Ha toppato Cavalier Rivella: io non canto come Viola Valentino…

Devo fare, me lo hanno fatto notare diversi amici che mi conoscono bene e anche mia moglie, che si è indignata di fronte a colpi bassi e palesi scorrettezze di cui sono stato fatto oggetto, una doverosa aggiunta alla disamina, già sviluppata qui ieri, del faccia a faccia sul Brunello che ho sostenuto con l’ex presidente cento cose (ex amministratore delegato della Castello Banfi, past president dell’Associazione Enotecnici Italiani, dell’Associazione Mondiale degli Enologi, del Comitato Nazionale Vini Doc, nonché dell’Unione Italiana Vini, ) cavaliere del lavoro Ezio Rivella.
Voglio riferirmi, in particolare, ad alcuni passaggi del dibattito, dove con entrate palesemente a piedi uniti e con colpi sotto la cintura e noncuranti non solo del regolamento, ma delle più elementari norme di correttezza, Rivella, ormai entrato nel ruolo del “bulletto” o del “boss” cui tutto è consentito, anche il provare a sminuire con mezzucci l’interlocutore o gettare fango su di lui, ha cercato non solo di criticare e smontare le mie tesi, cosa legittima, eravamo lì apposta, ma di sollevare sospetti sulla mia persona e sull’onestà nonché sul disinteresse della mia battaglia a difesa del vero Brunello di Montalcino.
Ad un certo punto Rivella se n’è uscito sostenendo che se fosse ancora l’amministratore delegato della Banfi mi affiderebbe la comunicazione della potente e ricca azienda proprietà dei Mariani brothers e ha invitato i responsabili dell’azienda produttrice dei Sant’Antimo Summus, Excelsus e Cum Laude (molto modesti nel presentarsi..) a pensarci. Come se tutti, secondo lui, fossero pronti a farsi reclutare…
Alla mia immediata risposta, che confermo qui, che non potrei mai accettare, che non sono interessato, e che poi alla Banfi, di cui non apprezzo i vini, lo stile, quello che ha significato e che significa nel panorama ilcinese (anche grazie al lungo “magistero” rivelliano), non andrei mai e poi mai a lavorare – io faccio e voglio continuare a fare il giornalista e non trasformarmi in addetto di marketing o comunicazione aziendale – Rivella ha replicato in maniera allusiva e non chiara.
E quasi a voler significare che “tutti hanno un prezzo“, che tutti possono essere comprati, che le idee sono una bella cosa, ma poi si devono fare i conti con il quotidiano, ha detto “tutti hanno famiglia Ziliani” e poi, peggio ancora, proferendo un sibillino “e poi la conosco, la conosciamo Ziliani”.
Bene, potrei ignorare questi colpi bassi che denotano lo “stile” della persona che li utilizza, ma anche di fronte a qualche “gaglioffo” che in giro per blog si è permesso di accusarmi, prima tirando il sasso e nascondendo la mano, poi protestando che non si riferiva a me, di “pennivendolismo”, roba che potrebbe causargli una bella denuncia per diffamazione, voglio precisare, anche se non sarebbe indispensabile, alcune cose.
Certo che Rivella mi conosce bene, visto che questo strano mestiere di giornalista e cronista del vino lo faccio da quasi 25 anni e che non sono di certo “emerso” dal nulla e venuto alla ribalta, come Rivella in maniera scorretta e ribalda ha fatto anche venerdì a Siena, solo grazie a quello “scandalo del Brunello” che secondo lui avrei “cavalcato”.
Mi conosce, perché ho scritto, l’elenco completo sarebbe lunghissimo, su un sacco di riviste specializzate e quotidiani, perché ci siamo incontrati in parecchie occasioni, e anche perché quando era presidente dell’Unione Italiana Vini e io collaboratore del settimanale edito dall’Unione, il Corriere Vinicolo (lo stesso che oggi non ha pubblicato una sola riga sul dibattito di venerdì, ignorato completamente come sul sito Internet Focus wine), Rivella, signorilmente, lo riconosco, prese le mie difese, allorché alcuni noti e potenti produttori toscani, veneti e siciliani membri dell’U.I.V. (magari gli stessi che oggi mi vedono come il fumo negli occhi e magari pensano che io non debba più scrivere sul C.V…) avevano chiesto la mia testa e preteso che cessasse la mia collaborazione al settimanale.
Questo perché ero indegno, perché avevo mischiato la mia attività di cronista del vino a quella di responsabile di uffici stampa e di comunicazione di aziende e consorzi (cosa che accade tranquillamente con diversi collaboratori attuali del C.V.), perché avevo fatto cose deontologicamente scorrette? Niente affatto. Solo perché sul C.V. e altrove avevo scritto cose sgradite ad alcuni potenti maggiorenti membri della più importante associazione dei produttori di vino italiani. Ma articoli passati al vaglio e regolarmente pubblicati dal direttore.
Voglio sottolineare poi un altro aspetto.
Il sottoscritto, in passato, oltre dieci anni fa, collaborò, come semplice ghost writer, occupandosi dell’ideazione e della stesura dei testi, ad alcuni progetti di importanti aziende vinicole italiane (con reciproca soddisfazione: chiedere ad esempio al Signor Gianni e al Signor Emilio, per citare i principali soggetti con cui ebbi direttamente rapporti), e collaborò per oltre un anno, credendoci più lui dei diretti interessati, con l’Istituto Talento metodo classico.
Furono però solo interessanti parentesi, di cui non mi vergogno affatto e che non comportarono mai conflitti d’interessi, in un’attività svolta alla luce del sole e con le mani pulite di giornalista e cronista del vino.
E difatti, quando mi fu chiaro che collaborare, seppure come ghost writer e per singoli limitati progetti, con alcune aziende, seppure importanti, poteva porsi in contraddizione con la mia prevalente attività di giornalista, che da sempre vive, senza rete e senza protezioni, esclusivamente del proprio lavoro di wine writer autore di articoli, conduttore di degustazioni, organizzatore di banchi d’assaggio, relatore di convegni, decisi unilateralmente, anche si trattava di collaborazioni molto soddisfacenti dal punto di vista economico e delle gratificazioni (scrissi tutti i testi delle retroetichette, dei dépliant, del materiale informativo e illustrativo di una nuova linea di vini creata appositamente per la ristorazione da una notissima casa vinicola del Nord Est) di cessare questo tipo di attività. Non ho pertanto “scheletri nell’armadio” o misteri da nascondere e anche se tenevo e tengo famiglia non sono un giornalista in vendita che ha un prezzo (lo hanno solo i miei articoli e le serate che conduco in giro per l’Italia) e si può comprare come pensa e allude Rivella.
Mi sono sempre assunto le mie responsabilità e le mie battaglie le ho sempre condotte a viso aperto e senza nascondermi dietro ad un dito e queste cose Rivella le sa benissimo e non può permettersi di sollevare e creare strumentalmente dubbi sulla mia trasparenza. E facendo questo, a Siena, non capivo proprio dove volesse andare a parare…
Quanto ai “vantaggi” che l’essere stato, come molti affermano io sia stato, il principale artefice, giornalisticamente parlando, dello scandalo del Brunello, e dell’aver costantemente informato, da mesi, con tignosa tenacia, delle novità e degli sviluppi di questa triste e sporca vicenda, resto ancora in attesa, orgoglio di essere a posto con la mia coscienza e di potermi guardare allo specchio senza vergognarmi a parte, di conoscere quali siano.
Quello che ho scritto e continuerò a scrivere, ai vari Rivella, amici e sodali piacendo o meno, su Brunellopoli, non ha sinora indotto nessun grande quotidiano ad indurmi ad attivare una nuova collaborazione o di condurre un wine blog sulle loro edizioni on line, e nessuna rivista (di quelle che magari ospitano le pagine pubblicitarie di aziende coinvolte nello scandalo o di altre che coinvolte saranno a breve: l’inchiesta continua) mi ha proposto contratti a molti o pochi zeri. Questo dibattito l’ho voluto perché credevo fosse doveroso animarlo, non perché mi aspettassi un ritorno in termini concreti.
E’ successo invece che il direttore di una rivista per la quale ho scritto per anni mi telefonasse facendomi presente la sua oggettiva difficoltà a continuare a pubblicare i miei articoli dopo quello che avevo scritto sulla vicenda del Brunello.
Ecco, cavalier Rivella, quello che si “guadagna” oggi in Italia facendo il proprio mestiere di giornalista, in totale indipendenza, senza guardare in faccia nessuno, senza farsi condizionare da padrini e padroni, da potentati economici, da lusinghe e cupole varie…
Io, se lo ricordi bene, non canto quello che cantava, trent’anni fa, la bella Viola Valentino (vedi video)…

0 pensieri su “Ha toppato Cavalier Rivella: io non canto come Viola Valentino…

  1. Credo che lei abbia fatto bene a “sorvolare” sui colpi bassi di Rivella perchè l’obiettivo era discutere e non fare rissa

    La cosa meno elegante però Rivella l’ha riservata a Veronelli: non entro nel merito della vicenda ma non si può attaccarre qualcuno che non può difendersi perchè è morto.

  2. Signor Ziliani, non si preoccupi.

    Libera stampa in libero vino si riuscirà pure ad ottenerla…

    Il prossimo dibattito si faccia sulle marchette e sugli incesti delle grandi firme del giornalismo.

    Sulle marchette dei nipoti e “famigli” dei presidenti di Consorzio…

    A cominciare dai grossi nomi del giornalismo economico che non sapendo piu’ cosa scrivere si mettono a segnalare i gusti vinicoli di Mina…!

    Gianni “Morgan” Usai

  3. A’ Zziliá: magara pe´Viola Valentino, trent’anni fá, un sacrificio economico, ma ppe ´tté ??…..manco aggratis! No, scherzi a parte, quello che mi spaventa piu´di tutto in questo bailamme é il silenzio dei diretti interessati. Sia quello – ovvio – di quelli che non hanno la coscienza a posto, che quello – molto meno ovvio ed inspiegabile – di quelli che hanno la coscienza a posto. Fatta eccezione per gli undici della lista, tutti gli altri allineati e coperti. Certo le obiezioni possono essere mille e “iscriversi” non é obbligatorio. Peró non costa nulla e non danneggia nessuno. Ma anche se volessimo tralasciare la tua lista non é che sugli altri media si siano levate voci particolari a difesa del proprio operato. Insomma : per un motivo o per l’altro ci sono 188 produttori di Brunello di Montalcino che non sanno che pesci pigliare. E visto che non sentono l’obbligo né giuridico né morale di dichiararsi, stanno zitti.

    Un silenzio che, sentito da fuori, si traduce in un concretissimo danno economico. I prezzi franco cantina del Brunello sono giá scesi (complici l’annata 2003 e l’attuale situazione finanziaria) e secondo me continueranno a scendere in quanto l’ ombra lunga del sospetto non puo´che intaccare quel prestigio e quella posizione di elite finora mantenuta.

    In questa luce é chiaro che Rivella e gli interessi che egli rappresenta si trovino a doversi arrampicare su i vetri usando tutti i mezzi: dalle alquanto peregrine valutazioni scientifiche (“il sangiovese si classificava sempre ultimo”) e di mercato (“il consumatore lo vuole”) al cercare gettare fango sull’integritá dell’interlocutore. Ed e´proprio qui che appare in tutta la sua conclamata malafede il rivellapensiero: quand’anche – e sottolineo quand’anche – il Ziliani fosse il piu´notoriamente corrotto tra gli enoscriventi, cosa c’entrerebbe la cosa con il suo difendere, non questo o quel produttore suo amico e corruttore, ma una legge dell stato italiano ?

  4. Caro Franco,
    te lo dico sinceramente: hai equivocato.
    Quello che Rivella – con una brutalità un po’ rozza, ma che non mi dispiace, perchè non ipocrita nè zuccherosa – intendeva dire è ben più grave e ben più ampio che un’allusione a tue presunte malefatte.
    Rivella ha detto la verità: e cioè che nel mondo del vino (non solo in quello, in verità) la stampa è in massima parte condizionata e condizionabile e che, nello specifico del Brunello, lo è stata e lo è ancora di più. Non credo ci sia bisogno di fare esempi: è sotto gli occhi di tutti.
    E’ proprio per l’accondiscendenza implicita con cui il rapporto tra stampa e Brunello si è costruito negli anni che il Consorzio, di fronte al primo vero infortunio della sua storia, si è fatto cogliere così di sorpresa e ha reagito così goffamente: in buona fede, è chiaro. Perchè a Montalcino nessuno impotizzava, o tantomeno prevedeva, che la stampa non sarebbe massicciamente venuta in soccorso del Brunello in difficoltà. Quella stessa stampa “organica”, gramscianamente parlando, da sempre in bilico tra informazione e pubblicità, che in tre lustri ha portato prima il Brunello, poi Montalcino e infine il sistema su di essi costruito al livello in cui è (o era?).
    La colpa è di tutti: dei produttori e soprattutto dei giornalisti, troppo proni, cioè non giornalisti, pubblicatori acritici di veline e comunicati, comprabili con prebende, incarichi, consulenze, inviti. Le pubbliche relazioni sono sempre esistite, è normale che chi vende cerchi di ingraziarsi il compratore e/o chi dovrebbe indurre a comprare. C’è qualche verginella che si scandalizza per questo? Il fatto è che dovrebbe esserci anche chi non si fa condizionare. Il che, si badi bene, non significa essere asociali , musoni, perennemente ostili e aggressivi con chiunque. Non significa affatto non poter coltivare rapporti schietti, di stima e anche di amicizia con i produttori: purchè esista una soglia oltre la quale certi “piaceri” non vengono richiesti e un’altra oltre la quale non vengono concessi. In questo consiste, in ogni settore, la correttezza del rapporto tra stampa e mondo produttivo.
    Quello che è avvenuto a Montalcino, e che Rivella ti e ci ha sbattuto in faccia (ma noi non possiamo fare finta di non averlo saputo), è esattamente l’opposto: l’esistenza palese di una stampa pregiudizialmente fiancheggiatrice. Ancora più nei confronti dei “modernisti”. La stessa stampa di qua dispensatrice di stelle, punti e bicchieri e di là venditrice di redazionali e spazi pubblicitari.
    E che, ora ci indigniamo? Ma dai, Franco. Io capisco, invece, la sorpresa, di Rivella e del sistema di cui lui è stato parte, di trovare in questa circostanza una stampa non prona: quando mai era successo prima? Un reato di lesa maestà che mi ricorda lo stupore e poi l’ira di quando Nicolae Ceausescu si scoprì contestato dalla piazza che fino al giorno prima lo aveva osannato.
    Ecco perchè dico che hai equivocato: come può uno Ziliani o comunque uno dei pochi portavoce dell’autonomia di pensiero incrinare convizioni consolidate in anni e anni di conferme?
    Quindi, caro Franco, non mi indignerei con Rivella per quello che ha detto (ripeto: per quanto non condivisibili ha detto cose esplicite e dire cose antipatiche in pubblico non è da tutti), ma con i colleghi che hanno messo lui in condizione di dirlo e noi in condizione di vergognarci della categoria a cui apparteniamo.
    A presto,

    Stefano

  5. Fra quelli che tacciono ci metterei anche molti fra coloro che il vino lo vendono. Non basta dire che pecunia non olet e quindi giustificare tutto.
    Diamine, ma come si fa a rinunciare alla propria libertà di pensiero? Non è solo una questione di coraggio, è una questione di onestà intellettuale. In altre parole, di dignità.

  6. Rivella sta lì ad incarnare l’anima di una certa – ahimé, numerosa – Italia, a partire da palazzo Chigi ad andar giù nelle gerarchie. Il manager che può tutto, che vive per il mercato e crede solo nel mercato, senza capire che talvolta, in certi campi, fa anche bene ad aggiornare le proprie idee in merito (ma non si tratta solo di idee, bensì anche di spiccia economia, stando ai feed back di chi il vino lo compra e lo beve: è interessante in ciò anche l’articolo che ha dedicato alla “contesa” Luciano Pignataro). Il guaio di questi uomini non è tanto il potere “manageriale” che credono di avere, quanto l’arroganza che ne deriva, tale da far credere loro di essere onnipotenti anche nella comunicazione, nella manipolazione/distorsione della verità. Quando si crede di poter comprare tutto, sembra normale che anche Franco Ziliani abbia un prezzo. Per una mente abituata a ragionare così è una pazzia il contrario. Siamo di fronte alla presunzione dell’assoluta e unica verità.
    Guardate, le tattiche sono le medesime adoperate dai nostri governanti: prima si imbroglia, si è indagati, poi si dice che le regole vanno cambiate, che così non è giusto e non è bello. Chi lo decide? Loro, solo loro, nascondendosi dietro un astratto e opinabilissimo “è il mercato”, quasi come a dire “è la stampa, bellezza”.
    Mah

  7. Tutto potevo aspettarmi nella vita ma, che si avesse il coraggio di mettere in dubbio l’onesta intellettuale di Franco Ziliani no!
    Anche quelle volte in cui non mi ritrovo con le sue posizioni, comunque ne apprezzo l’onestà ed indipendenza. Ora mi sembra davvero assurdo che Rivella (lui credo proprio che sappia molto bene quali sono i giornalisti facili da mettere a libro paga), si permetta di fare allusioni tendenziose.
    Rivella dovrebbe capire che i baroni del ns. settore non sono più, né i potenti della produzione, né quelli dell’informazione, fortunatamente i consumatori si sono ripresi il diritto di scegliere con il proprio cervello e sia noi produttori che i giornalisti, con umiltà dobbiamo cominciare a lavorare solo per loro.

  8. sono venuto a sapere che un noto e importante personaggio del mondo dell’informazione e del giornalismo sul vino va in giro dicendo che il sottoscritto in passato ha avuto una “consulenza per il Consorzio del Brunello di Montalcino” eppure ha continuato a scrivere di questo vino. A questo personaggio, che dovrebbe occuparsi delle proprie faccende visto che non é propriamente specchiato nei comportamenti, voglio dire che si azzardi a fare pubblicamente, davanti a testimoni, o a scrivere simili dichiarazioni menzognere e non esiterò un solo minuto a citarlo in giudizio. Non ho mai avuto consulenze per il Consorzio del Brunello – chiedere al direttore Campatelli, che temo abbia cose più importanti di cui occuparsi in questo periodo… – ho solo organizzato, in collaborazione con l’A.I.S. e con il contributo puramente organizzativo del Consorzio del Brunello, un banco d’assaggio di Rosso di Montalcino a Milano. In questo, solo in questo, consiste la mia “consulenza” (?) con il Consorzio brunellesco, cialtrone!…

  9. Grazie per avermi fatto rivivere i fantastici primissimi anni 80 con quel video di Viola Valentino. All’epoca ero un ragazzino tanto innamorato di lei: l’avrei comprata a qualunque prezzo!

  10. Caro Franco,in questi giorni si è detto e sentito molto su Montalcino e dintorni. Noto però che si tende a spostare l’attenzione su punti più o meno lontani dal nocciolo della questione.
    Si parla di colpe, vedo poco sopra, che se ne possono attribuire a produttori, a giornalisti asserviti e via così.
    Si parla di Sangiovese che praticamente serve a poco se vinificato in purezza,
    di vitigni chiamati migliorativi e via così.
    Ma perdonami, una volta per tutte cosa dice il disciplinare?
    Qui non si tratta di difendere tradizione o innovazione ( ci possono stare sia l’una che l’altra), non si tratta di difendere Ziliani o Rivella ( sai benissimo da che parte sto).
    Si tratta semplicemente di difendere la legalità.
    Dire che chi ha taroccato, va equiparato a chi fa uso o propone l’uso del doping come sistema.
    Hanno dopato i loro atleti ( vini ) per vincere ovunque, hanno dopato i loro cavalli ( Brunello ) di razza o meno per ottenere premi , riconoscimenti e quant’altro.
    Hanno usato pratiche, come tali Fuente e Santuccione e come tali spero vengano condannati.
    Cari signori il DOPING è una pratica illegale.
    Questo nello specifico potrà non far male al fisico, ma sicuramente molto male alla mente e al cuore.
    Cari signori, tenetevi tutto ma almeno VERGOGNATEVI.
    Detto questo caro Franco io resto ottimista, sono certo che la maggior parte dei produttori siano persone oneste e a questi e con questi vorrei brindare
    ( anche con un bel Brunello ) ad un futuro enologicamente limpido.
    Con affetto e stima

  11. dopo aver visto il filmato del dibattito senese, sono davvero sconcertato, perchè ho appreso dalla viva voce del cav. Rivella, ex presidente del Comitato Nazionale Vini e “padre” del Brunello moderno le seguenti cose:
    1. tutti i guai del Brunello sono dovuti non a chi ha violato le regole e le leggi, ma ai giudici che hanno fatto l’inchiesta e ai giornalisti che lo hanno detto
    2. il Brunello è sempre stato una schifezza se fatto di sangiovese in purezza (di conseguenza i casi sono due; o i brunelli che faceva Rivella erano schifezze, oppure Rivella trasgrediva le regole da sempre, o almeno tutte le volte che ha fatto del vino “buono”)
    3. “le regole son fronzoli inutili” (ipse dixit)
    4. in Francia “ogni marca fa il suo vino personale”, e le regole sono elastiche per questo”. Tempi duri per la Borgogna e il Pinot Nero??
    5. Se a Barolo faranno controlli, sarà peggio che a Montalcino. (crepi Sansone coi filistei? il vino piemontese ringrazia.)
    6. “…il Brunello, non sono convinto che sia uno dei vini importanti del mondo…” (un’abiura o una riconversione? e chi lo dice ora agli americani?
    Molto triste anche l’attacco volgare e vile alla memoria di Gino Veronelli, che ovviamente non si potrà difendere, e non da meno le parole usate per attaccare Biondi Santi, “incapace di vendere 20000 bottiglie” (poi per fortuna arrivò lui?)

    continuo a credere che la libera e indipendente informazione (almeno quel poco che ne resta) sia l’unica speranza per il futuro del mondo, e non solo del mondo del vino

  12. @ Stefano Tesi
    …mi sa che è parecchio fuori strada!
    Il soggetto (solo scrivere il nome mi irrita!) avrà pregi imprenditoriali,ma l’intelligenza per SOLO pensare la sua “lettura” credo proprio di no!
    E’ SOLO abituato a fare così!!

  13. cari lettori, avrei dovuto farlo prima, ma provvedo ora a richiamarvi al rispetto delle norme di buona educazione nei vostri commenti che riguardano il cavalier Rivella. Lo so bene che il suo modo di fare indigna, ma ritengo che sia doveroso criticare le sue idee, le sue proposte, senza scadere nel turpiloquio e nelle offese alla persona. Di fronte a qualche commento decisamente un po’ fuori dalle righe ritengo sia giusto invitarvi, perché siete persone perbene e civili, a non esagerare. Che l’ex amministratore delegato di Castello Banfi capisca unicamente dalle vostre legittime critiche, perché é intelligente e sveglio, che tanta gente non la pensa come lui e ritiene le sue ricette nocive, e che non tutti sono disposti a farsi “comprare”, sicuramente non il sottoscritto…Grazie!

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