Un Franciacorta rosé “minerale” ed un Dolcetto d’Alba profumato di viole: un sabato sera in onore di Bacco

Come avevo annunciato nella mia pagina di Facebook (siamo in tanti ad averne una e confesso che anch’io ho ceduto alla tentazione/curiosità di dotarmene…) sabato sera mi sono trovato con cognati/e e parenti vari per una cena.
Si trattava di festeggiare mia moglie ed una cognata, che recentemente avevano raggiunto il traguardo dei loro primi… anta e di cogliere l’occasione di stappare un po’ di bottiglie in allegria.
Questo in abbinamento ad una cena casalinga che prevedeva, dopo una quiche o torta salata di porri, opera della cognata una succulenta pasta e fagioli ed un pollo alla cacciatora (oltre a dolci vari) preparati da mia moglie Eliana con la collaborazione di nostra figlia Valentina.
Diverse le bottiglie stappate, e tutte in grado di darci piena soddisfazione e raggiungere l’obiettivo minimo che ogni bottiglia di vino dovrebbe raggiungere, farsi allegramente vuotare e accompagnare/esaltare i piatti portati in tavola, ma alcune mi/ci hanno veramente sorpreso e dato gioia. Per una, il Barbaresco di Rizzi, si trattava solo dell’ennesima conferma, visto che quel che già scrivevo, molto positivamente, circa due anni fa qui (leggete) meriterebbe un aggiornamento e un accrescimento delle lodi, soprattutto di fronte a dei 2004 (e noi sabato sera ci siamo regalati il piacere di un Pajoré Suran 2004) che non sono più solo a considerare esemplari e che in tanti ormai consideriamo come dei modelli di riferimento di quel vino straordinario che è “l’altro grande vino di Langa a base Nebbiolo”. Classicità, carattere schietto e asciutto, dei tannini ben presenti ma non aggressivi, una paletta aromatica infinita, un’eleganza e una finezza infinite, definirei solo alcune delle note distintive di questo vino capolavoro.
Altri due vini, uno ancora piemontese e uno franciacortino, mi sono sembrate delle rivelazioni. Il primo era un magnum di Franciacorta, un Franciacorta Rosé Dosage Zéro dell’azienda di Gussago, di cui ho già scritto, Colline della Stella.
Il secondo un Dolcetto d’Alba  impeccabile di una piccola aziendina cui dobbiamo un Barolo di Serralunga d’Alba, il Badarina Vigna Regnola, in gran spolvero con l’edizione 2004, l’azienda Bruna Grimaldi. Di cui abbiamo stappato e apprezzato anche il Barbera d’Alba Scassa (di cui magari scriverò presto).
Perché ci sono piaciuti tanto questi due vini (e una segnalazione, en passant, lo merita anche il Montecucco Sacromonte 2004 del Castello di Potentino dell’amica Charlotte Horton)?
Per la loro estrema piacevolezza, verrebbe innanzitutto da dire, per il loro farsi bere, apprezzare e bere ancora, con estrema naturalità e immediatezza, perché buoni, autentici e giusti, verrebbe da dire, perfettamente rappresentativi di quella denominazione e di quella tipologia rivendicata in etichetta.
Partiamo dal Franciacorta, uno di quei Franciacorta, in questo caso un rosé a larghissima preponderanza di Pinot nero, che vorremmo sempre più trovare quando scegliamo un rappresentante di questa zona spumantistica metodo classico bresciana, senza sorprese, senza trovarci di fronte, come talora accade, a vini (soprattutto il rampante Satèn) ridicolmente ruffianelli e quasi “proseccheggianti”.
Colore sangue di piccione, cerasuolo scarico, di bella lucentezza, un perlage sottile, continuo e fine, coglie subito il bersaglio con quel naso intensamente “pinotnereggiante”, profumato di succosi lamponi e ribes, fitto, caldo strutturato, di ampia tessitura, eppure secco, asciutto, diretto, vibrante di energia e complesso nelle sue sfumature che richiamano, oltre alla componente minerale, paradigmatica nei vini di Andrea Arici, il giovane vigneron di Colline della Stella, anche leggere note di sottobosco, di alloro e mazzetto odoroso. In bocca l’attacco è secco, deciso, asciutto senza mediazioni, diretto, virilmente incisivo, ma poi si apre ampio, succoso, caldo e pieno, di notevole impegno e generosità, lunga e salda persistenza, dinamismo e profondità verticale, con grande nerbo, assicurato dalla componente calcarea dei terreni e da un’acidità perfettamente bilanciata e sempre in tensione, e con una struttura quasi vinosa e golosa da vino rosso. Con le bollicine, finissime, ma sempre rosso nella sua essenza.
Da un “quasi rosso” ad un rosso vero e proprio, uno di quei rossi che, chissà perché, nonostante provengano dalla magica terra di Langa, dove rosso è sinonimo di Nebbiolo (e di Barbera) si tendono a considerare “minori”, mentre minori sono solo nella struttura, non certo nell’ispirazione, per la qualità delle uve e per i risultati, che in termini di piacevolezza di beva sono spesso straordinari.
Sto parlando del Dolcetto, ed esattamente del Dolcetto d’Alba 2006 che la brava vignaiola Bruna Grimaldi ottiene da un vigneto posto nel comune di Grinzane Cavour (dove solamente i “fenomeni” hanno pensato di piantare Nebbiolo da Barolo, ottenendo vini che solo a capire poco di Barolo si possono considerare davvero dei “Barolo”…) con esposizione sud-ovest. Un vigneto molto vecchio, con una bassa produzione, la cui vinificazione, molto classica, prevede fermentazione alcolica e malolattica in vasche di inox, e dopo un affinamento in vasca ed in bottiglia.
Intendiamoci, questo San Martino (a proposito oggi è proprio San Martino, auguri a tutti! Per dirla con il Carducci “ma per le vie del borgo – dal ribollir de’ tini – va l’aspro odor de i vini / l’anime a rallegrar”…) è un Dolcetto con i controfiocchi, figlio di queste annate calde dove anche con un Dolcetto si sono potute raggiungere gradazioni alcoliche importanti come i 14,5° di questo vino, ma nonostante la sua ricchezza si propone come uno di quei Dolcetto d’Alba schietti e diretti, che quando li stappi finisci per bertene una bottiglia o quasi, tanto sono piacevoli e tanto accompagnano bene i cibi.
Colore rubino violaceo vivo e brillante, mostra un naso inconfondibilmente varietale, fragrante, freschissimo, aperto, leggiadro, profumato di viola, di sottobosco, di terra bagnata, e con evidentissime, simpatiche note di pepe nero e una leggera speziatura. In bocca si dispone succoso, di buona consistenza ed espansione, pieno ed esuberante, ma “croccante”, vivo, con uno spiccato carattere terroso, una grande freschezza e sapidità, un perfetto equilibrio che rendono la beva piacevolissima, diretta, come dovrebbe accadere sempre più spesso. E come è accaduto nel nostro sabato sera, dove a Bacco abbiamo reso l’omaggio che merita…

0 pensieri su “Un Franciacorta rosé “minerale” ed un Dolcetto d’Alba profumato di viole: un sabato sera in onore di Bacco

  1. Caro Franco, in merito al Franciacorta Colline della Stella, sono ben contento di fare mea culpa circa l’appunto fatto qualche settimana fa; ieri, a cena con alcuni amici, personaggi noti nella sommellerie, ci siamo prima bevuti un magnum di Ferghettina Francicorta brut s.a., delizioso, equilibrato e dalle percezioni fresche e garbate, a seguire ho insistito per far provare a queste persone il Dosaggio Zero di Arici; li ho stupiti, e quella bottiglia ha nuovamente stupito me, per la gande mineralità, per il suo essere pieno ma leggiadro, dal colore dorato luminosissimo, con una fibra a tratti tagliente ma un finale profondo e appagante. Riportava il lotto 040208, se non ricordo male.
    Cercherò presto questo rosé, che ancora manca all’appello dei miei assaggi, nonostante l’amico Arcari me ne abbia già parlato diverse volte.
    Nicola

  2. Ciao Nicola,purtroppo del rosè degustato da Franco,non ne abbiamo più manco una.Abbiamo appena sboccato il 2006 e ti aspetto in azienda quando vuoi.Oppure organizza qualcosa con i tuoi amici AIS di Brescia e facciamo una degustazione!Il lotto è sempre giorno mese e anno della data di sboccatura,magari ti faccio degustare sboccature diverse,anche più vecchie.Fammi sapere!
    A presto.

  3. No Franco,nulla di virtuale.Purtroppo,il vino che tu hai degustato è stato prodotto solo in 1000 bottiglie e 50 magnum.E’ stato il primo rosè prodotto dall’azienda ed è stato messo in commercio lo scorso gennaio.Abbiamo tenuto da parte una trentina di bottiglie per valutarne l’evoluzione e nulla più.Come sai l’azienda è di modeste dimensioni,ma non produrremo mai,più di 2000 bottiglie l’anno di questa tipologia.Con il pinot nero usciremo in futuro con una versione in bianco,sempre non dosato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *