Quando si è delegittimati, decidere comunque è un arbitrio



Ancora a proposito del Consorzio del Brunello di Montalcino 

 

Ho già espresso nel finale del post di ieri – dove ho espresso la mia convinzione che a Montalcino lunedì pomeriggio, in occasione dell’Assemblea dei soci del Consorzio del Brunello di Montalcino sia andata in scena la sagra dell’ipocrisia – un chiaro invito al Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello e alla sua dirigenza ad ogni livello a ritrovare un pizzico di dignità, di orgoglio, e a ragionare in termini di interesse generale, per dare le dimissioni e fare in modo che il mondo produttivo ilcinese possa veramente voltare pagina e inaugurare una stagione nuova nella storia di questo importantissimo vino italiano.
E’ opinione largamente diffusa che soprattutto dopo l’esito nettissimo di questa votazione su un’ipotesi di cambio del disciplinare di produzione dei vini di Montalcino che era stata fortemente voluta da questa dirigenza e da questa gestione del Consorzio, esito così chiaro che non capisco come induca la collega del Corriere Fiorentino Chiara Dino, autrice di questo ottimo articolo (leggi qui) a concludere che “le indicazioni emerse dall’assemblea di ieri lasciano ipotizzare che presto si arriverà alla nascita di un nuovo Doc: un vino che si potrebbe chiamare solamente Montalcino, essere realizzato con il 70 per cento di uve Sangiovese e un 30 per cento di altri vitigni. Per far contenti tutti” questa presidenza e questo Consiglio abbiano esaurito il loro mandato. E che sia ora di rimandare tutti i soci del Consorzio (ancora!) alle urne, per eleggere un nuovo Consiglio di amministrazione e un nuovo presidente che possano guidare questa fase nuova, che ho definito di “rifondazione”.
Eppure nonostante questa solare evidenza, l’attuale Consiglio del Consorzio sembra voler andare avanti e affrontare, anche se chiaramente non più legittimato a farlo, decisioni e scadenze importantissime. Ad esempio l’approvazione del bilancio preventivo 2009 ed il contributo alla nomina del nuovo presidente della Commissione di degustazione relativa al Brunello della Camera di Commercio, che ora più che mai dovrebbe essere una figura di garanzia, assolutamente al di sopra di tutte le parti, autorevole, professionalmente capace, prestigiosa.
Cosa c’entra il Consorzio con questa nomina? C’entra eccome, perché se anche la scelta finale spetta alla Camera di Commercio di Siena, il Consorzio del Brunello di Montalcino di Montalcino tradizionalmente suggerisce una rosa di nomi, tre, tra i quali viene scelto l’incaricato.
Entro il 31 dicembre si tratta di scegliere un nuovo presidente, che durerà per il prossimo triennio e avrà il delicatissimo incarico di attribuire l’idoneità ai vini delle prossime annate, dal 2004, che dovrà andare in commercio dal prossimo, al 2006-2007.
Bene, buon gusto e buon senso dovrebbero suggerire all’attuale dirigenza del Consorzio del Brunello di farsi da parte e di demandare la formulazione di questa rosa di tre nomi al nuovo Consorzio e al nuovo Consiglio di Amministrazione, che dovrà essere riflesso della nuova situazione che si è venuta a delineare con la lettera dei 153 produttori di Brunello resa pubblica prima della votazione di ieri e con il pronunciamento, nettissimo, del mondo produttivo ilcinese.
Invece, come mi risulta da alcune mie fonti, non solo questo Consiglio di Amministrazione si guarda bene dal togliere “il disturbo”, ma avrebbe già provveduto a trasmettere alla Camera di Commercio una rosa di papabili presidenti delle Commissioni di degustazione del Brunello.
A tal punto che, ufficiosamente, si sarebbe già arrivati ad individuare un nuovo presidente. Ovviamente un enologo, consulente di una nota e importante azienda produttrice di Brunello, di cui possiamo solo dire che è il fratello di un più noto personaggio che a Montalcino, per anni, ha fatto il bello ed il cattivo tempo.
Nulla da particolare da dire su meriti e capacità di questo personaggio, anche se a dire il vero sarebbe opportuno, per questo incarico di garanzia, individuare un tecnico e una figura di assoluto prestigio che non sia contemporaneamente un consulente di un’azienda ilcinese oppure un produttore di Brunello, resta però il fatto che per i motivi sopra esposti sarebbe opportuno che la formulazione della rosa spettasse ad un nuovo Consiglio e ad un nuovo Consorzio del Brunello, in una logica di soluzione di continuità che è nell’interesse di tutti.
In primo luogo del Brunello, della sua immagine, del suo buon nome, nonché di tutti i produttori, che auspicano che si inauguri davvero, nei fatti, e non a parole, una fase nuova, operosa e costruttiva.  

0 pensieri su “Quando si è delegittimati, decidere comunque è un arbitrio

  1. Ammazza Sig.Ziliani! Lei ha informatori migliori del KGB e la CIA ….. Ci tenga aggiornati siamo curiosi ! Ingrato compito quello di traghettare il Brunello fuori dalla tormenta .

  2. Scusatemi tanto
    ho risposto sul CDA sull’altro articolo.
    per quanto riguarda la commissione degustazione: è compito del consorzio dare indicazioni sul presidente e vicepresidente delle commissioni. non mi sembra giusto incolpare qualcuno per un diritto! sui nomi non sono a conoscenza, ma il criterio si basa scegliendo persone che hanno a che fare quotidianamente con un certo tipo di vino.
    sembra che sia colpa del “concone” (chi è di Siena e dintorni conosce il significato) per tutto quello che è successo succede e succederà.
    a quello che so, è partita una sperimentazione che porterà nel giro di qualche anno a parametri precisi e certi sulla purezza o meno di un vino.
    chi da ora in poi farà il furbo lo farà a suo rischio e pericolo!
    e non dimentichiamo che: ci sono comunque tanti onesti produttori….che nel giro di qualche anno avranno il loro lovoro premiato!perchè
    1)le bugie hanno le gambe corte;
    2)tutti i nodi vengono al pettine;

  3. .. se un consigliere non riesce ad avere il coraggio di dimettersi e/o comunque a mettersi da parte,anche solo in attesa per una pausa di riflessione,dimostra già ”un certo attaccamento alla poltrona”..

  4. non pare anche a voi che questa tormentata storia del brunello lasci sul tappeto, tra graspi e tappi, lacrime e omertà (e stanchezza), una foto dell’italietta dei furbetti, di quelli che vivono (a volte bene) facendo pochissimo, alle spalle di un numero minore di uomini che faticano.
    ha ragione Usai@ nella sua osservazione sulle camere di commercio. ma non se ne può più nemmeno delle ‘commissioni’, dei ‘tavoli’ e di tutte quelle consociazioni nate per tosare quelli che lavorano.
    se non ci fosse la banda dei tosatori, probabilmente non ci sarebbe stata l’affaire brunello.

  5. Leggo su Focus Wine, agenzia di stampa quotidiana dell’Unione Italiana Vini il seguente annuncio: “E’ sul tavolo del ministro delle Politiche agricole la proposta del Comitato di garanzia del Brunello di Montalcino che prevede la costituzione di una banca dati sugli antociani di Sangiovese. Ad anticiparlo a Focuswine è Fulvio Mattivi, uno dei tre componenti dell’organo voluto da Luca Zaia per analizzare i punti di forza e debolezza del piano dei controlli e proporre eventuali correttivi. “Abbiamo fatto un’ampia rassegna dei sistemi a oggi disponibili per accertare la corrispondenza tra etichetta e contenuto della bottiglia – dice Mattivi – e abbiamo proposto tempi e modi per validare le metodiche di riscontro e costituire una banca dati ufficiale di riferimento degli antociani di Sangiovese che possa fungere da parametro scientificamente incontrovertibile. Da mettere a disposizione degli organi di controllo, dei produttori e del Consorzio”.
    Il nodo da risolvere è solo quello dei fondi: “L’implementazione è molto costosa – spiega Mattivi – è un processo articolato ma assolutamente fattibile, che renderebbe l’Italia davvero all’avanguardia in questo campo. E’ naturale che se questa sperimentazione verrà approvata vi sarà una stretta collaborazione con i bracci operativi del Mipaaf; ci attendiamo il supporto anche degli attori locali, quindi la Regione, la Provincia e il Consorzio. Non è un problema dei soli produttori perché questa sperimentazione può costituire un caso di studio di rilevanza nazionale”.

  6. Scusate… ma chi se ne frega? 🙂 Se ai soci del Consorzio sta bene una Presidenza, un CdA e una dirigenza così, perché preoccuparsi tanto? S’è dimesso qualche socio? Qualcuno ha proposto di sfiduciare il CdA? Non mi pare. Quindi vuol dire che sono contenti di come sono andate le cose e di come stanno andando, contenti della loro Presidenza, del CdA e della dirigenza. Sono loro, i soci, a pagare le quote consortili, mica noi. Contenti loro di pagare per questi risultati, contento anch’io. Fan benissimo Presidenza, CdA e dirigenza a rimanere dove sono: se nessuno li sposta, vuol dire che sono nel posto giusto.

  7. Gentilissimo Marco B.,certamente, nessuno ”osa chiedere”..ma ”più corretto”sarebbe,quando qualcosa non va ”provarsi ad alzarsi” (dalla poltroncina)e ”riflettere un pò”..

  8. Perché nessuno osa chiedere? Il verbo “osare” sta ad indicare timore reverenziale! Perchè? C’è mica da chiedere, c’è da decidere. Ragionamento minimo: escludo che il Presidente e il cdA siano pagati per il loro ruolo (mi auguro, mancherebbe che ricevessero anche un emolumento per il servizio dato), ma il direttore non è un dipendente o un consulente del consorzio? E il consorzio non è dei soci (con-socium)? Devo dedurre che i datori di lavoro del direttore non osano dirgli di andarsene? WHY? Presidente e CdA se non van bene si mandano a casa: ma SE VAN BENE (vedi concetto del mio precedente post), stanno lì. Ripeto: è evidente che ai soci vanno bene. O, riprendendo il tuo post, non “osano”. Perchè? Da soli non se ne andranno, siamo in Italia! Quando mai qualcuno s’è dimesso motu proprio? I matti lo fanno, magari in nome di un principio. Risibile! Se mai, si aspetta una promozione per andarsene. Andarsene vorrebbe dire ammettere di aver sbagliato, SEMPRE CHE ABBIANO SBAGLIATO. A me sembra che da quelle parti siano invece tutti belli tranquilli e si tengano stretti i loro rappresentanti. Sono passati 6 mesi e non scricchiolano sedie. Suvvia, ammettiamolo: gli sta benissimo lasciare le cose come stanno.

  9. ..una volta , ”mi sembra di ricordare”, un consigliere(di un consorzio che” non conosco”) mi disse che non riusciva a capire di certe decisioni prese(pare che fossero prese,o meglio decise in RIUNIONI SEGRETE DEL TIPO CARBONARO)senza nessuna dicussione,ma gia’ di fatto approvate.. (forse anche da qualche ”faccendiere”)..

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