Basta parlare di denominazioni! Per Tachis sono solo “palle inventate da chi non se ne intende di vino”…

Dapprima sorpreso quindi sempre più costernato ho letto, su un sito Internet che ovviamente ha evitato accuratamente di commentarle e magari le condivide, le lunari dichiarazioni (leggete qui) di quello che secondo la vulgata comune passa per  essere uno dei Grandi Padri del Moderno Vino Italiano, ovvero Giacomo Tachis, celebrato, dal sito, mica dal sottoscritto, come “il grande enologo, fautore della rinascita del vino italiano e padre del Sassicaia e di tante altre etichette-cult”.
Tachis, non si sa bene in quale contesto e spinto da chissà quali misteriose motivazioni, ha testualmente dichiarato a Leonardo Roselli: “E’ ora di allargare il cervello perché le denominazioni son tutte delle palle inventate da chi non se ne intende di vino”.
E ha poi aggiunto: “anch’io ho contribuito a far crescere le denominazioni quando ci capivo meno di vino. Oggi il vino non si deve conoscere dal punto di vista chimico ma da quello umano”.
In qualche modo replicando, ovviamente senza citarlo, al professor Mario Fregoni, che come riporta il sito Internet Teatro naturale (leggete qui), nel corso del Simposio internazionale sul Sangiovese aveva definito “auspicabile una nuova classificazione dei terroir nell’ambito delle Denominazioni di Origine dei vini italiani, sul modello della Borgogna. Si tratterebbe di una rivoluzione del sistema delle classificazioni dei nostri vini immediatamente fattibile, la legislazione attuale lo consente”, un “nuovo sistema di classificazione delle Denominazioni che risolleverebbe le sorti dei produttori di Montalcino ridefinendo la qualità dei terreni e delle produzioni”, Tachis ha risposto “secco che davvero “dai francesi noi non abbiamo nulla da imparare …”. Aggiungendo poi che “Il Cabernet Sauvignon, del resto lo abbiamo portato noi in Francia, cosa ci possono mai insegnare. In Italia dobbiamo metterci più cervello ed essere più realisti dei francesi”.
Prendiamo atto che secondo il celebre “architetto del taglio”, come viene chiamato nell’ambiente enologico, il virtuoso del blend, il teorico del taglio bordolese, le denominazioni sono dominio esclusivo di chi non se ne intende di vino e che anche lui, in una fase giovanile che parafrasando Lenin ed il suo celebre testo su “l’Estremismo malattia d’infanzia del comunismo”, potremmo definire “denominazioni, la malattia d’infanzia, una sorta di varicella o di morbillo, del provetto enologo”, ha creduto loro, da perfetto ingenuo, ma solo “quando ci capivo meno di vino”.
Ora che di vino ha capito tutto, ci ammonisce invece, ma rimanendo nel vago, come una sibilla di Poirino (piccolo comune della provincia di Torino dove è nato), che “il vino non si deve conoscere dal punto di vista chimico ma da quello umano”.
A parte il fatto che vorremmo che qualcuno, magari anche Tachis stesso, ci spiegasse cosa c’entra la chimica con le denominazioni, e che sarebbe cosa opportuna che un team di psicologi e antropologi e studiosi del comportamento umano indagasse cosa spinga due piemontesi che hanno fatto fortuna in Toscana come Tachis ed Ezio Rivella a sparare a zero su quel sistema delle denominazioni su cui si reggono le sorti del vino italiano, le dichiarazioni di Tachis mi riempiono di malinconia.
Certo che si deve portare il doveroso rispetto ad un signore dai capelli bianchi, ma accidenti, com’è triste invecchiare così male e finire, nell’ora che dovrebbe essere della saggezza e della misura, a spararle così grosse!

0 pensieri su “Basta parlare di denominazioni! Per Tachis sono solo “palle inventate da chi non se ne intende di vino”…

  1. …davvero,SIG. ZILIANI…..
    questa uscita del Sig.TACHIS,non ha alcun senso,la lessi l’altro giorno,e stavo aspettando che qualcuno,di un certo calibro,come e’ LEI,la commentasse,perché a me e’ sembrata davvero fuori luogo,lo letta e riletta,e non ne capisco il senno di questo sua uscita,o forse c’e’,ma non si vede o non lo sappiamo,perche’ per fare certe affermazioni,un minimo di motivo o di senno ci deve essere,o semplicemente ha voluto attirare l’attenzione su di lui per deviarla dal caso brunello?……..

  2. Franco ciao
    se andiamo avanti così, Michel Rolland finirà per dire che sono i francesi che hanno portato il sangiovese in Italia…
    E’ patetico constatare l’importanza che hanno gli enologi in Italia…
    Mike

  3. Splendido! Un chimico che rinnega la chimica, parla di rapporto umano con il vino e riduce a cosa da ignoranti le denominazioni. E io che credevo che usciti dal parlamento si potesse respirare un’aria diversa…

  4. Possibile che la polemica del Brunello di Montalcino, che tu Franco hai seguito con ammirabile persistenza, possa portare a reazioni assurde come quelle che descrivi: da un lato, quelli che vogliono lasciar perdere il vitigno, dall’altro, quelli che vogliono lasciar perdere la denominazione.

    Effettivamente una classificazione dei “climat” delle denominazioni più prestigiose porterebbe a una maggior attenzione al terroir, concetto all’interno del quale la scelta del vitigno non è che una componente che constribuisce alla miglior espressione delle caratteristiche particolari di un “cru”.

  5. A me l’espressione “Oggi il vino non si deve conoscere dal punto di vista chimico ma da quello umano” mi è molto piaciuta. Secondo me Tachis dice che non è l’enologo, o meglio l’enotecnico, che fa “buono” il vino, ma è il fattore umano, cioè l’uomo che costruisce la vigna , la conduce e la coltiva e che alla fine produce il vino che fa grande un vino. In una DOCG se il vino deve essere fatto dagli enotecnici per assecondare il disciplinare di turno (una volta scritto per l’europa, la volta dopo per gli americani), secondo me si perde il senso del vino del territorio. Il territorio è assecondato, è complementare con il lavoro del vignaiolo, quindi ogni luogo potenzialmente ha le capacità per fare grandi vini se prodotti con coscienza e “umanità”.
    Se l’interpretazione è questa, io sono d’accordo con Tachis.

  6. ..si la sua espressione“Oggi il vino non si deve conoscere dal punto di vista chimico ma da quello umano” puo’ sembrare quasi romantica e sicuramente logica,perche’ e’ chiaro che il vino non si puo fermare alla chimica,ma tutto il resto che dice,non ha alcuna logica,o forse c’e’ la,ma i pazzi siamo noi che non la vediamo………….

    e se a non pensarla come Tachis,si e’ dei pazzi,viva la pazzia……..

  7. D’accordo con te Paolo, ma Tachis come Michel Rolland e altri di quello stampo sono proprio quelli che non passano mai a dare un’occhiata in vigna, e che intervengono pesantemente in cantina per imprimere il loro stampo, non quello del terroir…

  8. tachis comunque credo abbia proprio un problema con la parola “disciplinare”, io l’ho sentito con le mie orecchie ad una verticale di sassicaia lamentarsi contro i vincoli del disciplinare della DOC BOlgheri Sassicaia…che in teoria dovrebbe aver scritto lui!

  9. gentile Mike,
    è la battaglia dei due mondi. C’è un mondo ispirato dai sentimenti, dalla passione, dall’amore, tra chi produce vino e chi lo consuma. C’è anche il mondo dove c’è solo invidia e speculazione, dove si produce per il massimo profitto col minimo sforzo e la scienza (o la tecnica) al servizio di questo mondo.
    Quindi non c’è da meravigliarsi per il lavoro di alcuni enologi, vanno in cantina e fanno quel che devono far fare in nome del “progresso” e degli incarichi del datore di lavoro.
    Ma non c’è da demonizzare questi due mondi. Esistono e basta.
    Io mi riconosco nel primo mondo, ma capisco il secondo.
    Quando Tachis dice quello che ho capito, è un buon segno perchè (forse) si è capito che il nostro mondo dà più soddisfazione e serenità, e per molti versi è più intrigante del mondo fittizio e artificioso.
    Spesso ripeto ai miei clienti che se il mercato chiedesse il vino col sapore di banana, questo è tecnicamente possibile, ma con quale soddisfazione?

  10. Caro Franco,
    Ho dovuto meditare le due frasi che cita per qualche giorno e leggendo i commenti che queste uscite hanno suscitato, mi viene da pensare che proprio perchè criptiche non siano state comprese nel loro significato.Puo darsi che anch’io abbia capito i soliti fischi per fiaschi, però azzarderei una mia idea a proposito.Se Giacomo Tachis, padre di quei vini toscani che sono diventati riferimento assoluto per la qualità, afferma che le denominazioni sono tutte palle…forse allude al fatto che le denominazioni di origine sono tali proprio perchè restano più che altro dei buoni propositi…sulla carta, mentre nella realtà, le bottiglie in commercio di vini DOC, fino ad ogi almeno, non possono dimostrare alcunchè a proposito della loro effettiva origine e composizione.Quindi…sono tutte palle!! Per la seconda frase, credo che il Cianferoni, nel suo primo commento, abbia colto nel segno, almeno lo interpreto anch’io così e cioè che il Tachis sottolinea l’importanza che il vino debba assumere una valenza più culturale che squisitamente tecnico cioè chimico appunto.
    Naturalmente queste sono tutte ipotesi e andrebbero chiarite con Il Dott.Tachis.
    Ho commentato, in maniera più caustica anche qui http://vinowire.simplicissimus.it/2008/12/11/giacomo-tachis-proposes-abolition-of-italian-appellation-system/#comments
    Complimenti per il post sul Testamatta,vicenda che merita sicuramente riflessione e per tenerci costantemente aggiornati sulla situazione Brunello.
    Saluti
    Cristiano

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