Amarone della Valpolicella, una via alla normalità esiste!

Ho spesso criticato (leggete qui e ancora qui ma leggete anche l’articolo allegato, Amarone WFW pubblicato su The World of Fine Wine) credo in maniera circostanziata e basandomi sulle statistiche relative a bottiglie prodotte e quantità di uve poste in appassimento, l’orientamento preso dalla bellissima zona vinicola veneta della Valpolicella negli ultimi anni, che si è tradotto in un preoccupante (secondo me e secondo qualche collega) aumento della produzione e soprattutto della quantità di uva destinata alla produzione di Amarone e Recioto della Valpolicella.
Non mi convincono, come ho scritto ad esempio qui, trovarmi di fronte a “vini non buoni, assolutamente non appealing, paradossali, privi di qualsivoglia idea di cosa significhino termini basilari come equilibrio, piacevolezza, possibilità di essere abbinati convenientemente ai cibi, eleganza, varietà di espressione, ricchezza di sfumature.
Vini dove il carattere varietale, anche dopo l’appassimento, che contribuisce ad appianare e livellare le caratteristiche, era piuttosto quello del Merlot, del Cabernet, del Syrah e non quello delle uve, Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara,  che hanno fatto la storia e la nobilitate di questa splendida regione vinicola veneta.
Troppi vini che definirei “piacevolezza zero”, vini con i quali è assai difficile pensare di poter passare dalla fase degustazione campione numero X alla fase “stasera me lo berrei volentieri a tavola con gli amici”. Vini squilibrati, eccessivi, sgraziati, con residui zuccherini elevatissimi (sicuramente qualche produttore ha sbagliato etichetta scambiando dei Recioto per degli Amarone…), con alcol troppo elevati (ma non era solo una costrizione dovuta alla torrida annata 2003?), vini monodimensionali, noiosi, prevedibili, senza sfumature e senza dinamismo”.
Poi, sollecitato dagli amici carissimi della delegazione A.I.S. di Como, Giorgio Rinaldi, Giancarlo Botta, Franco Graziosi e tutti gli altri, mi capita di ideare e organizzare con loro una Serata Amarone (la prima di due, la seconda si svolgerà il prossimo febbraio) di scegliere dei vini che paradossalmente definirei leggermente “de-amaronizzati” rispetto alla stilistica e alla deriva oggi dominante nell’Amarone e più simili agli Amarone classici d’antan, dove la dolcezza dell’appassimento è presente e si fa sentire, ma lasciando il vino secco, asciutto, godibile, dotato di una componente tannica ben avvertibile, di una freschezza e di un’acidità calibratrice, e scopro, abbiamo scoperto (eravamo quasi 120) che una via autentica all’Amarone è possibile.
E che si possono produrre vini schietti, che siano espressione non paradossale della particolare tecnica (l’appassimento) utilizzata, ma anche delle uve (quelle classiche) utilizzate, dei terroir, dei microclimi, delle esposizioni, della varietà di situazioni che dovrebbe rendere la Valpolicella un tesoro di bio ed eno-diversità, vini equilibrati, godibili, dall’alcol non opprimente, non ridotti a marmellate e spremute di frutta venata di legno. E che questi vini, proposti ad un pubblico di appassionati, attenti, curiosi, pronti a cogliere la qualità e la personalità nei vini, piacciono, eccome se piacciono.
Sono molto soddisfatto dell’esito della serata di ieri, della qualità e della veridicità dei vini che ho selezionato e proposto, qualcuno più complesso, più espressivo, più completo e variegato nei profumi e al gusto (voglio citarne, senza fare alcun torto agli altri, almeno due, l’Amarone Classico di Corte Rugolin ed il Vigneti di Ravazzol di Cà la Bionda, con una particolare sottolineatura, per il suo carattere particolarmente asciutto e una componente tannica viva per il San Giorgio di Carlo Boscaini), qualcuno, come il Campo dei Gigli di Tenuta Sant’Antonio, dotato di un corredo aromatico molto particolare, ancora estremamente giovane e bisognoso di un lungo affinamento in bottiglia per dare il suo meglio.
Ma anche tutti gli altri vini, dal Moropio di Antolini, rotondo, succoso e godibile e con una dolcezza più accentuata, al vino di San Rustico al
Capitel de la Crosara di Montresor, di cui abbiamo proposto un 2003 fedele specchio di un’annata particolare dove la maturazione dei tannini non è stata completa provocando nei vini qualche ruvidezza e qualche astringenza in eccesso, hanno contribuito ad illustrare una Valpolicella dell’Amarone credibile, vera, degna di fiducia, capace di esprimere vini che illustrino il territorio e le sue caratteristiche, la storia e l’identità di un vino nobile, ma per sua natura di nicchia, che non potrà mai diventare, senza trasformarsi in altro, il vino trainante della zona.
Tra tanti (troppi) vini paradossali e noiosi, figli di una deriva dichiaratamente commerciale e miope, una via maestra per un Amarone “normale”, schietto e godibile esiste ancor: gaudeaumus igitur!

 

15 pensieri su “Amarone della Valpolicella, una via alla normalità esiste!

  1. Non entro nel merito qualitativo, (perché come amico di famiglia, parte in causa) – cioé non so se viene/verrá giudicato buono e meritorio – ma come posizione ed accorpamento dei terreni, tecniche di vinificazione e tradizione di agilitá assente da…. steriodi anabolici e palestramenti varii, non posso non segnalarti l’Amarone de Le Ragose. Sicuramente lo conosci giá e saprai tra l’altro che questo ed i tuoi Amarone ” di equilibrio” sanno anche regalare performances di serbevolezza non indifferenti. Il mese scorso mi sono trovato ad aprire un 1983 de Le Ragose di una bontá, finezza ed eleganza che in Borgogna devi pagare dieci volte tanto.
    Fine del messaggio pubblicitario ?

    No, c’é di piú. In realtá la Natura, in annate particolari aveva giá pensato al “palestramento dei vini”: é l’Ammandorlato, madre , proprio nel senso di precedenza storica, di tutti gli Amarone. Questo vino, causa gli elevati zuccheri residui non puo´essere un DOC ma viene relegato, non senza una vena di autolesionismo legislativo, nella categoria IgT Rosso Veronese.

    L’Ammandorlato non é dolce ma neanche secco. E´un’esperienza unica (presso Le Ragose prodotto nel 1999 e nel 2004) che non dovrebbe mancare nel carnet degli appassionati di Amarone. Anche perché aiuta a comprendere la differenza tra certi Amarone merlottizzati e costruiti in cantina e la supremazia organolettica e di gustositá dei prodotti naturali.

    Ma allora ? se il mercato, specie quello scandinavo ed anglosassone, privilegia gli Amarone che somigliano
    per dirla in soldoni, al porto Ruby ? La risposta non é semplice ed anche qui sarebbe auspicabile non solo una strettissima aderenza al disciplinare, (Brunello docet) ma anche l’indicazione in etichetta o retroetichetta di quanto un consumatore si debba aspettare dalle oramai millanta tipologie di vino e di vitigni che si presentano sotto l’etichetta unica Amarone.

    Perche ? Perche altrimenti si rischia di stravolgere e snaturare proprio quelle caratteritiche che hanno fatto da battistrada ed hanno affermato il nome dell’Amarone del mondo. Il legislatore dovrebbe essere attento nel distinguere e comunicare bene quella che é la tradizione cronologica dell’Amarone, quella che é l’evoluzione e quella che viene preparata “come vuole il pubblico”. C’é – forse e mentre la moda tira – posto per tutti: basta essere chiari.

  2. Carlo, adoro i vini della Ragose e ho avuto il piacere di conoscere quella grande Signora che é stata Marta Galli. Li considero tra gli Amarone (e Recioto) più rappresentativi e sinceri di tutta la Valpolicella

  3. L’aumento di produzione è impressionante. Speriamo che con prezzi così elevati e con una crisi non tanto passeggera non ci siano problemi di vendita. Spero che di questo nella Valpolicella si rendano conto.

  4. Oddio, c’è qualcosa che non va.

    Dei 7 vini in degustazione, che dovevano essere tutti di stile tradizionale, quattro avevano fatto passaggi in barrique e uno aveva anche una contaminazione di cabernet…

    Lei, signor Ziliani, nella sua splendida e precisa introduzione, aveva poi asserito che gli Amaroni non dovevano avere più di 14,5 o al massimo 15% di alcol. E invece, uno solo aveva 15%, gli altri erano quasi tutti 15,5% o 16% e uno addirittura 16,5%.

    Non è che si predica bene e razzola male? Sulla “predica”, sull’appassionante e precisa introduzione della serata e sulle sue considerazioni di questo blog non ho davvero nulla da ridire, ma forse sulla scelta dei vini avrei qualche dubbio…

    Con stima.

  5. caro contraddittorio, esprima pure liberamente i suoi dubbi e vedrò di fugarli. Non ho mai detto che la degustazione dovesse unicamente presentare vini tradizionali e guardi che comunque, a parte uno solo, che era stato affinato in tonneau e barrique, tutti gli altri avevano in larga parte fatto affinamento in botte grande. Quanto al livello alcolico dei vini in degustazione a Como martedì sera, confesso di non aver fatto caso alla gradazione di ognuno, ma converrà con me che a parte uno, forse un po’ squilibrato, tutti gli altri presentavano un alcol ben bilanciato dal frutto, dai tannini e da un vivace corredo acido. Quanto alla scelta dei vini, é stata esclusivamente mia, come sempre in queste serate, quando seleziono io i vini e ci metto io la faccia. Per cui quando piacciono ho avuto ragione e visto bene, quando non piacciono (ma posso dire che accade molto di rado?) ho sbagliato e faccio ammenda. Resto in attesa di una sua più chiara spiegazione relativa ai suoi dubbi…

  6. Le ripeto, i miei dubbi erano legati al collegamento tra la presentazione e i vini. Vini che – e me ne dispiace non averlo precisato prima – erano tutti di buonissima qualità. Per fare nomi e cognomi, il sesto, ovvero il Campo dei Gigli di Tenuta Sant’Antonio (se non ricordo male), proprio per le “contaminazioni” da vitigno bordolese, era un buon vino in prospettiva affinamento, ma non lo considero affatto un grande Amarone. Nel Montresor, annata terribile 2003, il legno era molto presente assieme ai tannini non maturi determinati appunto dall’annata: ma questo non fa testo, perché come lei stesso ha spiegato le hanno mandato le bottiglie sbagliate. Il Moropio era palesemente sbilanciato su dolcezze, glicerine e pesantezza tipiche di quegli amaroni che lei, giustamente, ha criticato. Forse un po’ anonimo mi è parso il quarto campione, ovvero il San Rustico – se non ricordo male – dove non mi è parso molto equilibrato. Niente da dire su Boscaini, anche se non è certo un amarone “tipico”, mentre mi è parso ottimo l’Amarone Classico di Corte Rugolin, anche se – questo il dubbio – il legno piccolo c’era e si sentiva, pur che conferisse una maggiore complessità. Nessun appunto – anzi – per il Vigneti di Ravazzol di Cà la Bionda.

    Questo è quanto, anche se è solo un mio parere. D’altronde non sono avvezzo a queste degustazioni, ne faccio poche durante l’anno. La critica voleva essere solo costruittiva, in attesa della prossima tornata da 7 vini a febbraio.

    Con rinnovata stima.

    C.

  7. perfetto contraddittorio e grazie per le sue interessanti e garbatissime osservazioni. Io il legno piccolo nel vino di Corte Rugolin non l’ho avvertito proprio, mentre la “contaminazione” un po’ in chiave bordolese nel vino di Tenuta Sant’Antonio se c’era (e del resto il disciplinare la consente) era calibrata e non sfacciata. Quanto alla seconda degustazione di Amarone del prossimo febbraio annuncio a lei in anteprima che con ogni probabilità i vini saranno ben otto, essendosi aggiunta un’eccellente azienda che proprio oggi mi ha manifestato la propria disponibilità a partecipare
    cordialità

  8. Benissimo. Allora ci vedremo a febbraio.
    Rimane solo un dubbio: visto che gli altri sette vini si conoscono, quale sarà l’ottavo?

    Immagino, signor Ziliani, che questa sarà una sorpresa che non vorrà svelare…

  9. L’Amarone non rientra tra i vini che mi fanno impazzire.Sono arivato a questa (momentanea)conclusione sulla base della decina di vini bevuti. Senza dubbio grandi vini(Quintarelli, DalForno,Masi,Bertani)ma,quando non c’è l’incastro..con le proprie papille, hai voglia a teorizzare. Purtroppo, non avendo mai assaggiato i vini che qui elenchi a parte il Campo dei Gigli,non avrò modo di ricredermi, almeno nell’immediato. Mia moglie è di avviso opposto, essendosi avvicinata all’Amarone proprio per le sue caratteristiche di vino “iper” di tutto: concentrazione, alcol, struttura, lunghezza, ecc.ecc. Ecco quindi il dilemma: Amaroni de-amaronizzati, Langhe Nebbioli che baroleggiano, Brunelli che supertuscaneggiano, ma quante contaminazioni ci dovremo aspettare? Mi auguro che tutto ciò non ci porti a Baroli de-barolizzati.

  10. Mi chiamo Paolo Grigolli e faccio l’enologo da, ormai purtroppo, molti anni. Sono anche consulente (anche se il termine mi piace poco) collaboro quindi con Corte Rugolin e Tenuta S. Antonio. Ho una grande stima di Franco Ziliani che ho conoscuito in Bertani, anche se spesso non condivido del tutto le sue prese di posizioni troppo intregaliste ma ne rispetto la sincertà e la correttezza. Comunque l’Amarone Corte Rugolin 04 è un Amarone classico nato su terreni argillosi, scuri, e allevato, a pergola Veronese. E’ affinato in botte grande, non presenta grande concentrazione ma è estremamente raffinato, equilibrato e dotato di grande piacevolezza (si può comparare a un ottimo Borgogna di grande annata).
    L’Amarone Campo dei Gigli 04 della Tenuta s. Antonio, nasce invece su un terreno calcareo, al limite della sopravvivenza della vite a 300/350 mt. di altitudine nella zona allargata della Valle di Illasi e di Mezzane. Il sistema di allevamento non è la classica pergola come il precedente Amarone ma il gujot ed è coltivato in zone molto più calde di quelle della Valpolicella classica.
    Le caratteristiche varietali ossia il profumo che voi riconducete al cabernet (erbaceo, pirazine erbe aromatiche) è dovuto non all’utilizzo di questo vitigno, ma a un terreno e quindi ad un terroir unico; pure all’utilizzo del corvinone i cui grappoli vengono tagliti a metà sulla vite in agosto.
    Gioca inoltre un corredo aromatico dato dalla fermentazione in tonneaux co follature ecc. e all’affinamento del vino per 18 mesi negli stessi tonneaux di legno nuovo ben tostatodove ha fermentato. Mi piacerebbe assaggiare con voi per poter esprimere a voce queste e altre considerazioni.
    saluti a tutti Paolo Grigolli

  11. Mi chiamo Paolo Grigolli e faccio l’enologo da, ormai purtroppo, molti anni. Sono anche consulente (anche se il termine mi piace poco) collaboro quindi con Corte Rugolin e Tenuta S. Antonio. Ho una grande stima di Franco Ziliani che ho conoscuito in Bertani, anche se spesso non condivido del tutto le sue prese di posizioni troppo intregaliste ma ne rispetto la sincertà e la correttezza. Comunque l’Amarone Corte Rugolin 04 è un Amarone classico nato su terreni argillosi, scuri, e allevato, a pergola Veronese. E’ affinato in botte grande, non presenta grande concentrazione ma è estremamente raffinato, equilibrato e dotato di grande piacevolezza (si può comparare a un ottimo Borgogna di grande annata).
    L’Amarone Campo dei Gigli 04 della Tenuta s. Antonio, nasce invece su un terreno calcareo, al limite della sopravvivenza della vite a 300/350 mt. di altitudine nella zona allargata della Valle di Illasi e di Mezzane. Il sistema di allevamento non è la classica pergola come il precedente Amarone ma il gujot ed è coltivato in zone molto più calde di quelle della Valpolicella classica.
    Le caratteristiche varietali ossia il profumo che voi riconducete al cabernet (erbaceo, pirazine erbe aromatiche) è dovuto non all’utilizzo di questo vitigno, ma a un terreno e quindi ad un terroir unico; pure all’utilizzo del corvinone i cui grappoli vengono tagliti a metà sulla vite in agosto.
    Gioca inoltre un corredo aromatico dato dalla fermentazione in tonneaux co follature ecc. e all’affinamento del vino per 18 mesi negli stessi tonneaux di legno nuovo ben tostatodove ha fermentato. Mi piacerebbe assaggiare con voi per poter esprimere a voce queste e altre considerazioni.
    saluti a tutti Paolo Grigolli

  12. Mi chiamo Paolo Grigolli e faccio l’enologo da, ormai purtroppo, molti anni. Sono anche consulente (anche se il termine mi piace poco) collaboro quindi con Corte Rugolin e Tenuta S. Antonio. Ho una grande stima di Franco Ziliani che ho conoscuito in Bertani, anche se spesso non condivido del tutto le sue prese di posizioni troppo intregaliste ma ne rispetto la sincertà e la correttezza. Comunque l’Amarone Corte Rugolin 04 è un Amarone classico nato su terreni argillosi, scuri, e allevato, a pergola Veronese. E’ affinato in botte grande, non presenta grande concentrazione ma è estremamente raffinato, equilibrato e dotato di grande piacevolezza (si può comparare a un ottimo Borgogna di grande annata).
    L’Amarone Campo dei Gigli 04 della Tenuta s. Antonio, nasce invece su un terreno calcareo, al limite della sopravvivenza della vite a 300/350 mt. di altitudine nella zona allargata della Valle di Illasi e di Mezzane. Il sistema di allevamento non è la classica pergola come il precedente Amarone ma il gujot ed è coltivato in zone molto più calde di quelle della Valpolicella classica.
    Le caratteristiche varietali ossia il profumo che voi riconducete al cabernet (erbaceo, pirazine erbe aromatiche) è dovuto non all’utilizzo di questo vitigno, ma a un terreno e quindi ad un terroir unico; pure all’utilizzo del corvinone i cui grappoli vengono tagliti a metà sulla vite in agosto.
    Gioca inoltre un corredo aromatico dato dalla fermentazione in tonneaux co follature ecc. e all’affinamento del vino per 18 mesi negli stessi tonneaux di legno nuovo ben tostatodove ha fermentato. Mi piacerebbe assaggiare con voi per poter esprimere a voce queste e altre considerazioni.
    saluti a tutti Paolo Grigolli

  13. Ringrazio l’amico (e bravo enologo) Paolo Grigolli per la sua testimonianza e raccolgo il suo invito: perché non creare le condizioni per una degustazione insieme a lui di Amarone della Valpolicella riservata ad un piccolo gruppo di lettori di questo blog?

  14. lavoro permettendo noi parteciperemo molto, ma molto volentieri.
    Anche se fuori zona,
    noi potremo tranquillamente mettere a disposizione il nostro locale.

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