Giallo nel Castello, o il fantasma del Brunello

Il collega senese David Taddei, portavoce del Sindaco di Siena e tra gli animatori dell’agenzia Siena news mi ha inviato, autorizzandomi a pubblicarlo in anteprima su Vino al Vino l’editoriale che sta per uscire sul prossimo Chianti e le terre del vino, la vivace rivista (tra i collaboratori gli amici Andrea Cappelli, capo redattore, Gianfranco Soldera e Silvana Biasutti) di cui è direttore.
Non so se il titolo dell’editoriale sarà Giallo nel Castello (in alternativa si potrebbero usare, tanto per scherzare, “Nel Castello c’è (ancora) Brunello?” oppure “Castello: il fantasma del Brunello”), ma mi sembra che l’articolo di Taddei esprima benissimo le perplessità di molti (espresse ad esempio dal sottoscritto qui e qui ancora) di fronte a questa strana vicenda di vini sequestrati, dissequestrati, declassati.
E, aggiungo io, dinnanzi alle inspiegabili lungaggini di una Procura di Siena, il cui lavoro è sicuramente meritorio, ma che a questo punto dovrebbe avere tutti gli elementi per decidere se rinviare a giudizio determinati protagonisti della scena ilcinese o proscioglierli.
Cosa aspetta dunque, giunti a fine novembre, per decidere, forse lo svolgimento, a febbraio, di Benvenuto Brunello? Se così fosse ci troveremmo di fronte ad un ennesimo episodio di “giustizia ad orologeria”, attenta agli effetti mediatici delle proprie decisioni, che non fa di certo gli interessi di Montalcino, del Brunello, dei suoi protagonisti. Che hanno bisogno, stabilite eventuali colpe, di tornare a lavorare serenamente, senza ulteriori attese di colpi ad effetto…

f.z.

 

“Siamo davanti a un vero e proprio “Giallo nel Castello” e il protagonista, come accade spesso in questi ultimi mesi, è ancora una volta il Brunello di Montalcino. Qualche settimana fa, esattamente il 20 ottobre, Castello Banfi emette un comunicato stampa in cui si annuncia che “la Procura di Siena ha disposto il dissequestro del Brunello di Montalcino 2003 di Castello Banfi, dopo averne determinato la piena conformità al disciplinare di produzione.
L’annata 2003 è, quindi, nuovamente e completamente disponibile”: una gran bella notizia per tutto il mondo del vino. Solo che, appena due giorni dopo, il 22 ottobre, arriva nelle redazioni un (contro)comunicato della Procura di Siena per “assicurare ai consumatori una corretta informazione dopo le recenti notizie apparse sui media”. Ed è un comunicato denso di notizie: per la prima volta la Procura scrive pubblicamente che “molte imprese coinvolte hanno violato i disciplinari di produzione”, che sono 6 milioni e mezzo i litri di Brunello sequestrati (circa 8 milioni di bottiglie), che “la quasi totalità dei produttori vinicoli interessati ha richiesto e ottenuto il declassamento di parte del vino sotto sequestro”, che “in relazione a due imprese, i vini sono risultati conformi ai disciplinari di produzione di riferimento. I prodotti di tali aziende non erano stati sottoposti a sequestro preventivo”.
Non si parla mai di aziende sottoposte a sequestro preventivo cui è stato restituita in toto l’annata 2003, anzi, pare quasi di capire il contrario. Così come nel comunicato di Castello Banfi non si parla mai di quanti sono i litri di Brunello sequestrati e dissequestrati. Forse per chiarezza servirebbe un’ulteriore comunicazione che saremmo ben lieti di ospitare nel prossimo numero di questo giornale, così da sfatare il giallo.
Dalla Procura di Siena abbiamo appreso altre cose importanti. Il vino declassato a “Igt Toscana Rosso” per l’annata 2003 ammonta a un milione e centomila litri, che sarebbero diventate quindi un milione e mezzo di bottiglie di Brunello “taroccate”. I litri ancora sequestrati, riferibili alle annate che vanno dal 2003 al 2007, sono circa quattro milioni e 400mila (ben 5 milioni e mezzo di bottiglie).
Significa che di Brunello autentico annata 2003 ne è stato restituito ai produttori circa un milione di litri (meno di quello reso come declassato!). Di quali aziende saranno quel milione e centomila litri di ex Brunello oggi “Rosso Igt Toscano”? Un po’ di coraggio nella comunicazione non guasterebbe. Anche perché non si capisce come poi la quasi totalità dei produttori (96%) abbia votato a favore del mantenimento del disciplinare con il Sangiovese in purezza sia per il Brunello che per il Rosso di Montalcino.
E anche in questa votazione c’è il “Giallo nel Castello”: i proprietari di Banfi, i fratelli italoamericani Mariani, il 24 ottobre affidano alla stampa un ulteriore comunicato in cui si chiede di cambiare il disciplinare consentendo per il Brunello “una minima tolleranza (3-5%)” per “tutelare i produttori da eventuali minime disomogeneità in vigna ed errori umani in cantina”. Poi qualche giorno dopo, all’assemblea dei produttori del 27 ottobre, l’Amministratore Delegato di Banfi Enrico Viglierchio vota all’opposto del “Mariani pensiero”. Ce lo spiega qualcuno?
Concludo con l’amara constatazione che la prima delle nostre previsioni si è già avverata: avevamo detto, in tempi non sospetti, che le guide si sarebbero trovate in grande imbarazzo nei confronti del Brunello e che avremmo visto questo effetto nei punteggi.
Nel frattempo è uscita la guida del Gambero Rosso, la bibbia per vendere il vino in enoteca e nei ristoranti italiani. Ebbene, le guide dal 2006 al 2008 hanno avuto sempre dalle 14 alle 15 etichette di Brunello col massimo punteggio (gli ambiti Tre Bicchieri). La guida per il 2009 ne ha soltanto due (-750%). Sarà un caso? Sarà stato il clima meteorologico dell’annata 2003 (definita in vendemmia ottima dal Consorzio con ben 4 stelle) o il clima giudiziario a influenzare il palato degli assaggiatori?” David Taddei

0 pensieri su “Giallo nel Castello, o il fantasma del Brunello

  1. Visto che si tratta di una anteprima, suggerirei una correzione: una calo del 750% riportato alla fine (“osso, la bibbia per vendere il vino in enoteca e nei ristoranti italiani. Ebbene, le guide dal 2006 al 2008 hanno avuto sempre dalle 14 alle 15 etichette di Brunello col massimo punteggio (gli ambiti Tre Bicchieri). La guida per il 2009 ne ha soltanto due (-750%). Sarà un caso? Sarà stato il clima meteorologico dell’annata 2003 (definita in vendemmia ottima dal Consorzio con ben 4 stelle) o il clima giudiziario a influenzare il palato degli assaggiatori?” David Taddei”) non e’ possibile. Da 14 a 2 significa -85%…

    Peraltro, continuo a rimanere basito per questo accanimento contro Castello Banfi, quando a guardare i numeri della procura il problema sembra piuttosto generalizzato…

    A presto

    Marco Baccaglio

  2. Sarebbe auspicabile un elenco delle aziende con il dettaglio dei quantitativi delle bottiglie declassate. Pensa che almeno il ministro ne sia in possesso?
    Nel frattempo io continuo a trovare nella GDO bottiglie di Brunello 2003 senza la fascetta…

  3. Caro Franco, una cosa che non c’entra nulla…..o forse si…..
    Domenica ero un pò giù per problemi familiari, per consolarmi ho ritrovato, nel fondo della mia cantina un barolo marcenasco ’97 di Renato Ratti.
    Non sono stato mai un fan del barolo, ma seguendo il feeling del mio amico l’ho aperta per consolarmi l’animo ed il palato.

    WOW! Franco aggiungi un fan alla lista dei Barolisti (scusami il neologismo).

    GRANDE VINO! VERO E SINCERO!
    ho detto tutto.

  4. come sempre LEI detto le cose giuste,la guide del gr si e’ prevenuta nel giudicare i Brunelli,sapendo che nell’aria c’erano i sintimi della burrasca,come dire(si sono parati il c..o),
    e Banfi ha fatto il finto moralista,come dire,cerchiamo si salvare il salvabile,chiedendo la modifica del disciplinare,pura ipocrisia,perche’ a mio avviso loro hanno solo pensato a se stessi,per paura di un declino delle vendite in U.S.A.,non dovrebbero avere cosi paura, di perdite di vendita,sono ben stabili le loro vendite……………..
    P.S. PER IL SIG. MARCO,
    il SIG.ZILIANI,non e’ accanito su BANFI,ma attacca la ipocrisia dell’azienda,(non solo loro, chiaramente)che continua a difendere l’inverosimile,sono stati beccati e punto,e fanno conferenze stampache sanno di redicolo,ed il SIG. ZILIANI difende quei produttori,(e c’e ne sono)che producono con amore e passione,e rispettano il disciplinare,e fanno davvero il BRUNELLO in purezza con uve sangiovese……..
    ed io personalmente,non ho mai apprezzato i vini loro,ed essendo chiamato in causa,perche’ lavoro nel mondo del vino(oltre che grande appassionato),non ho mi e’ mai piaciuta la loro politica di mercato e di vendita dei loro prodotti…

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