Espresso: una guida dei vini (de-rinocerontizzata) di cui mi fido

Ormai è notorio, l’ho scritto e l’ho riscritto, l’ho ripetuto in tutte le occasioni pubbliche possibili (tra le ultime la bella Serata Barolo del 26 settembre a Ferrara) che non mi fido delle guide dei vini. Nessuna esclusa.
Qualcuna, magari, fa meno danni di altre, riesce ad essere un po’ meno standardizzata e prevedibile nel modo di giudicare i vini e nel fornire un personale diagramma della produzione vitivinicola di casa nostra, ma non ce n’è una (premessa necessaria per gli eventuali imbecilli: nessuna invidia e nessuna aspirazione ad entrare a far parte del team di qualcuna di loro, ho già dato oltre vent’anni fa, nel 1987-88 curando la Lombardia per Vini d’Italia) che mi soddisfi e di cui mi sentirei di consigliare ad un amico l’acquisto o la semplice consultazione.
Eppure, dopo la lettura attenta, in questo post del sempre interessante blog Vino, firmato dai due curatori della guida, Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili, che non sono solo dei degustatori che stimo, ma anche dei buoni amici (che purtroppo ho la fortuna di incontrare solo di rado), voglio pubblicamente affermare che questa edizione 2009 della “espressiana” Vini d’Italia (da non confondersi con un’omonima Guida di cui totalmente diffido e disistimo) è una guida di cui, basandomi unicamente sull’elenco dei vini premiati, tendo a fidarmi e che, a pelle, mi piace.
Non posso non plaudire all’operato di Fabio ed Ernesto e dei loro collaboratori (ottima new entry di quest’anno quella di un altro palato amico, “Pigi” Pierluigi Gorgoni), perché quando vedo premiati tra i Barbaresco il Boito 2005 di Rizzi, il Crichët Pajé 1999 di Roagna, il 2004 del Castello di Verduno, il Gallina 2004 di Ugo Lequio, oltre al fantastico Asili Riserva 2004 di Bruno Giacosa, e poi tra i Barolo 2004 oltre ai vini di Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Brezza, Bruno Giacosa, Elio Grasso, Brovia, Elvio Cogno, Giacomo Conterno, Vajra, che fanno parte della mia aristocrazia del Barolo, anche il Bussia di Giacomo Fenocchio, il Prapò di Schiavenza, ed il Cerretta di Giovanni e Davide Rosso, oltre al Monprivato 2003 di Giuseppe Mascarello, non posso che alzarmi in piedi e dire bravi!
E bravissimi non posso non dire loro, una volta spostatomi a Montalcino, e di fronte al giudizio, arduo e molto impegnativo, dei 2003, quando vedo che accanto al vino di Franco Biondi Santi e al magnifico vino di Poggio di Sotto, viene premiato il Brunello 2003 di una piccola azienda che mi sta nel cuore e di cui da anni sottolineo il lavoro eccellente, come Il Colle di Caterina Carli.
Voglio idealmente stringere la mano ai responsabili di questa guida, di fronte a tante stravaganze e discutibilissime scelte che ho visto invece negli elenchi dei vini premiati della Guida Veronelli e da Duemilavini (come direbbe Veronelli, boca tas!), perché finalmente il consumatore e appassionato di vini italiano si trova di fronte ad una guida che definirei de-rinocerontizzata, ovvero non inquinata dalla presenza nei cosiddetti Gotha vinosi, dalla presenza, imbarazzante, immotivata, ingombrante, assurda (e potrei andare avanti con altrettanti aggettivi, magari meno politicamente corretti), dei vini, che in etichetta riportano inopinatamente le dizioni Barbaresco e Barolo, di un personaggio sulla cui produzione mi sono più volte espresso e che giudico lontano anni luce da quei concetti di qualità, eleganza, armonia, piacevolezza, misura, che rendono veramente grande un vino. Vedere che a differenza da altri la guida dell’Espresso non ha ritenuto inserire nei propri vini dell’eccellenza i vari Campé, Valeirano, Gallina e Starderi che altri comicamente pongono sullo stesso piano dei Barbaresco Asili e Rabajà o del Barolo Falletto di Bruno Giacosa, mi spinge non solo a plaudire pubblicamente al duo Rizzari-Gentili, ma ad invitare anche i lettori di questo blog ad un gesto di buona volontà, ovvero ad un’apertura di credito nei confronti di questa guida consistente nell’acquisto in edicola o libreria.
Senza ingombranti e volgari rinoceronti tra i piedi si respira un’aria pulita che mi piace proprio… 

0 pensieri su “Espresso: una guida dei vini (de-rinocerontizzata) di cui mi fido

  1. non entro nella polemica contro i rinoceronti (anche se sono in estinzione, direi) ma concordo con franco sul giudizio molto positivo sulla guida che sembra sempre più una boccata d’ossigeno per il settore o almeno di aria fresca. Il Crichet Pajè di Luca Roagna è un vino tutt’altro che perfetto ma emozionante come pochi altri che ho bevuto ultimamente e il giudizio di 20/20 datogli mi pare un segnale forte per il mondo del vino, oltretutto solo il Monfortino 2001 quest’anno ha avuto lo stesso punteggio. Per non parlare degli stratosferisci voti delle due Vernacce di Montenidoli, le hai assaggiate Franco?

  2. Non sono un bloggatore lo ammetto, non sono un bloggatore né nato né “imparato”, ma quando si è tirati in ballo, e tirati in ballo in questo modo, è doveroso dare un segnale di risposta. E lo voglio dare qui. Credo così, nel ringraziamento di oggi, di fare proprio il pensiero di tutta la (piccola) squadra de L’Espresso ( curatori in testa) per le parole e le attenzioni dedicate. Sono da un lato felicemente sorpreso ( davvero inattesa questa tua dimostrazione di stima “in chiaro” ) ma ti dirò, conoscendo un pochino il tuo pensiero enoico, ero intimamente convinto che un pò’ il cuore te lo avremmo scaldato.
    Ciao
    Fernando Pardini

  3. Del tutto d’accordo.
    Mi dà l’idea di un punto di arrivo.
    Mi sembra l’unica guida cartacea che riesca a “mostrare” i diversi stili, premiando i più meritevoli di ciascuno di essi.
    Dunque non solo vini bevibili/gourmet o solo fruttoni o solo vini classici eccetera, ma i migliori di ognuno.
    Ci vuole una grande cultura, e una grande esperienza.
    Molto belle le introduzioni, il glossario, molto utile l’elenco delle Denominazioni.

    L’unica perplesità rigaurda Montalcino, dove ho il dubbio che si siano mossi col freno a mano un pò tirato.
    Non che abbiano tutti i torti, di questi tempi, ma non vorrei mettere in ombra tutti quei produttori che lavorano bene.
    In fin dei conti, il 2003 non sarà il 2001 o il 1999, ma non è nemmeno un’annataccia (anche se so che molti non concordano).

  4. beh, Franco, conoscendoci da anni (decenni ormai), e conoscendo la tua radicata avversione per le guide, il tuo post è autenticamente lusinghiero. Ti dico grazie in modo altrettanto sincero, perché al di là del merito delle singole valutazioni sui vini, ci riconosci – e credo non da oggi – piena indipendenza di giudizio e reale onestà critica. Buona giornata e spero a presto

  5. Nessun freno a mano tirato Francesco, ti assicuro, solo una attenta ( peraltro reiterata in più sessioni di assaggio estive) analisi della “anomalia 2003”, che -come fai intuire tu- ha visto comunque ottimi vini nascere. Peraltro,relativamente all’annata 2000, un po’ meno debole del 2003, tirammo fuori 6 eccellenze fra i Brunello, e tutto sommato trovo numericamente coerente la scelta odierna, anche se chiaramente non è che si sta attaccati alla coerenza numerica, ci mancherebbe. Senza focalizzare troppo l’attenzione su una lista però, ed allargando lo sguardo, noterai che ci stanno una trentina di Brunello considerabili di alto lignaggio (da 4 bottiglie) e molti altri piazzati sulla fascia alta delle 3 bottiglie, ciò che a parer mio sottintende una consapevolezza di base inimmaginabile fino a solo 6-7 anni fa,e che rende onore alla tipologia e ai vignaioli. Mi piace infine pensare alla dignità altissima raggiunta da certi Rossi di Montalcino, e non solo grazie ai 3 alfieri d’eccellenza segnalati in questa ultima edizione. Uhei, non vorrei che bloggare mi prendesse troppo la mano! E grazie anche a te per la parole buone.

  6. caro Fabio e caro Fernando, non vedo l’ora di scorrere la guida per circostanziare il giudizio positivo che per ora, come ho detto, é basato unicamente sull’elenco dei vini premiati (e sull’assenza, tra essi, di vini che non premierei nemmeno sotto tortura…). Piuttosto, mi consentite un’amichevole provocazione, che chissà come verrà presa? Vedendo quale sia, soprattutto nelle Langhe e a Montalcino, l’eccellenza per voi, mi viene da dire – ma é una boutade e la si prenda come tale… – che persino un individualista e “anti-guide” come il sottoscritto potrebbe trovarsi bene, da membro di squadra e non da solista, in un team così bene assortito e affiatato. E ora mi immagino le reazioni a questa mia uscita…

  7. Oh egregio Ziliani! Che l’ormai famoso meeting senese (ne sento parlare qua e là, con accenti difformi, e perdurante interesse) stia operando una mutazione di rotta e…di guida? Uhm, ci credo poco, e però fa piacere che questa guida stia così, con i piedi nella terra. Si sente incoraggiato, immagino un po’ maliziosamente.

  8. lo conosco anch’io, é quella magnifica scultura che domina l’ingresso della ipertecnologica e mirabolante cantina di vinificazione di Cà del Bosco, dove a settembre ho scattato la foto che illustra questo post. Quanto all'”altro” rinoceronte, mi dicono che ci sia qualcuno che lo utilizza per le etichette dei suoi vini. Povero Durer che fine ha fatto la sua arte!

  9. …interessante! Una guida che non e’ utile solo per sapere l’indirizzo e la capacita’ produttiva di una cantina.

    Il panorama e non solo nazionale e’ molto desolante devo dire ed il povero Veronelli mi sa che da lassu’ non deve essere contentissimo di vedere quello che c’e’ in una guida che porta il suo nome.

    Non conosco gli autori di questa guida, ma ho sempre stimato Pardini come un professionista con la P maiuscola.

    Curiosita’ ma le bottiglie con il rinoceronte dopo la foto ti sono poi cadute per terra? 😉

  10. Inaudito! Non c’è più religione! Ziliani che parla così bene di una guida vini! Sono frastornato. Felicemente frastornato. Mi sono detto però che Franco conosce la nostra (mia e degli altri della squadra) passione, la nostra schiettezza (e noi, scusate il gioco di parole, la sua franchezza), insomma ci “vole” bene e allora..Ma dato che invece è uno abituato a dire pane al pane e “vinoalvino” e non fa sconti a nessuno, quello che afferma va proprio preso sul serio. Ma, attention Franco, che poi prendiamo sul serio anche le tue boutade eh…

    P.S.
    Certo che con ‘sto rinoceronte l’hai presa proprio di punta…Che i suoi vini piacciano o no, Rivetti è almeno sempre disponibile a metterli in gioco. Non tutti i suoi colleghi sono così, purtroppo.

  11. se tu sapessi la storia di quel rinoceronte, raccontata dai cantinieri (e non dall’architetto che lo ha ideato) scoppieresti in una grossa risata! la prossima volta che passi li sotto prova a chiedere a qualche omino verde come mai il rinoceronte è li sopra, come ha fatto ad arrivarci e quante volte è stato “lavato” da getti impazziti di vino!
    l’azienda è eccezionale, nella comunicazione, nella tecnologia, nelle persone che vi lavorano…e che con fatica svelano i segreti dell’arte di fare spumante

  12. Incredibile. Sto uomo non finisce mai di stupirmi. Ma ho letto bene? Proprio Ziliani che parla “bene” di una guida?
    Accidenti, dovrò “rompere” il voto fatto anni fa di non comperarne più una, anche solo per curiosità.
    Allora esistono anche “guidaioli” onesti e coscienziosi… Beh, di questi tempi, così incerti, è già bello avere delle certezze…

  13. @ Laura Rangoni.

    Cara Laura,
    l’unico animale che potrebbe simboleggiare Montalcino è oramai un “basilisco”; cioè un’utopia proprio come la Città del Sole di Campanella…

    Se non si svegliano però rischiano di diventare come “Le città invisibili” di Calvino…

    La Fortezza Bastiani no…quella sarebbe proprio impossibile perchè non hanno nessun Tenente Drogo…

    Attenta Montalcino… i tartari hanno già sellato i cavalli…!

    Gianni “Morgan” Usai

  14. Ieri lo avevo scritto in un altra sezione di questo Blog ed oggi è successo, questa volta non sono del tutto d’accordo con Franco, io in una guida mi aspetto un filo logico e mi aspetto che se ai suoi curatori piace un certo stile di vini, solo quelli che rispondono a quei paramentri debbono essere premiati. Se si scorrono per bene i nomi dei vini e dei produttori premiati, qualche incongruenza la trovo e qualche nome potente che non brilla certo per tipicità e tradizionalità pure lo trovo. Perdonami Franco, è vero che della strada in positivo è stata fatta ma, è altrettanto vero che ve ne è ancora molta altra da fare per mostrare coerenza ed imparzialità!

  15. Valentino, permettimi, cominciamo ad apprezzare lo sforzo. Come per i bambini che imparano a camminare, premiamo l’intenzione.
    Poi nessuno è perfetto… Coerenza e imparzialità sono termini abbastanza ostici per i giornalisti – esclusi noi, ovvio! 🙂 –

  16. Sono d’accordo anch’io con il sig. Ziliani e il sig. Giuliani: l’Espresso fa la migliore guida. Preferisco però i resoconti delle degustazioni alla cieca, perchè lì chi assaggia non si fa condizionare dal nome del produttore ma si affida appieno ai propri sensi. Consiglio: se dovete bere, non mettetevi alla… guida!

  17. non sono troppo d’accordo con Valentino, io da una guida non mi aspetto, anzi mi AUGURO nessun filo logico se non quello della qualità e del piacere!
    se volete vini tradizionali e autoctoni c’è la guida del Touring che Franco ama tanto, se volete una guida varia e con diversi punti di vista (vedi anche in toscana, riecine e cinciole sono ottimi chianti ma non mi dite che sono di stile gambelli tradizionalisti!).
    Io cerco una guida che mi stimoli, non che mi imponga il suo punto di vista nè che sia troppo standardizzata.

  18. E’ sicuramente una scelta coraggiosa quella di pubblicizzare apertamente (sposandola appieno, oltretutto) una guida ai vini d’Italia piuttosto che un’altra, ma Franco Ziliani non ha mai temuto scelte così nette e le ultime la dicono lunga sulla sua inopinabile coerenza.
    Piuttosto mi domando, delegare a Tizio o a Caio il difficile (ed oneroso, aggiungo io)compito di essere imparziale e quanto più obiettivo possibile non è stato forse proprio questo il “male” indicibile degli ultimi anni?
    Mi spiego meglio, voler (dover)per forza di cose stilare classifiche, punteggi, posizionamenti, mezzi punti, calici e stellette per (avvalorare) raccontare vigne e vignaioli, territori e vendemmie, idee (e poche idee) e progetti non è stato il “movente” del gran casino che gira negli ultimi anni nel nostro paese?.

  19. Ad ogni modo se si segue da anni la guida dell’espresso, le va riconosciuto almeno un minimo di distinguo dalle altre guide già da alcuni anni. Ricordo l’introduzione a Casanova di Neri e al suo Brunello, lo scorso anno, che seppure gli concedeva 17,5, mostrava quanto poco ilcinese fosse quel prodotto. Questo solo per fare un esempio, ma ce ne sono di altri.

    Visto che su Montalcino e Langhe è stato già detto tutto, da meridionale faccio alcune riflessioni circa il Sud: mi fa enormemente piacere la presenza tra gli eccellenti del Cirò Riserva Ripe del Falco di Ippolito che la stragrante maggioranza degli italiani misconosce, ma che invece è davvero un vino di alto lignaggio; poi plaudo alla presenza di quello che è uno dei miei bianchi preferiti in assoluto: il fiano d’avellino Vigna della Congregazione di Antoine Gaita (forse il 2006 è stato un po’ cattivello col fiano, non all’altezza di un’annata come il 2004 che a distanza viene fuori alla grande e dà i punti alle altre).

  20. ma già l’edizione scorsa dava qualche timido segno.
    sono d’accordo con Ziliani, rinnovare non guasta.
    Mi piacerebbe una guida sui vini italiani stile “Hachette des Vins” in Francia.
    E spero nella contaminazione a quella del cibo…

  21. una domanda a tutti voi:cosa ne pensate dei campioni richiesti direttamente dalle guide ai produttori? nessun dubbio sul fatto che questi campioni non siano esattamente coerenti con quello che poi si trova sul mercato?
    brutta provocazione, ma….

  22. Come ho già scritto in un altro blog, sarebbe il caso di avere panel di degustatori diversi per ogni regione viticola, i quali conoscono meglio i vini della loro zona e quindi sappiano scegliere meglio quelli che hanno più riscontro con il territorio ed i vitigni utilizzati e quelli che sanno dare più emozioni. Magari organizzando degustazioni alla cieca con i vini di tutti i produttori della regione, cantine sociali comprese: chissà che sorprese!
    Cordiali saluti.

  23. ho dato un’occhiata alla guida ma sinceramente non è che i rivetti ne escano male come vorrebbe ziliani (2 barbaresco praticamente ai vertici..). tanto poi a consolarli ci pensaerà il gambero….Mi sembra comunque abbastanza equlibrata, con riconoscimenti sia a vini più tradizionali che a vini di stampo più modernista, anche se , personalmente la guida migliore ritengo che sia la voglia personale di scoprire e confrontare.
    saluti
    francesco
    ps ziliani, ma perchè non sopporta proprio la spinetta? ce ne sono tanti che fanno vini con quella logica, non capisco perchè c’èl’abbia tanto con i rivetti brothers i cui vini, peraltro, anche a me dicono poco ma ne conosco tanti assai peggiori..

  24. Non mi trovo pienamente d’accordo con Ziliani: ho comprato la Guida 2009 de L’espresso e, pur apprezzandone sinceramente l’approccio critico, spesso non si riesce a capire perchè si diano voti così penalizzanti.
    Un esempio: possibile che non vi un solo vino prodotto in Emilia Romagna che raggiunge i 90/100?
    Anche questo si chiede ad una Guida: un giudizio che, al di la dei (legittimi) gusti personali degli autori, sappia orientare il consumantore in maniera spassionata ed, almeno in parte, oggettiva.

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