Top 100 di Wine Spectator? Ma che me ne fotte a me, guagliò!

Sul sito Internet di Wine Spectator viene riproposto, come già accadde lo scorso anno (leggete qui) e come qualcuno ha pensato di fare questa volta anche in Italia, dove i vini premiati sono stati annunciati regione dopo regione (ovviamente per creare la suspence…), lo stucchevole spettacolino del Top 100 countdown, ovvero la “rivelazione”, al ritmo di due vini al giorno, del cosiddetto Gotha che si trova alle prime dieci posizioni della classifichissima (come direbbe qualche bischero per tentare di apparire spiritoso e glamour) dei Top 100, ovvero i migliori 100 vini dell’anno, dell’organo ufficiale del wine marketing made in Usa.
Con un sito Internet dedicato (vedete qui) ci vengono svelati quali siano i vini che occupano i posti dal numero 10 sino alla numero uno occupata dal superleggendario, imperdibile, must e cult wine, quello che quando lo bevete (dopo aver pagato un mutuo per acquistarlo) siete presi da enoico multiplo orgasmo.
Al momento in cui scrivo sono state svelati i vini che vanno dal numero dieci al numero cinque (da non perdere, spassosissimo, di una comicità trascinante il video di presentazione del vino, affidato ad un Giacomino Suckling dal capello lungo e dallo sguardo più inquietante del solito), un australiano, un californiano, due francesi, il Barolo 2004 di Pio Cesare (sesto miglior vino del mondo, migliore dei Barolo 2004???), un altro francese, ma già in giornata e nel giro dei prossimi due-tre giorni verrà completamente svelato l’arcano e sottratti alle nostre spasmodiche attese, ai divoranti interrogativi su chi saranno gli altri star-wines in classifica, se nei primi tre ci sarà un italiano oppure no (toscano, ça va sans dire…), potremo tornare alle nostre normali occupazioni.
Dopo il trionfo, nell’edizione del 2006, del vino di un altro Giacomo, il Neri di Casanova di Neri, con quel Brunello Tenuta Nuova 2001 (che Suckling piazza tra i Brunello top anche dell’annata 2003, insieme al Cerretalto) che ci rese tutti (o quasi, leggete qui) orgogliosi e trionfanti (manco fossimo ai Mondiali di calcio del 2006) toccherà ancora ad un italico vino guardare tutti gli altri competitors dal gradino più alto del podio?
Francamente a me e a moltissimi appassionati di vino, questa graduatoria e queste classifiche di stampo hollywoodiano sono venute ormai ampiamente a noia e che premino tizio piuttosto che caio mi é totalmente indifferente. A meno che al primo posto non piazzino, le “manovre” sono all’ordine del giorno, un ilcinese di quelli che bisogna riscattare, costi quel che costi, dal pubblico ludibrio…
Come non rispondere dunque, a chi eventualmente ci chiedesse un parere sul vino che vincerà i Top 100 di Wine Spectator, con le stesse identiche parole che l’imitatore di Antonio Cassano irresistibilmente ripete ogni domenica in Guida al Campionato, ovvero con uno stentoreo e liberatorio “Che me ne fotte a me, guagliò!” ?

18 pensieri su “Top 100 di Wine Spectator? Ma che me ne fotte a me, guagliò!

  1. Dai,su Franco…..fa parte dello show……….c’è lo show da noi in Italia….figurati in USA:………dai che sei li’ anche tu tutti giorni a vedere il vino al giorno che smascherano……..

  2. Penso che comunque il mercato segua le sue liturgie.
    Le classifiche sono il riferimento principe per il consumatore (parola che odio).
    D’altronde quando diamo, anche in degustazioni informal tra amici, punteggi ai vini obbediamo alle stesse necessità: trovare un riferimento assoluto in una materia che di assoluto ha poco.
    sicuramente cambia l’intento, puramente commerciale da un lato, un tentativo di tradurre in formula oggettiva le sensazioni che provengono da un liquido complesso, esoterico, ineffabile.

  3. Anche a me frega poco di Top 100 che, tra l’altro, mi pare più adatta al settore musicale da dove è stata copiata. Ma forse è perchè non ho interessi economici nel settore. Trovo giuste le considerazioni di Raffello e Massimiliano, non si può far finta che W.S. non esista, la sua readership è notevole. I Punteggi elevati ai nostri vini non possono che aiutare i produttori a vendere nel mercato USA. e mi parebbe un bene. Ovvio che Wine Spectator canti, come del resto ogni wine-shepherd,la canzone che meglio conosce, in questo caso i gusti dei propri lettori. Certo che sembra incongruo dare 97/100 al Hermitage bianco di Etienne Guigal e 95/100 ad uno Shiraz della Russian River Valley. Per quanto buono possa risultare quest’ultimo,solo due punti in meno in questa parte alta della classifica,mi sembrano pochini. Dicevo sembra incongruo ma, ipotizzando invece degustazioni “cieche” impostate più su “one man taste” che su altri tipi di panel, forse si spiegano meglio certi punteggi senza dover pervenire alla antipatica conclusione che vi siano interessi occulti. Quelli, essendo occulti, possono annidarsi ovunque. E su quest’ultimo pensiero sottoscrivo anch’io ” ma che me ne fotte a me guagliò”. Saluti a tutti

  4. Vivaddio che gli americani, almeno quelli di un certo tipo, si accontentano di “certi” vini ,per la maggior parte delle volte, “crafted” quasi ormai esclusivamente per loro. Ma ci pensa Franco se davvero cominciassero ad apprezzare maggiormente i vini davvero “buoni”finirebbero per renderli inaccessibili …a noi. Succederebbe quello che succede, quando magari ad un piccolo ristorante viene attribuita qualche stella michelin: diventa immediatamente troppo caro e magari occorre prenotare in largo anticipo.Le guide dell’Espresso ed il GR, hanno mostrato chiari segnali che vi è un inizio di ripensamento nella valutazione di certi vini, anche più di quello che taluni sono disposti ad ammettere, grazie soprattutto alla vicenda Brunello, si vede che per ora i critici americani di tutto questo non ne hanno percepito un granchè, per non dire nulla. Ma questo esula comunque dallo stile loro inconfondibile kitch e glamour che riserveranno sempre alle loro classifiche e attività . Mi associo comunque, me ne fotto pur’io, ma in fondo god bless i consumatori di tutto questo. Perchè no?

  5. Al decimo posto nel mondo Seghesio Zinfandel Sonoma County 2007. Qui in Italia nel primitivo non crede quasi nessuno. Manca uno “show” pel lanciarlo? Ciamiamo Fiorello, lui fa miracoli.

  6. mamma mia come sei acido….. che ti hanno fatto mai questi di wine spectator??
    Magari chiedilo ad un produttore se vorrebbe essere nel Top 100…
    Onestamente mi sembra una polemica fine a se’ stessa… classicamente (o tristemente?) italiana… cerchiamo di aggiungere qualcosa di positivo a questo bellissimo mondo del vino invece di gettare fango e gelosie… sarebbe meglio per tutti, credo, o no?

  7. Il fatto è che, credo, a voler essere proprio duri e puri bisognerebbe abbandonare completamente il sistema dei 3 bicchieri/5grappoli/Soli e via così. Però siamo sicuri gioverebbe al mondo del vino?
    E siamo soprattutto sicuri gioverebbe ai fruitori finali del vino?
    I punteggi, le guide, i count down servono per tenere alta l’attenzione sul mondo del vino. A chi beve poco importa poi se i tre bicchieri o i 5 grappoli o il numero 1 di Wine spectator siano stati assegnati al Rocche del Falletto piuttosto che al Campè, a Cascina Francia piuttosto che al gran Bussia, chi un pò beve le sue opinioni se le fa per conto suo, soprattutto ha modo di formarsele bevendoli davvero i vini, magari con qualcuno che ne capisce più di lui. Ma il mercato del vino è fatto di persone che bevono occasionalmente e che hanno bisogno della Bibbia di turno formato tascabile, per consultarla, per tenersi informati, e, perchè no, per esaltarsi. E incidentalmente, alla fine, i consigli di queste Bibbie non sono poi così distanti dal loro mercato di riferimento. Il grande pubblico ama i vini “facili” e non potrebbe essere altrimenti.
    Però credo valga lo stesso discorso che si può fare per i corsi di sommellieres, c’è chi dice che creino dei mostri e che non aiutino a formare gusti corretti. Io, nel mio piccolo, piccolissimo, credo che servano a dare le basi e gli strumenti, poi si navigherà per i mari che si scelgono o si rimmarrà in banchina. E comunque stimolano il movimento. Forse guide e guides possono assolvere la stessa funzione.

  8. Amusant: le Masseto, supertoscan notoire, sera bientôt distribué par la Place de Bordeaux.
    Le rapprochement est très logique: 100% merlot, 100% barrique, 100% techno, 100% marketing, le haut de gamme d’Ornellaia a tout du grand cru bordelais “moderne”…

  9. Caro Franco, al di là delle inevitabili discussioni sul senso della TOP 100 e di quasivoglia classifica delle Guide, mi ha fatto piacere trovare tra i 100 un Soave Classico che viene venduto in Azienda a 8 €. Circa un quinto degli stellati è notato con un prezzo inferiore o uguale a 20 dollari….
    Buona serata.
    M.Grazia

  10. sono completamente in sintonia con te….,ma volevo fare una piccola precisazione;quelli che vengono declamati come i migliori 100 vini dell’anno,sono solo i migliori vini di quelli che si presentano al concorso secondo una giuria che credo sia influenzata dalle solite logiche di mercato, conoscenze,interessi degli organizzatori, etc etc
    Non mancano mai in questa tanto osannata classifica vini cileni californiani australiani e chissà se non sia stata creata ad hoc per sponsorizzare e far conoscere a tutti noi i vini del nuovo mondo cosa che sempre più trovo presenti nei vari ristoranti di Italia;magari hanno un raro vino argentino a Milano per esempio e non trovi un famoso vino campano o calabrese o abruzzese..
    ma chissenefrega.
    Perchè noi italiani,e io che sono napoletano lo avverto ancora di più il problema , siamo così poco fieri e orgogliosi delle nostre tradizioni delle nostre culture regionali,non riusciamo ad avere amor proprio siamo politicamente inesistenti in questo mondo (e parlo specialmente del mondo dell’alta cucina dove soffriamo se ci danno una stella in meno su quella maledetta guida michelin,quando per prodotti capacità numero nel mondo di ristoranti italiani dovremmo essere noi a decidere chi “sa cucinare e chi no”).
    Siamo il classico esempio dello studente più intelligente degli altri ma che non si impegna erroneamente pensando che con la sola intelligenza si possa superare tutto e tutti e puntualmente viene bocciato..
    Noi spesso importiamo dalla Francia e da altri paesi tutto quello che non ci serve,tralasciando l’impegno la determinazione la serietà e la convinzione a volte indisponente ma efficace che i nostri cugini transalpini manifestano in ogni cosa che fanno..
    Non sono un antifrancese non vorrei che sembrasse così anzi(loro sono bravissimi)….,ma oltre ogni campanile sono italiano e mi sento orgoglioso,un italiano convinto che se abbandoniamo le varie guerre dei poveri che siamo soliti fare a tutti i livelli, stimo che la nostra voce in capitolo possa essere molto ma molto più forte di ora.

    Aniello de biase

  11. A te ne fotte pocco perché probabilmente non hai nessuna conoscenza dei vini, e sei chiuso nel tuo piccolo mondo locale, convinto che solo in Italia si beve del buon vino. Peccato er te… e per le tue volgari cassanate!

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