Incredibile ma vero: l’Espresso spara ancora a zero su Montalcino e sul Brunello

Incredibile ma vero, a sette mesi di distanza dall’indimenticato e spericolato servizio “Benvenuti a Velenitaly” che mise a soqquadro il mondo del vino e la celebrazione profana del Vinitaly, il settimanale L’espresso, per la firma di Emiliano Fittipaldi, autore del servizio “Nel Brunello c’è il tranello”, torna a sparare sul Brunello e su Montalcino nell’ambito dell’inchiesta”Cibo,l’incredibile doc” (leggete qui).
Scrive testualmente Fittipaldi proprio nell’attacco, diretto come un cazzotto, dell’articolo: “
Pochi sanno che i pm di Siena hanno ripetuto il miracolo delle nozze di Cana. Stavolta, però, l’hanno fatto al contrario. Se Gesù trasformò l’acqua in vino, i magistrati che indagano sullo scandalo di Montalcino hanno convertito centinaia di migliaia di bottiglie di Brunello in economico rosso da tavola.
Nelle settimane scorse i giornali e qualche produttore, come l’azienda Castello Banfi, commentando il dissequestro di intere annate avevano parlato di caso “definitivamente chiuso”, di “liberazione” delle botti. Il neopresidente del Consorzio di tutela Patrizio Cencioni (l’ente deputato al controllo, decapitato a giugno dal ministro Luca Zaia dopo che la Finanza aveva scoperto in molte cantine partite fabbricate – invece che con sola uva sangiovese – con mix di acini diversi) si era spinto oltre, annunciando “la piena rispondenza” al disciplinare, dunque il rispetto delle regole che definiscono il vero Brunello.
Le preghiere delle aziende vinicole, in realtà, non sono state esaudite: quasi tutti i big coinvolti nell’inchiesta sono stati costretti a chiedere il declassamento per tornare sugli scaffali di supermercati ed enoteche, anche se con etichette meno pregiate.
Poco meno del 50 per cento del Brunello 2003 di Banfi è stato retrocesso a Igt Toscana Rosso, e la stessa sorte è capitata a una quota rilevante delle annate 2004, 2005, 2006 e 2007. Una decimazione. “Molte imprese coinvolte nell’indagine”, ha precisato la procura, “hanno violato i disciplinari del Brunello e del Rosso di Montalcino. Allo stato attuale rimangono sotto sequestro 4 milioni e 400 mila litri”.
E ancora, nel paragrafo successivo, intitolato “I custodi del gusto, si può leggere: “Il caso Brunello resta apertissimo, come la vicenda dei mancati controlli dei consorzi addetti alla vigilanza. Una questione, quella della certificazione Docg, Doc e Igt, complessa e spinosa. Chianti finto, mozzarella alla diossina, miscugli di oli spacciati per extravergine: il sistema che autentica la bontà dei tesori dell’alimentare ‘Made in Italy’ fa acqua da tutte le parti.
Non solo perché le ispezioni sul rispetto delle regole di produzione e sui pericoli per la salute sono poche, ma anche a causa della mancanza di indipendenza degli organismi che assegnano gli agognati bollini. Questo è il cuore del problema: i consumatori sono disposti a pagare a caro prezzo gli alimenti marchiati perché si aspettano che la qualità sia totale, dagli ingredienti alle procedure, e sia veramente garantita da strutture super partes. Non sempre è così. In Italia controllori e controllati spesso e volentieri coincidono, sono due facce della stessa medaglia o, meglio, della stessa etichetta. Per quanto riguarda il vino, sono i consorzi, in pratica associazioni di produttori, a verificare la denominazione d’origine. In tutto sono 40. Gli enti che certificano i cibi ‘griffati’ Dop e Igp riconosciuti dal ministero delle Politiche agricole sono invece una cinquantina, e sorvegliano oltre 150 filiere: dal Parmigiano Reggiano all’Agnello di Sardegna, dalla Ciliegia di Marostica allo Zampone di Modena.
Una giungla dove si trova di tutto e di più: istituti privati e camere di commercio, piccoli laboratori di analisi, università e dipartimenti specializzati che hanno il delicatissimo compito di tutelare, oltre ai marchi, i consumatori finali. Un compito affidato anche a enti che non rispettano le norme europee, quelle che prevedono l’imparzialità assoluta dei controllori. Le direttive Ue sono chiare: devono essere obiettivi, scevri da convenienze finanziarie e permettere la partecipazione di tutti i soggetti della filiera senza il predominio di interessi su altri. Insomma, dei veri arbitri”.
E per concludere: “Tutto dovrebbe cambiare entro il 2010, quando i certificatori dovranno essere accreditati con regole rigide da un unico soggetto. “Sono in carica da soli 5 mesi, e ho ereditato un sistema che non funziona: sugli organismi faremo chiarezza, non proteggeremo nessuno”, dichiara il titolare del dicastero Luca Zaia: “Abbiamo le mani libere. La pulizia gioverà soprattutto a chi lavora correttamente. Come testimonia la vicenda del Brunello, non faremo sconti”.
Di fronte a questo attacco, in piena regola, al mondo del Brunello e a certi potentissimi produttori che sulle vicende che li riguardano hanno evidentemente diffuso versioni piuttosto di parte (prontamente prese per oro colato da larga parte della stampa), viene da interrogarsi sul perché di questo attacco proprio ora, in questo preciso momento in cui Montalcino, con la chiara decisione degli associati al Consorzio di non modificare il disciplinare del Brunello e di continuare a lavorare con il Sangiovese.
Molto interessante, in particolare, quello che viene scritto a proposito della più grossa azienda produttrice di Montalcino, la Castello Banfi, a proposito del cui Brunello viene detto (ed erano voci che giravano diffusamente nell’ambiente) che “poco meno del 50 per cento del Brunello 2003 di Banfi è stato retrocesso a Igt Toscana Rosso, e la stessa sorte è capitata a una quota rilevante delle annate 2004, 2005, 2006 e 2007”.
Ma come,
la proprietaria di Banfi Cristina Mariani-May, non aveva dichiarato che “la  decisione della Procura chiude definitivamente il caso del Brunello Castello Banfi”?
Evidentemente all’Espresso (rivista dall’orientamento politico dichiaratamente di sinistra, proprietaria di una casa editrice molto vicina, si dice, agli ex Ds, ora confluiti nel PD, e quindi non in contrasto con le amministrazioni pubbliche in carica a Montalcino e nella Provincia di Siena e nella Regione Toscana) la pensano diversamente. Pura cronaca, o regolamento di conti tutto “politico” servito per… Espresso?

0 pensieri su “Incredibile ma vero: l’Espresso spara ancora a zero su Montalcino e sul Brunello

  1. Fittipaldi è quello che l’altra volta ha sostenuto che Mannino e Murana “producono circa il 20 per cento del Passito (falso) che invade le enoteche del pianeta”. Un’invasione davvero biblica, se si pensa che Murana produce in tutto 100mila bottiglie, più o meno.

  2. Per quanto scritto con toni a me distanti, l’articolo è purtroppo veritiero quando si afferma che i controllori e controllati quasi sempre coincidono. E’ inutile negarlo, ma questa è la stortura principale del settore ed è uno dei principali motivi dell’arretratezza che il nostro paese ha negli altri settori.

  3. Franco…..guarda che i settimanali purtroppo non vendono piu’ una mazza….e per stupire devono produrre effetti speciali. Sparate a vuoto, notizie fasulle,titoloni roboanti e via discorrendo. Bisognerebbe mandargli la Finanza, come nel mondo del vino…….

  4. Caro Franco,
    il pezzo è una banale rimasticatura – in gergo, “pastone” – di notizie già note, affastellate a caso per dimostrare un teorema scandalistico di fondo (l’agroalimentare made in Italy è falso e marcio come tutta la nazione) e un teorema secondario detto “dell’acqua calda” (il sistema italiano affida ai controllati il ruolo di controllori: che scoperta!). Veritiere ovvietà e verità ovvie messe insieme per rifare il boom (è quasi Natale e nonostante la crisi la gente, sebbene in piccolo, comincia a pensare allo zampone, a qualche regalino, al cenone, ai brindisi, etc) di Velenitaly, quindi cronaca a orologeria. Con la differenza che, se ad aprile certi fatti erano noti agli addetti, ma ignoti al grande pubblico, stavolta non c’è nemmeno questo. Stranamente, inoltre, Fittipaldi mescola e associa con eccessiva, direi esagerata superficialità tutto e il contrario di tutto, dimostrando in definitiva di non essere troppo competente in materia.
    Per una volta, non ci vedo complotti ma solo il bisogno di un settimanale in difficoltà ormai cronica di tirare un po’ su la visibilità e quindi le vendite.
    Ciao,

    Stefano

  5. caro Tesi, non capisco il tuo intervento pompieresco. Nella parte relativa a Montalcino l’autore chiama chiaramente in causa una precisa azienda e cita per la prima volta facendo numeri quella percentuale di Brunello che la nota azienda avrebbe accettato di declassare, percentuale che circolava negli ambienti da diverso tempo. Se non é significativa questa cosa…

  6. I giornali per campare devono vendere notizie scoop. Gli scoop si scrivono senza tanto andare ad approfondire. La notizia riguarda ancora una volta il mondo del vino, e il Brunello che fa ancora più notizia. A questo punto rimarcare tutto ancora una volta mi sembra una forzatura che continua a danneggiare non solo tutto il Brunello, ma tutti gli operatori del vino in Italia, coinvolgendo in qualche modo anche quelli che hanno sempre operato nella completa onestà.

  7. Certo, i settimanali segnano il passo, certo i consorzi nella forma attuale sono strasuperati.
    Però l’Espresso che riparte a fare nomi e cognomi di aziende che stanno nel senese (e non nel nord-est o in Sicilia) puzza, ancora una volta, di faida nel partito all’opposizione.
    E poi: la procura senese non doveva pronunciarsi a settembre, o aspetta benvenuto Brunello, per fare più male? Sbaglio o ancora una volta, in Italia, la giustizia è un’arma per intimidire e per mandare segnali?
    Credo che anche chi ha infranto (eventualmente) la legge abbia il sacrosanto diritto di pagare e ricominciare. Altrimenti non è giustizia, è un tormento, una vendetta.

  8. Spero che non sia solo un regolamento di conti politici, quindi non propaganda, ma vero giornalismo, diritto di informazione.
    I toni saranno sensazionalistici per strategie di marketing, ma la sostanza non cambia di molto. Il reportage Velenitaly era malizioso, tendenzioso e mescolava cose molto diverse tra loro. Stavolta si danno i numeri, in senso letterale. Ad ogni modo mi auguro che la giustizia abbia buoni motivi per tacere ancora e poi dirci, una volta per tutte, che cosa è avvenuto in modo dettagliato e circostanziato.

  9. Caro Franco,
    questa del pompierismo dev’essere una tua fissazione che ogni tanto ti prende la mano. Ma che c’entra il pompierismo nel mio intervento? Ribadisco punto per punto: il pezzo dell’Espresso è una banale e insipida rimasticatura di cose arcinote e un’affastellatura strumentale di argomenti, piazzati in prima pagine in un momento mediaticamente strategico come quello prenatalizio. Non mi pare di rivelare alcunchè di nuovo. Le percentuali di vino che la “nota azienda” montalcinese – la stessa, perdonami se lo sottolineo, da te più volte e pubblicamente accusata di essere la madre di tutti i mali del Brunello, tanto che quando su questo blog ti invitati a considerare che non era l’unica coinvolta nello scandalo, anche in quella circostanza mi accusasti di “pompierismo, a favore però dell’azienda citata – ha declassato si sapevano non solo “nell’ambiente”, insieme a quelle della altre aziende, da mesi: dove starebbe lo scoop? E perchè aggiungo, visto che si fa un gran parlare di corretto giornalismo e che la notizia ha invece oggi una notevole attualità, nel pezzo non si dice anche che il “partito del merlot” ha subito in quindici giorni due rovesci “bulgari” nell’assemblea consortile? Questa casomai mi sarebbe sembrata una notizia fresca, importante e “significativa”, da affiancare alle altre, veritiere ma stravecchie, sulle colpe e sull’indolelanca del consorzio.
    Da quando poi i tempi giudiziari si allineano con quelli mediatici o viceversa? A settembre ci fu il famoso comunicato stampa della procura di Siena che, proprio per tirare una riga e fare chiarezza sulle “indiscrezioni” giornalistiche più o meno pilotate che tendevano a far credere come risolto o quasi il caso Brunello, mise nero su bianco lo stato dell’arte, facendo capire che si era ben lungi dalla chiusura della pratica.
    E c’è da scommetterci che l’Espresso, alla vigilia del Benvenuto Brunello, tornerà sull’argomento. Mi sta anche bene, purchè lo faccia con notizie fresche e verificate. Mi sta meno bene se lo farà con un ruminato di informazioni arcinote, tanto per tenere caldo il tema.
    Intanto, però, mi continua a sfuggire il senso della tua accusa di “pompieraggio”. Proprio a me che, come ben sai, passo per malizioso e tendente a vedere sempre poca linearità nelle cose pubblicamente divulgate…
    Ciao,

    Stefano

  10. concordosostanzialmente con Tesi, da “interno”al sistema agroalimnetare devo dire che,oggettivamente,l’espresso ama la sparata, e la dimnostrazione della pochezza di questo giornalista sta nlmodo in cui affronta le cose:via,questo confonde una dop con un igp! ziliani,lei scambierebbe una doc con un IGT? purtroppo nel sistema ci sono anche i furbi e i maneggioni, è vero, ma queste sono sparate nel mucchio, strano non abbia riportato la cazzata del latte di bufala boliviano!
    siamo lontani, molto lontani da una corretta informazione
    saluti
    Francesco

  11. Saranno anche informazioni rimaneggiate e magari non proprio precisissime, ma lo scandalo di un sistema in cui controllori e controllati coincidono, di un sistema incentrato su Consorzi corporativi e carichi di conflitti di interesse, mi sembra apparire per la prima volta in tutta la sua gravità sulla stampa “a diffusione nazionale”.
    Che ci siano regolamenti di conti dietro a questo fatto potrà anche essere vero ma non mi turba più di tanto. La realtà è che questo sistema dei Consorzi di tutela andrà cambiato perché ha fallito su tutta la linea, e dunque ben vengano anche servizi giornalistici di questo tipo.

  12. Caro Dottori,
    le denunce giornalistiche si fanno quando sono basate su argomenti documentati, puntuali, precisi, informati, aggiornati, verificati. Nel pezzo dell’Espresso non c’è nulla di tutto questo. E’ appunto una rimasticatura, oltretutto approssimativa e piena di imprecisioni, di cose note ed ha il solo scopo di non far del tutto dimenticare il polverone suscitato a primavera in attesa di un futuro “colpo”, probabilmente in coincidenza con Benvenuto Brunello o il Vinitaly 2009. Markering, insomma. Non ci vedo alcuna resa dei conti (tra chi, poi?). Fittipaldi, che già in aprile aveva sparato nel mucchio un po’ grossolanamente, ha letto in fretta la rassegna stampa sul caso Brunello e, senza capire bene i dettagli, ha buttato giù un pastone. Mi creda.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  13. Caro Tesi, questo sistema dell’agroalimentare italiano incentrato sui Consorzi volontari di Tutela, ed in particolare il sistema delle certificazioni DOC, ha davvero fatto il suo tempo.
    Sarebbe ora che chi si occupa di informazione ne prenda atto una volta per tutte e, se può, magari faccia articoli più seri ed informati di questo, ma li faccia. Denunciando e un sistema spesso corporativo, omertoso, sbagliato. Anche a rischio di perdere i ricchi benefits elargiti dai Consorzi ai giornalisti. Quando Pecoraro ed Alemanno firmarono i decreti che affidavano i controlli erga omnes ai consorzi ben poche voci si levarono per andare a fondo sulla questione, nonostante le molte lamentele, polemiche e denunce. Non amo particolarmente L’Espresso ed avrà ragione Lei a considerare l’articolo un pastone ma per la prima volta sulla stampa nazionale, in copertina, si afferma ciò che purtroppo sanno tutti: cioé che il DOC molto spesso non è DOC. Forse sarà banale per Lei, ma per il consumatore medio non lo é. E per chi cerca di produrre rispettando norme, regolamenti e leggi, oltretutto costretto a pagare una gabella a un ente che non ha voluto e del quale non è socio, quella copertina è una boccata di ossigeno. Mi creda.

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