Un’altra Brunellopoli? Ma se non esisteva nemmeno la prima! L’inchiesta continua…

Apprendo solo oggi, dalla lettura di questo articolo di Andrea Settefonti (un giornalista, lo dice il nome, che evidentemente è ben informato…) pubblicato sabato 4 ottobre su Italia oggi, che alle viste ci sarebbe nient’altro che un’altra Brunellopoli, che porta a nuovi sequestri, all’allargamento delle indagini, all’apertura di nuovi filoni d’inchiesta.
Ma come, mi dico, non c’è tutta una scuola, animata da giornali e giornalisti, da associazioni di produttori, da Consorzi, da enologi, da cosiddetti
Maîtres à penser che in questi mesi e tuttora si affannano a ripetere che di “Brunellopoli”, non sarebbe esistita nemmeno la prima e che sarebbe stata solo tutta una congiura animata, oltre che dal destino cinico e baro, da quei cattivoni della Procura di Siena e da quel gaglioffo del sottoscritto?
Una cosa è certa, e ve la sussurro prima di lasciarvi alla lettura, illuminante, dell’articolo di Settefonti. In questa sporca vicenda a rischiare molto, oltre ai produttori, è soprattutto la mia categoria ed in particolare quella delle guide, che rischiano di perdere la faccia premiando Brunello di Montalcino di aziende che magari troveremo rinviate a giudizio per frode o di cui potremmo apprendere che sono stati sequestrati, nell’ambito di questa Brunellopoli numero due, i vini.
Io credo che sarebbe molto imbarazzante, per qualsiasi guida o rivista che assegna punteggi o attribuisce riconoscimenti vari, trovarsi nella condizione di aver premiato come ottimo un Brunello che poi la secondo la Magistratura ed i controlli analitici risultasse taroccato con altre uve.
Ci troveremmo di fronte ad esperti semplicemente ottusi, tanto da non riconoscere la presenza di altre uve proibite, oltre al
Sangiovese, oppure a pseudo esperti collusi, tanto da premiare comunque, a prescindere, vini di aziende amiche alle quali non si può dire di no e che per vari motivi, più o meno confessabili, è obbligatorio portare sempre in palmo di mano?
Sarà divertente, una volta che tutte le guide avranno reso noto i loro Gotha, i presunti “meglio fichi del bigoncio”, scoprire chi sarà stato “laureato” e chi no, a quali aziende si saranno mantenute fedeli e quali invece avranno, prudenzialmente, abbandonato al loro destino. Vedremo se qualcuno resterà con il fiammifero acceso in mano a scottarsi le dita…

Articolo di Andrea Settefonti su Italia Oggi

U
n’altra Brunellopoli … Nuovi sequestri, l’indagine si allarga… Si chiude un filone, se ne apre un altro.
“Non c’è pace per il Brunello di Montalcino. Se si avvia a conclusione la prima inchiesta, quella rumorosamente uscita ad aprile, si è aperto un nuovo capitolo con nuovi sequestri di vino.
Il Sostituto procuratore della Repubblica, Mario Formisano, è sul punto di chiudere la pratica che riguarda gli ispettori del Consorzio del Brunello finiti nei guai per falso ideologico, per aver cioè dichiarato di aver fatto controlli senza averli fatti. Mancano solo alcuni adempimenti burocratici, poi per loro si profila la richiesta di rinvio a giudizio.
Alla Procura non hanno dubbi, dicono, e tutto è chiaro come la luce del sole.
Così come è chiara, sempre per la magistratura senese, la posizione degli altri indagati, 97 persone tra produttori e tecnici. Seppur in attesa dei riscontri delle analisi chimiche sugli antociani per tutti i campioni inviati a Enosis, in molti, fanno sapere da Palazzo di giustizia, hanno iniziato a collaborare.
I produttori avrebbero chiesto patteggiamento e declassamento del vino da Brunello Docg a rosso Igt. Una manovra che consente di far dissequestrare le bottiglie bloccate durante l’inchiesta, per reimmetterle sul mercato.
I primi risultati delle analisi confermerebbero la presenza di uve diverse dal Sangiovese e quindi non rimarrebbe che ammettere la colpa. E per la prima fase che si avvia a conclusione, la procura ne porta avanti un’altra. L’ipotesi riguarda sempre il mancato rispetto del disciplinare nella produzione di Brunello. Cioè l’utilizzo di uve Merlot e Cabernet, invece che di solo Sangiovese.
Un’altra fase che dovrebbe aver portato, stavolta le notizie non escono dopo il clamore di aprile, già al sequestro di nuove partite di vino e al coinvolgimento di altri produttori. Una seconda fase dettata non dagli sviluppi della prima, ma dall’impossibilità della magistratura senese ad agire in maniera massiccia vista l’esiguità di uomini a disposizione”.

0 pensieri su “Un’altra Brunellopoli? Ma se non esisteva nemmeno la prima! L’inchiesta continua…

  1. Certo che, con tutto questo rosso Igt che verrà immesso sul mercato, magari potremo acquistare una bottiglia di vino comunque buono al prezzo…del Turbinello in cartone!!!
    Eppure mi avevano detto che Montalcino…oops, Collepianino, era famoso per i calzolai e più recentemente per il vino.
    Non sapevo ancora, però, che fosse famoso per tutte queste pecore…
    Speriamo almeno che ne venga fuori un buon formaggio!

  2. Le guide, le guide…
    esclamava Carlo Alberto nella prima guerra d’indipendenza…

    Propongo un qualche Albo Nazionale, in cui, dai professori di filosofia patristica alle battone nigeriane, si possano registrare le guide da consultare, poi, a distanza di anni…

    Insonnie. Oblìo.
    L’optalidon di Andreotti non saranno piu’ sufficienti…

    Studiate perchè abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza…

    Buon IGT a tutti!

    Gianni “Morgan” Usai

  3. Quindi tanti bei SuperTuscan nuovi di zecca da degustare.
    Chissà chi li recensisce cosà dichiarerà in termini di composizione delle uve…

  4. Propongo: che tutti i produttori italiani ammassino insieme tutte le loro uve, per ottenere un unico prodotto nazionale: Il Vinello Italiano (rosé ovviamente) in brik, o in lattina (la versione gasata farebbe furore a mio avviso nei fast food).

    Non ci libereremmo delle mostruose Guide all’acquisto?
    Non saremmo forse più uniti, più forti, più competitivi sul mercato mondiale?
    Non ci libereremmo di questi disciplinari astrusi, vecchi, quasi impossibili da rispettare?
    Non saremmo tutti ugualmente non responsabili?

    W il comunismo rosé e la libertà!

  5. Onestà imporrebbe alla luce di questi fatti che chi ha scritto di vino e proclamato bicchieri a bottiglie contenenti sangiovese non puro, si facesse un bell’esame di deontologia professionale o al limite, se ha sbagliato totalmente la degustazione e la comprensione del vino in buona fede, pensasse a fare altro perchè lo scrittore enologico non è il suo mestiere.
    Quando mi arrivavano dei turisti in cantina con una guida in mano li esortavo a chiuderla e assaggiare quanto c’era nelle bottiglie e dire cosa ne pensassero loro.
    Erano quasi impauriti a dare un parere buono o cattivo che fosse e qualcuno girava il culo e andava via.
    Da questo si dovrebbe anche capire che impatto nei consumi e nelle logiche di vendita hanno avuto le guide negli ultimi anni quando avevano assunto il ruolo di bibbie portatrici di luce agli incolti che siamo tutti noi.
    Quindi chi ha passione, chi ama il vino, non si faccia condizionare ma vada in giro dove il vino si produce, pretenda di vedere le vigne prima della cantina, e di chiedere senza paura se le tante foglie rosse che ci sono in giro sono sangiovese….
    Chi ama il vino, la guida se la deve costruire da solo e vedendo se possibile i luoghi da cui esce e le mani che lo fanno, dato che il vino, da prodotto vero quale è rispecchia in tutto chi lo fa.

  6. Caro Andrea, sono anni che che portiamo avanti i discorsi che fai tu, ma ci hanno sempre guardato come quelli sporchi, brutti e cattivi, LORO.
    E adesso che sono con il c… per terra come la mettiamo?
    Nella guida dei vini d’Italia 2003, la più diffusa fra i parvenu del vino, c’è scritto che nelle ultime 16 edizioni Banfi ha ottenuto i 3 bicchieri per 12 volte. Soldera non è nemmeno menzionato nell’indice dei produttori…
    Ci siamo capiti, vero?

  7. Perfetto Paolo, ottima osservazione!
    E cosa succede intanto? Accade, leggete qui http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=13979&dc=15 possibilmente senza piegarvi in due dal ridere che la Castello Banfi dei Mariani Brothers e per lunghi anni del cav. Rivella, sosterrà, insieme ad “un ristrettissimo drappello di produttori italiani (Frescobaldi, Zonin, Planeta, Antinori tra loro) le spese per la “costruzione di un’ampia cantina sotterranea che ospiterà solo i migliori vini italiani ed americani” sistemata nei sotterranei di Villa Taverna a Roma, residenza dell’Ambasciata Americana a Roma. L’iniziativa è del celebre ambasciatore Ronald P. Spogli, un ambasciatore che, come ho già scritto – vedi http://vinoalvino.org/blog/2008/07/ron-spogli-quando-l%e2%80%99ambasciatore-investe-sul-brunello.html sul Brunello investe veramente e non a parole…

  8. Resta il fatto che chi si avvicina a questo mondo difficilmente possa prescindere dalle guide. Col tempo poi ce ne si può anche affrancare (spero….).
    Saluti

  9. Al vino che sarà ospitato a Villa Taverna, luogo dove peraltro – ambasciatore Foglietta regnans – ho mangiato malissimo, auguro la trasformazione in camomilla…

    Serenamente e pacatamente, secondo “more romanibus”…

    Gianni “Morgan” Usai

  10. Gentile sig. Ziliani,
    posto nel suo blog ciò che le avevo già scritto l’altro giorno e che lei ha trovato giusto:
    “ho letto la recensione dell’enologo fantasma ( http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=389 ), davvero interessante. Finalmente si parla di problemi veri di altre realtà vitivinicole: NON ESISTE SOLO IL BRUNELLO DI MONTALCINO!
    Ho letto le anteprime delle varie guide enogastronomiche e sono rimasto indignato come sempre meno vini del Sud siano premiati con il massimo riconoscimento. Già l’anno scorso la guida duemilavini AIS-bibenda mi aveva deluso non recensendo aziende pugliesi che fino all’anno prima occupavano anche due pagine e premiando il solito Albano… (questi conta forse più premi enologici che vittorie in kermesse canore).
    Quattro quinti di guida erano dedicati dal Nord fino alla Toscana, il resto dalle Marche in giù.
    Quest’anno solo 3 vini pugliesi hanno ottenuto i 5 grappoli: dove sono finiti il Dunico della masseria Pepe, il Sessantanni dei feudi San Marzano, l’ES di Gianfranco Fino, il Dolce Attanasio, il rosato Metiusco, il numero 0 di Menhir, eccetera ?
    Si parla tanto di diversità ampelografica, di vitigni identitari, di vini sinceri e poco “parkerizzati”, di rinascimento del Meridione, salvo poi premiare le solite aziende note, con gli stessi vini, spesso “ultrabarricati”, sempre perfetti nonostante le bizzarrie del clima, praticamente frutto di tecniche di cantina ai limiti estremi e di tagli profondi.
    Lo so, forse sono un po’ di parte e posso sembrare provincialista (non è così: una volta ho criticato severamente la nuova DOC Colline Joniche), ma preferisco i vini della mia terra, magari non perfetti, a volte scorbutici, ma ancora sinceri. Ciò spero di assaggiare alla verticale dell’aglianico del Vulture Carato Venusio della cantina di Venosa che si terrà il 16 di questo mese a Noci (BA) e alle altre dei vitigni pugliesi che si terranno prossimamente.”

    Cordiali saluti,
    Paolo Bargelloni

  11. …Non so se è il contesto giusto, ma mi si incociano gli occhi a leggere tutte le pagine scritte: approfitto della sua pazienza per cercare soddisfazione ad una domanda che mi gira in testa da qualche tempo, e la “piazzo ” qui.
    In tutto questo non ho capito come mai è uscito di scena Porthos…, che, se non avevo capito male, avrebbe dovuto essere, non solo sostenitore, ma presente a Siena…schierato avviamente al suo fianco…
    Inutile e scontata la risposta di provare a chiedere a loro…

  12. Mirko, ho già spiegato la vicenda che riguardava un collaboratore di Porthos, scrivendo “Leggo, sul sito Internet di una rivista verso la quale ho sempre manifestato stima e considerazione, Porthos, una cosiddetta “doverosa comunicazione di servizio”, dove si sostiene che la mancata partecipazione di una persona, che inizialmente avevo contattato chiedendo di affiancarmi nel dibattito con Rivella, “non è dovuta a una rinuncia bensì a un’esclusione dalle ragioni poco trasparenti e comunicata tardi e male”.
    Personalmente non ho mai affermato che quella persona avesse rinunciato a partecipare, ma ho sempre detto e lo confermo di essere stato io, quando l’ex amministratore delegato della Castello Banfi mi comunicò che aveva scelto di farsi affiancare da Fiore, enologo come lui, a scegliere di farmi affiancare non da un giornalista, ma da un enologo o da un produttore. Nessuno ha voluto escludere o emarginare quella persona perché portavoce di un appello che, sino a prova contraria, io ho firmato e sostenuto vigorosamente.
    Ho invece semplicemente, e dolorosamente ho dovuto rinunciare al suo contributo perché potevo avere un solo sostenitore al mio fianco e ho preferito puntare sulla dialettica di Teobaldo Cappellano e sul valore simbolico che indubbiamente ha la presenza di un produttore di Barolo in difesa delle ragioni del Brunello. Questa e non altra, come il diretto interessato ben sa, è la verità”.
    Pertanto, come vede, la rivista di Sandro Sangiorgi, che rispetto e stimo, non avrebbe mai dovuto avere un ruolo ufficiale in questo dibattito. Resto perplesso per il fatto che sul dibattito, sul suo andamento e su quello che é emerso il sito di Porthos non abbia scritto una sola riga, nonostante l’importanza dei temi dibattuti e la presenza, al mio fianco, di un produttore, Baldo Cappellano, di cui la “ciurma” di Porthos é notoriamente amica. Viene da pensare che un certo integralismo li porti a pensare che temi e battaglie siano interessanti solo quando li pongono loro e siano loro i protagonisti della discussione… Mi sbaglio?

  13. Resto dell’opinione che sul versante giudiziario del caso Brunello si debba andare coi piedi di piombo: il rischio che si facciano inutili danni o avventurose diffamazioni è troppo alto per il bassissimo livello di informazioni controllabili in cui siamo. Mi pare anche che il protrarsi delle indagini, evidentemente necessario e quindi inevitabile, stia però cominciando a indurre danni diversi da quelli di immagine o di mercato contingente e, se la cosa dura ancora per molto, potrebbe intaccare la solidità finanziaria del sistema. Mi parrebbe buttare via il bambino con l’acqua sporca e questa eventualità va attentamente ponderata.
    Credo che, per collegarmi al dibattito Rivella-Ziliani, i due piani debbano restare rigidamente separati: uno è quello tecnico/filosofico del Brunello (e non solo) di donani, un altro è quello dell’accertamento giudiziario di una parte del Brunello di ieri. Sovrapporli è un errore concettuale potenzialmente dannosissimo.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  14. O Stefano che sorpresa vederti nei panni del “pompiere” che cerca di spengere l’altrui fochi! Quando scrivi “il rischio che si facciano inutili danni o avventurose diffamazioni è troppo alto per il bassissimo livello di informazioni controllabili in cui siamo” mi sembra che tu “rivelleggi” un poco. Io mi sono limitato a riportare l’articolo, a mio avviso attendibilissimo e credibilissimo, di Settefonti, persuaso, anche in base alle mie fonti, che l’inchiesta a Montalcino prosegua, che ci siano stati altri sequestri, anche in cantine di notevole notorietà, che ci saranno presto altri sviluppi, clamorosi.Nessuna “caccia al produttore” reprobo o nessuna volontà di “buttare via il bambino con l’acqua sporca”, ma il fatto é l’acqua qualcuno l’ha sporcata ben bene e inquinata (come certi “Brunello”) a Montalcino e questo qualcuno non si può dire abbia le sembianze del sottoscritto o di qualche altro collega o della Procura senese (con la quale mi piacerebbe tanto fare quattro chiacchiere…). La tua prudenza, il rammaricarti, quasi, che le indagini proseguano (e che devono fare chiuderle subito, altrimenti a Montalcino non vendono più, come ha detto Rivella a Siena, il loro prezioso vino?), mi stupiscono tantissimo…

  15. Franco,
    non fare come al solito. Sai benissimo come la penso, non pompiereggio affatto e conosco personalmente, stimandolo, Andrea Settefonti, di cui non metto minimamente in dubbio le affermazioni (che anzi confermo). Io rammaricarmi? Lo dici proprio a me? Io Rivelleggio? Ma dai. Dico però, e lo ribadisco, che scambiare la natura sacrosanta dell’indagine con la presunzione di colpevolezza degli indagati è una baggianata. Confermo che i livelli di coinvolgimento e di responsabilità dei singoli produttori è tutto da accertare ed io non ne ho notizia alcuna, quindi trovo scorretta l’equazione per cui tutte le aziende indagate sono uguali e per cui tutte le aziende sono indagate per lo stesso motivo.
    Insisto: lasciamo che la procura faccia il suo lavoro, ma vigiliamo anche, a questo punto, affinchè lo faccia in tempi compatibili con la sopravvivenza delle aziende (soprattutto di quelle che dovessero alla fine risultare innocenti (di ingiuste carcerazioni preventive è piena la sotia anche recentissima del nostro sistema giudiziario). Non mi pare che chiedere questo sia fare il pompiere o “rivelleggiare” (Rivella poi non mi pare affatto un pompiere). Non mi rammarico per nulla delle indagini, al contrario. Ma vorrei, come tutti credo, che le indagini fossero rapide, certe, efficaci e risolutive, senza tradursi in novelle dello stento che non giovano a nessuno (soprattutto alla verità).
    Ciò che non ci impedisce, anzi, di dibattere e accapigliarci sulle regole di domani, i disciplinari, le filosofie, etc.
    Non essere troppo suscettibile, Franco. E non pensare che ogni affermazione sia rivolta personalmente a te. Se non ti calmi ti faccio bere un po’ di Brunello al Merlot…
    Ciao,

    Stefano

  16. va bene Stefano, di fronte a questa terrificante prospettiva (una volta si usava l’olio di ricino, oggi il “Brunello” di qualche azienda mediatica, e me ne vengono in mente diverse, qualcuna sorprendentemente non toccata sinora dai rumors delle indagini, non sia mai che il suo proprietario si sia assicurato una sorta si “immunità” raccontando un po’ di cose agli inquirenti?) mi calmo e attendo, facendo voti anch’io che i tempi dell’inchiesta siano rapidi e che si arrivi presto a rinvii a giudizio o proscioglimenti. Ma sono persuaso che seduto in riva al fiume ne vedrò passare di vittime eccellenti… E voglio vedere le facce di qualche collega che certe aziende le ha sempre esaltate e portate, ma chissà perché?, in palma di mano!

  17. Signor Ziliani,
    chi lo và a dire agli sparuti e spauriti broker di Wall Street che dovranno aspettare il Brunello…?

    Il New York Times dice Aglianico Vignali di Venosa…

    Sotto a chi tocca, sangue e vini di nuovi orizzonti…

    Gianni “Morgan” Usai

  18. Eh, ma questo è il bello: verificare a posteriori gli epinici tessuti a favore di certi vini anche quando alle degustazioni tutti ci guardavamo in faccia perplessi. Restiamo sulla riva del fiume. Purchè però la magistratura non ci costringa con i suoi tempi lunghi a piantare le tende e a chiedere la residenza (c’è umido e nuoce ai reumatismi), sull’argine.
    Ciao,

    Stefano

  19. @ Stefano Tesi.

    Caro Stefano, mi meraviglio che proprio un segugio giudiziario ( allievo di Frank Cimini come scherzosamente Ti appellavo a Siena…) come Te non abbia ancora capito che i magistrati sono i nuovi sacerdoti…

    Lascia perdere…con loro non si vincerà mai…
    anche se fosse una semplice bega di condominio ( come giustamente osservava l’ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso in una conversazione su Radio Radicale, tempo fa…)…

    Anzi facciamo che anche loro scrivano di vino…

    Abbundandis in adbundandum come diceva Totò…

    Gianni “Morgan” Usai

  20. Pingback: Link sul vino del 12 ottobre 2008 : Vino24

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