Ma di cosa si discuterà a Montalcino nella riunione del 27 ottobre?

Attenzione all’insidia della votazione secondo il sistema percentuale!

 

Grazie ai nostri potenti mezzi siamo venuti in possesso e ora sono in grado di pubblicare la Circolare n°59/2008 inviata dal Consorzio del Brunello di Montalcino ai Soci per informarli su alcune rilevanti questioni che il Consiglio del Consorzio sta affrontando in questo periodo e che saranno oggetto dell’Assemblea ordinaria convocata per il 27 ottobre.
Ho ritenuto opportuno pubblicare solo due punti, tralasciando altri due, relativi a querele e iniziative legali adottate dal Consorzio, che penso non sia il caso di divulgare in questa sede.
Voglio sottolineare solo due frasi ricordate nella parte relativa alla “Convocazione assemblea per il 27 ottobre”: la prima: “il Consiglio ha scelto di sottoporre all’Assemblea cinque quesiti, i quali saranno in grado di fornire un quadro completo e chiarire se i produttori non vogliono cambiamenti, ovvero vogliono iniziare un percorso per apportare modifiche a uno o più dei disciplinari” e la seconda secondo la quale “il risultato indicherà una volta per tutte la direzione che vogliamo intraprendere”.
Si parla di una decisione da prendere UNA VOLTA PER TUTTE, ma non era già stato abbondantemente e ripetutamente deciso di escludere una modifica della piattaforma ampelografica, che prevede Sangiovese di Montalcino al 100%, del Brunello di Montalcino? Con l’occasione sono anche in grado di offrire un contributo per capire quale sistema di voto sia in atto a Montalcino, sistema che non prevede la semplicissima, e democratica norma, un’azienda un voto, bensì un sistema percentuale che in base al numero di ettari controllato da ogni azienda attribuisce ad ognuna un numero di voti che ovviamente è maggiore più grande l’azienda é.
Qui a lato la tabella riassuntiva  intanto vi fornisco i dati al 2007 relativi alle più importanti aziende:

Castello Banfi 56 voti 6,83%

Castelgiocondo 22 voti 2,68%

Col D’Orcia 19 voti 2,32%

Poggione 18 voti 2,20%

Barbi 12 voti 1,46%

Caparzo 12 voti 1,46%

Castello di Camigliano 11 voti 1,34%

Casale del Bosco 10 voti 1,22%

Argiano 10 voti 1,22%

Pian delle Vigne 9 voti 1,10%

Friggialli e Pietranera 8 voti 0,98%

Cantina Sociale di Montalcino 8 voti 0,98%

Casanova di Neri 8 voti 0,98%

San Filippo 8 voti 0,98%

Bianchini 7 voti 0,85%

Altesino  7 voti 0,85%

Val di Suga 6 voti 0,73%

Castiglione del Bosco 6 voti 0,73%

Casisano Colombaio 6 voti 0,73%

Campogiovanni 5 voti 0,61%

Sesta 5 voti 0,61%

Collosorbo 5 voti 0,61%

Poggio Antico 4 voti 0,49%

La Lecciaia 4 voti 0,49%

Valdicava 4 voti 0,49%

La Poderina 4 voti 0,49%

Podere Brizio 4 voti 0,49%

Villa a Tolli 4 voti 0,49%

Renieri 4 voti 0,49%

Con 3 voti poi, corrispondenti allo 0,37%, segue un numero lunghissimo di aziende, seguite poi da una ventina di aziende con 2 voti corrispondenti allo 0,24%.
Riassumendo, con 820 voti totali a disposizione abbiamo un’azienda con circa 60 voti (6,8% – 56 voti) e una con più di venti (2,7% – 22 voti), quindi sette con più di 10 voti (11,2% – 92 voti), venti con più di 4 voti (14,1 – 116 voti) , 150 con tre voti (54,9% – 450 voti), 24 con due voti (5,9% – 48 voti) e 37 con un voto (4,5% – 37 voti).
La strana partita del cambiamento o meno si gioca se una delle due parti, chi vuole mantenere l’attuale disciplinare e lasciare intatta la formula del Sangiovese (di Montalcino ovviamente) 100% e chi vuole, nel nome della tolleranza, dell’apertura, del disciplinare elastico, cambiare consentendo per il Brunello anche percentuali da stabilirsi di altre uve, riuscirà a raggiungere una maggioranza percentuale rassicurante variante dal 51 al 55% che la metta al riparo da eventuali “sorprese”.
Come voteranno i produttori del Brunello di Montalcino, faranno bene attenzione a non cadere nel trappolone?

Circolare Consorzio Brunello ai Soci

Circ. 59/08

Montalcino 14/10/2008

A TUTTI I SOCI LORO SEDI

“Cari Soci, ritengo opportuno informare tutti voi su alcune rilevanti questioni che il Consiglio del Consorzio sta affrontando in questo periodo.

Convocazione assemblea per il 27 ottobre
Abbiamo già inviato la raccomandata per convocare una Assemblea ordinaria per il giorno 27 ottobre prossimo. La convocazione è per definire una volta per tutte l’atteggiamento da prendere nei confronti del Disciplinare del Brunello di Montalcino e dei Disciplinari degli altri tre vini tutelati dal Consorzio: Rosso di Montalcino, Moscadello di Montalcino e Sant’Antimo.
Il consiglio unanimemente ha voluto questa convocazione in modo che possa essere presa una decisione chiara e definitiva nell’unico luogo dove decisioni di questo tipo possono essere prese dai produttori: l’assemblea del Consorzio. Come procedura il Consiglio ha scelto di sottoporre all’Assemblea cinque quesiti, i quali saranno in grado di fornire un quadro completo e chiarire se i produttori non vogliono cambiamenti, ovvero vogliono iniziare un percorso per apportare modifiche a uno o più dei disciplinari.
Con la convocazione riceverete sia il fac-simile della scheda che sarà proposta all’Assemblea, che una ampia spiegazione relativa ai singoli quesiti, pertanto non mi dilungo oltre e rinvio alla convocazione e agli allegati. Sono certo che sarà un’occasione nella quale ognuno potrà fare le proprie valutazioni con serenità e cognizione e che il risultato indicherà una volta per tutte la direzione che vogliamo intraprendere.

Sperimentazione sull’uva Sangiovese a Montalcino
Il Consorzio ha avviato un programma di sperimentazione per caratterizzare il Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino e del Rosso di Montalcino, all’interno della zona di produzione. La sperimentazione sarà utile per approfondire le conoscenze relative al comportamento del Sangiovese nei vari ambienti del territorio comunale di Montalcino. Il progetto viene realizzato in collaborazione con il laboratorio dell’Istituto Agrario e per l’Enologia di San Michele all’Adige, il cui referente è il dr. Fulvio Mattivi. Il programma ha come obiettivi la verifica, sul territorio di produzione del vino Brunello di Montalcino, del comportamento delle Antocianidine Acilate nelle uve Sangiovese, nei primi sei mesi di vita dei vini prodotti con il 100% di uve Sangiovese e durante il periodo di invecchiamento nei vini prodotti con il 100% di uve Sangiovese.
Il programma avrà una durata di 4 anni, diviso in più fasi. Si è già provveduto a prelevare i campioni relativi alla vendemmia 2008, successivamente si continuerà fino al 2011 per arrivare alle valutazioni definitive. I campioni di uva del 2008 sono stati microvinificati ed altrettanto sarà fatto nei prossimi anni. I prelievi sono effettuati in venti aziende associate al Consorzio, ubicate in zone rappresentative dei diversi ambienti pedoclimatici rilevabili nel territorio. Per ciascuna azienda vengono prelevati 80 Kg di uva Sangiovese in vigneti iscritti all’Albo del vino Brunello di Montalcino.
Sono stati concordati dei metodi di controllo della raccolta delle uve, la quale viene fatta alla presenza di personale del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e personale dell’ICQ di Firenze. Sia il personale del Consorzio che quello dell’ICQ redigono e sottoscrivono un verbale di prelievo dal quale risultano l’individuazione del vigneto e delle viti sulle quali è stato fatto il prelievo. Il furgone termocondizionato per il trasporto a San Michele all’Adige viene adeguatamente sigillato dal personale del Consorzio e dell’ICQ di Firenze e al momento dell’arrivo del furgone alla cantina sperimentale di San Michele all’Adige è presente il personale dell’ICQ dell’ufficio di competenza, il quale provvede a togliere i sigilli ed a controllare la fase di ricevimento delle uve.
L’uva una volta giunta a destinazione viene microvinificata con le modalità operative normalmente usate dall’Istituto di San Michele all’Adige. Riteniamo che in tal modo potremo disporre di una serie di dati certi e resi ufficiali sia dal Consorzio che dall’intervento dell’ICQ e dal laboratorio dell’Istituto di San Michele all’Adige, il quale è un riferimento importante per il Ministero delle Politiche Agricole. Al momento opportuno verranno fornite le informazioni relative a quanto stiamo facendo.
Con l’occasione invio un cordiale saluto”
Il Presidente Patrizio Cencioni

0 pensieri su “Ma di cosa si discuterà a Montalcino nella riunione del 27 ottobre?

  1. A me pare che il sistema “one man, one vote” che lei cita sia piu’ legato al mondo cooperativo che non a un concetto di “democrazia”. D’altronde, anche nella semplice assemblea di condominio si pesa per millesimi. Trovo che il sistema di pesare i voti per gli ettari, sia quantomeno doveroso, visto che si prenderanno decisioni che andranno direttamente a intaccare il portafoglio dei votanti: chi ha investito di piu’ deve avere piu’ possibilita’ di proteggere il suo investimento, quale che sia la scelta che pensa di dover fare per proteggerlo.

    A presto

    Marco Baccaglio

  2. Ho già avuto modo, in un post di qualche tempo fa, di esprimere la mia opinione riguardo proprio a questo aspetto del voto.
    Marco Baccaglio dice, giustamente, che il criterio adottato è paragonabile ai millesimi di proprietà che vengono utilizzati nelle assemblee di condominio. Dal momento che mi occupo, tra l’altro, anche di amministrazione di alcuni condomini, devo però ricordare a Baccaglio che nelle votazioni delle questioni condominiali esiste, per legge, la regola della doppia maggioranza, cioè devono verificarsi entrambe le condizioni di maggioranza dei condomini e dei millesimi da loro posseduti.
    Altrimenti non sarebbe vera democrazia. Chi detiene la sola maggioranza dei millesimi potrebbe così decidere sempre e comunque a suo piacimento, anche se fosse l’unico a favore di quella specifica delibera.
    Oltretutto, con queste condizioni, che ragione avrebbero tutti gli altri produttori di minoranza a partecipare alla votazione, il cui esito è così già scontato?

  3. @Marco Baccaglio. Con molto rispetto: un Consorzio di tutela non è un Consiglio di amministrazione né tantomeno una assemblea di condominio. L’attuale impostazione è una delle cause della attuale perdita di identità delle Denominazioni di Origine. Le aziende proteggono i propri investimenti operando secondo sani e corretti principi economici ed imprenditoriali, ed innanzitutto tentando di produrre del buon vino. La votazione secondo pesi realativi alla quantità più che proteggere gli investimenti porta a privilegiare interessi privati dei grandi produttori (es: espandere le superfici ammesse a DOC in zone non vocate ma di proprietà di qualcuno) a discapito degli interessi pubblici del territorio (e dei consumatori). Una Denominazione di Origine non è un marchio commerciale privato.
    E poi, su questa linea, anche alle elezioni politiche si elegge un Parlamento che prende decisioni “che andranno direttamente ad intaccare il portafoglio dei votanti”…

  4. Ma il voto sarà segreto oppure sapremo chi ha votato e cosa?

    A naso, considerando le aziende e le percentuali di voto a loro assegnate, sarebbe (piacevolmente) sorprendente se il disciplinare rimanesse intatto.

  5. mi dicono che il voto dovrebbe essere segreto (e ci mancherebbe altro, visto il clima che si respira a Montalcino!). E mi dicono anche che gli schieramenti e i rapporti di forza, sulla carta, siano meno scontati di quel che si potrebbe pensare… Le montagne si costruiscono anche con piccoli frammenti di roccia, non sono con grandi massi…
    Una cosa é importante: che non si vada in giro ammonendo che “nel segreto dell’urna Dio ti vede” (e al posto di Dio mi veniva da scrivere il nome di una notissima, potente azienda, indovinate quale…, che a Montalcino fa il bello e soprattutto il cattivo tempo…)
    degli scenari che questa riunione potrebbe delineare si parla anche in questo thread pubblicato sul forum del sito del Gambero rosso:
    http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?p=421054#421054
    Come ho già fatto lì avanzo anche qui una modesta proposta:
    Perché voi consumatori e appassionati di Brunello di Montalcino non vi fate sentire dal Consorzio del Brunello e dall’agenzia di comunicazione che dovrebbe occuparsi dell’immagine di questo grande vino, inviando a questi indirizzi di posta elettronica (che sono pubblici e figurano sul sito del Consorzio) info@consorziobrunellodimontalcino.it e l.barabino@barabino.it vostri messaggi che facciano chiaramente capire come la pensate e come vi orienterete, come consumatori, nel caso di pasticci?
    Cosa ne dite? Mi sembra un modo libero e democratico di manifestare le proprie opinioni!

  6. Sig. Ziliani

    quello che dovremmo chiedere invece, è un atto semplice: voto pubblico, perchè credo sia un nostro diritto (non foss’altro xchè anche il mondo agricolo ilcinese gode di contributi grazie alle nostre tasse) sapere quali sono le aziende che vogliono cambiare e quali no. Non sarebbe un atto di civiltà e di trasparenza anche verso il cosiddetto mercato?
    A parole molte aziende si dicono “Sangiovese 100%” ma nel voto segreto lo saranno o sceglieranno una scorciatioia magari poco etica ma tanto tanto comoda?

  7. Condivido, caro Diego@, l’osservazione di cui sopra. Come consumatore voglio (non desidero, voglio) sapere chi predica bene, genuflettendosi davanti a San Giovese, e poi lo bestemmia facendone carne di porco.
    Così potrò regolarmi di conseguenza; bevendo e comprando chi mi garantisce, non solo una qualità, ma anche un SAPORE, precisi.
    Poi magari ci sarà chi sceglierà di acquistare e bere il sangiovese mescolato con un (a caso) 20 % di altri uvaggi. Ma io non ne sono convinta.
    Anzi, credo proprio che alcune aziende mentiranno magari anche a sé stesse, pur di non dichiarare (con il voto o altro) che vogliono cambiare il disciplinare (o che hanno la necessità di farlo, per non finire nei guai…

  8. @Marco Baccaglio

    Quando lei va a votare per decidere chi la rappresenterà in Parlamento, il suo voto ha forse un peso diverso in base al suo reddito?
    Il disciplinare del Brunello di Montalcino non è una policy aziendale, ma una legge a tutti gli effetti.

  9. La comunicazione, che bella cosa! Scrive il Consorzio nella sua convocazione:
    “…..definire una volta per tutte l’atteggiamento da prendere nei confronti del Disciplinare del Brunello”
    cioé vale a dire che altre volte sono stati presi atteggiamenti differenti ??
    ” una decisione chiara e definitiva”
    cioé vale a dire che precedentemente sono state prese decisioni poco chiare e di carattere temporaneo ??
    …” valutazioni con serenità e cognizione e che il risultato indicherà una volta per tutte la direzione che vogliamo intraprendere”
    cioé vale a dire che finora senza serenitá e senza -ahinoi – cognizione si sono prese altre direzioni ??
    Realpolitik o finalmente (tardiva) ammissione del fatto che, secondo l’invito del Consorzio, la maggior parte dei produttori ( vogliamo dire la metà??) della legge dello stato, il disciplinare, se ne sono freghicchiati , ognuno in maniera diversa, in modo poco chiaro, di quando in quando, con qualche ambascia e – riahinoi – senza cognizione di causa ??

  10. @Paolo. Vero quello che dice sull’interesse di uno. Converra’ pero’ che visto che il primo votante ha il 6% dei voti e che per arrivare al 50% bisogna arrivare almeno a meta’ (se non oltre) questa interessantissima lista che Franco ha postato. Qui una decisione richiederebbe un bel numero di votanti.
    @Corrado. Mi pare chiaro che dai numeri non esiste un grade produttore a Montalcino. Tu stesso dici “Le aziende proteggono i propri investimenti operando secondo sani e corretti principi economici ed imprenditoriali, ed innanzitutto tentando di produrre del buon vino.” Io non ho motivo di pensare che le aziende di Montalcino siano disoneste e nemmeno che non tentino di produrre un buon vino.
    Difendo pero’ il fatto che Banfi ha investito pesantemente e ha promosso il Brunello (e io sono molto convinto che di questo tutti i produttori di Montalcino gli siano in qualche modo debitori, per parlare di protafoglio). Quindi se Banfi, che ha investito cosi’ tanto (vedere bilancio) pensa che il disciplinare sia da cambiare (o da lasciare uguale) penso che debba pesare di piu’ di chi ha lo 0.3%. Funziona cosi’ da tutte le parti, anche nella democrazia parlamentare: chi ha piu’ del 50% dei voti governa.

    ciao!

    bacca

  11. Mi auguro che la decisione del consorzio possa essere quella di non modificare la composizione del vino Brunello. E me lo auguro in virtù di una semplice parola: “identità”. La stessa, di cui si abusa frequentemente, è stata per decenni il “cavallo di troia” dei vini italiani. Anche se ogni decisione spetta al Consorzio, (ergo i produttori)spero che tutte le risorse, mentali ed economiche della potentissima istituzione ilcinese, possano essere puntate verso l’ideazione di un sistema di controlli più efficaci e punitivi nei confronti dei trasgressori. Mi sfugge, lo confesso, il senso più ampio della “appena” avviata una sperimentazione sul 100% sangiovese nel Brunello. Infine: chi controllerà i controllori? Saluti a tutti.

  12. @Marco Baccaglio: non voglio assolutamente far polemica, semplicemente mi pare che abbiamo due impostazioni opposte. Non ho citato Banfi né tantomeno mi interessa chi sia debitore di chi a Montalcino. Io discutevo e discuto il principio, valido per tutte le denominazioni italiane, per cui chi più produce più pesa. Il tuo ragionamento è indiscutibile se applicato ad un bene privato che viene co-gestito o condiviso (una azienda, un condominio, ecc.). Ma la denominazione di origine non è un bene privato. Il disciplinare è una legge dello Stato. Stato che delega a un ente “privato”, il Consorzio di tutela, la gestione di un bene pubblico. La denominazione, infatti, non è “proprietà” di una azienda, nemmeno pro-quota. Deve garantire le aziende ma anche i consumatori, ad esempio. Pensate a denominazioni con una proprietà dei vigneti meno diffusa che a Montalcino: poche aziende, a volte molto poche, decidono tutto quello che riguarda la denominazione, compreso l’eventuale allargamento della DOC magari a favore ancora di vigneti di proprietà, compresa la nomina dei direttori e dei controllori: vi è cioé un evidente conflitto di interessi.
    Non discuto la logica aziendalista. Contesto che sia affermata a scapito dell’interesse generale.

  13. @Marco Baccaglio

    Supponiamo che lei il 27 ottobre si presenti davanti all’assemblea del Consorzio Del Vino Brunello di Montalcino.

    Supponiamo che nella stessa occasione, in un intervento plateale, sostenga che gli altri produttori (cito testualmente il suo ultimo intervento) sono “debitori” a Castello Banfi per aver “investito pesantemente” e per aver “promosso il Brunello”, e pertanto che è giusto che il loro voto valga di meno.

    Saprebbe immaginare la reazione, seduta stante, dei rappresentanti di tali aziende?

  14. @Emiliano Brunori
    Oh bhè…la reazione facilmente immaginabile sarebbe esternamente quella che sottintende lei…ma interiormente un riconoscimento di un dato di fatto!
    Se mi sbaglio propongo a tutti i minoritari di lasciare in massa il Consorzio! In fondo potrebbe essere la soluzione! 😉

  15. Dal sito del consorzio circa il Brunello:
    …dell’annata 1975 furono imbottigliate circa 800.000 bottiglie da circa 25 aziende,
    mentre nell’annata 1995 ne sono state imbottigliate circa 3.500.000 da circa 120 aziende.

    Da wikipedia voce “Montalcino”:
    La situazione è radicalmente cambiata nella seconda metà del XX secolo. La fortuna è stata quella di trovarsi nel mezzo di una delle più importanti zone di coltivazione di uva. Il territorio infatti è celebrato per la presenza dei vigneti di Sangiovese che producono il famoso Brunello di Montalcino e anche vengono utilizzati per la produzione di due DOC: il Rosso di Montalcino e il S.Antimo.

    Dal sito della Banfi:
    Nata nel 1978 dal sogno dei fratelli italo-americani John e Harry Mariani, già titolari di Banfi Vintners, la più importante società d’importazione di vini statunitense, è diventata oggi una delle più grandi realtà del vino italiano di qualità. Situata nel versante Sud-Ovest del comune di Montalcino, l’azienda si estende su una superficie di 2.830 ettari, di cui circa 850 a vigneto.

    Tradotto: se nel ‘75 il brunello era pressoché sconosciuto e non dava da campare…possibile che adesso gli venga data tutta questa importanza? E che la Banfi, nata guarda caso quando il brunello valeva meno di zero, non sia stata davvero la forza motrice di questo boom economico?

    Bhà…ci sarà un motivo se i piccoli produttori (onesti?) in tutto questo tempo non hanno proferito verbo…o no?

  16. Ciao Emiliano, Corrado e Paolo,
    io sono sicuro che mi crocifiggerebbero. Sono anche altrettanto convinto che e’ un dato di fatto. Comunque, anche io non voglio scatenare polemiche, ma solo ribadire la mia opinione in merito, che in fondo e’ la seguente:

    1 – penso che sia giusto che in una riunione del consorzio del Brunello (che e’ una associazione di aziende che hanno scopo di lucro e non un ente di beneficenza o una fondazione) sia sacrosanto che si voti per il peso dell’azienda e non con un voto capitario. Il fatto che questo consorzio sia uno di quelli con il maggior numero di aderenti significa che ha delle regole che in fondo funzionano. Provate a chiedete a un azionista di una banca popolare in Italia (voto capitario) che cosa pensa della sistema di governo della banca.

    2 – ipotizzando di chiedere una maggioranza qualificata (che ne so, 66%, 75%), credo che se c’e’ un consenso su un cambiamento da apportare al disciplinare poco importa se sia una legge o un regolamento. Il disciplinare e’ l’insieme delle regole che i suoi produttori si danno, sancito da una legge. Se a un certo punto, ritengono che il vino venga piu’ buono con altre regole, non vedo questo grande problema. Non stiamo parlando di allargamenti delle aree o cose che possano andare contro l’interesse pubblico, mi sembra.

    3 – Io non ho una idea specifica sul Brunello. Quello che noto, a livello mondiale, e’ che una denominazione monovitigno si assegna con l’85% di quel vitigno, non con il 100%. Cosi’ come per l’annata (vedi Champagne), si parla di 85% per poter definire l’annata nel prodotto. Se la modifica al disciplinare da approvare e’ questa, io non ci vedo nessun dramma.

    4 – Io credo che Castello Banfi, nel corso degli ultimi anni, abbia pesantemente investito nel Brunello e abbia contribuito a farlo conoscere nel mondo. Di questo ne hanno beneficiato tutti. Chiaramente Banfi ha fatto un investimento per la sua comunicazione, ma ha indubbiamente promosso il prodotto. Credo sia un dato di fatto. Poi, se Banfi non ha rispettato le regole del disciplinare e’ tutto un altro paio di maniche.

    Detto questo vi auguro una buona serata!

    bacca

  17. @Emiliano Brunori. Immagino la reazione dei produttori in tal circostanza: nessuna.
    Davanti ai grandi nomi, davanti a tutto quello che rappresenta il non vil denaro, o il potere, o che è probabilmente sostenuto dal potere, silenzio, silenzio assoluto. Così fan tutti, o quasi.

  18. @ Marco Baccaglio: a mischiare portafoglio e democrazia si rischia di brutto, di solito. Comunque la doppia maggioranza e´il solo sistema che protegge i piccoli dai grandi. Sia la ponderale, che la uninominale lasciano sempre qualcuno scontento quando non sopraffatto.

    Su Rivella ed il debito di riconoscenza: Rivella non consigliava ai fratelli di Mariani di investire in Montalcino se il distretto non fosse giá stato qualitativamente interessante e non ne avesse visto le
    enormi possibilitá di sviluppo. Cioé é nato prima l’ uovo o Rivella ? A me sembra l’ uovo. Che poi i volumi e le reti distributive della Banfi abbiano fatto da traino ed apripista al nome Brunello é fuor di dubbio. Ma una certa gratitudine, storicamente dovuta, non e´certo una delega a fare e disfare a piacimento.

    La magistratura ancora non si é pronunciata. Quindi tecnicamente il Consorzio non avrebbe alcun bisogno di cambiare nulla. La mia paura é che se lo fa é perché é consapevole che esista un forte numero di aziende che hanno trasgredito la legge. Come pure si evince da una semplice analisi dell’ invito diramato ai Soci. (vedi mio post precedente).

    Non dico quanto sopra con intenti moralistici ma mi sembra strano tutto questo affannarsi se le eventuali mancanze sono come piu´volte affermato periferali e di scarso rilievo percentuale. In questa luce é indicativo che pochissime aziende abbiano sentito il bisogno di dichiararsi ligie al disciplinare.
    Non sto pensando (solo) alla lista su questo blog ma in genere e giá dall’ inizio dell’affaire.

  19. Sono anni che mi sgolo sul problema della rappresentativita’ a livello dei consorzi, e ora finalmente vedo che si tocca con mano qual’e’ la portata del problema.
    Sarei d’accordo con Marco Baccaglio sul fatto che il sistema di votazione ponderale, cioe’ a seconda delle dimensioni, sia un metodo giusto per un ente privato, un club del tennis, una banca, ecc. Qui c’e’ solo un punto che qualcuno non coglie o non vuole cogliere: i Consorzi di Tutela nascono come associazioni volontarie, il che vuol dire che se non ti sta bene quello che fanno te ne esci e fai come ti pare. A questo punto va bene qualunque norma, persino che sia dia il voto doppio a chi ha gli occhi azzurri o i capelli biondi. La distorsione sta pero’ nel fatto che queste associazioni volontarie sono state di fatto equiparate ad enti di diritto pubblico con la normativa orga omnes. Tradotto in italiano, questi tipi di Consorzi (come quello di Montalcino, o il Morellino o molti altri) hanno poteri anche sui NON soci. E parlo di poteri forti, come quello di effettuare controlli in azienda, acquisire documenti sensibili, rilasciare certificazioni essenziali, ecc.
    E a questo punto che crolla l’assunto della rappresentanza com’e’ ora, che andava bene finche’ erano club, ma non va bene ora che sono Istituzioni.
    Delle due, l’una: o si crea un sistema di rappresentanza con garanzie di democraticita’ plebiscitaria, almeno per le questioni piu’ sensibili, oppure si danno questi poteri agli enti pubblici, come l’ICQ meglio noto come repressioni frodi. Ed e’ quest’ultima la strada migliore a mio avviso.
    Senza contare che le regole per le ammissioni a socio, e sopratutto quelle per le elezioni del consiglio di amministrazione sono a volte clamorosamente arbitrarie e strumentali al perseguimento di fini a favore dei pochi che contano.
    E se i consorzi a questo punto non sono case di vetro, si vedono i risultati.

  20. In ogni caso, per riprendere quello che diceva Corrado Dottori, i Consorzi hanno il potere di chiedere una modifica al disciplinare, e naturalmente la loro opionione ha molto peso, ma la parola finale spetta di fatto al Ministero, che promulga il decreto dopo avere sentito il pronunciamento di varie voci, tra le quali il Comitato Vini. Per cui la cosa non e’ cosi’ automatica, proprio perche’ la denominazione e’ un bene collettivo.

  21. @Giorgia ma non solo

    Le aziende, piccole, medie o grandi, che hanno fatto la storia della qualità del Brunello, saranno rappresentate da persone più combattive di quelle che immagina lei.

    Non credo si debba pensare a una grande azienda come un potente mostro in cerca di solo profitto, né che una piccola azienda sia solo un covo di poveri romantici poeti: in vigna, e poi in cantina, si lavora e si suda tutti parecchio e col tempo, se si combatte e si punta alla qualità, si ottengono buoni risultati, grandi o piccoli che siano, vendendo i propri milioni o migliaia di bottiglie: questo lo vogliono giustamente tutti i produttori (tutti gli imprenditori), ne sono sicuro ed è banale.

    La vera differenza tra un Banfi e un Salicutti non è nel lavoro profuso, non è nella ricerca del ritorno economico e forse, lo vedremo, nemmeno nell’onestà.

    La vera differenza sta nella ricerca dell’essenza qualitativa di un prodotto di territorio: è l’unicità del Brunello e del suo terroir, è la sua diversità dagli altri vini ad averlo reso importante, perché la piacevolezza ce la può dare anche un succo di mirtilli con dentro un goccio di grappa (hic!).

    Sta qui il nocciuolo della questione per chi ama il vino e lo beve con passione e curiosità, tutto il resto, analisi di mercato, indagini della magistratura, presenza o meno sulle guide, è noia.

    Se il Consorzio vorrà, il disciplinare sarà cambiato ed elasticizzato, ma sono certo che così facendo avremo in futuro un’etichetta che nasconderà sempre più solo un vino di qualità molto costoso, molto profumato, molto morbido, ma omogeneizzato, senza profondità, senza storia, e soprattutto senza passione.

    E se noi italiani perdiamo la passione, siamo finiti.

  22. @ Marco Baccaglio

    Guarda cerchiamo di informarci prima di parlare ed attribuire meriti a casaccio.
    I Mariani bros fecero il loro investimento a Montalcino con il solo intento di produrre un vino dolce frizzante da uve moscato!!!! Come già facevano nel nord Italia. Addirittura cercarono di far espiantare sangiovese a favore del moscato ad altri produttori, per poi comprargli le uve!!
    Poi si sono accorsero di avere un gioello, cioè le vecchie vigne di poggio alle mura, e dirottarono sul Brunello.
    Quindi occhio!

  23. Segnalo una brutta situazione…

    tratto da http://www.cia.it > 16 ottobre 2008


    Il Consorzio Agrario ( ndr Siena ), dopo aver accettato nei mesi scorsi l’adesione della Coldiretti, ha respinto, invece, sia quelle della Cia che della Confagricoltura e disdetto quelle di Confcooperative e Lega Coop. Decisioni prese senza alcuna motivazione se non quella di rispettare i diktat della Coldiretti. «E’ così – aggiunge il presidente della Cia Toscana – ci troviamo in pieno regime di monopolio. E ciò contrasta con l’esigenza, più volte da noi evidenziata, di unità del mondo agricolo, soprattutto in un momento in cui il settore vive una delle fasi più difficili della sua storia recente».

    Mala tempora, mala mores…

    Gianni “Morgan” Usai

  24. Sono, al solito, molto d’accordo con Gianpaolo. Per meglio precisare:
    1-personalmente sarei per l’abolizione di qualsiasi regola “pubblica” (nel senso di cogente) e la liberalizzazione di qualsiasi regola “privata” (nel senso di facoltativa).
    2-Se proprio si deve legiferare e regolamentare, che almeno questo sia fatto da un organismo al di sopra degli interessi corporativi: il potere di controllo dato ai consorzi e’ una vera aberrazione, dal momento che equivale a dare i poteri di controllo ai controllandi.
    A cose normali, cioe’ quando i controllori e i controllati sono persone ed entita’ diverse, gia’ si hanno problemi, riassumibili con il classico Quis custodiet ipsos custodes? Immaginiamoci quando le due parti coincidono.

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