Ma se le Borse crollano che fine faranno i nostri grandi vini?

Se la crisi impazza ha ancora senso accapigliarci su Brunello al Merlot e guide dei vini?

Le borse affondano, la crisi impazza, sempre più commentatori, autorevoli, si spingono a parlare non di crescita zero, ma di quella parola incubo che é recessione.
Con questi chiari di luna, con queste prospettive inquietanti, per noi, per i nostri figli, per le generazioni future, mi viene da chiedermi se abbia ancora senso o non sia un po’ ozioso e accademico, autoreferenziale, continuare a dibattere, come stiamo facendo con grande passione, di disciplinari del Brunello di Montalcino, di Sangiovese e Merlot, di guide autorevoli o da ignorare, di barrique, concentratore e sentori minerali nei vini.
Domanda, ma con questa economia che anche senza indulgere ad allarmismi come c’invita a fare il presidente della Repubblica, e limitandoci a rappresentare con senso di misura una situazione ”pesante che presenta rischi per tutti, anche per l’Italia”, perde drammaticamente colpi giorno dopo giorno, ci saranno ancora soldi, a Milano, Roma, New York, Tokyo, Berlino, Mosca, San Francisco, Londra, per comprare Brunello, Barolo, Barbaresco, le costose gemme, i simboli della nostra produzione vinicola?
Perché fino ad ora i grandi vini li ha tenuti su l’export, ma se dovesse mancare quello, che fine farebbero, e chi li acquisterebbe (e berrebbe)? Prospettive inquietanti, ma cominciamo a pensarci, potrebbero essere ragionamenti meno da Cassandra di quanto possano apparire oggi…

53 pensieri su “Ma se le Borse crollano che fine faranno i nostri grandi vini?

  1. mercoledì da pandolfini alla leopolda post espresso un pò di bottiglie in saldo c’erano.

    sassicaia 2000 65 euro/bott
    cheval blanc 1947 a 3mila euro
    cassa 12 bott Romaneè conti mista 2005 a 21mila euro
    maragaux 1998 a 120 euro a bottiglia

    insomma roba da recessione…

  2. Fermo restando quanto sia sacrosanto porsi dubbi e domande come le tue, non credo affatto che sia ozioso, nè tantomeno accademico, dibattere e continuare ad occuparsi di ciò che si sa fare meglio. Il modo migliore, a mio avviso, per evitare di aggiungere pesi ad una scialuppa in acque procellose, è che chi possiede delle capacità, o delle specifiche competenze continui ad esercitarle ed a condividerle. Se la nave è in pericolo non è certo perchè i passeggeri ballano, forse lo stava facendo il comandante. Ciao.

  3. Il problema non è la recessione, che sicuramente farebbe male, ma il fatto che dagli errori passati non si impara mai. E’ il sistema che vacilla, l’illusione che producendo di più si risolvano i problemi è pura cecità. Non c’è trasmissione dove qualcuno si metta a sentenziare che gli stipendi sono bassi perché si produce troppo poco. Possibile che nessuno ha il coraggio di dire che la torta è sempre quella ed è divisa in parti sempre più profondamente disuguali, con le conseguenze che vediamo ogni giorno che usciamo di casa.
    Poi c’è l’imbecillità tutta italiana di far finta di niente, di preferire indebitarsi pur di avere il Suv, l’iphone e quant’altro, il non voler rinunciare a nulla a costo di rimanere in mutande e senza più l’occorrente per vivere.
    C’è la convinzione che chi governa debba risolvere tutto da solo e che la monnezza che noi produciamo debba essere smaltita dove non ci da fastidio.
    Mancano le basi per poter risolvere la questione, le fondamenta sono tutte da costruire e, soprattutto, nessuno ha chiaro che vanno rivisti tutti i parametri con cui abbiamo costruito questa realtà. Lo sbilancio è la prassi. Ma il discorso è troppo lungo…

  4. Parafrasando una pubblicità mi viene da dire: toglietemi tutto, ma non il mio Brunello.
    In tempi di crisi forse noi comuni mortali staremo un po’ più attenti a spendere in bottiglie troppo costose, ma mi viene da pensare che chi si permette di spendere centinaia di euro per 750 cl di vino (pur eccelso) continuerà a farlo. Chi mi preoccupa è invece la “Sciùra Maria”, che se prima spendeva 5-10 euro per un vino decente, temo ora ricorrerà al barberaccio in bottiglione.
    Mi viene anche di chiedermi: quanto sono giustificati i prezzi di certi vini? Ovvero, quanto VALE davvero il vino?
    Ho messo un dito nella piaga??

  5. I grandi vini avranno sempre mercato perchè i beni di lusso non subiranno recessione, fuori un americano arriva un russo, via un tedesco ecco che compare un brasiliano.

    Soffriranno, eccome, i vini nella fascia media.

    Nessun problema per quelli di fascia bassa, la grande ditribuzione gli tirerà il collo e così per la gioia della massa ci saranno offerte di tantissimi vini a 2-3 Euro. Che poi il contenuto di tali bottiglie sia schifezza o nocivo poco importa.

  6. scusate, ma a me una donna che dice “toglietemi tutto, ma non il mio Brunello” causa una certa reazione, beh, non so se mi spiego… Una bella donna senza null’altro ma con una bottiglia di Brunello (di quelli giusti), uhm che prospettiva allettante…

  7. L’economia di carta esiste da un pezzo. Solo che la globalizzazione ha spazzato via anche i sottili diaframmi che, separarando i sistemi tra loro, potevano fungere da almeno parziale ammortizzatore. Quindi adesso le cicliche (la storia non ha evidentemente insegnato nulla) crisi, frutto di un sistema tanto drogato da essere assuefatto, arrivano e come onde inarrestabili spazzano da un lato all’altro la scena, travolgendo tutto e tutti. Del resto, solo in tempi recenti è stato gabellato come verità il messaggio secondo il quale ocnsumare è un bene. Ai miei tempi, e non parlo della Grande Guerra, risparmiare era un bene e consumare un male, la sobrietà una virtù e l’ostentazione un difetto da parvenù. Ora pare tutto il contrario. La roba sembra fatta per essere consumata il più in fretta possibile, anzichè durare. e il “consumatore” (odiosa parola che evoca proprio l’uso usuranre e acefalo delle cose) imperversa, vittima e carnefice al tempo stesso. La crescita? Solo una società ottusa può vivere nell’utopia di una crescita indefinita. Io in tal senso mi pongo agli antipodi: W la decrescita, W Serge Latouche, W la sobrietà, W il ridimensionamento, W il realismo, W le crisi che fanno strame della superficialità imperante. Vabbene, l’ho detto, pazienza. I nostri grandi vini resteranno tali, costeranno un po’ meno, se ne faranno di meno, se ne straparlerà di meno (ottima cosa), ci sarà meno marketing, meno pr, meno fuffa e meno tutto. Di vino e del resto. Come diceva Montanelli: era ora!
    Eh? Qualcuno dice che se il sistema crolla anche il mio stipendio potrebbe dissolversi? A parte il fatto che non ho uno stipendio, ma se il mio stipendio deve servire solo a pagare consumi drogati in misura proporzionale all’aumento degli emolumenti, a che serve uno stipendio? Resto povero in canna e alla fine del mese non ci arriverò lo stesso, esattamente come faccio adesso. Con la differenza che vivrò in un mondo meno virtuale e “di carta” di questo.
    Saluti,

    Stefano Tesi
    Saluti,

    Stefano

  8. Cari Amici,
    come potrete vedere dalla citazione del Corsera, il Brunello è già stato retrocesso – da Barclays Bank – a sughetto…
    Nei calici c’era altro…!
    Gianni “Morgan” Usai
    L’ECONOMIA MONDIALE CROLLA E BARCLAYS SGAVAZZA A CERNOBBIO
    Gianni Santucci per “il Corriere della Sera”
    Gli ospiti hanno gustato ravioli con ripieno di limone e ricotta in salsa di burro e agrumi; filetto al Brunello; sfogliatina di mele con mousse all’arancia e cioccolato amaro. Nei calici, Greco di Tufo Mastroberardino e Chianti classico.
    leggi: http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2008101010813029-1

  9. Sono d’accordo completamente con Stefano Tesi. Aggiungo che probabilmente assisteremo al fatto che molte aziende vinicole, che hanno speso e spanto molto più di quanto il buon senso contadino avrebbe consigliato, accumulando così enormi debiti, potrebbero lasciare il posto a chi con moderazione e giudizio l’agricoltura la conosce e la vive. Tempi duri per tutti, ma più duri per chi ha considerato il vino solo un business.

  10. E ora spieghiamolo anche a Rivella, che forse non se n’è accorto.
    A proposito, arriva un’altra riunione per votare le modifiche ai disciplinari di Montalcino, questa volta però è “istituzionale”.

  11. Dalle parole di Tesi si trae l’impressione che egli ritenga le crisi economiche frutto dell’insipienza degli uomini: poiche’ sono cicliche ne deriva che la storia non abbia insegnato nulla. Curioso perche’ proprio la ciclicita’ delle crisi dovrebbe far ritenere che esse siano inerenti al funzionamento stesso del sistema economico in cui viviamo e che nessuna buona volonta’ degli uomini potrebbe evitarle.

    Il fatto di essere in faccia a una grave crisi finanziaria mondiale (che poi in Italia, organismo gia’ seriamente compromesso, diventa vera e propria recessione economica in senso tecnico) non solo non rende oziose le discettazioni su come fare o non fare i vini fin qui considerati punta di diamante del comparto nazionale, ma renderebbe al contrario altamente raccomandabile estenderle al campo di tutti i vini nazionali: sempre piu’ diventera’ una questione di vita o di morte economica per il nostro paese produrre eccellenza. Eccellenza -aggiungo- che possa essere riconoscibile e comunicabile come tale attraverso i mille filtri, tutt’altro che benevoli, di una competizione mondiale che si preannuncia ancora piu’ agguerrita, se non altro per il fatto che quando c’e’ meno da spendere si tende a volerlo spendere meglio.

  12. Sono perplesso signor Giuliani…esiste una categoria di mezzo tra l’imbecillità tutta italiana e la convinzione che chi governa debba risolvere il tutto, e questa categoria siete proprio voi giornalisti…., ma senza parlare di politica, anche se il concetto è il medesimo:
    “Possibile che nessuno abbia il coraggio”, …”Mancano le basi…”…scrive giustamente lei; io però c’ero, i Brunelli oggi incrimanati, le cantine oggi messe al muro le ho viste portate alla luce della ribalta proprio da voi giornalisti, premiate, grappolate, bicchierate e cazzilli vari…, ma non ne ho ancora sentito un giornalista fare il mea culpa…dire, che ne sò, che ha preso una cantonata a glorificare quel vino piuttosto che quel produttore…
    Forse non l’ho sentito io…forse…

  13. Io ritengo le crisi economiche frutto anche dell’insipienza umana, nella misura in cui gli uomini si rifiutano o sono incapaci di coglierne la ciclicità, prevendendole e traendo dai fatti le conseguenze che il buon senso dovrebbe suggerire. Anche la malaria è endemica di certe zone del mondo, ma ciò non mi impedisce di prevenirla e/o di limitare i rischi con un’opportuna profilassi.
    Quanto alle affermazioni un po’ semplicistiche di Guerrini, mi pare che lei con troppa disinvoltura e forse poca familiarità con l’ambiente giornalistico tenda a fare di ogni erba un fascio: guardi che parecchi di quelli che ora, come lei, sono ad aspettare i mea culpa di tanti distributori di grappoli, stelline, bicchieri e altro sono proprio giornalisti.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  14. Che goduria questo blog!!! Mi fa sentire meno imbecille di quanto io non mi sia sentita fino a ieri, quando cianciando con amici e conoscenti (soprattutto conoscenti: cerchiamo, con la crisi, di ridimensionare anche i rapporti umani o disumani che siano) dicevo che il cosiddetto sviluppo (magari ‘sostenibile’)è insostenibile.
    Mi fa sentire meno ‘mosca nel latte’, come quando ho affermato che non di numeri si può parlare in questo nostro paese, ma di qualità (parola logora ma necessaria), anzi di eccellenza.
    Che se non ci si sforza qui da noi – che avremmo tutto per eccellere – di dare il meglio al mondo arruffone che ci sovrasta, chi altri dovrebbe farlo?
    Mi scusi, caro Ziliani, se mi arrotolo un po’ nel dire e scrivere…
    Ma, a parte il citato (da Stefano Tesi) Latouche, che predica benissimo il neo pauperismo, dicendo cose che sarebbe indispensabile condividere, ma che l’ultima volta che l’ho incontrato indossava un soprabitino da ottomilaeuro (“ma come fa a saperlo” “Eh lo so, lo so!”), tutto ciò che ho letto, negli interventi qui sopra è così condivisibile da essere parte indispensabile della compilation per il nostro futuro. A parte l’assimilazione a giornalisti di cialtroni che inquinano mestiere e professione.
    La crisi? Non ci esime dalla necessità di correttezza, di cui tutti sentiamo ormai un profondo bisogno.
    Il vino? Solo i disfattisti possono immaginare che la crisi dia la patente per lasciarsi andare a farlo alla basta che sia…
    I nostri stili di vita? Concordo con Tesi e con Latouche (cappotto a parte).
    Insomma, l’ho già scritto qui, in passato: meno male che c’è il sciur Ziliani che apre queste tribune, e non solo i “giornalisti” da virgolettare, che con il giornalismo han proprio poco a che fare e che più che altro sono compilatori di cataloghi pubblicitari, e per di più semi-analfabeti; lasciatelo scrivere a una che un po’ se ne intende.

  15. Condivido le affermazioni dell’amico Cintolesi.
    Mi sa però che sarà dura…

    L’eccellenza si può avere solo se tutto è a registro altrimenti chi non funziona durante le vacche grasse al minimo vento và all’aria senza requiem…

    Per Stefano Tesi.

    Caro Stefano,
    l’insipienza può anche voler dire l’impossibilità di poter fare qualcosa, considerato che ci sono cose e situazioni che ti passano sulla testa e che magari sono già decise oltreOceano…

    Ci vai tu a redimere gli affamati di denaro agli Hamptons, a Kennebunkport o a Martha’s Vineyard…?

    Gianni “Morgan” Usai

  16. @Guerrini
    mi scusi ma lei pensa che IO dovrei fare mea culpa? Sa forse qual è stato il mio giudizio sui “quei” brunelli negli anni passati? Se ho scritto quello che ho scritto è perché sono fra quelli che ha sempre fatto notare come “quei” Brunelli stridessero fortemente. Perché dovrei fare mea culpa?

  17. Credevo di essere uno dei pochi pazzi in rete che inneggiava a Latouche. Vedo che Stefano Tesi lo fa apertamente in un commento.
    Da sottoscrivere il commento lucido, come al solito, di Roberto Giuliani. Il guaio è che la torta non è nemmeno sempre quella. O meglio, la torta è per il 60% reale, per il 40% non esiste. E ora ci costringono, con queste nuove soluzioni da adottare dopo l’incontro del G7, a pagare per quel 40% che si sta assottigliando, ma che di fatto non esiste.
    Dovrebbe essere chiaro anche ai polli che l’economia viaggia su 3 livelli e che quello “liquido” (per dirlo alla Baumann) o “di carta” come l’ha chiamato Tesi, è già di per sé soverchiante le reali risorse. Se poi quello virtuale, delle banche, delle azioni di borsa, degli hedge funds, dei derivati ecc ecc vive con un soverchio del 40% della ricchezza reale, allora è chiaro che una crisetta di tanto in tanto ci vuole, appunto per far accentrare quanto meno quei restanti 4 “liquidi” in poche mani, fino a giungere al possesso totale delle ricchezze reali.
    Stiamo molto attenti, perché lo scopo è quello.

  18. ma finiamola di parlare solo di Brunello,in ITalia esistono vini di gran lunga superiori e autentici che hanno il sapore dell’uva.I nodi prima o poi vengono al pettine,………non si può vivere a lungo di solo marketing, di giornalisti o riviste di settore di parte…….occorre avere anche la sostanza.
    Il vero problema è il vitigno italia… è utile per tutti produrre vini di qualità con un giusto prezzo,unica soluzione per combattere la crisi e la concorrenza.per certi versi sono felice per quanto accaduto al brunello.é inconcepibbile la speculazione messa in atto da alcuni produttori,che mettevano sul mercato bottiglie a prezzi esorbitanti.Tutto ciò che velocemente sale , necessariamente prima o poi deve cadere………cosi diceva un vecchia canzone spagnola.

  19. Non mi riferivo assolutamente, signor Giuliani, a Lei; ho parlato di “Voi giornalisti” nel senso di categoria di appartenenza. Lungi da me di pensare che lei debba fare il mea culpa, penso che l’equilibrio che da sempre caratterizza i suoi interventi faccia parte di un uomo attento e riflessivo, lontano dal clamore mediatico che ho citato: bicchierini vari, soli sparsi e giudizi espressi…
    L’intervento voleva essere lo spunto perchè i giornalisti attivi in questo Blog, padrone di casa compreso, facessero un’analisi introspettiva delle responsabilità della categoria, una sorta di autocritica.
    Se è vero, come scrive, che non impariamo mai dagli errori del passato è solo perché non analizziamo il problema nella sua storicità, alla radice, quella più intima e profonda però. Fare adesso un’analisi così complessa significherebbe scrivere pagine e pagine di pura retorica, cercherò quindi di riassumere il concetto sottolineando come il discorso guide abbia svolto un ruolo importante in tutto questo chiudendo troppo spesso uno, o anche due occhi o affidando a chi fino al giorno prima scriveva di biancheria intima il compito di recensire e giudicare, pubblicando articoli pomposi su quella o quell’altra zona, articoli seguiti , guarda caso, dalla pubblicità (dannata pubblicità!)di un’azienda che per pura magia produce vino, guarda caso, proprio in quella zona….potremmo fare milioni di esempi, ma il concetto è che le guide, gli articoli patinati, e le pubblicità non le ho scritte io, neppure lei probabilmente, ma di sicuro un giornalista, categoria, quest’ultima a cui molti di voi appartengono…
    E mi sembra troppo semplice e riduttivo, anche troppo comodo forse , signora Rangoni, sostenere che esistono giornalisti e giornalisti: per fortuna dico io, ma non si sta, se sono riuscito a spiegarmi, puntando il dito verso qualcuno, semplicemente volevo stimolare un maggior senso di responsabilità di una categoria…di cui io non faccio parte…

  20. @ Mirko: lei scrive: “l’intervento voleva essere lo spunto perchè i giornalisti attivi in questo Blog, padrone di casa compreso, facessero un’analisi introspettiva delle responsabilità della categoria, una sorta di autocritica”. E perché mai il sottoscritto, che ha sempre combattuto apertamente le cose che lei sottolinea, dovrebbe fare autocritica? Mi sa che sbaglia completamente bersaglio, io scheletri nell’armadio non ne ho…

  21. Buongiorno.
    Signor Nicola, a proposito delle sue idee sul Brunello (non il brunello), si commentano da sole.
    Per quanto riguarda la sua filosofia economica, lo stesso.
    Buona giornata.

  22. Caro Guerrini,
    capisco le sue buone intenzioni ma, come sottolinea Ziliani, ci sono giornalisti che non devono fare alcuna autocritica, essendo essi anzi tra le vittime di certa stampa troppo addomesticabile. Mi pare inoltre che su questo blog, anche con il modesto contributo del sottoscritto, analisi sulla poco feliche situazione della stampa di settore e non se ne siano fatte spesso. Se mi ha letto in precedenza, sa che non sono affatto tenero con la categoria. Non posso però nemmeno far finta di non sapere o vedere che per fare un pactum sceleris ci vuole un complice e che i complici di certi gionalisti sono stati proprio i produttori. Quindi, chi è causa del suo mal…
    Per Usai: non si tratta ovviamente di interferire su decisioni “alte” prese fin troppo sopra la nostra testa, ma solo di essere consapevoli che certe decisioni qualcuno le prende e le applica.
    Per Giorgia: cappotto a parte, appunto, non direi che Latouche predichi il pauperismo, ma piuttosto la versione virtuosa del medesimo che è la sobrietà, ovvero la consapevolezza del valore intrinseco delle cose e quindi capacità di attribuirlo alle stesse. Significa cioè abbassare la soglia del superfluo e dell’inutile.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  23. Cito solo una frase di Nouriel Roubini: se non intervengono seriamente i governi, le manovre stile Paulson si rivelano essere solo socialismo per ricchi.

  24. ..chissà se da ora in poi converrà al produttore (modello,non contadino)”diradare e buttarla giù”l’uva ”non perfetta”prima della raccolta?

  25. caro Francesco come puoi pensare che dei bresciani-franciacortini che investono a Bolgheri e dintorni e fanno i vini (Petra) che fanno, possano avere a cuore un’idea di vini che “rappresentano il territorio”? Faranno sempre dei vini tecnici, senz’anima, banali, senza personalità, come quelli che vengono comodi all’enologo di turno e come dicono che il mercato (ma quale mercato? Quello che non sta dando loro ragione) richiede… Avesse il buon gusto di non ciarlare la Signora Moretti…

  26. carissimo Roberto, basta “giustificarci”! Tu ed io non dobbiamo giustificarci con nessuno, i nostri articoli, che sono anni che scriviamo, sono lì, on line, su siti e blog (nel mio caso sono anche su riviste cartacee), a testimoniare che possiamo andare a testa alta e che l’autocritica non ci tocca. Poi se al signor Guerrini va bene, d’accordo, altrimenti, ma chi se ne frega!

  27. Caro Ziliani,concordo pieneamente con lei,a proposito dei vini non prodotti ma assemblati in cantina dagli enologi.Molto spesso le pratiche enologiche finiscono con produrre vini senza anima,senza personalità.E le posso assicurare che di vini cosi ce ne sono tanti in giro……..anche molto blasonati.

  28. @ Stefano.

    Caro Stefano io sono ben consapevole dei giochi sulla mia testa, gli è che vorrei poter intervenire, magari assestando qualche sassata in fronte a Kissinger ( come sardo ho ancora un vecchio conto da saldare con lui…) o a Cheney…

    Sono invece costretto a “tifare” per i delinquenti della vecchia guardia conservatrice come il ministro della Difesa Usa, Bob Gates, pensa Te…!

    @ Signor Guerrini Mirko.
    Ma che razza di giornalisti ha mai conosciuto Lei?
    Sì vabbè che sono saltate tutte le marcature e Chicco Mentana e Bruno Vespa sono stati citati da Fabrizio Corona come testimoni… però non sono tutti così…
    Io non sono così neanche per un beato c…o!
    E’ sempre fastidioso fare raffronti però io, a Siena, per il dibattito sul Brunello, ci sono arrivato pagando il mio treno ( da Roma a Siena e da Siena a Genova ) e pagandomi un B&B per la notte perchè non avevo piu’ treni per rientrare a casa…
    A Siena – tutti testimoni – non c’era nessun tipo di ospitalità…!
    Anzi secondo me l’ospitalità “pelosa” o meno dovrebbe essere abolita dappertutto.
    Si andrà nei posti perchè è importante e/o interessante altrimenti si dovranno scucire dei baiocchi di tasca propria!
    Ecchecca..o!
    Gianni “Morgan” Usai

  29. Caro Franco
    questa volta un piccolo rimbrotto. Ho letto come segnala Bonfio l’intervista a Francesca Moretti, persona che conosco personalmente da parecchi anni, e mi dispiace che si estrapoli solo una frase per tacciare Francesca di non so quali colpe. Mi sembra che abbia detto delle cose semplici e non così sconvenienti.
    Non capisco poi il tuo modo di trattare i brescian-franciacortini,
    mi piace ricordare che questi Signori ( Berlucchi, Ziliani, Moretti, Zanella etc.) hanno e stanno facendo molto per la Franciacorta. Hanno tracciato una via, pensi veramente che senza questi Signori, potremmo oggi assaggiare, degustare tante buone bollicine di piccoli produttori?
    In alcune occasioni avranno pure sbagliato, ma credo non meritino il tono non piacevolissimo del tuo ultimo intervento.
    Con affetto e stima
    Gianni

  30. caro Gianni (che piacere trovarti come lettore di questo blog!) non ho nulla contro i brescian-franciacortini (anche se tra le persone che indichi e che conosco tutte, ci sono grandissime differenze). Li rispetto quando restano in Franciacorta e fanno, come hanno dimostrato di saper fare egregiamente, gli imprenditori-vignaioli. Quando vanno in trasferta altrove e fanno cantine griffate e producono vini seriali, ripetibili, monotoni, senza radici, senza storia (e a mio avviso anche senza futuro), allora tendo a rispettarli meno e a capire molto meno il loro modus operandi…

  31. Caro Franco,
    capisco che non ti possano piacere le loro cantine, i loro vini, il loro modus operandi come dici tu, ma non mi trovi d’accordo quando parli di non rispetto.
    Se tutto quello che fanno cantine o vini è nel rispetto delle regole e delle leggi, li puoi non comprendere, ma pur sempre rispettare.
    I bari, gli imbroglioni, i fuorilegge non meritano rispetto,
    i produttori che se ne fregano dei disciplinari non meritano rispetto, tutti gli altri e ce ne sono tanti che vivono e operano a modo, meritano e vanno rispettati.
    Ciao a presto
    Gianni

  32. @Gianni Briarava.
    Proprio perchè nell’intervista la signora ha detto cose semplici e non così sconvenienti mi ha colpito quella frase e l’ho estrapolata. Io credo che dietro a quella affermazione ci sia tutta una filosofia produttiva, che io non condivido, ma questo è il meno, che prescinde da quella componente territoriale che oggi sembra essere l’unica possibilità di sopravvivenza e di benessere delle nostre aziende di fronte alla concorrenza internazionale.
    Con grande simpatia.
    Francesco Bonfio

  33. Gianni, come ti ho già detto al telefono concordo con te quando osservi che “I bari, gli imbroglioni, i fuorilegge non meritano rispetto, i produttori che se ne fregano dei disciplinari non meritano rispetto, tutti gli altri e ce ne sono tanti che vivono e operano a modo, meritano e vanno rispettati”. Ma i produttori che fanno cantine glamour griffate come quella di Petra spendendo inutilmente miliardi (che poi alla fine chi paga se non il consumatore?)non possono avere e non hanno certo la mia comprensione e per cui mi ritrovo pertanto nella perplessità espressa dal comune amico Francesco Bonfio

  34. Caro Franco, permettimi ancora una piccola provocazione.
    Se i vini di Petra fossero in assoluto i migliori nelle loro tipologie e rientrassero nel novero dei vini con tipologia a te gradita, la cantina griffata o meno avrebbe ancora rilevante importanza?
    Se i vini di Petra che giudichi seriali, monotoni e ripetibili etc. fossero fatti in una cantina semplice e funzionale, guadagnerebbero qualcosa? Potresti giudicarli in modo diverso da come fai ora?
    Ho parlato di Petra ma il tutto si potrebbe riferire a qualsiasi altra azienda.
    Un abbraccio
    Gianni

  35. i produttori dei vini che piacciono a me e alla stragrande maggioranza dei lettori di questo blog non sprecano tempo, energie e danaro a costruire simili cantine monstre che servono solo a farsi notare, a fare parlare di sé. Non sono investimenti tecnici, ma solo di marketing. Se per assurda ipotesi un produttore di vini che mi piacciono fosse dotato di una cantina griffata come Petra e altre sarebbe un puro caso, perché mi basta pensare a cantine come Case Basse, Giuseppe Mascarello, Giuseppe Rinaldi, Bartolo Mascarello, Giacomo Conterno, Cavallotto, Massolino, Biondi Santi, Il Colle, Gianni Brunelli, Brezza, Brovia, Elio Grasso, ecc. (potrei continuare) per accorgermi che da loro non c’é alcuno sfarzo e che la cantina resta solo un luogo di lavoro, non uno specchio per allodole (anche giornalisti). Se i vini di Petra, che confermo per me essere “seriali, monotoni e ripetibili etc. fossero fatti in una cantina semplice e funzionale” resterebbero quello che sono, e non li giudicherei in modo diverso. L’abito non fa il monaco e le cantine “fighette”, modaiole e griffate non determinano, per me, la qualità di un vino e l’importanza di un produttore.

  36. Non avevo dubbi sulla risposta e ripeto era solo una provocazione. Sai benissimo che anche per me non è importante il contenitore ma il contenuto e non parlo solo di vino.
    Preparati per settimana prossima, perchè io e altri amici ti stiamo organizzando
    una bevuta esagerata e sicuramente ti faremo ricredere sui vini bresciani.
    Ciao
    Gianni

  37. Signor Ziliani,
    perchè non facciamo diventare una cantina anche il Guggenheim di Bilbao…?

    Magari a Montalcino dovranno vendere qualcuna di quelle tante Ferrari in garage… però vuol mettere il peso della Cultura…in alluminio?

    Gianni “Morgan” Usai

  38. Per risollevare le sorti del vino italiano la soluzione sarebbe quella di riempire di vini le cantine dell’ambasciatore americano a roma?? ne siamo sicuri?? immagino saranno omaggiate dalle aziende (guarda un po’ quelle + in discussione) o sbaglio?

    Beh se vorranno risollevare le sorti dei vini in italia dovranno riempirne di cantine di ristoranti ed enoteche (alle stesse condizioni di pagamento…!!)
    … ma di vini buoni!

    Immagino che ora tutte le aziende che hanno partecipato a questa iniziativa andranno a raccontare a tutti i clienti che loro hanno il vino nelle cantine dell’ambasciatore americano… per darsi prestigio e vendere le altre loro bottiglie, anche questo è marketing!! purtoppo. Solo che se io chiedo una campionatura per visionare e assaggiare i loro prodotti prima di un’ordine dei loro vini, il loro rappresentante mi ride in faccia e risponde ma sono i vini di… fatti dall’enologo …. ! Ma io pago il vino non la sua immagine.

    Andrea

  39. Mi sto appassionando più che per una telenovela. Ogni giorno, spesso in pausa pranzo, rinuncio al Tg per fiondarmi al computer e gustarmi la nuova puntata. Come tutti, vorrei sempre il lieto fine e vedere i giornalisti “accusati” lo guasta un pò;lo rende amaro come certi vini,stò finale. Pongo due riflessionidomande,se è lecito:
    La prima: Non è che ai giornalisti si possa imputare di avere “libere opinioni”. Non più,almeno, di quanto si possa accusare un cinese di avere gli occhi a mandorla. Non và dimenticato che è proprio il lettore ad accreditarlo. Il giornalista cronista riporta i fatti,mentre il giornalista-opinionista altro non fà che interpretare gli stessi. In entrambi i casi, comunque, è sempre il lettore che gli conferisce lo status. Come? Acquistando, fruendo, e leggendo i media che li ospitano. Personalmente, nell’approccio al pensiero altrui, non cerco conferme del mio, e nemmeno i punti di frizione, sono molto più interessato a capire se questo pensiero può arricchire il mio. Perciò non capisco, e non condiviso, ovviamente, perchè si debbano chiedere dei “mea-culpa”. La seconda: sul Brunello. é stato detto di tutto e di più e probabilmente me ne sono perso un tot. Ma, a parte che essere ingannati non piace a nessuno, il Brunello non è meno buono o più buono di prima, non è più espressione di un “terroir” o meno di prima. Non voglio farmi interprete di nessun altro al di fuori di me stesso ma, francamente, ne ho bevuti un quid prima e ne continuerò a bere un quid dopo. Continuando a cercare di soddisfare ciò che considero il vero “motore” di questo comparto: la curiosità. Quella di voler provare i vini di cui i giornalisti, i degustatori, con le loro schede più o meno poetiche, più o meno tecniche, me ne faranno venir voglia. Ma voglio essere informato se qualcuno vuole ingannarmi,(non intossicato)magari poi il suo vino lo vorrò bere ugualmente. In fondo, a pensarci, bene, possiedo l’arma più potente: la scelta. Saluti a tutti.

  40. Caro Franco,
    un post che dal mio punto di vista non aggiunge nulla a quanto ci siamo già detti. Ci sono tantissime cose nella vita che ci possono piacere o meno, ci sono modi di fare e operare che possono essere condivisi o meno, ci sono persone che possono esserci più o meno simpatiche ma come dice giustamente il Sig. Solaroli la scelta è la nostra arma migliore.
    Continuo comunque ad affermare con forza che ci debba essere onestà e rispetto
    nei confronti di tutto e tutti.
    Potrei forse rispettarti meno solo per il fatto che sei ( purtroppo ) interista e che di calcio mastichi poco?
    Con affetto
    Gianni

  41. Gianni, potrei rispettarti meno solo se mi ricordassi che anche se sei anche un bravo ristoratore, un amico e che di vino mastichi un po’ (mica tanto per la verità…) resti ugualmente un malefico gobbaccio juventino. E tutto nella vita posso sopportare, tranne i sostenitori della (cosiddetta) “Vecchia Signora”…

  42. Vi rugava ieri, vi ruga oggi, vi rugherà sempre perchè anche se non riuscite ad ammetterlo, vi abbiamo martellato sempre e, solo oggi, dopo decenni di oblio rialzate un pò la testuccia.
    E senti questa previsione, ancora per poco.
    Una volta la Juve una volta il Milan ( dentigno gol ), una volta la Roma non avrete vita facile.
    Bianconero sempre, a presto
    Gianni

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