Ezio Rivella spara a zero contro i produttori del Brunello: la loro è solo un’inutile Crociata!

Aveva stranamente taciuto dopo il voto di lunedì 27 ottobre, con il quale, con una percentuale “bulgara” del 96%, i produttori soci del Consorzio del Brunello di Montalcino riuniti in assemblea avevano deciso di dire no a qualsiasi ipotesi di modifica del disciplinare del celeberrimo vino ilcinese e di continuare a produrre un Brunello, ma anche il Rosso di Montalcino, esclusivamente con uve Sangiovese proveniente dall’area di Montalcino.
Oggi invece il cavalier Ezio Rivella, tra i più tenaci sostenitori della necessità di adottare un disciplinare “elastico” e di progettare un Brunello che consenta ad ogni marchio all’interno della Denominazione di “personalizzare la propria produzione”, ipotesi quella del cambiamento, più volte espressa in dichiarazioni e interviste e anche nel corso del “Faccia a faccia” sul Brunello di cui è stato protagonista (leggete qui gli echi e i commenti all’incontro) lo scorso 3 ottobre presso l’Università di Siena, torna a dire chiaramente, e con quale forza!, la sua, in questa lunga intervista che mi ha concesso, che potete trovare sul sito Internet dell’A.I.S.
Un vero e proprio atto d’accusa nei confronti dei produttori di Montalcino, del Consorzio, di quella “bestia” dell’opinione pubblica locale” e della stessa Banfi (“evidentemente anche loro hanno la idee confuse”), quello pronunciato da Rivella, che conferma le proprie tesi e dice la sua, con innegabile chiarezza, sulla situazione attuale e sul futuro del più celebre vino toscano e italiano.
Leggete qui
e buona lettura!

 

0 pensieri su “Ezio Rivella spara a zero contro i produttori del Brunello: la loro è solo un’inutile Crociata!

  1. Si, ma manca la tua opinione su quanto Rivella ha detto. Opinione che potresti esprimere qui. La sua visione è più che comprensibile, soprattutto se la vediamo dal punto di vista squisitamente commerciale. Assolutamente non vero, invece, che i vini da monovitigno diventano tutti uguali. Vorrebbe dire che la composizione dei terreni, la diversa esposizione ed altitudine, i diversi metodi in vigna e cantina, l’uso o meno di lieviti selezionati non hanno alcuna influenza sul prodotto finale!

  2. la mia opinione é chiara, inutile ribadirla. Inoltre si trattava di un’intervista e nelle interviste ci si limita a prendere atto e riportare quello che dice l’intervistato…
    Chapeau comunque a Rivella per la coerenza e la tenacia nel sostenere le proprie convinzioni, che ovviamente non condivido…

  3. Dunque chapeau a Rivella, che dimostra di avere idee chiare e soprattutto ben strutturate. Leggo con attenzione ciò che dichiara a proposito del capitale d’immagine, prodotto anche dal ‘corpus’ dei produttori; è qualcosa che da fuori si avverte ed ha affascinato i clienti del Brunello, per almeno due decenni. Tra le molte osservazioni però ne manca una, di fondo: troppi vini erano diventati l’ombra del cane del Brunello, per dirla con Jacques Brel; se ciò non fosse stato, l’indagine, le indagini sarebbero state affrontate collettivamente con animo ben diverso, io credo.
    Invece tutto è avvenuto con la sensazione che pure a Montalcino, oltre alla ‘normale’ speculazione, vi fossero anche dei furbetti o furboni, che avevano ficcato anche i gomiti nel barattolo della marmellata; non dissimilmente da quanto accade nel resto dell’amato stivale.
    Questo è un fatto: come si può richiamare in campo l’elasticità, in un frangente come questo? Con i mercati che si apprestano a guardare con un minimo interesse solo chi ha davvero qualcosa di splendido da offrire!
    E certo, Rivella introduce un elemento di inquietudine alludendo alle (innegabili) necessità di rilancio; povero Brunello, se deve essere ‘rilanciato’ da chi ha avuto ‘cura’ della sua immagine fino ad oggi, e che non ha mai capito che quel vino doveva essere proposto in modo esclusivo, legato all’ambiente particolarissimo in cui a Montalcino allevano quel vitigno. Troppi soldi troppo in fretta han fatto immaginare un bengodi senza fine, senza capire che, come diceva Mamet, things change.
    E dimenticando che LA TRADIZIONE NON SI EREDITA, ma la si coltiva giorno dopo giorno, alimentandola e avendone cura. Che peccato, davvero un gran peccato.

  4. Rivella ha l’enorme virtù di esprimere le sue tesi con chiarezza e decisione e questo lo fatto incarnare ingiustamente come la personificazione del “nemico”.Le idee commerciali possono anche essere in parte condivisibili ma quello che davvero Rivella sottovaluta sono i progressi che il sangiovese ha fatto negli ultimi 15 anni.Se quasi sempre il “vecchio”sangiovese, con le dovute eccezioni presente un po’ in tutta la Toscana poneva dei problemi di poter produrre dei vini di riconoscibile qualità, con le nuove selezioni e anche con certi cloni un po’ più datati tipo R24 per intenderci, unitamente a gestioni agronomiche mirate,oggi sia più che possibile produrre tutti gli anni dei vini dignitosi e longevi dal solo sangiovese anche se ovviamente i terreni più vocati daranno vini migliori. In passato specialmente dai vigneti impiantati negli anni dei “piani verdi” e FEOGA, dove il criterio fondamentale di selezione era stata la produttività,(ricordate la “palmetta”?) era difficilissimo produrre qualità oggi, anche se questo discorso è stato usato impropriamente per giustificare taroccamenti altrimenti improponibili, produrre qualità dal solo sangiovese è più che possibile. Quello che è mancato in molti casi è stata la sicurezza nel volerlo fare ma oggi,SPECIALMENTE ORA CHE I CRITICI ENOGASTRONOMICI SONO STATI COSTRETTI A RIVEDERE I LORO METRI DI GIUDIZIO CHE USAVANO PER LA VALUTAZIONE DEI VINI TOSCANI A BASE SANGIOVESE,il momento è maturo per finalmente poter presentare sul mercato dei vini sempre più pura espressione di sangiovese senza infingimenti.In altre parole il substrato culturale,oltre a quello tecnico, è pronto a fare sbocciare i veri sangiovesi toscani anche grazie alla rivoluzione del disciplinare del Brunello : se finora il discipilnare forse è stato usato più come uno strumento di marketing mentre in realtà spesso vigeva il liberismo tecnico più sfrenato in cantina, oggi i produttori devono prestare la massima attenzione a quello che effettivamente imbottigliano.Un disciplinare rigido al contrario di quello che dice Rivella tenderebbe ad annullare delle variabili ingiustificate facendo risaltare come in “controluce”il vero valore del territorio che puo esprimersi tanto più chiaramente quanto appunto si eliminano le variabili.Naturalmente il territorio deve valere ma se non si è disposti a mettersi in gioco si potrebbe avere il sospetto che la viticoltura di qualità da “territorio”sia un invenzione creata dalle mani di abili (o inconsapevoli) commercianti o addetti al marketing al quale Rivella in qualche modo, mi pare rivendicherebbe la paternità.

  5. ah. anche io non capivo quale posizione tu avessi.
    che confusione, nel dubbio mi berrò un barolo, un sassella, insomma: nebbiolo e non sangiovese.

  6. Devo dire che quanto dice Rivella, oltre che coerente (ma potrebbe essere altrimenti?) con quanto finora sostenuto, è anche ben circostanziato. Che poi sia la verità è altro discorso..
    Chiedo a Lei, Franco, e agli esperti che seguono il Suo blog, un commento specifico su questo passo dell’intervista: “Temo che la stagione dei saldi, comincerà molto presto a Montalcino. Dove si fermerà la caduta dei prezzi? Ho sentito in questo periodo, molti piccoli produttori, orgogliosi dei risultati economici raggiunti con le loro diecimila bottiglie che vendono, senza costi, provvigioni, trasporti, ecc. sul piazzale delle loro cantine. Loro sono stati i maggiori beneficiari del grande boom del Brunello. Non hanno mai speso soldi per viaggi a New York, Tokio, Singapore, o anche solo Francoforte, e beneficiano di un mercato che altri hanno creato per loro.
    Sarebbe stolto credere che questo mercato è ormai fedele e stabilizzato nel tempo. Così come è apparso può scomparire, nel giro di poche vendemmie! Sarebbe umiliante andare con il cappello in mano ai cancelli della odiata Banfi ad offrire il proprio vino a metà del prezzo: eppure questo può anche succedere. Mai dire mai!”.
    Secondo Lei, vista la storia del Brunello, di Banfi e degli altri produttori, è l’azienda di proprietà americana – con le altre majors) ad aver “giovato” agli altri con la sua potente distribuzione o piuttosto la sua distribuzione ad avere beneficiato della qualità della nicchia altrui?In altri termini, storicamente, la qualità di pochi ha conquistato un mercato attento che ha poi reso possibile/necessario per chi poteva una rete complessa, o viceversa, davvero, la rete distributiva di aziende come Banfi ha portato una certa qualità creando poi un mercato pronto ad accogliere anche l’alta qualità altrui?
    Non sono un esperto ma mi sembra che secondo quale sia la risposta al quesito(fermo restando che il mercato è imprevedibile)si debba avere fiducia o paura per il futuro del beneamato brunello.

  7. Trovo le opinioni di Rivella, rilasciate nell’intervista a Ziliani, incomprensibili. Come consumatore, evoluto quanto si vuole,ma pur sempre consumatore, non mi spiego alcuni punti: 1)ogni disciplinare dovrebbe rappresentare la volontà di chi produce la merce oggetto,appunto, di disciplina. Volontà espressa con gli strumenti classici della democrazia (voto). Se non spetta a loro decidere, a chi spetterebbe? Le congiure alla Gladio, o le manipolazioni alla grande fratello,pur sempre possibili,devono però essere dimostrate e NON utilizzate a sostegno di proprie tesi. Tesi alternative al 100% Sangiovese sono già state espresse. Qualcuno, pare, le abbia addirittura messe in pratica.
    2)Non si è fatto un semplice cambiamento (dice Rivella) che non sarebbe costato nulla. Chiedo: perché non lo hanno fatto i produttori? Io non l’ho impedito di sicuro. E nemmeno migliaia di persone che, come me, non gradiscono essere “gabellati”, “raggirati”, “ingannati” e chi più ne ha più ne metta. E’ un diritto inalienabile sapere cosa si compra. E gli americani, i consumatori però, che su questi temi non fanno sconti, quando vanno allo scaffale, orientano le loro scelte su altri vini. Basta frequentare alcuni blog made in USA per rendersi conto che una delle frasi più ricorrenti è: “i buy american”. Cosa gioverebbe? Se è vero che ” il pesce marcio puzza dalla testa” mi pare ovvio! In questi casi il rimedio più efficace è quello banale di Nonna Abelarda. La lista delle ovvietà: mandare via i cattivi e tenere i buoni. Decida chi resta con la pagliuzza più lunga o si ricorra alla maggioranza, è questione che compete ai produttori.
    3) I denari persi. Ma chi ha beneficiato di guadagni enormi? Per caso tra questi ci sarebbe anche Casanova di Neri? Ricordo bene che il Tenuta Nuova 2001, all’indomani del riconoscimento quale miglior vino dell’anno, sparì dal mercato dei “prezzi ante premio” per poi comparire a prezzi post-premio. E non voglio pensare male, ma so per certo che l’azienda ha cancellato alcuni ordini fatti a prezzi ante premio con la motivazione “prodotto esaurito”. Ma ognuno può fare di ciò che possiede ciò che vuole. Compreso anche montare altoparlanti mozartiani per migliorare la qualità delle proprie uve. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/09_Settembre/26/terapia.shtml Onestà e chiarezza, ecco alcune qualità di base necessarie non solo per fare Brunello 100% ma anche quello, tanto auspicato Tenuta Panacea Brunello al 95%.
    Ciao.

  8. Rispondo ad Antonio: a mio parere Banfi (il cui vino non amo) è stato un po’, fatte le debite proprozioni, la Microsoft del settore, mentre BS o soldera sono un po’ il macintosh. Penso che molta gente, tanta, ed io sono tra quelli, ha avuto un primo contatto con il Brunello grazie a Banfi (oddio, se ben ricordo il primo brunello assaggiato era di argiano ed ero un ragazzino). Perchè? perchè era il più reperibile, il più abbordabile allora x le misere finanze perchè di vino ne capivo pochissimo (ora ne capisco solo poco)etc etc etc. Poi i gusti evolvono, si cresce, magari si possono acquistare e assaggiare anche altre bottiglie, si scoprono altri vini (io ho un debole da anni e anni x montevertine in tutte le salse, che ci posso fare?)e si capisce che forse non è quello il vino che meglio rappresenta il brunello, è un po’ un’entry level, l’equivalente in musica dell’heavy metal: a 14 anni ti sembra il massimo, poi cresci e ti accorgi che con una chitarra acustica magari si fa molto più “rumore”
    saluti a tutti
    Francesco
    PS Non condivido praticamente nulla di quel che dice Rivella ma sul fatto che ci si presenti poi con cappello in mano dalla Banfi starei attento, in altre situazioni (exravino) mi è capitato direttamente di vedere poi la fila davanti al….cattivo di turno, l’uomo è molto distante dal sentire mio e della maggior parte dei bloggatori che frequentano il sito, ma non è stupido, speriamo si sbagli di grosso

  9. Ma se costui non ha più niente a che fare con la produzione del Brunello, allora, con che titolo parla? O meglio per conto di chi parla? Quando la smetteremo di stare ancora ad ascoltare questi vecchi spettri?

  10. Condivido perfettamente l’intervento di Cristiano Castagno che secondo me ha centrato il problema. Aggiungerei ai fattori della qualità attuale oltre ai cloni, anche i portainnesti scelti in passato per le grandi produzioni stile FEOGA oppure, nella migliore delle ipotesi, completamente a caso.

  11. Cari signori,
    ma faccessero quel che vogliono……….l’ importante è produrre vini veri prodotti in vigna e non vini fabbricati in cantina………. e poi in Italia non esiste solo Il brunello……….

  12. Conosco bene il tipo di persona, e mi sarei ovviamente meravigliato se avesse detto una virgola meno di quanto seccamente dichiarato.
    Ovviamente non sono daccordo. Da produttore e quindi osservatore privilegiato, ho potuto constatare di persona quanto la serietà, per esempio, dei produttori di Barolo, sia costata in termini di vendite. Solo quattro o cinque anni fa le vendite piemontesi sul mercato USA erano crollate, aziende di miei amici che vendevano 60 70 mila casse l’anno che, complice qualche annata infelice, si sono ritrovati fuori dal mercato. Mentre l’armata brunello inarrestabile mieteva successi su successi di stampa e di pubblico incurante delle asperità del sangiovese, della sua poca grazia nelle annate infelici che sembravano non arrivare mai in quel di Montalcino, zona miracolata da Dio e poi abbiamo capito….dagli uomini. Adesso il barolo, complici annate meno complicate, sta tornando sugli scudi, nessuno nei tempi bui ha chiesto agli amici del Piemonte le problematiche occupazionali, il crollo delle vendite e dei fatturati che sembrava inarrestabile.
    Non c’era mica un Rivella a sostenere disciplinari elastici e “stranamente” il nebbiolo nelle annate storte mostrava tutti i suoi limiti.
    La grandezza degli uomini non può essere messa in discussione come non può essere discusso ciò che Rivella ha fatto nella sua vita. Ma alcune volte l’eccesso di personalità, di autostima, abbinato ad un inevitabile (toccherà a tutti me per primo) indurimento delle arterie, ci porta a sostenere l’insostenibile piuttosto che tacere…….. qualche volta il silenzio è d’oro.

  13. Grazie mille a Francesco per la risposta.
    Una ulteriore domanda a quanto tu dici: quando eri “squattrinato” e “poco” intenditore ti sei accostato al brunello per quell’alone di leggenda enoica che aveva ed ha, credo…e questo non era stato creato da gente come Biondi Santi, o altri più piccoli, piuttosto che da Banfi?
    Tornando al tuo paragone con l’heavy metal: quanti gruppi sono venuti dietro i led zeppelin o the who? O magari a gruppi ancora precedenti più di nicchia? Probabilmente sono riusciti a vendere di più grazie allo sviluppo delle case discografiche. Ma allora noi diremmo: è grazie a questi ultimi, che hanno raggiunto tanta tanta gente, che ci si ricorda ancora dei led zeppelin..o piuttosto: è grazie ai led zeppelin, che purtroppo per loro non creano più ma che hanno saputo far scoccare una scintilla, generare una corrente, che costoro possono oggi fare le star?
    Lo so, forse è il discorso dell’uovo e della gallina..

  14. Caro Franco,
    come molti hanno già sottolineato, dal suo punto di vista la logica di Rivella è ineccepibile e anche abbastanza realistica.
    Personalmente resto dell’idea che a Montalcino i giochi siano tutt’altro che fatti. Mi dicono che, a norma di statuto e sempre che l’assemblea non deliberi diversamente, il voto è sempre pubblico. Ciò riduce oggettivamente il rischio di colpi di mano. Mi stupisco però che dopo la percentuale bulgara del 27/10 il consiglio non si sia dimesso.
    Quello che poi accadrà sul mercato del Brunello è da vedere. La botta è stata forte e Rivella ha ragione quando dice che se le grandi aziende tirano i remi in barca il marketing va a farsi benedire.
    Stiamo a vedere che succede il 14/11.
    Ciao,

    Stefano

  15. Stefano, a Montalcino certa gente non si schioda dalla cadrega, come diciamo noi a Milano, nemmeno sotto tortura. Evidentemente parole come dignità e buon senso sono sconosciute… Il 14 novembre in assemblea del Consorzio si tratterà dell’approvazione del bilancio preventivo per il 2009? Chissà se prevedono ancora di mettere in bilancio quella quota assolutamente priva di giustificazione di centinaia di migliaia di euro destinata al progetto di comunicazione affidato ad una nota società, per avvistare tracce del cui operato bisognerebbe rivolgersi a Chi l’ha visto?…

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