Galatina Negroamaro: il mio vino “top” di Valle dell’Asso

E’ proprio in giornate terribilmente piovose e uggiosamente autunnali come quella di lunedì, quando il cielo sembrerebbe non finirla più di scaricare sulla terra fiumi d’acqua e l’Italia appariva simile ad un Paese tropicale, che viene da pensare con nostalgia all’estate, quando magari, incontentabili come siamo, anche se il sole splendeva, trovavamo da lamentarci perché le temperature erano troppo elevate.
Sentendo la pioggia scorrere senza soluzione di continuità, senza dar segno di volerla smettere, ho pensato ad una giornata dello scorso agosto trascorsa nell’amatissimo Salento quando il termometro sfiorava i quaranta gradi.
Un pensiero bellissimo, poco più di due giorni, ahimé troppo brevi, passati (come ho già scritto qui) incontrando vecchi e nuovi amici e godendomi i profumi di una terra dai colori e dai profumi intensi e con il vino sempre come protagonista e non poteva essere diversamente, visti il legame strettissimo che Bacco ha con questa antica Enotria tellus.
Tra i momenti più belli una visita ad una cantina i cui vini da anni conoscevo e apprezzavo ma dove non ero mai stato, a suggellare, anche con la diretta conoscenza dei luoghi, con la visita ai vigneti, qualcosa come 80 ettari in larga parte posti in agro di Galatina, e con alcune ore trascorse con i protagonisti, il proprietario Gino Vallone, l’enologo Elio Minoia, con la brava addetta alla comunicazione Marina Saponari, il mio sodalizio con l’azienda.
Sto parlando dell’azienda agricola Valle dell’Asso, che si identifica così tanto con il vitigno principe dell’area, il Negroamaro, da proporre nella propria gamma, vastissima, forse anche troppo, una vasta serie di vini che lo vedono protagonista, da solista assoluto o in compagnia di piccole percentuali di altre uve.
So benissimo che in azienda e anche altrove (si legga ad esempio questa verticale pubblicata sul sito Internet di Luciano Pignataro) si considera come la punta di diamante dell’azienda e la massima espressione del più salentino dei vitigni, l’Igt Salento Piromafo, ma io pur apprezzando molto, e come non potrei?, questo vino che nella sua edizione 2003 si propone ricco, strutturato, con un tannino severo e con note evolutive di grande complessità che variano dalla liquirizia alla castagna al sottobosco, confesso di avere una leggera preferenza per altri vini aziendali.
Per cominciare e non parlerò del Galatina rosato, che nell’edizione 2007 mi sembra particolarmente riuscito ed espressivo, vivo e articolato come dovrebbe essere ogni rosato salentino dabbene, confesso di essere rimasto molto ben impressionato, anzi colpito, sin dal nostro primo incontro, con il Fiano Minutolo 2007 IGT Salento Bianco, la cui prima vendemmia risale a tre anni fa, un vino che conferma l’impressione che in terra pugliese questo nobile varietà a bacca bianca esprima un carattere e una personalità molto spiccata.
Mi ha colpito per il colore molto bello, un giallo paglierino scarico brillante e ricco di riflessi, per il naso molto elegante e nitido, con note di agrumi in evidenza, di biancospino, pesca e una insinuante e sapida vena minerale e una calda solarità d’assieme.
Molto bene anche al gusto, ricco, pieno, strutturato, dinamico nel suo divenire, persistente, di ampia stoffa e di saldo carattere, con una freschezza incisiva perfetta per consigliarne l’abbinamento a piatti di pesce, frutti di mare, antipasti freddi e crostacei.
Detto di questo bianco inconsueto e ben fatto, non posso che passare ai due vini base Negroamaro che maggiormente m’intrigano nella gamma di Valle dell’Asso, il Galatina rosso (annata 2006 il mio assaggio) dove il Negroamaro si sposa ad un trenta per cento di Primitivo e soprattutto il Galatina Negroamaro (ancora 2006), la cui composizione ampelografica prevede un 15% di Montepulciano ad agire in tandem con il Negroamaro.
Per il primo vino parlerei di un colore rosso rubino violaceo splendente e intenso, di un naso solare, con prevalenza di note selvatiche, di sottobosco e di spezie, vivo, succoso, dalla struttura snella al gusto, largo in bocca, pieno, persistente e godibilissimo, mentre per il secondo,  una vinificazione che prevede una fermentazione di dodici giorni sulle bucce, affinamento in serbatoi inox e per sei mesi in bottiglia, il colore resta sempre nell’ambito del rubino intenso, ma con una sfumatura granato brillante evidente, ed il naso si fa molto più complesso, intrigante, con prevalenza del carattere selvatico, accenni di liquirizia, cuoio, terra bruciata, una leggera speziatura ed una ciliegia succosa, all’insegna di una calda espressività che definirei mediterranea, con una piacevolissima, ben bilanciata e tipica, leggera nota ossidativa. Benissimo, anzi meglio, anche al gusto, pieno, asciutto, succoso, di grande ampiezza e generosità, con un tannino ben sostenuto, morbido e rotondo e una piacevolezza estrema, che rende la beva contagiosa. Basterebbero questi vini (segnalo per inciso che esiste anche un Negroamaro, annata 2007, biologico, con certificazione bioagricert, dal colore violaceo intenso, dal naso profumato di terra e di viola, dalla vinosità accentuata, di grande integrità e forza al gusto, succoso, terroso, pieno, ancora scalpitante e giovanissimo), ma non posso non segnalarvi en passant il vino forse più singolare dell’azienda, un vino dolce, da meditazione, da fine pasto, da dessert, prodotto con il metodo Soleras. Parlo del Macaro, nome di origine greca che significa letteralmente “magico”, ottenuto da uve da uve Aleatico e Malvasia lasciate ad appassire al sole e al vento su graticci, poi vinificato e affinato per sei anni in botti di rovere da seicento litri, con un blend finale delle migliori annate e quindi affinamento in bottiglia. I dati analitici parlano di un vino intorno ai sedici gradi di alcol, con un estratto contenuto in 35 grammi litro, un’acidità intorno ai sei. Vino particolarissimo, dal colore rubino squillante con riflessi aranciati, e dal bouquet molto variegato, che varia dall’albicocca ai frutti canditi, ai fichi secchi, al sigaro, al tabacco da pipa, alle spezie, alla liquirizia ai funghi secchi, alla liquirizia alla prugna, con ricordi di muffa nobile. Avvolgente e suadente al gusto, pieno, ben strutturato, ma innervato da un’acidità salata e nervosa che regala freschezza ed equilibra bene la materia ricca e rende il finale lungo, vibrante, di assoluta soddisfazione e personalità unica. Un vino pieno di charme, con il calore di quell’estate che sembra così lontana tra tanta pioggia…

0 pensieri su “Galatina Negroamaro: il mio vino “top” di Valle dell’Asso

  1. anche nella diversità di opinioni si è soliti conoscere in lei una grande attenzione per le cause giuste e per i cambiamenti epocali, ma stamattina era cosi più importante questo negramaro rispetto a quello che è successo negli states?
    GRANDE OBAMA

  2. Gabriele, il post era già stato programmato per questa mattina da alcuni giorni. Quanto ad un mio eventuale commento sul risultato delle elezioni americane penso che possa interessare a lei e forse ad altre quattro persone. Per cui non starò a tediarvi con le mie considerazioni, di carattere politico, che rischierebbero di apparire ancora più banali delle osservazioni che faccio scrivendo di vino. Mi auguro che la scelta degli americani sia stata quella giusta e che il nuovo presidente possa lavorare bene e che il suo lavoro sia di giovamento non solo per gli States, ma per tutto il mondo. Banalità (vorrei dire qualcosa su come questa nettissima vittoria é stata interpretata in Italia… ma preferisco tacere…), ma sono gli auspici che tutti ci facciamo in questo momento di grande cambiamento per gli States e per il mondo

  3. Non cambia niente ma comunque : makaros, in greco = felice, anche in senso di abbondante, ubertoso.
    Vedi il latino “felix”. Ubertoso, copioso di messi, frutta, ferace e ricco.

    Saluti da Atene.

  4. Buongiorno Sig.Franci Ziliani,
    sono Kouamé Parfait, abito a Parma e vorrei avere delle informazioni sul vino “Negroamaro” (prezzo) per la rivendita in Costa d’Avorio (Africa).
    Grazie per l’attenzione.
    Distinti saluti.

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