Barolo Monprivato, Santo Stefano di Perno, Villero: Mauro Mascarello vince la “scommessa” dei 2003

Una delle più grandi sorprese della bellissima degustazione di Barolo che ho condotto recentemente a Londra, accanto al successo della serata e al generale consenso che hanno ottenuto tutti i vini che avevo selezionato è stato il verificare che un vino che in quel contesto consideravo un “outsider” era stato tra quelli che in assoluto erano piaciuti di più e che avevano “intrigato” i partecipanti.
Oddio, definire “outsider” un fuoriclasse assoluto, uno dei vini “del mio privilegio”, ovvero il Barolo Monprivato dell’azienda Giuseppe Mascarello condotta dal mio carissimo amico Mauro Mascarello, e da suo figlio Giuseppe, sembrerà una stravaganza, ma un po’ meno “stravagante” se si considera che questo gioiello tra i Barolo di Castiglione Falletto era l’unico 2003 in un contesto che prevedeva ben sette super 2004, dal Parafada di Massolino al Falletto di Bruno Giacosa, dal Bricco Sarmassa di Brezza al Ginestra Casa Maté di Elio Grasso, dal Cannubi di Comm. G.B.Burlotto al Bricco Boschis di Cavallotto, sino al Rocche dell’Annunziata Torriglione di Roberto Voerzio.
Incredibile, ma vero in un contesto caratterizzato dalla struttura tannica, in alcuni casi ancora scalpitante e mordente, dei 2004 un vino finissimo e delicato, espressione di un’annata difficilissima ed estrema e non certo ideale per il Nebbiolo come il 2003, si era fatto notare e aveva vinto la difficile sfida dell’eleganza, grazie ad una complessità aromatica, ad una freschezza, ad un nerbo che merito di un vigneto magico, (un vigneto storico, documentato negli antichi archivi catastali sin dal 1666 e compreso da Renato Ratti tra gli undici vigneti storici di prima categoria della zona del Barolo) erano riuscite comunque ad emergere anche in un’annata apparentemente non a misura di Monprivato come il 2003.
Sicuramente a far vincere questa sfida aveva contribuito la speciale qualità del terreno, di origine miocenica del tipo elveziano dell’era terziaria, composto da marne limoso-argillose, di buona struttura, ricco di calcare attivo e ben dotato di microelementi in quantità proporzionate, che avevano consentito alla vite di vivere e di lavorare bene anche nelle condizioni estreme del 2003, quando l’esposizione sud-ovest in pieno mezzogiorno del Monprivato avrebbe potuto essere un limite e non un pregio. Ma  anche il savoir faire e la capacità in cantina di Mauro, avevano fatto la loro parte…
Ripensandoci bene questa affermazione del Monprivato 2003 in quel di Londra (diciamo che è stato uno dei tre vini che sono piaciuti di più, sugli altri due cavallerescamente eviterò di fare i loro nomi, perché tutti i vini sono stati, chi più, chi leggermente meno del tutto all’altezza…) non mi aveva stupito, perché ricordavo bene come in agosto, facendo visita a Mauro e degustando tutti i suoi Barolo 2003 nella sua cantina, Villero, Santo Stefano di Perno e Monprivato, (il Santo Stefano in una verticale di cinque annate di cui ho scritto in questo ampio articolo – leggete qui – pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S.), fossi rimasto colpito dalla bellezza di questi vini, dalla loro personalità.
Da una classe innata riconosciuta anche dall’edizione 2009 della Guida dell’Espresso (lo ribadisco, la guida che ha fotografato meglio di qualsiasi altra, la speciale situazione della Langa del Barolo e del
Barbaresco), che ha parlato di “classe da vendere per le nuove annate di Barolo, con un Monprivato di scintillante energia a capeggiare il gruppo” attribuendo 19/20 a quest’ultimo e 17,5/20 al Santo Stefano e al Villero.
Ho pertanto recuperato e pensato di proporvi oggi i miei appunti di degustazione di quel giorno relativi ai tre Barolo.
Barolo Monprivato 2003

Colore rubino splendente, intenso, ma brillante, dopo una iniziale “austerità” ed una riluttanza a svelarsi si apre progressivamente e nitidamente nel bicchiere con dolce suadenza ed eleganza e assoluta innocente purezza, con un naso inconfondibilmente “nebbioloso” profumato di prugna e di terra, di cacao, di sottobosco e di pesca noce. La bocca è sorprendentemente fresca, viva, articolata, scandita da un tannino splendidamente setoso, morbido, da un’acidità importante che rende il vino sapido, nervoso, pieno di energia, eppure confidenziale, largo e avvolgente e dal finale molto persistente, lungo e vivo.
Barolo Santo Stefano di Perno 2003

Colore rubino intenso di bella profondità, mostra un naso denso, avvolgente, quasi cremoso, con profumi mediterranei, suadenti, di rosa, liquirizia, sottobosco e una leggera speziatura e note che richiamano la pesca bianca e persino l’anguria. La bocca è di grande carnosità, soddisfazione e pienezza, con un tannino molto fitto e mordente, ma non aggressivo, e una notevole ampiezza e consistenza.
Barolo Villero 2003
Bella l’intensità del colore, un rubino brillante e luminoso, mentre a naso il vino si propone subito suadente, elegante, molto dolce e con una componente fruttata (lampone e ribes) molto evidente, che si sposa a note di viola, sottobosco, spezie, un leggero accenno di cacao e di rosa. Al gusto il tannino è presente, ben sostenuto, ma non aggressivo ed il vino si allarga, con bella polpa succosa, notevole ricchezza di sapore, una consistente terrosità, acidità bilanciata e freschezza, con equilibrio e lunga persistenza.
Ci sarebbe poi da parlare di un altro capolavoro di Mauro, l’edizione 2001, come sempre prodotta in un quantitativo limitatissimo e “confidenziale” della sua selezione più preziosa, il Barolo riserva Monprivato Ca d’Morissio, ma di questo che gli inglesi definirebbero “outsdanding wine”, e che io mi “limito” a definire un fuoriclasse, parlerò prossimamente in un post a lui interamente dedicato. Perché parlare dei grandissimi vini, e dei vini degli amici più cari, è sempre un piacere…

Azienda agricola Giuseppe Mascarello
via Borgonuovo 108 Monchiero CN
tel. 0173 792126
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