Tolleranza zero: il ministro Zaia sempre più a muso duro (ora anche sul blog)

Ma sul “caso Brunello” come la pensa?

Acciperbacco con quale grinta (e anche con quale protagonismo…) Luca Zaia sta svolgendo il suo mandato di Ministro delle Politiche Agricole. Non c’è giorno, o quasi che questo quarantenne di Conegliano (terra di Prosecco) laureato in Scienze delle produzioni animali non faccia emettere dal suo ufficio stampa un comunicato redatto in stile decisionista e non dica la sua sulle questioni relative al mondo agricolo italiano.
Dopo aver dato vita, con grande fantasia, al Question Time del contadino, Zaia commentando il recente sequestro, in provincia di Foggia, di “cinque silos della capacità di 6000 hl, contenenti un non meglio specificato prodotto vitivinicolo”, nonché, questa volta nel barese, “410 hl di pasta di mosto ottenuta dalla trasformazione di 426 quintali di uva bianca da tavola, pasta illegalmente destinata alla vinificazione”, mettendo idealmente le mani sui fianchi e assumendo un atteggiamento tribunizio ha esclamato: “ la stagione delle tolleranza zero sta dando i suoi frutti. Elimineremo tutte le mele marce: a tutela dei consumatori, sempre più attenti ai prodotti acquistati, e dei produttori onesti, che devono poter affrontare le sfide del mercato e la crisi economica in corso senza subire la concorrenza sleale dei delinquenti dell’agroalimentare”.
E ancora, ringraziando i militari dei NAC e l’ICQ “per il grande lavoro svolto a tutela delle famiglie italiane” ha rivolto loro un invito “a procedere spediti in questa direzione per assicurare che sulle nostre tavole arrivino sempre prodotti genuini e sicuri”.
Finita, signori miei, l’epoca in cui si poteva fare quello che si voleva: sofisticatori, taroccatori, furbetti del vigneto e della cantina, ora siete fritti! Ci pensa Super Zaia, il ministro che non guarda in faccia a nessuno, e che se c’è da andare con gli stivali tra mucche, cavalli e maiali, non si tira indietro.
Talmente scatenato, il ministro, da essersi dotato, oltre che del sito Internet delle Politiche Agricole su cui naturalmente imperversa, addirittura di un proprio sito Internet, LucaZaia.it, abbinato, poteva non averlo anche lui?, ad un proprio blog.
Le parole di presentazione sono nello stile di questo uomo politico che evidentemente mira olto in alto e per il quale questa carica di ministro agricolo rappresenta solo una tappa, giusto il tempo di farsi notare…
Lucazaia.it è un sito internet che nasce per voi e con voi”, ci assicura, “questo portale è pensato per dialogare e per ascoltare le vostre domande, per parlare con voi e discutere di politica, dei problemi del territorio”.
E infine la rassicurazione telematica: “per me il web è un modo per stare in mezzo a voi. Il mio sito internet ricalca il mio modo di fare politica, la consapevolezza e la voglia di stare “sul pezzo” e dentro i problemi secondo una logica del fare e non del predicare”.
Ma allora Signor Ministro, se vuole stare così tanto “sul pezzo” e affrontare di petto i problemi, perché lo scorso luglio, rispondendo ad un question time alla Commissione Agricoltura alla Camera dei deputati, a proposito del caso Brunello affermava che “qualcuno voleva infatti far passare l’idea che non fosse solo un problema di uvaggi” e che “si faceva passare l’idea a livello internazionale che il Brunello mettesse a repentaglio la sicurezza alimentare. Abbiamo difeso fino in fondo, con il Brunello di Montalcino, il made in Italy e sicuramente la sicurezza alimentare.”
Ma quando mai e chi mai in questi mesi si era mai sognato di sostenere che i Brunello di Montalcino taroccati nuocessero, oltre che all’immagine e alla credibilità della denominazione, alla salute di chi li avesse bevuti?
Inoltre, Signor Ministro, visto che sostiene che “
la stagione delle tolleranza zero sta dando i suoi frutti. Elimineremo tutte le mele marce” perché mai in un’intervista (leggi qui) rilasciata all’Espresso tempo fa, alla precisa domanda dell’intervistatore se il disciplinare del Brunello andasse cambiato ha risposto, con un atteggiamento a metà tra il Ponzio Pilato e la cauta apertura/disponibilità al cambiamento, che “lo decideranno i produttori. Noi di certo non complicheremo le scelte di chi lavora. Le regole per fabbricare un vino Doc non sono il Vangelo, persino la Costituzione è flessibile e può essere modernizzata. Io sono per il mercato: se i consumatori, che il disciplinare sanno a stento cosa sia, preferiscono un vino più rotondo e morbido, si conceda al loro palato la giusta soddisfazione. I vini duri, per quel che mi riguarda, hanno fatto il loro tempo. Il gusto cambia”.
Infine Signor Ministro, visto che il 27 ottobre (27- 10 – 8: tra numeri da giocare sulla ruota di Montalcino), come ha ben sottolineato il mio amico Roberto Giuliani su Esalazioni etiliche, nel borgo del Brunello ci sarà una strana assemblea di tutti i soci indetta con l’ordine del giorno “Discussione e votazione in merito ai Disciplinari di Produzione” ed “in pratica il Consiglio inviterà i soci ad esprimere il loro parere e votare le ipotesi di nuovi disciplinari di produzione dei quattro vini tutelati dal Consorzio del Brunello di Montalcino, che sono appunto il Brunello, il Rosso, il Moscadello e il Sant’Antimo”, e la votazione non avverrà secondo il criterio democratico una testa un voto, ma dando più peso a chi dispone di più ettari vitati, perché non ci spiega, sul sito Internet personale, sul blog, sul sito del Ministero, magari su qualche sito Internet ospitale, anche qui se volesse, cosa significa che questa “necessità di prendere una decisione in merito è dettata soprattutto dalla specifica richiesta che il Ministro delle Politiche Agricole ha rivolto alla Commissione di Garanzia nominata con Decreto del 9 giugno 2008 e di conseguenza al Consorzio stesso. Richiesta motivata dall’esigenza di dare un segnale chiaro e inequivocabile al mondo esterno, che consenta anche di impostare una politica di mercato futura”? Come la pensa in merito a quello che dice, chiarissimamente in questa intervista rilasciata a Italiatv.it (vedi video qui) il presidente del Consorzio del Brunello Patrizio Cencioni, secondo il quale il mitico vino di Montalcino deve continuare ad essere prodotto esclusivamente con uve Sangiovese di Montalcino?
In altre parole, in questa travagliata vicenda del Brunello di Montalcino lei che ruolo vuole assumere, semplicemente quello del notaio che registra le decisioni prese da altri, oppure del regista, che magari dietro le quinte detta le mosse e suggerisce agli attori come e cosa dire?

0 pensieri su “Tolleranza zero: il ministro Zaia sempre più a muso duro (ora anche sul blog)

  1. Signor Ziliani,
    ho provato a scrivere, ieri, sul blog del ministro Zaia…

    A parte che il codice di controllo è abbastanza illegibile per cui non si riesce a capire se la propria email và bene o meno… , ma la velocità non è proprio il loro forte…

    Sarà perchè criticavo il centralino del ministero o le associazioni di categoria… stà di fatto che il mio post sulla promozione del vino italiano non c’è…

    Se il signor Ministro Zaia vuole solo post di plauso e dal NordEst non ha che da dirlo…!

    Era un problema contattarlo da vice-presidente della Regione Veneto, vedo che da ministro non è cambiato niente alla faccia delle sue forme di formaggio!!!

    Provi a cambiare staff o segretario particolare..!

    Gianni “Morgan” Usai

  2. Spero proprio che il nostro ministro Zaia non voglia tutelare i grandi vini italiani come ha fatto con il meraviglioso formaggio Asiago, che aveva una zona di produzione ben definita e assolutamente originale e che ora (mi dicono dallo stato del lombardo veneto), gazie al suo padandinamismo, è diventato un formaggio QUALSIASI, prodotto in tutto il veneto, forse in nome della democrazia padana o dei padani voti…

  3. @ giorgia
    Ancora con sta solfa dell’Asiago?Nel post del signor Ziliani sul vino in cartone le scrivevo quello che riporto sotto,probabilmente le sarà sfuggito visto che non mi rispose. (tonon assolutamente NON sarcastico)
    “@ giorgia
    Mi può gentilmente spiegare cosa c’entra zaia con i caseifici associati al consorzio dell’Asiago dop?Negli ultimi anni non ci sono state nuove entrate e da SEMPRE ci sono latterie/caseifici di pianura che ne fanno parte.Non è inoltre assolutamente vero che viene prodotto in tutto il Veneto…provincia di Vicenza,zona nord-ovest della Marca,zona sud-est della provincia di Trento e comune di Carmignano di Brenta (PD)….le zone storiche dei produttori che d’estate portano le vacche nelle malghe dell’altopiano.
    Invece,ma questo lo prenda con il beneficio del dubbio in quanto non ricordo con precisione se è stato lui o l’assessore regionale precedente,zaia ha battuto molto per differenziare il marchio Asiago dop specificando la dicitura “di montagna”.”

  4. @Cimbro Veneto, buonasera!
    Sì, mi deve essere sfuggita la sua osservazione…
    Quanto alla solfa dell’Asiago – sarà che sono maniaca dei formaggi di terroir…- me ne parlano i numerosi amici dell’altipiano di letteraria memoria; essi sono inferociti, proprio con il ministro in questione, perché (evidentemente ne conoscono la storia) sostengono che egli sia proprio il principale responsabile dell’APPIATTIMENTO di quel formaggio.
    Da parte mia, invece, pavento ciò che i commenti ministeriali lasciavano intuire circa le intenzioni del ministro, a proposito dei vini italiani.

  5. @ giorgia
    Innanzitutto grazie della risposta e buonasera anche a lei.
    Mangio Asiago da quando ero in fasce….sono mezzo cimbro dell’altopiano,ho trascorso e trascorro buona parte della mia vita in quei comuni…..per lavoro entro dalla porta posteriore dei caseifici….
    Negli ultimi anni ho visto,al contrario dei suoi amici,una ricerca della differenziazione della produzione e di comunicare queste differenze….produzione che si era davvero appiattita in maniera preoccupante verso la fine degli anni 80 e durante gli anni 90,tanto che anche a Thiene,Schio o Vicenza era difficile trovare un pezzo di “asiago bon!”.Fatalità sono gli anni che hanno visto percentuali di aumento mostruose nella produzione di questo formaggio.
    Se zaia sta sulle scatole perchè fa uscite dubbie sul mondo vino a me non interessa in questo frangente,se lo si indica come responsabile di quell’appiattimento dell’Asiago non ci sto per il semplice motivo che non è la verità…..come non è assolutamente vero che viene prodotto in tutto il Veneto…..e rimango basito,oltre che sinceramente infastidito,che si addossino colpe che non ha al politico di turno (solitamente,fatalità,sempre a un politico di colore diverso rispetto a chi affibbia le colpe).
    I suoi amici dell’altopiano hanno nulla da dire sulla storia (intendo proprio come e quando è nato) l’Asiago pressato che invade ogni supermercato?E dell’Originale (carta nera),che è uscito da un paio d’anni?Visto che è maniaca dei formaggi di terroir (siamo in due!!!) provi a sentire cose le dicono in proposito……

    p.s. chiudo con un domanda/riflessione: zaia è stato assessore al turismo e all’agricoltura per circa 3 anni.Se in così breve tempo senza mettere mano al disciplinare è riuscito ad appiattire,dal suo ufficio di palazzo Balbi, il gusto di un formaggio secolare prodotto in montagna ed in pianura,nel grande caseificio come in malga,deve essere dotato di qualche potere sopranaturale…o no?

  6. Buongiorno.
    Ovvia!!!!!! era l’ora!!!!!!!!!!! finalmente da domani potrò finalmente ri-bere tutto il Brunello Banfi che voglio.
    Buona giornata.

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