Montalcino  in  una  denominazione  più  ampia  in  cui il Sangiovese,  in  assemblaggio  con altre varietà, possa esprimere, con le sue caratteristiche, l´unicità del terroir di Montalcino: Super Tuscan di Montalcino.
Quando la  nostra  cantina  è  stata  inaugurata  nel 1984, John Mariani espresse  il  profondo desiderio che Castello Banfi fosse “un bene per la gente  di  Montalcino,  un  bene per l´Italia, un bene per l´America e un bene per tutti coloro che amano i vini di qualità.” Le certificazioni che abbiamo  ottenuto,  la  qualità dei nostri vini, e l´integrità del nostro operato dimostrano che quel desiderio è ancora vivo, ora e per sempre”.
Per informazioni: Lorella Carresi Responsabile PR & Comunicazione – Banfi

42 pensieri su “Clamoroso: la famiglia Mariani, proprietaria di Banfi, indica ai produttori di Montalcino come votare

  1. Ma è una proposta che fotocopia il pensiero di Cernilli!
    Che strano!
    Scherzi a parte, concedere una certa elasticità solo sul Rosso di Montalcino, ma solo verso gli autoctoni toscani (colorino, canaiolo, ciliegiolo) non potrebbe essere un compromesso accettabile?
    Luk

  2. Io penso che mantenere il disciplinare per il Brunello a Sangiovese 100% sia sbagliato.
    Penso che poter prevedere l’uso di una minima percentuale di vitigni alternativi potrebbe far dormire a tutti sonni più tranquilli. Anche a quei Produttori sicuri di avere piantato solo sangiovese ma magari ad un’analisi approfondita potrebbe risultare qualcosa d’altro.
    E’ il termine 100% che mette paura, non ammette repliche è troppo vincolante…anche per gli onesti.
    Poi io che non so nulla di enologia, quella piccola percentuale la riserverei ai vitigni autoctoni storici e tradizionali toscani (non saprei neanche indicarli, però qualcuno potrebbe fare degli esempi), escludendo magari esplicitamente i tanto odiati vitigni internazionali.

    Pregherei Franco, se possibile, di evitare ironici commenti, battute goliardiche o benevoli rimbrotti su una mia presunta e fantomatica subalternità verso chicchessia.
    Le idee che espongo sono sempre e solo mie, mutuate ed elaborate da un’analisi critica di ciò che leggo, ascolto e bevo.

    Ciao

  3. Tolleranza zero = tolleranza zero.
    Equazione stabile,chi conosce i prodotti di Montalcino e conosce il vino vuole e pretende i vini di Montalcino così come li ha sempre cercati e sperati di trovare.
    Brunello e Rosso di Montalcino = 100% San Giovese, e che la Santitudine che si porta dietro il nome ci aiuti in questa battaglia.

    IL DISCIPLINARE NON SI TOKKA 🙂

  4. prendo atto del libero e indipendente pensiero di vignadelmar secondo il quale “mantenere il disciplinare per il Brunello a Sangiovese 100% é sbagliato”. Poi prendo però atto che, del tutto casualmente, questo pensiero, e le giustificazioni addotte per adottare la prassi della “tolleranza minima” proposta dalla Banfi, coincidono con il pensiero e le giustificazioni di una persona con la quale vignadelmar si trova d’accordo 120 volte su cento, ovvero Angelo Gaja. Ma questo é un puro caso e non ho motivo di dubitare che come scrive Luciano le “idee che espongo sono sempre e solo mie, mutuate ed elaborate da un’analisi critica di ciò che leggo, ascolto e bevo”.

  5. Sono un appassionato di Brunello di Montalcino di vecchia data.Nonostante sia lontanissima da dove abito,mi reco in quella bellissima cittadina almeno 1 volta al mese.Conosco molta gente che lavora nei bar e nei ristoranti e tutti sono preoccupati per questa vicenda.Nessuno di loro vorrebbe che si cambiasse l’attuale disciplinare,tutti sono convinti che se accadesse questo Montalcino perderebbe la sua unicita’ e la sua tradizione con gravi ripercussioni sull’economia locale.Come si puo’ dar loro torto?Una simile manovra gioverebbe solo alle industrie del vino che vendono le loro bottiglie in tutto il mondo a gente che non ha mai avuto la fortuna di bere il Brunello vero,quello che non dimentichi mai piu’nella vita.Se il disciplinare cambiasse io perderei l’interesse per quedto grande vino e non mi resterebbe altra soluzione che cercare disperatamente le bottiglie di vecchia annate e ho tanti amici e conoscenti che la pensano nello stesso modo.Il disciplinare NON SI DEVE MODIFICARE.Montalcino ha una sua storia,una sua tradizione ed una forte identita’ che deve restare tale.La nostra storia e la nostra tradizione sono un patrimonio che ci invidia mezzo mondo.Difendiamoli o pagheremo un tributo altissimo.
    Fabio

  6. ah ah ah ah non sono enologo sono un semplice trattore…a volte mi diverto di cio’ che scrivono colleghi pugliesi….
    luciano e’ ateo ma si rivolge sempre alle divinita’!
    giove tonante
    san giovese
    forse dovresti diminuire le quantita’ di bacco…..senno’ ti ritrovo a bere pure un un sanguinaccio!

  7. “le certificazioni che abbiamo ottenuto…”
    beh su questa affermazione avrei un dubbio. Ma chi ha certificato, e cosa ha certificato?? certificavano in base al disciplinare o in base a dei quaderni di cantina?
    Se poi si vogliono far passare le certificazioni Iso 9001 etc etc per certificati validi per la “bontà” del vino.. allora!

    andrea

  8. sull’imminente assemblea dei produttori di Montalcino, chiamati a decidere il futuro del loro Brunello, ritengo sia interessante riportare il punto di vista di un personaggio che anni fa arrivò ad intitolare un proprio articolo, pubblicato sul mensile Gambero rosso, “Viva Banfi!”. Si tratta di Daniele Cernilli, condirettore della Guida ai Vini d’Italia di Gambero Rosso e Slow Food Editore e da poco direttore generale del Gambero Rosso. A suo parere “I disciplinari di produzione sono patti tra produttori, e per questo devono essere rispettati e praticabili”. E ancora: “Se i disciplinari non piacciono più i produttori li possono cambiare, “laicamente”. Ma quando ci sono vanno rispettati, perché sempre più in Italia accade che le denominazioni siano di fatto dei marchi collettivi, e chi non rispetta le regole non è legittimato a beneficiarne”.

  9. Al di là del fatto che la docg, ricordiamoglielo sempre a quelli là, è stabilita da una legge dello Stato, è chiara la mossa dei Banfi: il S.Antimo non ha attecchito sul mercato, guardacaso assomiglia a troppi altri vini “internescional”, allora vai con il Rosso di Montalcino, usiamo le solite uve francesi, lo trasformiamo in un Super Tuscan tanto i polli che lo compreranno abbondano no?
    Oppure diamo un pò di fondi a guide e giornali, solleviamo un caso nazionale e così, stuzzicando pure qualche sottosegretario, magari riusciamo anche a farci assegnare una docg, tanto da salvare capra, cavoli e la faccia.

  10. Beh, sai Franco, anche se a te può risultare incredibile, a volte mi trovo più d’accordo con altri che con te.
    So di sbagliare, so di non capire, so di essere meno intelligente di te…..ma che ci vuoi fare ? Ed io che ci posso fare ?? Niente, madre natura mi ha fatto subalterno al pensiero dominante, non so elaborare un pensiero critico alternativo, non so essere te. A volte la notte piango disperato di fronte a questa tristissima evidenza.
    Poi però mi riprendo pensando che io non ho mai attaccato per mesi, con articoli ed articoli una Casa vinicola imputandole anche di taroccare il Brunello di Montalcino. Casa vinicola che poi è risultata uscire pulita dalle indagini della Magistratura e dalle analisi che il giornalista stesso invocava.
    Certo il giornalista avrebbe potuto prenderne atto, pubblicamente renderne conto affermando con pari enfasi a quella utilizzata in precedenza come molto di quanto egli aveva scritto su quella Azienda non corrispondeva al vero.
    Ecco, si, quando poi faccio queste considerazioni mi rianimo, smetto di piangere e vado a dormire sereno.

    Ciao

  11. vignadelmar, trovo questa tua uscita, dove fai affermazioni che competono solo te e non mi riguardano, di una scorrettezza clamorosa. Un atteggiamento stalinista, il tuo, (che a te non dispiacerà ma a me fa ribrezzo) che non onora certo la tua intelligenza. E con questo penso di aver chiuso qualsivoglia rapporto con te.

  12. Eh si, è proprio vero, quelle che uno rivolge agli altri sono sempre battute, motti di spirito, frasi colme di ironia….che puntualmente non vengono capiti da chi li riceve.
    Non appena però si viene fatti oggetto del medesimo spirito si diventa improvvisamente vittime di un attacco stalinista, che non onora l’intelligenza di chi lo sferra e si chiudono immediatamente i rapporti personali.

  13. Confesso, caro Franco, che quando mi è arrivato il comunicato dei Mariani, volevo scriverne con altrettanto fastidio e ironia. Poi ho pensato che da loro questo e solo questo potevo aspettarmi, aggiungiamo che ho avuto un gran mal di testa tutto ieri e oggi, insomma ero certo che ne avresti scritto anche tu e mi sono sentito nel diritto di rinunciare.
    Però quello che mi turba è che ci sia gente che ancora non ha capito dove vuole andare a parare gente come i Mariani, Rivella e altri sodali, che non è un caso che questo comunicato sia uscito dopo quello dei 153 produttori che hanno votato per il sangiovese 100% e, soprattutto, dopo i chiarimenti della procura di Siena.
    Qui il problema non è se sia accettabile o logico introdurre la tolleranza di una percentuale di altri vitigni, ma il perché qualcuno si ostini a volerla far passare per una cosa logica e normale, mentre dalla procura si viene a sapere che milioni di litri non sono risultati idonei, e non certo per la presenza di un 3-5% di altre uve, sappiamo bene che ci vogliono ben altre quantità per poter dire con certezza che quei vini non corrispondono a quanto previsto dal disciplinare. Perché allora non dovrebbero introdurre queste modifiche anche per il Sagrantino di Montefalco, il Barolo, il Barbaresco e tutte quelle denominazioni che prevedono il 100% di un vitigno e che, fino ad ora, non sono state travolte da scandali che dimostrassero un uso personalizzato dei disciplinari?
    Siamo talmente abituati agli scandalosi comportamenti dei politici, che riescono pure a farsi leggi per non finire processati, che ci sembra del tutto normale quello che sta avvenendo nel mondo del vino.
    Tutto ciò che accade è frutto di una pessima abitudine tutta italiana, alla quale dovremmo dire no con forza, invece si sta a discutere se sia giusto o meno introdurre una percentuale di uve diverse. Siamo in Italia, accidenti!
    Nessun principio, nessun valore, solo logica industriale, business, obiettivi economici e produttivi. Il vino, quello vero, quello che fa emozionare, se continuiamo così ce lo possiamo scordare.

  14. Forse è un pò fuori luogo, ma la tolleranza zero è sempre complessa ed ambigua…

    Come Slow Food che a Torino, prova a far entrare solo i giornalisti con il tesserino rosso…

    Anche loro sono vecchi e non hanno capito che la rete li scavalcherà sempre comunque, dovunque e fuori orario di lavoro…

    Chissà se anche alla Banfi, sotto inchiesta o meno, lo sanno…?

    Gianni “Morgan” Usai

  15. carissimo Roberto, vogliono colpire il Brunello per poi applicare la stessa metodologia, gli stessi sistemi, le stesse deboli e false “ragioni” a tutti gli altri grandi vini italiani, dal Barolo al Barbaresco al Taurasi e e tutte quelle denominazioni che prevedono il 100% di un unico vitigno. Il loro sogno, il loro disegno, sempre più scoperto, é totale libertà di manovra e disciplinari (se proprio si devono conservare) il più elastici, aperti, duttili possibili, di modo che possano fare il vino come a loro garba, con assoluta libertà di manovra. Che non si capisca che questa del Brunello é una battaglia campale che i produttori stessi devono vincere é clamoroso. E poi io temo sempre che nel segreto dell’urna (dove non Dio, ma la Nota Grande Azienda ti vede) quel 60% di firme contro ogni ipotesi di cambiamento si riduca a molto meno e che qualcuno possa cambiare idea

  16. La differenza, la diversità – profonda, visibile, palpabile – è tra industriali del vino e artigiani del vino (talvolta artisti).
    Questa è la storia, senza demonizzazioni né santificazioni (a parte quella di Giovese), e questa deve restare, pena la fine di tutto. Con buona pace di Banfi o chiunque altro porti avanti una tesi analoga alla loro.
    Un vino come il Brunello non può diventare un vino industriale; non si possono costruire su di lui conti economici con grandi numeri. E’ la qualità che può premiare i produttori di Brunello- e non la qualità dichiarata, ma quella effettiva, cercata, studiata, individuata -.
    Ma mettiamoci il cuore in pace, Banfi non collimerà mai con quest’idea, troppo lontana dalla mentalità che la famiglia e il gruppo stanno manifestando, da quando questo pasticciaccio brutto è cominciato, forse anche da prima, immagino.
    Tuttavia potrebbero produrre correttamente – rispettando disciplinari e leggi dello stato – un buon vino, industriale.
    Invece vorrebbero appropriarsi delle caratteristiche dei vini artigianali (e dei margini di uno stile di prodotto artigianale), modificando le regole del gioco a piacimento.
    Speriamo che la prossima settimana Brunellopoli non diventi Conigliopoli!

  17. ..non ho capito,nel comunicato, quali debbano essere le uve denominate… ”DI (minima)TOLLERANZA”;..forse(”in volgare”) la parola usata ci può aiutare..a capire

  18. Pingback: Link sul vino del 26 ottobre 2008 : Vino24

  19. Molti anni fa, in uno sperduto paesino delle Alpi, un piccolo caseificio produceva uno spettacolare formaggio grazie al latte di 5 malghe conferitrici ed alla sapienza di un mastro casaro. Vennero i premi, anche quelli internazionali, ma di quel formaggio se ne producevano sempre poche forme. Così una nota associazione internazionale mise sul formaggio il proprio marchio, per proteggerne il nome, la qualità e diffonderlo in modo che tutti lo potessero assaggiare. In meno di 20 anni quel formaggio è arrivato sui banconi di molti supermercati, ma tale è la richiesta che non viene fatto più con il latte degli alpeggi e neanche da quel casaro, che nel frattempo è morto. Oggi davanti al caseificio, rinnovato ed ultramoderno, parcheggiano le autocisterne con targa rumena. W l’Italia!

  20. Per favore vorrei un’informazione.
    Dato che in casi così, come quello citato da Paolo@, si inciampa continuamente nel nostro povero paese, Slow Food che fa? Non è forse nato per incoraggiare la permanenza di tutto ciò che è tipico di una zona, un enclave, una valle?
    Questo che scrive Paolo (e il caso Brunello) mi ricorda molto quello che succede all’olio d’oliva, alle appropriazioni indebite tutelate dall’Europa (e dalle associazioni agricole), alla stupidità di certi amministratori che invece di investire nella sua tutela lo usano per ampliare il parterre di mangiapaneatradimento, allo sfruttamento da parte delle grandi industrie delle diciture che dovrebbero contraddistinguere il vero extravergine (e che invece hanno contribuito a distorcere il gusto dei consumatori, tenendo i contadini lontano dal mercato).
    Questa disgustosa disonestà generalizzata ha impoverito ‘sto paese.
    Ancor più grave: non ha solo distolto guadagni da chi lavora(va) bene, ha soprattutto ammazzato il senso del lavoro in agricoltura, appiattendo quelli che avrebbero potuto essere i gioielli (e la ricchezza) di intere comunità; perciò, torno a chiedere: ma quelli di Slow Food non saranno mica anche loro parte di questa compagnia cantante?

  21. Il discorso è estremamente semplice, basta davvero poco.

    Dando ragione ad una tolleranza di uve estranee, anche solo del 3-5%, vuol dire di fatto:

    1) “condonare” un imbroglio già avvenuto, consegnarlo all’oblio facendolo scomparire come fatto storico e far sì che questo possa sempre avvenire. Pian piano poi aumenteranno la dose.

    2) creare un precedente per tutte le altre denominazioni.

    3) ribadire una logica miope, ancorata su un business astratto, feroce e da multinazionale che rischia di immettere sul mercato prodotti anonimi, serializzati, frutto del laboratorio più che della natura.

    4) dare, a chiunque abbia un potere economico maggiore, la possibilità di intervenire a proprio uso e consumo quando e come vuole, senza chiedere permesso.

    5) rendere la denominazione, che è una tutela di garanzia pubblica istituzionale di tutti, un fatto privato.

    6) trattare le denominazioni come un contenitore vuoto, da riempire a piacimento in qualsiasi momento e con qualsiasi tipo di uva, tecnica, processo.

    Occorre essere attenti, perché questo davvero può essere lo sfondamento della linea Maginot e indietro non si potrà più tornare. E’ un momento cruciale di cui tutti dovrebbero ben rendersi conto.

  22. E’ vero sciùr Franco, nel frattempo il gusto è andato a farsi friggere, chi voleva speculare ha speculato e la nota associazione internazionale, è una notizia fresca di stamane, ha affermato pubblicamente di essersi sbagliata nel gestire così le cose, ma che prossimamente farà di meglio (sperèm!!).
    La solita solfa italiana: scappati i buoi, etc. etc…..
    Possibile che tutte le volte che uno fa un discorso serio sulla coerenza debba sempre passare per rompicoglioni?
    Possibile che dobbiamo sempre buttare tutto nel cesso?
    Quanto è vicina la fine?

  23. ma ci pensate che con tutto quello che sta succedendo a Montalcino (vi ricordo che ci sono ancora molte aziende sotto sequestro e che di altrettante le analisi sono risultate non conformi al disciplinare) qui si continua a parlare solo della banfi? non vi sorge il dubbio che il problema sia più ampio o che i “colpevoli” siano molti di più? (ammesso che la banfi lo sia, visto che secondo la procura non sembrerebbe)
    da l’impressione che se la banfi fosse stata accusata, anzichè assolta, sarebbero stati tutti contenti e l’argmento sarebbe stato chiuso, invece si continua a girargli intorno (come avvoltoi…è la vignetta che mi viene in mente in questo momento) cercando di cogliere cmq qualsiasi pretesto per accusarla…
    non c’è da aver paura per le votazioni al consorzio: se chi ha già firmato per non toccare il disciplinare, ripete nel segreto dell’urna il suo volere il problema non sussiste. se invece predica e bene e razzola male…non gli vogliamo dare la giusta colpa? o anche lì sarà la mano magica e fantasma della banfi che guiderà il suo voltagabbana? e lui, povero innocente, a subire in silezio? (della serie Santissimo Savonarola…ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi…sotto i tuoi piedi senza neanche chiederti di stare fermo.Puoi muoverti…e puoi muoverti quanti ti pare e piace e noi zitti sotto.)
    ma aprire gli occhi una buona volta, no….eh?????

  24. ho quindi l’onore di essere parificata nella tua stima a vignadelmar…
    bhè, non ho mai prteso che tu fossi d’accordo con me ma anche io, quando mia figlia piccola mi domanda cose incomprensibili, cerco di capire meglio cosa intenda, per poter rispondere a tono…se poi un pò di humor x te è farneticare, allora mi dispiace, ma il problema non è certo mio.

    piuttosto, parlare con chi si ostina a tenere gli occhi chiusi inizia a farmi credere che questo blog sia + di parte di quanto immaginassi…
    chi ha argomenti per difendersi, discute civilmente
    chi non ne ha, attacca….

    a proposito, ma xchè qualcuno non compra una bt di brunello della banfi e la fa analizzare? se è vero che non costa molto, sarà cmq un investimento oculato se le analisi saranno…..saranno? come volete che siano? a voi la scelta!

    ps rimetti l’ora sul blog…

  25. Mi si consenta una domanda: Risponde al vero che per rendere effettiva una modifica al disciplinare di produzione si deve passare per quella che viene detta” pubblica audizione” e che basta un solo contrario per renderla vana? Grazie a chi avrà voglia di rispondere.

  26. Egregio dott. Ziliani, ahi ahi ahi!
    Questa storia del Brunello la sta facendo davvero stressare. mi maltratta la signora Lucia, che neanche conosce, ma soprattutto mi si accanisce contro quel simpaticone (lo ha sciroo anche lei) Vignadelmar, che entrambi abbiamo conosciuto e che lei sa benissimo che è una persona di grande intelletto. Certo, lui ha le sue opinioni,opinabili, discutibili, ma non senza senso. Mi sono sempre divertito a leggere i battibecchi mediatici fra voi, ma qui lei ha superato i limiti, dicendogli di chiudere il rapporto, addirittura! Eppure, il big Luciano ha espresso un ragionamento neanche troppo fantomatico, cioè quello di poter utilizzare una piccola percentuale di vitigni toscani autoctoni. Posso non condividere, neanche quando cita Gaja come il Giove Tonante, ma questo non incrina neanche un po’ la stima che ho per lui.. e per lei! Vi prego, fate pace e continuate a litigare, serenamente.
    Cordiali saluti.

  27. Buongiorno a tutti ,
    a presciendere dal punto di vista di tutti , a me quello che fortemente indigna è vedere che in questa storia ci sono molti degli indagati che pur colti con le mani nel sacco e mi riferisco agli Anti…. e ai Fresco….. (dei quali non si parla mai …. Chissà perchè poi..) che hanno il coraggio pur avendo infranto in modo grave il disciplinare o almeno così si è sentito dire hanno la faccia tosta di alzarsi inpiedi e ribadire che il disciplinare và bene così e che loro approvano tutto così com’è NIENTE và cambiato e nessuno dice niente …. Scusate ma vi pare coerenza questa ? ( il disciplinare và bene così tanto lo infrango quando voglio ) Perchè nessuno ne parla mai ?
    Egreio Sig. Ziliani perchè si parla sempre dei soliti? allarghiamo un po’ le vedute …. si informi grazie!

  28. guardate la foto della Mariani, a me mio nonno ha insegnato a diffidare di chi sorride con la bocca ma non con gli occhi, ho detto tutto…….

  29. Per carattere e per mia abitudine non mi piace partecipare a discussioni che non reputo costruttive, per questo motivo, pur leggendo in questi giorni le piccole polemiche nate tra alcuni frequentatori del blog e il bravo Ziliani, ho preferito non dire la mia.
    Però, visto che ora qualcuno, ad esempio Paolo Bargelloni, ha deciso di intervenire per riportare. giustamente, le discussioni su binari più costruttivi, mi sento anch’io di chiedere all’egregio Ziliani (al quale non ho perso occasione per esprimere più volte il mio apprezzamento) di rispettare maggiormente le opinioni che non collimano con le sue.
    E’ chiaro che il rispetto deve sempre essere reciproco, e qualunque discussione non deve sfociare in offese gratuite per nessuno.
    Inoltre, condivido l’opinione di chi invita lei, Ziliani, ad una maggiore obiettività nei confronti di questa telenovela del Brunello. Mi spiego meglio con un esempio: nell’articolo postato appena il giorno prima, viene riportato quanto scritto dalla giornalista Alessia Bruchi a proposito del dissequestro del Brunello Banfi. Molte delle considerazioni esposte sono giuste e condivisibili, tranne forse l’ultima in chiusura di articolo: “basta un poco di zucchero e la pillola va giù”.
    Ora, un conto è pensare una cosa (e potremmo anche essere in molti a pensare…), un altro è mettere nero su bianco in maniera così gratuita e senza il supporto di una prova.
    Mi verrebbe quasi da dire che non ci sarebbe stato male un breve commento per prendere le distanze da quella frase…

  30. Gentilissimo Paolo,
    le rispondo direttamente io, che anche stanotte mi sono trovata a leggere le tante opinioni, che in tutta sincerità non trovo così prive di spunti interessanti o poco costruttive, qualunque sia il loro indirizzo. Con quella frase ho voluto semplicemente ritrarre una pratica purtroppo piuttosto comune nel nostro paese, che avviene un pò trasversalmente e in qualunque settore. Infatti, se rilegge ciò che ho scritto vedrà che si dice che “in Italia basta un poco di zucchero e la pillola va giù”, e non altro.
    E questo era solo per dire che alla fine di qualsiasi scandalopoli nostrana, accade sempre che tutto fa finta di cambiare e che poi magicamente ci si dimentica di tutto quello che è successo, facendo finta che NULLA sia veramente accaduto. Un pò come svegliarsi da un brutto sogno, rallegrandosi di sapere che invece era solo il frutto della nostra fantasia.
    Come tanti invece, spero che tutta questa agitazione possa essere la base su cui ricostruire quella credibilità che ora come ora, è andata un pò a farsi benedire. Spero che almeno questa volta non succeda che “tutto cambi perchè nulla cambi”. Spero cioè che al di là di chi ha torto o ragione, questa scomoda e imbarazzante vicenda sia realmante servita a qualcosa e che alla fine, non si chiuda semplicemente tutto in un cassetto, buttando via la chiave…

  31. Gentile Alessia,
    la ringrazio per aver risposto in prima persona, e le faccio i miei complimenti per la tenacia con cui stanotte è rimasta sveglia per seguire queste vicende.
    Con il mio intervento intendevo dire semplicemente che, un po’ per abitudine e un po’ perché è il loro “mestiere”, molti giornalisti arricchiscono la cronaca di una vicenda con considerazioni che non sempre danno l’impressione di una buona oggettività. Credo di non scoprire l’acqua calda, e tantomeno di offendere nessuno, sostenendo che “fa parte del gioco” di molti giornalisti insinuare dei sospetti, lanciare distrattamente delle ipotesi/illazioni per soffiare sul fuoco…
    Con ciò non intendo assolutamente dire che lei appartiene a quella categoria, anche perché, l’ho detto e lo ripeto, le sue considerazioni espresse nell’articolo sono da me ampiamente condivise.
    La sua speranza che “non succeda che tutto cambi perchè nulla cambi”, leggendola da un’altra prospettiva potrebbe invece essere che “tutto cambi (la mentalità delle genti di Montalcino) perchè nulla cambi (il Brunello e la sua tipicità)”, non crede?
    Un sincero e cordiale saluto.

  32. Gentile Paolo,
    nessuna offesa, sono anzi felice di scambiare quattro chiacchere con chi di questo settore ha reale esperienza. Lei ha perfettamente ragione quando dice che “fa parte del gioco” di molti giornalisti insinuare dei sospetti, ma è stata la stessa vicenda nel suo complesso a prendere tinte torbide e ad avere risvolti un pò dubbi per tutti.
    Condivido pienamente con lei che c’è infatti una sostanziale differenza tra l’informare e il fare un sensazionalismo gratuito e fine a se stesso, contribuendo al contrario alla diffusione della più totale disinformazione. Ad ogni modo volevo solo puntualizzare che personalmente la sola cosa che vorrei cambiasse non è certo la tipicità e l’unicità del Brunello, ma le modalità non proprio trasparenti (e non per tutti i casi), con cui questa nostra preziosa etichetta è stata evidentemente prodotta fino ad adesso. E dicendo questo penso anche di esprimere un pensiero comune a tutti quelli che non vogliono che possa continuare ad esistere l’abitudine di pensare che le leggi, se ci sono, possano essere in qualche modo ignorate.

    Un sincero saluto anche a Lei!

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