Degustazione di Barolo 2004 a Londra: conferme e qualche grande sorpresa

Avevo promesso di tornare sulla degustazione di qualcosa come 57 Barolo della splendida annata 2004 cui lo scorso 25 settembre ho partecipato a Londra, nella redazione di The World of Fine Wine, membro di un tasting panel comprendente il mio amico e maestro Nicolas Belfrage ed il simpatico wine writer e wine consultant Roy Richards.
Anche se degustare Barolo per me è sempre un invito a nozze, è stata una faticaccia, perché oltre 50 Barolo non sono di certo una passeggiata. Oltre alla conferma che quella 2004 è un’annata di cui ci ricorderemo ed i cui vini degusteremo con piacere ancora tra molti anni, la degustazione ci ha dimostrato che per consentire a questa grandezza di brillare occorre dare ai vini il tempo di affinarsi con calma in bottiglia in cantina.
Molti sono abbastanza equilibrati e appealing già ora, ma parecchi altri, soprattutto i vini che arrivano da Serralunga, un villaggio assolutamente a misura di 2004 e che ha espresso larga parte dei vini a mio avviso migliori, mostrano una carica tannica imponente che morde e graffia in alcuni casi e che se pure conquista con la sua forza e consistenza, come una base solidissima e incrollabile, resta una carica più da schiaffi, seppure dati con simpatia, che da carezze.
In molti vini, soprattutto quelli di Castiglione Falletto, il tannino è più vellutato, morbido, delicato, meno aggressivo, ma resta comunque un tannino, come nei migliori Barolo di Barolo e di Monforte d’Alba, oppure di Verduno e Novello (per La Morra, le ottime valutazioni date al Brunate di Ceretto, al Roggeri di Ciabot Berton, al Torriglione di Gagliasso, al Rocche di Aurelio Settimo, al Rocche dell’Annunziata di Rocche di Costamagna, e ad un altro vino di cui si parlerà dopo, dimostrano un migliorato feeling con questo villaggio, riferito ai vini che ho avuto modo di degustare a Londra), importante, saldo, che si fa sentire, che caratterizza e vivacizza i vini.
Ho poi notato, nonostante qualche rara eccezione – ma perdiana sono sempre i soliti, anche gente che dispone di ottimi vigneti, a “distinguersi” grazie a vini che gridano vendetta al cospetto di Bacco e del Nebbiolo! – una diffusa tipicità (e mi becco volentieri l’epiteto di “imbecille” di cui il giornalista francese Michel Bettane gratifica nella sua column sul numero 21 di The World of Fine chi utilizza questo concetto che per me rimane sacrosanto) ed una dichiarata volontà di “parlare” Nebbiolo, di esaltarne le caratteristiche, la fragranza aromatica, l’eleganza, nei vini, un’impronta classica, una indiscutibile nebbiolesca personalità.
Quanti vini buoni e quanti vini non facili da interpretare esattamente in questa fase!
Se accetto come elemento di valutazione i punteggi che ho attribuito ai vini – mi limiterò, per correttezza, a dare conto solo dei miei score, non di quelli dei miei colleghi, che si potranno leggere nell’articolo che tra qualche tempo pubblicherà la rivista inglese – a qualcosa come 38 vini su 57 ho attribuito punteggi varianti da un minimo di 14,5/20 ad un massimo di 18/20.
E 14,5/20 secondo il point system della rivista è già una valutazione positiva di “very good wine with some out standing features”.
A dieci invece ho dato un punteggio molto positivo che va da 17 ai 18 ventesimi. Per essere precisi, ad un vino 18/20, a sei 17,5/20, a tre 17/20, a cinque 16,5/20, a sette 16/20, a due 15,5/20, a sette 15/20, e infine ancora a sette 14,5/20.
Quali sono stati i vini che mi sono piaciuti di più? Ben nove di Serralunga d’Alba cui ho dato punteggi da 16 a 18/20, e poi, sempre nella stessa fascia, quattro di Castiglione Falletto, due di Monforte d’Alba, due di Barolo, due di La Morra, uno di Novello e uno di Verduno.
Per passare ai nomi, con mia grande sorpresa la palma del migliore vino di tutta la degustazione l’ho data al Barolo Leon (un inedito mix di un 80% di uve di La Morra, da un vigneto posto in località Cappallotti ed un 20% di Serralunga, macerazione di circa 15 giorni) della poco nota cantina Rivetto di Alba, affinato per 14 mesi in piccoli carati di rovere francese (30 per cento nuovo e settanta per cento di 2-3-4 anni) e per 24 mesi in botti di rovere di Slavonia da 30 ettolitri, un vino che posso dire essere piaciuto molto anche agli altri tasters.
Dopo Rivetto, ad una sola incollatura, mezzo punto il Ciabot Tanasio di Sobrero, il Vigna Lazzairasco di Guido Porro, il Parafada di Massolino, il Serralunga di Giovanni Rosso, il Vigna Margheria di Luigi Pira, il Bricco Rocche Brunate di Ceretto.
E poi, a seguire, il Vigna del Mandorlo dei Fratelli Giacosa, Le Rocche del Falletto riserva di Bruno Giacosa, il Gramolere dei Fratelli Alessandria. Quindi il Cà Mia di Brovia, il Vigna Cucco di Cascina Cucco, il Rocche di Castiglione dei Poderi Oddero, il Ravera di Elvio Cogno, il Roggeri di Ciabot Berton.
Infine, leggermente più staccati, questione di un punto, a quota 16/20, il Villero di Giacomo Fenocchio, il Massara del Castello di Verduno, il Podere di Sorano di Giacomo Ascheri, il Barolo di Costa di Bussia, il Barolo di Bartolo e Maria Teresa Mascarello ed il Brunate Le Coste di Beppe Rinaldi. Di poco indietro il Torriglione di Gagliasso ed il Serralunga di Boasso.
Per il momento non posso raccontarvi di più se non rinviarvi alle note di degustazione di alcuni dei miei “best wines” che pubblicherò settimana prossima, una volta rientrato da Catania, dal Congresso dell’A.I.S. (dove sarò impegnato come A.I.S. blogger) e dal wine tasting di altri nove Barolo che condurrò la sera di lunedì 20 a Londra.                   

0 pensieri su “Degustazione di Barolo 2004 a Londra: conferme e qualche grande sorpresa

  1. … e io mi accontento del Barolo del Sud: l’aglianico del Vulture. Gran bella serata quella del 16 ottobre a Noci (BA) presso il ristorante “I Nusce”, che vuol dire appunto “le noci” in dialetto locale, ove si è tenuta la “verticale” di sei annate del “Carato Venusio” della cantina di Venosa. Tra il 1994, il 1997, il 1999, il 2001, il 2003 ed il 2004, è stato il secondo a metter d’accordo un po’ tutti i presenti alla degustazione di classificarlo come “eccellente”. Comunque, tranne per l’ultima annata, ritenuta ancora troppo giovane e quella del 1999 della quale il sottoscritto, ma non solo, ha avvertito qualche “puzzetta” di troppo, si può dichiarare tranquillamente ad alta voce che sia stata una straordinaria sfilata di calici. Prima degli assaggi ci sono state le presentazioni di Enzo Scivetti sul vitigno e di Pasquale Porcelli sulla cantina. I vini sono stati messi in libero abbinamento alla cucina proposta dai due giovani ma bravissimi chef Francesca Lari e Donato Cangelli, che hanno preparato piatti tradizionali stupendamente rivisitati, sotto la direzione di una affascinante Maria La Forgia. L’evento è stato organizzato dall’associazione ProPapilla, la stessa di “Radici”, con la regia di Nicola Campanile, tra i pochi a saper organizzare in Puglia manifestazioni enogastronomiche di alto livello. Spero di poter partecipare alle verticali con i vitigni pugliesi che si terranno prossimamente. Le consiglio di non mancare.
    Cordiali saluti,
    Paolo Bargelloni

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