Ore 15, diretta da Siena: faccia a faccia sul Brunello

cari lettori di Vino al Vino, so che in larga parte non potrete esserci, questo pomeriggio, alle 15, nell’Aula Magna storica dell’Università di Siena, posta a poche centinaia di metri da questa (vedi foto sopra) che é sicuramente una delle più belle piazze del mondo, ma vi “voglio” tutti collegati ad Internet, a seguire in diretta il “Faccia a faccia sul Brunello” con Ezio Rivella e Vittorio Fiore (al mio fianco il tenace barolista Baldo Cappellano), su questi siti Internet: Vinarius e In Toscana.
Con la vostra presenza silenziosa sono sicuro che saprò difendere meglio le ragioni del Brunello e “combattere”, sempre dialetticamente parlando, perché chi vuole trasformarlo in altra cosa, super-tuscanizzarlo, normalizzarlo, renderlo meno speciale e unico di quello che é oggi, quando é vero e grande, non abbia a prevalere.  Nel dibattito di oggi e soprattutto da qui a fine anno, quando ci sarà l’assalto finale, la spallata, per cambiare il disciplinare del grande Sangiovese di Montalcino.

0 pensieri su “Ore 15, diretta da Siena: faccia a faccia sul Brunello

  1. veramente inascoltabile il Cav. Rivella, cav. de chè, degli industriali? Non un argomento enologico valido e serio. Fin patetico e con un fare un po mafiosetto. Disgustato interrompo la connessione.

  2. …ho sentito troppe volte il nome Banfi. Ma non era una discussione sul disciplinare? O sulla situazione della Banfi? Che tra l’altro non è stata ancora accusata di niente…..

  3. Vede Ziliani, io penso che essere BUONO non vuol dire nè piacere a tutti nè piacere solo ai miei amici, ma piacere ad un numero sufficiente x sfamare i miei figli. Se piaccio a pochi ma non mangio non è BUONO, nè se piaccio a tutti ma non mangio lo stesso….

  4. …ma lo sa che se dovesse smettere la Banfi di fare brunello, tempo 3 anni il brunello non sarebbe più NIENTE? e Montalcino tornerebbe ad essere quel povero paese di calzolai che era prima della Banfi….! Saranno i numeri a parlare!!!! Come hanno sempre fatto…

  5. Ci si lamenta – anche a livello europeo – che si produca piu´vino di quanto non se ne consumi. A Rivella forse bastava porgli la domanda: se il Brunello é cosi´cattivo ed il sangiovese si classificava sempre ultimo nelle degustazioni, perché consiglio´ai fratelli Mariani di investire proprio a Montalcino ?

    Non é che magari
    l’allargamento della zona vitata, innescato proprio dalla Banfi, ha portato alla diffusione ed al successo commerciale del Brunello, si, ma anche alla sua deregulation ? Il sangiovese, é un vitigno difficile, per questo é grande. Punto. La Borgogna insegna. I trucchi e le deviazioni dal disciplinare non saranno magari stati resi necessarii dall’ aver piantato il brunello in terreni che di sangiovese non ne vogliono sapere ? Il toerema rivelliano che quantitá e qualitá possono andare a braccetto cozza con il concetto di elite: ed il Brunello era elite. Ho seguito ,(ma purtroppo a sprazzi perché occupato nel servizio), il dibattito. Ho sentito da parte di Rivella qualche affermazione in libertá di un bel pragmatismo anarcoide che avrebbe fatto accapponare la pelle a Socrate. Per esempio: “….il consumatore é sua maestá che decide il successo…”. Si: ma se vogliamo stabilire qualche prioritá il consumatore é anche cittadino di uno stato di diritto e la legge dovrebbe essere li´a proteggere il cittadino.

    Poi: “….norma sbagliata perché rifiutata dalla maggioranza”. Certo, ma anche qui non mettiamo il carro davanti al Rivella: la maggioranza rifiuta una norma, si da da fare per cambiarla, e ne approva una che gli stia bene. Il disciplinare, per sbagliato che sia é una legge dello stato e non un selfservice. Finche´la legge é quella non é che uno la possa disattendere e goderne allo stesso tempo: altrimenti é frode.

    Infine – ma non c’é l’ ho con Rivella! – la”rivelazione” su Veronelli buonanima se la poteva risparmiare: non perché de mortuis nisi bene, né perché non vera (non lo so) ma perché non depone un gran ché a favore di Rivella stesso: se Veronelli leccava forse Rivella era il leccato e sicuramente ne aveva tornaconto. Il che é in perfetta armonia con la visione delle leggi dello stato che ha sostenuto per tutta la durata del dibattito. Quello che sono riuscito a vedere e sentire.

    Insomma come dicono a Bolzano: ” aivoja a versá rhum….”

  6. Pingback: Andrea Pagliantini » Blog Archive » “Faccio il vino che piace alla stampa e vince i premi”

  7. Caro Franco,
    come ho già avuto modo di dirti personalmente, mi sono divertito molto (ovvio) e ho registrato momenti interessanti, ma il dibattito è stato un po’ deludente nei contenuti: sia perchè poco o nulla “coordinato” dal coordinatore, il quale invece di annodare gli interventi tra loro si limitava a passare il microfono, sia perchè si è troppo parlato di casi singoli (Banfi: evocata a volte anche a sproposito, come se essa fosse il simbolo dello scandalo in corso, cosa che, ad indagini in atto, mi pare pure incauto affermare), senza che si entrasse nel merito della questione generale. In sostanza, tu e Rivella avete continuato a parlare lingue diverse. Tu, nella tua, dicevi cose sensate e spesso condivisibili. Ma anche lui, nella sua, ha detto cose intelligenti. Però ho avuto la sensazione che apparteneste a mondi non comunicanti, lontani.
    Sul tappeto è rimasta irrisolta l’attualità, cioè da un lato la crisi e il futuro del Brunello sia in termini commerciali che disciplinari, dall’altra la questione giudiziaria.
    Fastidioso, molto fastidioso, senza dubbio, che Rivella abbia da un lato accusato te di essere il regista o comunque l’animatore del pandemonio e dall’altro abbia accusato la stampa di essere quella che il problema l’ha creato. Altrettanto fastidioso però, come ho detto, la continua evocazione di Banfi come madre di tutti i guai: sappiamo bene che a Montalcino la questione è anche e soprattutto culturale e molto più complessa di un semplice caso di egemonia.
    Quindi siamo rimasti in mezzo al guado. Non resta quindi che organizzare un nuovo incontro: dove e quando?
    Ciao,

    Stefano

  8. sono stato partecipe del dibattito,grazie al collegamento Internet viaVinarius
    mi è sembrato di assistere ad un processo,tra chi difendeva ilproprio capitale
    e chi si difendeva arrampicandosi sui vetri,parlandoe sparlando di più persone
    non presenti.Dichiarandosi Piemontese di origine, ma cosa non ha detto di male
    del Piemonte?(si vede che è ben considerato nella sua Terra!)e fortuna il tema
    era il Brunello;ma a lui estremo difensore delle malefatte,interessa la verità
    processuale,non reale.Infatti dal suo arrivo a Montalcinoil Brunello è passato
    da vino con valore reale, a vino con quotazione immaginaria,(parole sue)alcune
    interuzzioni mi hanno privato dell’intervento della Sig.Patrizia – Enotecaria
    Vinarius, che un giorno sono certo avrò piacere di conoscere.@ Lucia che deve
    avere un viso angelico, a volte il colpevole è più vicino di quanto pensiamo.

  9. Sig. Ziliani le debbo proprio fare i complimenti,includendo anche il Sig. Cappellano…bravissimi!!
    Avete tenuto testa in maniera molto professionale al Don (vito) Rivella; si, perchè l’esimioplurititolato Rivella, a mio parere non ha saputo dire altro che cose tendenti a tutelare chi non si è attenuto ad un DISCIPLINARE, spesso giustificandoli e sempre banalizzando il fatto come fosse una bischerata fatta da degli imberbi giovincelli; per non parlare dell’ammissione fatta da Rivella stesso (ma non è stato presidente della commissione dei disciplinari o cosa del genere?) sul numero di anni a cui si fa ricorso a tale “creatività” enologica sul Brunello, ma come si può ammettere una tale furbata!!!
    Mi dispiace per il caro Brunello, ma questa defaillance enologica gli costerà cara, ma sarà un’auto pulizia atta a ridimensionare tutti quei produttori che non amano la poesia del vino, ciò che un vitigno può esprimere, tutto quello che un terroir sà dare, perchè non è solo il dio denaro che conta, ma il cuore, è fondamentale per poter eccellere.
    Grazie Ziliani e continuate così (Lei, il Sig. Cappellano) e tutti quei bravi ed onesti produttori di nettari divini, senza futuro.

  10. Ho molto apprezzato il nobile impegno nella denuncia, in occasione dell’incontro senese, del profondo malcostume nel caso del

    Brunello che coinvolge l’intera filiera e le stesse autorità,tutti presi a minimizzare.
    Il vino ‘elastico’ auspicato appare oramai essere nei piani dell’industria vinicola. Due anni fa hanno tentato la surrettizia introduzione

    dei vini frazione e dei truccioli, ora è tempo di dealcolizzazione mentre l’Associazione Città del Vino denuncia il progetto di

    massificazione e globalizzazione delle doc che saranno accorpate in sole 182 denominazioni.
    Sentire parlare di vino elastico mi porta a pensare che sia effettivamente in atto un progetto destabilizzante.
    Sono altrettanto preoccupanti affermazioni quali “il vino buono” e di qualità.
    Purtroppo, in occasione del dibattito, si è parlato troppo di Barolo – ‘che ci accocchia?’ si sarebbe chiesto un noto personaggio – e

    poco di frodi. Infatti, l’Autorità Usa evocata ha inteso difendere il consumatore americano proprio sotto l’aspetto economico, cioè

    l’utilizzo di uve e vini di minor costo nella formazione di un prezzo assai rilevante…
    E che dire dei controlli di cui non si è parlato??
    E dov’erano i produttori che non hanno approfittato di una tale occasione?
    A suo tempo la creazione della d.o. Rosso di Montalcino poteva essere il contenitore di un vino diverso, più pronto e vicino al gusto

    internazionale. Certo, non aveva l’appeal del nome Brunello che ho sentito tanto disprezzato nella sua veste tradizionale;eppure ha

    fatto ricche tante nuove generazioni.

    Che dire infine del dileggio dei grandi nomi della tradizione di Montalcino? senza che il moderatore-antropologo moderasse?

    Il presidente Vinarius aveva esordito presentando i contendenti,affermando che a dibattito concluso avrebbe ripreso la parola per

    esprimere i commenti e, forse, i consigli del trade rispetto ai consumatori. Deve essere rimasto interdetto dall’assoluta assenza dei

    produttori del Brunello, ‘impegnati’ anche a sera nelle vigne.

    Infine una precisazione. Enopress, oltre due anni fa, proprio in occasione della Settimana dei Vini aveva diffuso una lunga intervista

    alla scoperta del DNA fatta presso l’istituto universitario di Siena, accompagnata da una ricca documentazione fotografica ( 11.3 – 18.5 – 22.5 3006)tuttora
    visitabile su http://www.enopress.it cliccando i nomi DNA oppure Vignani o IASMA sul ‘trovatutto’ in home page.
    Ho l’impressione che i mali del vino italiano siano assai estesi e radicati. Non a caso gli abbiamo dedicato due ‘prime pagine’:Il

    vino non è Coca Cola – Il vaso di Pandora del vino italiano.
    E continueremo nella denuncia di quella che una trasformazione surrettizia dei fondamentali di Enotri.
    Alla prossima

  11. E che Montalcino torni pure a essere “quel paese di calzolai che era prima della Banfi”! E che sara’ mai? Ne abbiamo piene le scatole in Toscana di tutta questa crema della schiuma che arriva da chissa’ dove pretendendo di insegnare a camminare a una terra che ha insegnato a tutti gli altri persino a pulirsi il culo (letteralmente: chi si pensa che abbia costruito la cloaca maxima di Roma?).
    Il Brunello prima della rivoluzione dei fenomeni era quello che era: un gioiellino di nicchia. Una cosa piccola e preziosa, e percio’ veramente grande. Ne hanno voluto fare uno sfamafamiglie, ovviamente trasformandolo in qualcosa di diverso. Il punto (probabilmente inevitabile) e’ che questo e’ stato fatto in modo truffaldino, ossia accaparrandosi quel capitale intangibile di nome, prestigio, fama eccetera (allora? era davvero niente prima? o era invece qualcosa?) col mantenere il nome, ma cambiandolo nel contenuto senza dichiararlo. E qui c’e’ un problema, Houston, un problemuccio bello serio: proprio quel mercato di riferimento attuale che avrebbe costretto col suo gusto a cambiare il Brunello, e’ al momento quello che ha reagito malissimo alle notizie che quel vino, cambiato per venire incontro a loro, e’ stato cambiato sottobanco. Tutta questa “elasticita’” con cui volete far piazza pulita dei “provinciali”, vedete di riuscire a farla digerire agli Americani.
    I quali sanzionano brutalmente chiunque sia pescato a dire bugie (affaire Clinton-Lewinski docet). Fatela ingoiare a loro la vostra elasticita’, cosmopolitoni che non siete altro.

  12. Signor Ziliani,
    tutto sommato non è andata male.

    Si è riusciti a parlare senza grandi interruzioni.
    Certo la passione assale; ma dove non c’è passione non c’è
    anima.
    Passione che riconosco alla grande nell’ing. Bucci della Banfi, nonostante la scorta del loro avvocato…

    In ogni caso, proporrei Baldo Cappellano come futuro Ministro del Vino!

    Grazie Baldo, anche ai tuoi avi che hanno cominciato a fare il vino nel 1870 in concomitanza con la breccia di Porta Pia e grazie a Te che non hai celebrato gli zuavi papalini…!

    Gianni “Morgan” Usai

  13. Cara Lucia…credo sarebbe interessante leggersi il libro di Sergio Esposito, un importatore di vino italiano di grande successo negli stati uniti per vedere che siccome nel mondo del vino c’e’ modo di far passare per buono anche una marmellata di frutta oppure una tostata di rovere, c’e’ anche bisogno di “educare” ad un palato piu´fino e complesso invece di omogeneizzare il gusto del pubblico su facili standard riproducibili in tutto il mondo. Sergio Esposito fa proprio questo, e il suo successo nel mercato americano stimola ad operarsi nella stessa maniera per far capire al pubblico cosa puo’ significare un terroir.

  14. Si decide di fare un grosso investimento a Montalcino piantando diverse centinaia di Ha di Sangiovese per per produrre una quantità corrispondente di Brunello ed ottenere un’ottima remunerazione del capitale investito.

    Problema N°1
    La disponibilita delle superfici collinari adatte al Sangiovese non consentono l’operazione perchè esse semplicemente non esistono in considerazione dell’orografia del Comune di Montalcino.
    Soluzione N°1
    Il Sangiovese verrà piantato nele grandi pianure dell’Orcia e dell’Ombrone dove si coltivano il Mais e altri cereali con altezza slm di 75m.

    Problema N°2
    Il Sangiovese in tale ambiente non ha una buona performance (fa schifo).
    Soluzione N°2
    Al Sangiovese sarranno aggiunti altri vitigni plastici in grado di migliorare il gusto del Suddetto Sangiovese.

    Problema N° 3
    L’aggiunta di altri vitigni non è perfettamente legale e configura quella piccola irregolarità formale che si chiama TRUFFA.
    Soluzione N°3
    Si cambia il disciplinare e se non basta si cambia la legge.

    Problema N°4
    Ci si accorge esistono anche altri produttori associati al Consorzio a cui il Sangiovese viene bene e non sono per nulla disposti a cambiare le regole.
    Soluzione N°4
    Si acquista il Consorzio del Brunello di Montalcino.

    Problema N°5
    I consumatori iniziano a subdorare di essere presi in giro.
    Soluzione N°5
    Su questo punto ci stiamo pensando, ma possiamo garantire in tempi brevi un’altra soluzione pratica ed efficiente.

  15. Ho seguito solo la prima parte del dibattito, mi aspettavo di peggio, ma sono contento che il Cavaliere si sia mostrato al pubblico della rete per quello che è: un personaggio volgare ed arrogante. Degno rappresentante di tutti coloro che lo hanno votato alle presidenze di vari enti, UIV in primis, che noi contribuenti paghiamo, enti responsabili dello sfacelo che il mondo del vino italiano sta vivendo.

  16. Caro Franco,
    ha ragione Roberto Giuliani: dal dibattito sono emersi due mondi incompatibili. Critico però Rivella per quello che pensa, non per il fatto di dirlo nè per il modo in cui lo dice: Rivella è stato se stesso, aspro e a volte anche oltre, ma questo è Rivella e lui non si è nascosto. Non credo se ne debba fargli una colpa, anzi. Al contrario, invece di mostrarsi edulcorato non ha esitato ad esporsi: gli va rimproverato questo? Io non credo. Sono sempre a favore di chi non si vergogna a dire quello che pensa, soprattutto davanti a un uditorio potenzialmente ostile come oggettivamente era quello di venerdì.
    E non mi è piaciuto, lo ripeto, neanche il clima un po’ da processo sommario con cui troppo disinvoltamente si è passati dal problema generale alla messa sotto accusa di una sola azienda, la Banfi, la quale avrà pure le sue responsabilità storiche (per le quali comunque non può essere incriminata), ma che non ha ancora subito condanne formali. Questa equiparazione automatica Banfi = unico colpevole e “male assoluto” mi sa di demagogico e di semplicistico. Sappiamo bene che le cose sono più complesse e coinvolgono più soggetti a vario livello, su un ampio arco temporale.
    Il resto è ovvio, l’eterno scontro tra sostenitori dell’umanità di un prodotto e gli industriali per i quali un prodotto è un prodotto e basta, sia chiami esso Brunello, Nutella, Coca Cola. Il buffo è che, in un sistema intelligente, i due mondi potrebbero addirittura sostenersi e legitimarsi a vicenda. Invece qualcuno ha voluto tirare troppo la corda, rompendo il giocattolo. E ora non c’è colla che possa riappiccicare la frattura.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  17. Certo Stefano,
    come ti ho risposto sul blog è preferibile conoscerlo per quello che è, ma non direi che sia un ottimo esempio di cordialità e rispetto. C’è modo e modo, anche senza arrivare a offendere, di dire ciò che si pensa.
    Su Banfi ti dò ragione, ma l’aver accentrato troppo l’attenzione sull’azienda da parte di Ziliani (e non solo) credo dipenda proprio dall’importanza dell’interlocutore e non tanto dal desiderio di additarla come fautrice di tutti i mali di Montalcino.

  18. Sul sito http://www.vinarius.it è on line il commento dell’Associazione.
    A titolo personale vorrei dire alcune cose.
    Innanzitutto onore a Rivella per essere stato se stesso: non concordo affatto con quello che pensa, ma lui ha giocato a viso aperto la sua partita e tanto basta a chiamarlo fuori dal barile dei pesci.
    Poi grande ammirazione per Baldo Cappellano: di rara nobiltà le sue scarne parole, tanto quasi sussurrate quanto sferzanti per la carica etica che trasmettevano. Non ci sono repliche davanti al senso dell’Oltre le cose che si vedono.
    Grazie a Ziliani, coraggioso come sempre, anche giustamente tagliente a tratti,e a tratti decisivo per portare il ragionamento dentro o fuori quella contrapposizione ideale che purtroppo in alcuni casi si è infaustamente avvitata nella citazione di un nome piuttosto che mirare diritta e con dura determinazione a parlare dell’identità del Sangiovese di Montalcino.
    Io ritengo che il mercato abbia già scavalcato il concetto commerciale che qui si vorrebbe affermare del Vino Buono perchè Piace. La selezione naturale fra i consumatori ha relegato alle masse emergenti e non colte l’apprezzamento di vini blend più o meno ripetitivi di stili e gusti “internazionali”: se si punta a milioni e milioni di bottiglie di Brunello allora capisco, ma se a qualcuno sta a cuore il futuro di un vino imbattibile solo se unico, allora dobbiamo deciderci a scegliere la via del lavoro meno ruffiano e più serio. L’obiettivo finale del Brunello può essere quello dei affascinare e conquistare i migliori palati del mondo? Per fare questo, per un territorio come quello di Montalcino, servono mega aziende o tante aziende fra loro coerenti e capaci di produrre un vino dal profilo originale e selettivo? Cosa vogliono i produttori di Montalcino: essere protagonisti di un percorso straordinario di valorizzazione del loro prodotto o continuare a sentirsi vassalli impauriti? Si continuerà anche da parte delle grandi aziende a gridare alla rovina o si comprenderà che può esserci proprio da loro un fortissimo impulso al rinnovamento virtuoso nel segno di una chiara affermazione della singolarità del Sangiovese di Montalcino? Non credo che nel mondo i consumatori dei mitici Pinot Nero di Borgogna piaccia assolutamente proprio il Pinot Nero rispetto a qualcos’altro: amano e ne rispettano il mito, la storia che rappresenta, la severità e la tenacia con cui nei secoli è stato difeso, l’unicità irripetibile del terrirroir in esso racchiuso. Così è il patrimonio di Montalcino e di molti altri posti in Italia. Perchè noi non possiamo fare questo??

  19. Intanto grazie Franco.Ero presente venerdì e quindi ho potuto assistere in prima persona a quest’incontro tra presunti rappresentanti di due fazioni contrapposte.Intanto ho avuto l’impressione che non si fossero individuate le vere questioni da discutere per una totale mancanza di condivisioni di valori comuni (e di linguaggio), che ha fatto sì che i temi di discussione fossero affrontati sempre in maniera elusiva e trasversale. I veri dibattiti che mi sarei aspettato, avrebbero dovuto riguardare semmai la legittimità del disciplinare ufficiale, nero su bianco contrapposta ad uno ufficioso e liberista la cui legittimità è stato giocoforza validata dalla consuetudine, come pure sarebbe stato interessante assistere ad una discussione sul valore della trasparenza, vera o presunto che fosse e sulla fiducia (tradita)dei consumatori: queste erano secondo me le questioni centrali.
    Molti produttori di Brunello (e non solo) hanno per così dire percorso un’autostrada a velocità folle, sicuramente illegale dove gli autovelox rappresentanti le autorità di controllo ne hanno addirittura certificato la buona condotta e molti giornalisti del settore hanno addirittura premiato la capacità di guida.
    Intanto il mondo va avanti e sarà interessante vedere che vini saranno presentati alla Camera di Commercio in futuro per approvazione alla DOCG alla luce degli sviluppi attuali e com’evolveranno gli stili dei Brunelli, in particolare mi domando come mai diventeranno quelli della Banfi dopo l’ammissione di Rivella di non riuscire a produrre vini degni del mercato con il solo sangiovese.

  20. Buonasera.
    Gentile signor Tesi è finalmente un piacere poter leggere sul tema Brunello idee solide ma espresse in forma equilibrata. Ora vorrei lanciare una piccola provocazione, provando a girare la frittata: ma se le due visioni (distanti, opposte, incompatibili) si vedessero complementari e costituissero la forza invece della debolezza del sistema Montalcino? Sinceramente dal dibattito è emersa più la debolezza dei piccoli che la forza dei grandi.
    Buona serata.

  21. Dopo aver visto il filmato integralmente, (mancava quasi sempre l’audio negli interventi del pubblico…) vorrei dire che, se ci sarà ancora un incontro, la formula dovrà per forza di cose essere diversa: non ci sono stati effettivi scambi di opinioni fra i partecipanti. Mi piacerebbe vedere i produttori in cattedra con Ziliani e Rivella a far le domande.

  22. @ carlo – Si riferisce al fatto che qualcuno disprezza i Brunelli tradizionali di eccellenza fatti col banale sangiovese perchè non sa farli, vero???
    Il contrario mi suonerebbe impossibile.

  23. @ Filippo Cintolesi.

    Filippo, complimentoni!

    Un grande pezzo di geo-politica, idraulica… e satira politica al tempo stesso!

    Sei assolutamente pan-enologico!

    Ai prossimi incontri, un caro saluto…

    Gianni “Morgan” Usai

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