Nuove tecniche per annunciare un dibattito: scriverne a dibattito avvenuto!

Istruttive riflessioni da un articolo di Focus Wine (Unione Italiana Vini)

Nel post pubblicato ieri (leggi qui), riferito ai colpi bassi ricevuti da Ezio Rivella nel corso del dibattito sul Brunello di Montalcino di venerdì scorso a Siena, avevo sottolineato la stranezza dell’atteggiamento del Corriere Vinicolo, settimanale edito dall’Unione Italiana Vini, associazione di cui Rivella è stato a lungo presidente, che non aveva pubblicato, come è invece solito fare con analoghi incontri, una sola riga di presentazione e annuncio del dibattito di venerdì, “ignorato completamente, come sul sito Internet Focus wine”.
Avevo poi ricordato che “Rivella, signorilmente, lo riconosco, prese le mie “difese”, allorché alcuni noti e potenti produttori toscani, veneti e siciliani membri dell’U.I.V. (magari gli stessi che oggi mi vedono come il fumo negli occhi e magari pensano che io non debba più scrivere sul C.V…) avevano chiesto la mia testa e preteso che cessasse la mia collaborazione al settimanale”.
Mi era apparso chiarissimo che Qualcuno o più d’uno avesse preteso, da parte del direttore Marco Mancini, al quale fatico molto a confermare la mia stima e amicizia, che credevo cementata da anni di collaborazione al C.V., il silenzio sul dibattito di venerdì, perché quanto vado scrivendo da mesi su questo blog, e altrove, aveva infastidito (eufemismo) qualche potente maggiorente toscano dell’U.I.V. Pace amen, mi ero detto, ognuno fa le figure che crede…
Leggo oggi, sull’agenzia di stampa quotidiana Web del Corriere Vinicolo, quel Focus Wine.it di cui sono stato regolare collaboratore e per il quale, in passato, ho redatto svariati annunci e anticipazioni di dibattiti come quello svoltosi a Siena venerdì, che finalmente hanno pensato di “annunciare” il faccia a faccia, ma alcuni giorni dopo che si è svolto, con un articolo, firmato dal collega Andrea Gabbrielli, animatore e firmatario dell’Appello sul vino, il mercato e l’enologia del terzo millennio (leggi qui il testo completo dell’Appello e qui la mia intervista a Gabbrielli), intitolato “All’aula magna dell’Università di Siena Il Brunello oggi e domani  Dibattito Rivella vs Ziliani”.
Non voglio entrare nel merito del commento di Gabbrielli (che non era presente a Siena e si è basato solo sulla visione della registrazione del dibattito. Domanda: non era possibile inviare a Siena uno dei tanti collaboratori che il C.V. ha nell’area fiorentina e chiantigiana?), voglio solo amabilmente far notare all’amico Andrea che il “qualche brutto colpo sotto la cintura che i contendenti si potevano tranquillamente evitare” cui accenna, io mi sono limitato a prenderlo – vedi la precisazione di ieri – e non l’ho certo tirato, limitandomi a difendere in maniera corretta, come mi è stato riconosciuto da tutti, amici e non amici, le mie ragioni. Anzi, le ragioni del Brunello vero, quello che Rivella ed i suoi amici (magari anche qualche potente membro dell’Unione Italiana Vini, di quelli che non tollerano quello che da giornalista indipendente e libero scrivo e continuerò a scrivere) vorrebbero trasformare in altra e ben diversa cosa. Desidero solo replicare alla premessa, in corsivo, opera della redazione di Focus Wine, premessa che recita “Il seguente servizio era stato già da tempo commissionato al nostro collaboratore Gabbrielli e la sua uscita programmata nella giornata di oggi. Quindi nessuna censura da parte nostra, come afferma Ziliani sul suo blog”.
Agli amici (posso ancora chiamarvi così o avete paura o vergogna di riferirvi tali?) della redazione di Focus Wine e del Corriere Vinicolo faccio cortesemente notare che non ho mai fatto uso del termine “censura” che loro, chissà perché?, mi attribuiscono e che mi sono limitato a sottolineare come, nonostante fossero stati informati e avessero ricevuto il comunicato stampa (anche da me), avessero, con decisione che lascio ai lettori di Vino al Vino giudicare, deciso di non annunciare e non scrivere una sola parola prima del dibattito.
Magari e sottolineo il magari “temendo” che a qualche lettore di Focus Wine e a qualche abbonato del C.V. pungesse vaghezza di venire a Siena o di assistere via Web al faccia a faccia…
L’articolo di oggi su Focus Wine, e soprattutto la premessa, che vorrebbe essere polemica, ma è invece spuntata, “quindi nessuna censura da parte nostra, come afferma Ziliani sul suo blog” al commento di Gabbrielli, ci rivelano invece che all’Unione Italiana Vini e nelle redazioni dei giornali, su carta e su Web, che la U.I.V. edita (e di cui posso da oggi considerarmi ufficialmente un ex collaboratore, e non per mia scelta) hanno messo a punto, ed è veramente uno scoop, un’autentica innovazione nel modo di fare informazione:
nuove tecniche per annunciare un dibattito: scriverne ma solo a dibattito avvenuto.
E senza citare (sicuramente sarà stata una dimenticanza…) i siti Internet (quello di Vinarius e quello di Vinix, oltre a questo blog) dove è disponibile la registrazione del faccia a faccia.
Il tutto all’insegna della… completezza dell’informazione, evviva!…

Articolo di Andrea Gabbrielli su Focus Wine.it di oggi

All’aula magna dell’Università di Siena Il Brunello oggi e domani Dibattito Rivella vs Ziliani

Il seguente servizio era stato già da tempo commissionato al nostro collaboratore Gabbrielli e la sua uscita programmata nella giornata di oggi. Quindi nessuna censura da parte nostra, come afferma Ziliani sul suo blog

Siena.
Certo che a prima vista è singolare che il giornalista Franco Ziliani nella disfida con Ezio Rivella sul Brunello di Montalcino, svolta la scorsa settimana nell’aula magna dell’Università di Siena e organizzata dall’associazione delle enoteche Vinarius, si sia fatto affiancare da Teobaldo Cappellano, un piccolo produttore di Barolo in quel di Serralunga d’Alba, noto per il suo Barolo Chinato.
Infatti cosa ci azzecca un barolista con Montalcino e il Brunello, apparentemente non si capisce se non fosse che  Teobaldo Cappellano è anche il presidente del gruppo Vini Veri. E così, chi ha avuto l’opportunità di partecipare al dibattito di persona o oppure seguendolo via Internet,  fin dalle prime battute si è potuto rendere conto che pur dibattendo di Brunello, si parlava d’altro. A scontrarsi infatti non sono state solo due diverse letture della realtà enologica italiana quanto due culture produttive e di mercato, del tutto antitetiche a fronte di un mercato globale sempre più complesso e competitivo.
Quello di Siena è stato un dibattito molto serrato, non senza qualche brutto colpo sotto la cintura che i contendenti si potevano tranquillamente evitare, che ha tenuto inchiodato le circa 150 persone presenti nell’aula magna, in buona parte sostenitori delle tesi di Ziliani, mentre via Web sono stati oltre 10.000 i contatti.
L’aspetto però che più impressiona è che in definitiva, la stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino, si è chiamata fuori e non ha partecipato. Gli stessi contendenti hanno poco a che spartire con la zona. Infatti Rivella da tempo non ha più interessi in Montalcino mentre Vittorio Fiore che l’accompagnava, pur essendo  un enologo di lungo corso, con una grande esperienza di Brunello e in generale di vini toscani di alto profilo, è un libero professionista per non parlare del barolista Cappellano o del giornalista Ziliani che ha dato, ipse dixit, “ un piccolo contributo per far emergere un’evidenza che era sotto gli occhi di tutti”.
Se Rivella da una parte ha proposto di “rendere più elastici i disciplinari “ e Vittorio Fiore ha fatto una precisa disamina della struttura stessa delle Denominazioni di origine ormai obsoleta, Ziliani dall’altra ha replicato affermando che “cambiare l’identità a Brunello significherebbe dire addio a un vino unico nel suo genere trasformandolo in un vino uguale a tanti altri”. Se per Rivella “Il sangiovese è un ottimo telaio che va rifinito e completato perché spesso magro e con poco colore”, per Ziliani “è un grandissimo vitigno simbolo di Montalcino”.
Secondo il sito di Vinarius “da un lato le chiare ma anche arroganti esigenze di un mondo imprenditoriale che ha investito in modo smisurato su un territorio portando avanti un proprio disegno commerciale che ha di fatto condizionato nel bene e nel male tutti quanti i produttori , dall’altro il sogno possibile di una viticultura di territorio a misura d’uomo, dove ogni singolo può e deve puntare all’eccellenza, dove migliaia di bottiglie si fanno si, ma tutti insieme e tutti rispondendo ad una logica superiore a quella del proprio marchio”.
Insomma insulti a parte si sono scontrate due visioni inconciliabili e anche due modelli comunicativi assolutamente alternativi, su cui si tratterà di ragionare se non altro perché in un momento economico-finanziario così difficile mettere in crisi la reputazione del vino italiano non conviene se non agli altri, “paesi terzi” compresi”.

0 pensieri su “Nuove tecniche per annunciare un dibattito: scriverne a dibattito avvenuto!

  1. Francamente più dei silenzi dei suoi colleghi fanno rumore quelli della comunità ilcinese. Favorevoli o contrari al cambio di disciplinare sono tutti d’accordo su una cosa, meno se ne parla meglio è che il vino s’ha da vendere, perbacco.

  2. quello che lei racconta é incredibile e dimostra come sia veramente difficile, quasi impossibile, fare informazione indipendente e libera da condizionamenti oggi in Italia! Per quanto possa contare, le esprimo la mia solidarietà

  3. Caro Franco, sai quanto io sia reticente a bloggare, tuttavia dopo aver letto (trasecolando) le cronache di cui sopra, non posso esimermi dallo scrivere sottolineando che IO C’ERO e che si scrivono delle gran fregnacce in merito all’interessantissimo dibattito. Aggiungo che, come ovviamente sai, c’ero anche alla cena, con te e con Rivella, e con il professor Cutolo con cui s’è parlato del grandissimo Renato Biasutti, etnoantropologo e geografo.
    C’ero: quindi sono un discreto testimone di quanto è successo; ad esempio i cosiddetti colpi sotto la cintura li ha tirati a gamba tesa, e da subito, quel galletto di Rivella, dopo la tua ouverture in punta di forchetta.
    Ne ha tirati talmente tanti, di colpi bassi e con un’aggressività così inusitata (mi hanno detto che non ha interessi da difendere a Montalcino) da farmi dire (quando sono venuta a complimentarmi con entrambi alla fine) caspita Rivella lo sa che lei è proprio un bel galletto!? Ricevendo una battuta molto salace, in risposta, da vero vecchio maschiaccio quale mi pare sia il Cavaliere (‘quel’ cavaliere, l’altro è di tutt’altra pasta).
    Ecco c’ero, e ho potuto respirare l’aria zuppa di tensioni, e non mi è sembrato che tutto fosse bianco o nero, nonostante fossimo a Siena.
    Credo che l’astio che si intravede anche nei commenti a ciò che ha detto Cappellano, che contrariamente a un certo Ziliani era molto pacato; che il rancore che molti ti forniscono gratis; che le colpevolizzazioni striscianti (e di che cosa, poi?), non siano frutto di contrapposizioni tra i cosiddetti giganti del vino e un’altra visione del vino e della terra; tra i puristi e i meticciatori; tra bianchi e negri.
    La ‘cifra’ di tutto è in qualcos’altro, e lo ha molto ben sintetizzato a tavola una gentile e colta signora, quando ha detto che troppa gente non riesce a capire che alcuni si possano battere semplicemente perché credono in qualcosa. Credono e basta. Senza rimborsi, vantaggi, prebende, incrementi di fatturato, ingressi gratis, bambole a disposizione, viaggi premio, regali e regalìe. Niente.

    Se pensiamo a quello che sta accadendo nel mondo in questi giorni, se pensiamo che gli speculatori hanno messo a terra milioni di persone senza pensarci due volte, truffandole (vendite allo scoperto, cioè bidoni!), be’ perché stupirsi dello stupore altrui, dell’altrui scetticismo nei confronti di uno che, senza tutele o appoggi, magari con il caratteraccio da basilisco (ma anche pronto a ‘riconoscere a Rivella l’onestà intellettuale’), porta avanti battaglie da cui non ricava che il resto di niente!
    Chi ti paga, dunque, oh Ziliani!, quale turpe disegno, quale gatta ci cova, eh? Chi crede dunque a Ziliani?
    Pochi, quelli che ti conoscono da tempo, che hanno sperimentato il tuo temperamento, focoso e onesto. Gli editori, qualche editor che ti segue, i giornalisti appassionati che hanno incontrato il tuo rigore sul lavoro, e infine quelli che intuiscono dove va il mercato: che va in un luogo in cui molti meno potranno accedere a un vino medio alto. Perciò costoro apprezzano e condividono le battaglie – non contro aziende o uomini – ma per. Per un’idea.
    Il solito saluto. SB

    ps: Rivella, di cui si possono non condividere le idee e il lanciafiamme con cui le propone, ha innegabilmente il merito della franchezza e non si nasconde davvero dietro un dito. Non tutti così.

  4. beh, incredibile:in un mondo di conigli persino la iena ottiene commenti positivi.
    Quindi, se non esistessero i Franco e i Cappellano, neppure ci sarebbero scambi di opinione.
    Solo il silenzio. Un silenzio di anni rotto solo dall’urlo Velenitaly! di un folle. e poi ancora silenzio. borbottii sommessi che non debbono raggiungere l’orecchio di nessuno, in attesa che tutto taccia nuovamente.
    E che tutta la storia del vino italiano venga stravolta dimenticando il carattere specifico di prodotti irriproducibili per passare a costruzioni commerciali riproducibili nei laboratori di tutto il mondo.
    Ho espresso il mio disagio. non posso capire e non voglio capire questo squallore.

  5. Meno male, sciùr Franco, che le avevo consigliato di mettere in podcast il dibattito, meno male, adesso i detrattori possono solo abbaiare alla luna!

  6. Buongiorno a tutti. Buongiorno Silvana.
    Vede signora Giovanna, la forza del successo di Montalcino stava nel fatto che le 5 o 6 Sorellone convivessero accanto e in una buona armonia con altre 150 Sorelline più piccole. Si erano rese tutte conto che le une servivano alle altre e viceversa.
    La debolezza, come ricordato dal grande Cappellano, era/è nel fatto che le decisioni nella “famigliola” erano prese non per capite ma per superficie posseduta e a maggioranza invece che all’unanimità.
    Mi sembra ovvio dedurre che questo sia il primo cambiamento da intraprendere per il futuro. Può essere questa un’idea?
    Buona giornata

  7. Ottima idea, sig. AG, ne convengo assolutamente, solo un problemino: se gli enti preposti ai controlli sono gli stessi controllati o a libro paga dei controllati… poca forza rimane ai povetetti della famiglia “minore”.
    E questi “enti” neppure tremano, le loro sedie non temono i venti. Se cadran delle teste, sicuramente non saranno quelle giuste, ma quelle pagate per pagare.
    ITALIETTA.
    giusto quella che mi sta stretta.
    Però possiamo soffiare un po’ sul collo di codeste persone, crear loro un po’ di disagio, quel tanto da farli sentire un po’ osservati e sotto tiro.
    E’ giusto continuare a tirare la corda.
    Tutto con un solo scopo che certo non vuole altri scandali: fare pulizia (prima che sia troppo tardi) e tornare a rispettare le sane regole della natura così generosa con noi.
    Al contempo ritornare a creare quel mercato “particolare” fatto di vini unici di grande carattere territoriale.

  8. Buongiorno.
    Se mai lassù sul colle si arriverà a “una testa un voto” vedrà signora Giovanna che le cose cominceranno a rigar dritte (o forse un po’ meno storte)……….
    Buona giornata.

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