Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti: “indipendenti” ma con sede presso Slow Food…

Come altri giornalisti ho ricevuto recentemente da parte di Walter Massa, ottimo vigneron nella zona dei Colli Tortonesi e autentico re del Timorasso che più di ogni altro ha contribuito a far conoscere ed entrare nella mappa dei grandi vitigni a bacca bianca non solo piemontesi ma dell’intero nord Italia, il seguente intervento intitolato “Riflessioni conto terzi”.
Le pubblico volentieri e le sottopongo all’attenzione dei lettori di questo blog, apprezzando Walter, la sua onestà intellettuale, la sua assoluta indipendenza, doti che trovo in larga parte dei componenti del Consiglio Nazionale della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (F.I.V.I.), nata a fine luglio.
Un’Associazione, la FIVI, di cui fanno parte con incarichi di coordinamento personaggi come Ampelio Bucci, Pier Mario Meletti Cavallari, Roberto Zeni, Bruno de Conciliis, Andrea Pieropan, lo stesso Massa, per tacere del presidente Costantino Charrère e di uno dei due vice presidenti, Saverio Petrilli, merita il più ampio rispetto, soprattutto quando ha individuato come “mission” questi punti fondanti che chiunque condividerebbe:

“difendere gli interessi dei propri aderenti in ambito morale, tecnico, sociale economico e amministrativo;
partecipare alle politiche di sviluppo viticolo a scala locale, nazionale ed europeo;
proporre misure economiche e norme legislative nell’interesse dei Vignaioli Indipendenti;
proporre e promuovere un’organizzazione economica del vino più sostenibile e razionale di quella esistente ora. Dialogare con i poteri pubblici con l’obiettivo di esprimere le problematiche specifiche dei Vignaioli Indipendenti;
coordinare e rinforzare le azioni delle associazioni dei Vignaioli Indipendenti regionali e promuovere la creazione di nuovi sindacati locali”.

Mi chiedo pertanto che bisogno avesse la F.I.V.I., una Federazione che si dichiara e vuole essere INDIPENDENTE, di farsi in qualche modo “mettere il cappello in testa” e ottenere riconoscimenti ufficiali, di fare la scelta politicamente corretta consistente nel fissare per Statuto, all’articolo 2, “durata e sede”, la propria sede “in Comune di Bra (CN), Via Mendicità Istruita n. 45”, ovvero all’indirizzo della nota associazione Slow Food, e di scegliere come Segretario Nazionale quel Giancarlo Gariglio che è non solo collaboratore di Slow Web Notiziario on line di Slow Food, bensì “Autore e collaboratore delle guide Vino di Slow Food Editore at Slow Food” e “Co-Curatore della Guida al Vino Quotidiano di Slow Food Editore”.
E’ davvero questo il modo, legarsi al carro di Slow Food, di dimostrarsi vignaioli “indipendenti”? Caro Walter non ti sei mai chiesto se la tiepida risposta sinora avuta dalla F.I.V.I. di cui ti lamenti nel tuo intervento non sia dovuta proprio al “controllo” della Federazione da parte di un’associazione sulla quale non tutti i produttivi di vino hanno un giudizio positivo e su un concetto d’indipendenza (ma con sede presso Slow Food e con Segretario Generale un uomo di Slow Food) molto ma molto discutibile?

Walter Massa: riflessioni “conto terzi”

“Non troppo per caso il 29  luglio a Colorno (PR) con oltre 500 vignaioli d’Italia  abbiamo  costituito la “Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (F.I.V.I.), o meglio vignaioli indipendenti.  Sono stato eletto membro  del consiglio nazionale con  altri 14 Vignaioli;  tra questi abbiamo individuato il Presidente,  Costantino Charrère di “Les Cretès” dalla val D’Aosta, e due vicepresidenti :  Peter Dipoli  dall’Alto Adige e  Saverio Petrilli “Tenuta di Valgiano”  dalla Toscana. Per completezza d’informazione occorre dire che un nucleo di Vignaioli di diverse regioni ha voluto uno statuto serio e rigoroso per ufficializzare la federazione. In questo modo, con autorevolezza e credibilità, ci si può relazionare per vie ufficiali con le istituzioni, dialogare  con gli altri comparti vitivinicoli, con il mondo imprenditoriale e con la classe politica.
Gli omologhi della federazione francese (oltre 11.000 soci con il 55% della superficie vitata francese) hanno spronato la nostra fondazione in modo da poter costituire  con essi ed altre federazioni nazionali, una fortissima struttura europea in grado di essere  un interlocutore forte, dove il baricentro è nel vigneto, per interfacciarsi con i commissari UE preposti.
Non siamo alternativi ad alcun organismo che fino ad ora si è occupato di vino sia sotto il profilo produttivo sia burocratico e legislativo in Italia. Noi, vignaioli italiani, fino ad oggi, abbiamo marciato solidali esclusivamente con la nostra bottiglia di vino prodotta con naturale intelletto. Pur non mettendo in discussione l’indipendenza intellettuale,  di coltivazione, produttiva, di stile e di mercato oggi risulta indispensabile un referente forte e preparato che faccia da collettore a tutti i problemi che nascono nella vigna e durante tutto il percorso fino al consumatore finale.
Le V.Q.P.R.D, in Italia,  non hanno quasi mai dato la precedenza all’origine e alla specificità; i regolamenti UE considerano troppo poco i 4000 anni di civiltà del vino. Le leggi proibizionistiche mettono vino e alcol sullo stesso piano criminale, le ore ed ore da dedicare alla burocrazia vanno a scapito del più piacevole ed utile (anche per il P.I.L) tempo impiegabile altrimenti  in vigna .

Con questo semplice ragionamento pensavo di trovare a Colorno i rappresentanti di tutte le 20 regioni italiane: così non è stato.

Penso che i viticoltori  di successo, soprattutto quelli delle zone più conosciute (Valpolicella, Collio, Langhe, tanta Toscana ecc.) avendo  avuto, grazie al vino,  notorietà in tutto il mondo  siano quasi obbligati a marciare solidali con produttori di aree viticole meno fortunate  e quindi  a prendere in considerazione il fatto di aderire alla neonata  Federazione.

Ho alcuni dubbi:

o nel nostro mondo si vive con troppa sufficienza;

o la comunicazione della volontà di costituire la FIVI non è stata adeguata

o il vignaiolo verace, viste precedenti e negative esperienze , non vuol più sentir parlare di associazioni..

Con molta perplessità guardo al futuro economico ed imprenditoriale e rifletto su possibili momenti di mercato poco favorevoli per un bene sicuramente voluttuario che nella storia ha sempre avuto felici sbocchi economici.
Con le nostre capacità contribuiamo anche a contenerne i costi  ma il prezzo finale non può far a meno di riportare il vino (inteso come espressione del territorio) tra i beni di lusso, se non nel prezzo almeno nel sentimento. Consideriamo anche il fatto che tra gli addetti ai lavori esiste anche una serie di detrattori.
Alcuni  di questi mostrando la faccia, altri in maniera subdola, sostengono che la FIVI risulterà solo l’ennesimo fuoco di paglia. Ora, per rispetto al vino, approfitto degli spazi telematici che mi vengono concessi da tutti coloro che riconoscono la centralità nello stesso per sostenere che i 15 consiglieri FIVI hanno volti noti, sono rintracciabili sia telefonicamente sia in via telematica ed inoltre si possono anche valutare e giudicare degustandone i vini prodotti.
Rammento Erasmo da Rotterdam: “il vino è il riflesso della mente….” Mi voglio ripetere, il vino merita sacrifici e fiducia da parte di tutti coloro che lo amano:

Pretende l’adesione di tutte le aziende agricole italiane, che grazie ad esso, hanno avuto un palcoscenico mondiale e redditi impensabili semplicemente applicando l’arte (artigianato) all’agricoltura.

Pretende l’adesione di tutte le aziende agricole italiane che coltivano la vigna, ne trasformano le uve e  affrontano i mercati con l’obiettivo di una crescita contribuendo a migliorare l’immagine del vino italiano e arrecando grandi benefici al paesaggio, alla cultura ed al turismo.

Evito di fare nomi, ma le aziende che hanno un piccolo debito di riconoscenza, come quelle che credono nel “Vino e nel suo mondo”  lo debbono aiutare anche nei fatti sostenendo la FIVI.

Faccio appello inoltre agli scettici, solitamente  abituati a fare la punta agli spilli, in quanto portando il loro pensiero in Federazione e credendo  nel percorso terra- uomo- bicchiere aiuterebbero  questo mondo a percorrere la propria strada prendendo le distanze da chi, al contrario, prende le scorciatoie.

Nel 1958 Charles De Gaulle, allora presidente francese, sapendo che il passo stradale più alto d’Europa era il  Colle dell’Agnello con  i suoi 2744 metri, ritenne di asfaltare la mulattiera  del Col De La Bonette rendendola percorribile dalle autovetture e permettendo il transito fino a 2802  metri, valico  che ancora oggi rimane il più alto d’Europa. Ciò significa che, avendo punti di riferimento, le imprese sono facilitate nella loro opera.
Noi vignaioli indipendenti italiani mantenendo i rapporti d’amicizia con i cugini francesi che sono più di 11.000 e mantenendo la nostra identità abbiamo tutte le carte in regola per passare dagli attuali  506 a oltre 12.000 associati.

Cominciando ad abbinare alla nostra produzione anche il nostro pensiero e valorizzando ciò che sta alla sorgente, ovvero il paesaggio e la gente, il percorso del vino come ambasciatore delle nostre terre sarà facilitato in tutto il mondo.
Daremo dignità a chi popola e vive le colline d’Italia e magari spunti positivi per la crescita anche ai politici,così magari  potranno elaborare nuove idee finalmente costruttive e vincenti ed abbandoneranno  quelle un po’ imbalsamate che hanno portato avanti negli ultimi anni”.

Walter Massa

0 pensieri su “Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti: “indipendenti” ma con sede presso Slow Food…

  1. Per mia colpa sicuramente, ma non ho capito a fondo il senso delle riflessioni. Mi pare di intravedere da parte dei Vignaioli indipendenti una richiesta di adesione rivolta nei confronti dei “viticultori di successo soprattutto quelli delle zone più fortunate” al fine di “aiutare questo mondo a percorere la sua strada prendendo le distanze da chi, al contario, prende scorciatoie.”
    Se così è, allora, provocatoriamente mi viene da osservare: – ma non sono spesso alcuni ( a volte i più rappresentativi ) di quei viticultori di successo delle zone più fortunate , chissà perchè mi viene in mente soprattutto la Toscana, ad avere, storicamente ed attualmente, cercato e perseguito le scorciatoie? E non sono gli stessi a non avere alcun interesse a che alcuni interventi legislativi ( che so una zonazione delle areee più vocate , e guarda caso mi torna ancora in mente la Toscana) vengano stimolati per favorire “il miglioramento dell’immagine del vino italiano”?
    Solo questo, massimo rispetto per questa iniziativa, massimo rispetto per i produttori (personalmente sogno un Italia di Sauvignon ad immagine del Voglar di Dipoli), ma ho l’impressione che coloro ai quali i produttori indipendenti si rivolgono per chiamarli a raccolta, siano in realtà delle controparti.

  2. Avevo letto l’intervento di Walter Massa su Vinit un paio di giorni fa e trovo ora questo commento di Ziliani.
    La mia prima impressione, e dopo che sono andato a leggere nel sito della FIVI le finalità e quant’altro, l’iniziativa mi è proprio piaciuta, poichè quelle parole sono largamente condivisibili.
    Clicco sulle modalità di iscrizione e chi già fa parte dell’associazione.
    Senza far nomi sono rimasto leggermente disorientato da chi era socio e così ho rimandato l’eventuale adesione cercando di pensare.
    Il mio spirito critico mi aveva messo in guardia.
    Ora leggo le considerazioni di Franco che già in parte condividevo inconsciamente.
    Senza nulla togliere a nessuno ritengo che,(ora, pensandoci bene e al di la della più o meno influenza del gambero rosso), gli argomenti trattati dalla FIVI sono quelli cavalcati nel preciso momento in cui vanno cavalcati. E’ come se chi aderisce fosse d’ora in avanti legittimato a intervenire con gli argomenti etici, ambientali, di territorio che già in questo blog e più in generale in rete sono trattati da molto tempo.
    La domanda quindi sorge spontanea: tutte le problematiche dei piccoli (e ora anche i medi) produttori nascono solo ora? Mah! Comunque meglio tardi che mai.

  3. chiaramente,non si discute l’organico amministrativo della F.I.V.I.,che e’ composto da persone di indubbio valore ed autorevolezza nel mondo vinicolo,ed ancor piu’, si puo’ dire che sono persone vere,che amano la loro terra ed i loro vigneti e amano il loro mestiere,
    sul fatto che la nascita’ di questa federazione non abbia attirato l’attenzione che ci si aspettava,cioe’,non hanno aderito cosi’ tanti vignaioli come si avrebbe voluto,puo’ essere causato da vari fattori,tra cui in assoluto,la forma di divulgare la nascita di questa federazione,l’informazione, puo’ non essere stata ben gestita,o magari,a molti produttori o puo’ sembrare la classica baggianata,solo per spellare soldi ai soci,per poi, non fare in assoluto niente(e questo e’ già successo in passato),
    pero’,a mio avviso personale,la scelta della sede,lascia molto a desiderare,perché essere nello stesso paese,nella stessa via a poca distanza,dove risiede,una delle associazioni più influenti nel mondo enogastronomico d’italia e non,sicuramente ha lasciato perplessi e non pochi,certi vignaioli,o ancor più, ha proprio infastidito alcuni produttori,anche perche’,come si dice:la domanda nasce spontanea….. vogliamo essere indipendenti,ma poi,ci tocca metterci sotto le ali di una grande associazione,allora perche ci chiamiamo indipendenti? ed a mio avviso questa domanda se la sono posta in molti……………
    e quella di avere come Segretario Nazionale Giancarlo Gariglio,ancor piu’ ha suscitato diffidenza in una gran parte di vignaioli,e di chi,su tutti,più di una volta si é scontrato con alcuni giudizi e voti dati ai propri vini,sulle guide da lui gestite,
    sicuramente queste due cose,hanno influito il pensiero di molti, sulla vericità dell’indipendenza………….

  4. Mi hanno riferito, che al recente Merano W.F, , durante la premiazione dei vini coronati della guida Vini Buoni d’Italia, il Massa abbia fatto una sparata verso la guida e quant’altro, mirando ad altezza d’uomo su varie cose:
    purtroppo mi ero assentato qualche minuto e non ho assistito, ma chiedendo se per caso fosse arrabbiato per cattive valutazioni dei suoi vini, mi è stato risposto che non ha mandato alcun campione alla guida in questione; in parole povere non ho capito il senso della boutade.
    Ma adesso con stà storia di Sloow Food, forse comincio ad intuire qualcosa…
    Max Pigiamino Perbellini

  5. In linea di massima non posso che aderire alle proposte etiche della FIVI, alcuni dei produttori sono anche amici miei, ma purtroppo non vedo di buon occhio il continuo fiorire di gruppi e gruppetti vari nati all’insegna di un qualche cosa. Secondo me aveva più senso far aderire alla federazione francese il ramo italiano e magari fra qualche anno anche quello tedesco e spagnolo, in modo da dare origine ad una federazione europea. Non è più il tempo dei guelfi e dei ghibellini, mentre noi discutiamo sul colore delle foglie, gli Aussie invadono i mercati ed i cinesi tra poco ci venderanno le barbatelle…

  6. Carissimo Franco,

    mi permetto di darti del tu visto che ci conosciamo discretamente bene e ci siamo scambiati negli ultimi mesi qualche mail proprio sul discorso FIVI. Rispondo solo oggi al tuo post perchè ero in Francia per lavoro.

    Come già mi ero espresso via mail con te ritengo che sminuire e impoverire quanto sta facendo e farà la FIVI con il discorso della mia collaborazione con la Federazione sia un po’ miope. Non voglio essere polemico e rispetto e apprezzo molto il tuo lavoro, come mi è capitato di dimostrarti in passato, mantenendo un dialogo aperto con te e accettando un confronto sincero con la tua persona.

    Ho accettao di essere il Segretario della Federazione perchè ho contribuito a far nascere questa creatura fin dall’inizio, quando alcuni produttori che avevano partecipato a Vignerons d’Europe erano stati contattati dai Vignerons Independant francesi per far nascere un’associazione simile alla loro nel nostro paese. La cosa mi è parsa molto interessante. Perchè ritengo che il lavoro di critico enologico non si debba fermare alla semplice degustazione alla cieca e al conseguente giudizio del vino stesso. Penso che la nostra missione, se così si può chiamare, sia anche quella di difendere e far crescere il settore che ci dà da vivere e soprattutto che ci appassiona così tanto. Tu lo fai benissimo con le preziose battaglie portate avanti sul tuo blog. Io l’ho fatto nel mio piccolo organizzando prima l’evento di Vignerons d’Europe a Montpellier e poi quando mi è stato chiesto un aiuto da alcuni validissimi produttori che tu citi non mi sono tirato indietro e mi sono gettato a capofitto nell’impresa. Prima di iniziare questa avventura però ho precisato a tutti quanti mi avevano chiesto la collaborazione che non avrei partecipato alla cosa esclusivamente come privato cittadino, non come dipendente di Slow Food, dedicando parte del mio tempo libero e delle mie risorse senza essere per questo pagato dalla FIVI (accettando solo un rimborso chilometrico per i viaggi che ho fatto). Visto che i soci sono tanti, + di 500 e non mi pare poco visto che il gruppo è nato 3 mesi fa e in mezzo c’è stata anche la vendemmia!, ritengo che la mia non possa essere nemmeno considerata una posizione di conflitto di interessi perchè dovrei favorire nelle mie degustazioni metà delle cantine presenti sulla guida che mi trova tra i collaboratori principali.

    la sede della Fivi è come hai giustamente citato la stessa di Slow Food editore per il semplice motivo che il segretario riceve per forza di cose un gran numero di comunicazioni anche cartacee e metterla altrove diventa molto complicato. potevo segnalare il mio indirizzo di casa, ma è sempre a Bra, sarebbe stato pertanto un pochino ipocrita comportarmi così e nascondermi dietro a un dito.

    Sarò il segretario della FIVI finchè la federazione non avrà la forza necessaria per pagare un dipendente fisso, quando accadrà – spero entro brevissimo – farò giustamente un passo indietro, ma sarò sempre orgoglioso per aver contribuito a far nascere la prima associazione di questo tipo in Italia.

    Detto questo la FIVI si sta muovendo già molto bene e il lavoro che stanno facendo consiglieri e presidente è di altissimo livello e ritengo non vada tutto ricondotto sempre a Slow Food o alla mia persona, perchè sarebbe davvero un insulto per il loro lavoro e questo mi intrirebbe assai. In tre mesi si è creato un sito internet funzionale e ricco di informazioni; si è stilato un documento che entro breve sarà pubblicato sul sito e che è stato consegnato al Ministro Zaia; Costantino Charrere e Di Poli sono stati invitati il 19 novembre all’assemblea generale della CEVI (Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti); che si è tenuta in Lussemburgo. Gli altri paesi presenti (Francia, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Svizzera, Slovenia, Ungheria ) sono già molto avanti nell’elaborazione di una politica comune che rispetti il vignaiolo. Nell’occasione ci hanno chiesto di entrare a far parte della stessa CEVI.

    La FIVI ha quindi la forte volontà di associazrsi quanto prima alla CEVI e di finirla con la guerra tra GUelfi e GHibellini. 140 soci della FIVI hanno meno di 5 ettari di proprietà e altri 120 meno di 10. Ritengo quindi che un’associazione di questo tipo possa non solo essere decisiva per il futuro della piccola e media impresa viticola nazionale, ma che con l’aiuto di tutti quelli che hanno a cuore le sorti del vino italiano ed europeo possa essere un’occasione per riunirsi sotto le bandiere di un certo modo di intendere il vino. Poi è naturale che esistano molte sfumature e che tutti noi abbiamo idee differenti sulle ricette da applicare, ma il primo passo è quello di riconoscersi e di non demonizzare mai le idee di qualcuno che per ora la pensa diversamente da te. io mi impegno fin d’ora in questo senso e per questo ti ho risposto appena ho visto il tuo post e i commenti dei tuoi lettori.

    Ci aspettano moltissime sfide in futuro: Ocm, riordino delle Doc e spaurachhio delle Dop, obbligo di apporre i valori nutrizionali in etichetta, consumo consapevole del vino con l’incognita del passaggio di tutte queste politiche dal ministero dell’agricoltura a quello della sanità.

    Ritengo che di fronte a queste sfide immani e potenzialmente letali per il vino come ora lo conosciamo e amiamo la presenza o meno della mia persona come segretario temporaneo della FIVI sia limitante. Anzi mi piacerebbe fin d’ora trovarmi con te e con altri colleghi per discutere, anche animatamente, per trovare soluzioni condivise e serie a molti problemi e coseguenti sfide che ci attendono. Nelle mail che ci eravamo scritti ti avevo già espresso questo mio desiderio, ora lo faccio pubblicamente, magari trovandoci anche con altri giornalisti non solo della carta stampata ma anche dela galassia blog che tu conosci meglio di me!

    se vuoi sai dove trovarmi, hai tutti i miei riferimenti: Via mendicità istruita 45, 12042 Bra (CN). Scusa era una battura naturalemente. Con stima e grato che tu abbia dedicato spazio alla FIVI, lo ritengo nonostante la polemica un primo passo importante

    Giancarlo Gariglio

  7. nulla di personale contro Gariglio: la mia contestazione era rivolta al fatto che la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti avesse trovato difesa e rifugio sotto l’ala di Slow Food. E la contestazione sarebbe stata identica anche se al posto dell’associazione golosa ci fosse stato altro soggetto. Per essere visti come indipendenti, bisogna essere indipendenti anche in queste cose e saper camminare con le proprie gambe, senza protettorati, coperture e difese di nessun tipo

  8. Ho seguito la nascita della FIVI molto da vicino e con grande interesse. L’associazione marchigiana di cui faccio parte, ASSOVIVE, era stata invitata, insieme ai vignaioli dell’Alto Adige, ai Grandi Cru della Costa toscana e a molta altre realtà, a costituire questa federazione. La forma “federata” è stata scelta proprio per garantire una coesione delle molte realtà associative già presenti sul territorio. Ettore Mancini, risorsa importante della nostra associazione e grande esperto di questioni legali e sindacali legate alla viticoltura, ha curato personalmente nella prima fase la stesura dello Statuto della FIVI, oltre ad essere stato nominato Presidente provvisorio fino alla sua costituzione. Nella ultima riunione del consiglio direttivo della nostra associazione era stata anche deliberata l’adesione alla FIVI. Dopodiché non se n’è fatto più nulla. Tengo a precisare che condivido la carta di intenti della Federazione e che consideravo e considero tuttora fondamentale la creazione di un organismo simile.
    Tutto ciò premesso, non posso non fare alcune considerazioni.
    La federazione è nata dopo un dibattito molto limitato e in un arco di tempo molto stretto. Una simile costruzione che, come sottolineato da Massa e Gariglio, ambisce a riunire migliaia di aziende, necessitava di un percorso più partecipato, con riunioni sul territorio e con il tentativo di mobilitare dal basso i vignaioli. Si è preferito invece costituire una “avanguardia” di produttori illuminati con l’idea “armiamoci e partiamo”. Mi chiedo: qual era, se c’era, la ragione di tanta fretta, tanto da fissare date ineludibili per la costituzione dal notaio?
    Nella prima fase, poi, proprio perché tutto è nato da Montpellier (che peraltro non è stato un gran successo), cioé da un evento targato Slow Food, è stata proprio l’associazione di Bra a organizzare le tappe di avvicinamento alla costituzione di FIVI. Ora, io non ho nulla a che Slow Food si impegni nelle battaglie dei vignaioli, anzi, ma nel momento in cui viene costituita una Federazione Vignaioli Indipendenti, ogni legame con la chiocciolina andava risolto. Cosa che noi marchigiani avevamo chiesto. Indipendenti deve significare indipendenti, cioé senza padrini e senza padroni, sennò ricadiamo nelle contraddizioni di cui sono vittime oggi le associazioni di categoria dell’agricoltura. Questo avevamo anche chiesto. E infatti Ettore Mancini è stato messo nelle condizioni di farsi da parte. E la nostra associazione non ha aderito a FIVI.
    Recentemente ho parlato con Ampelio Bucci, che è membro del direttivo FIVI. Ha tenuto a sottolineare che la sede a Bra non significa nulla e che Gariglio in questa fase è indispensabile. E, soprattutto, che la FIVI non è un sindacato. Che tanto lui sarebbe comunque rimasto un iscritto a Confagricoltura. A questo punto mi chiedo, qual è il senso di FIVI se non può camminare con le proprie gambe e se non entra in contraddizione con i “sindacati” agricoli? Se, cioé, non entra a gamba tesa nel dibattito politico sull’agricoltura? Vigneron Indépendant, che pare essere un riferimento, è un sindacato. E pure tosto.
    Mi pare ci sia una gran confusione, ma quel che è certo è che molti vignaioli sono interdetti. Non si può non notare un conflitto di interessi nell’aderire a una associazione di categoria il cui unico dipendente e la cui sede fanno riferimento ad una associazione che pubblica la più nota guida di settore. Insomma, nessuno dubita la buona fede ma la forma, in queste questioni, dice moltissimo sulla sostanza.
    Continuerò a guardare con interesse a questa federazione, soprattutto perché ho notato con piacere l’uso, non so quanto casuale, di un termine come co-produttori con riferimento ai consumatori critici. Un termine che è nato e si è sviluppato in quella grande fucina di idee che è stato il progetto Critical Wine. Però non posso che restare alla finestra fino a quando non mi verranno chiariti dubbi e contraddizioni che mi paiono rilevanti.

  9. Corrado Dottori ha citato il caso, molto significativo, del collega vignaiolo marchigiano Ettore Mancini che, a suo dire, “è stato messo nelle condizioni di farsi da parte” nonostante abbia dato un importantissimo contributo alla costituzione dell’originario statuto della FIVI. Dottori fa notare che “Indipendenti deve significare indipendenti, cioé senza padrini e senza padroni, sennò ricadiamo nelle contraddizioni di cui sono vittime oggi le associazioni di categoria dell’agricoltura. Questo avevamo anche chiesto”. Bene, io sono venuto in possesso, non direttamente tramite l’autore, di un’interessantissima lettera inviata in data 26 luglio 2008 da Ettore Mancini “Al Signori Membri del Comitato Promotore della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti”. Una lettera che aiuta a capire bene i motivi del dissenso di molti e che credo sarebbe estremamente significativo rendere di pubblico dominio. In attesa di avere l’autorizzazione a farlo da parte dell’autore, mi limito a riportare una frase: “La sede a Bra. Ma non si potevano salvare almeno le apparenze?” e la conclusione perentoria: “E l’altro lato della medaglia, quello dell’indipendenza: beh, qualcuno magari dirà che avrei potuto portare un poco di pazienza , perchè il fine giustifica i mezzi. Ma vedete com’è : io sono per mia natura piuttosto indipendente”. Ecco perché trovo assurda la decisione della FIVI di legarsi al carro di Slow Food

  10. riportando queste frasi Sig.Ziliani ha detto tutto, reputo intelligente e giusta la risposta da parte del sig. Gariglio,nel leggerla in realtà mi aspettavo di piu’,ed ho trapelato un”gatto che si arrampica sui vetri”,un rigirare a cercare scusanti o motivi per il quale si sono prese certe decisioni…
    mi viene un gran voglia di dire che bisognerebbe prendere il vocabolario della lingua italiana,ed andare a cercare la parola INDIPENDENTE/I ,leggere e cercare di capire il significato di questa parola,
    perche’ a mio avviso la F.I.V.I. fino a questo momento ha fatto tutto tranne che essere veramente indipendente,con le scelte fatte non avrà mai l’approvazione di tutti i produttori,che vogliono essere davvero indipendenti………..
    guardate i nostri cugini francesi,loro si che sono indipendenti,e bisognerebbe imparare da loro………….

  11. Cito testualmente:

    “nulla di personale contro Gariglio: la mia contestazione era rivolta al fatto che la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti avesse trovato difesa e rifugio sotto l’ala di Slow Food. E la contestazione sarebbe stata identica anche se al posto dell’associazione golosa ci fosse stato altro soggetto. Per essere visti come indipendenti, bisogna essere indipendenti anche in queste cose e saper camminare con le proprie gambe, senza protettorati, coperture e difese di nessun tipo.”
    Scritto da Franco Ziliani, il 9 Dicembre, 2008 at 14.41

    Mi soffermo sulla sua affermazione circa la circostanza che la sua “…contestazione sarebbe stata identica se al posto dell’associazione golosa ci fosse stato altro soggetto”. L’indipendenza, come ella sa, è un’illusione. La verità non è certo la Verità con la V maiuscola (concetto solo teorico e, mi consenta, metafisico e divino) unica e oggettiva, ma il confluire di idee e opinioni diverse.

    Anche lei è parte di questo mosaico.
    Ella, infatti, non perde quasi mai occasione di giocare a tiro a segno con SF e di plaudire comunque e senza riserve all’AIS. Niente di male. Primo, perchè la libertà di parola e pensiero è sacra (la sua, la mia, quella di tutti); secondo, perchè ella ha fatto una scelta di campo e l’ha mantenuta con coerenza nel tempo.

    Cito testualmente:

    http://www.lavinium.it
    Roma, 6/03/2007

    “Franco Ziliani, il noto giornalista enogastronomico che da oltre venti anni contribuisce in modo determinante alla diffusione della cultura del vino, ha intrapreso una importante collaborazione con Sommelier.it, il sito istituzionale dell’Associazione Italiana Sommelier. La notizia ci fa immenso piacere, soprattutto perché Franco ha firmato numerosi articoli anche per Lavinium, prima di dedicarsi anima e corpo al suo seguitissimo blog Vino al Vino.
    Il nuovo incarico nasce da una sua proposta che, a quanto pare, ha riscontrato grande entusiasmo da parte del presidente AIS Terenzio Medri e della Giunta che hanno approvato il contratto di collaborazione”.

    E’ per questo che la seguo sempre con molto interesse e la stimo: quando la leggo, so che il suo punto di vista è chiaro e schierato. Apprezzo la chiarezza più di ogni altra cosa e da lei so sempre cosa aspettarmi: ecco finalmente uno che sa chiaramente chi appoggiare e chi criticare con continuità e coerenza. Ritengo quindi il suo pezzo di critica alla FIVI in piena sintonia con le sue preferenze e avversioni già legittimamente e ampiamente consolidate ed esternate. Nulla di nuovo, fortunatamente.

    Cordiali saluti.

  12. @ max perbellini:
    premetto che io rappresento Walter Massa e i suoi vini nella mia provincia. Detto questo, nonostante negli ultimi anni Walter abbia preso i 3 bicchieri, prima con Sterpi, poi con Costa del Vento e infine con Derthona, mai una volta mi ha chiamato per annunciarmi la lieta novella (checchè se ne dica i YYY sono l’unico riconoscimento che in Italia muove le cose a livello commerciale, il resto non se lo fila nessuno), ma soltanto telefonate di cortesia e amicizia.
    Sarebbe bello sapere cosa ha detto, o meglio “sparato”, Walter a Merano di così indecente; so che sporadicamente bazzica da queste parti, se intervenisse e spiegasse credo ne gioverebbe la discussione.

  13. La FIVI inzia ad agire

    Cari amici inizio incollando una lettera arrivata dal presidente:

    Caro Socio,
    desidero segnalarti brevemente cosa ha fatto FIVI in questi primi quattro mesi di vita.
    Abbiamo costruito il sito http://www.fivi.it . A proposito: l’hai visto ? E’ molto comodo per le informazioni e i rapporti fra di noi; assieme all’e-mail info@fivi.it.
    Con il Vicepresidente Dipoli siamo stati invitati il 19 novembre all’assemblea generale della CEVI (Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti); che si è tenuta a Lussemburgo. Gli altri paesi presenti (Francia, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Svizzera, Slovenia, Ungheria ) sono già molto avanti nell’elaborazione di una politica comune che rispetti il vignaiolo. Nell’occasione ci hanno chiesto di entrare a far parte della stessa CEVI. Ne parleremo assieme alla prossima assemblea che prevediamo in aprile.
    Abbiamo aperto i contatti con il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia; un incontro è previsto nelle prossime settimane. Il Ministro ha richiesto – e noi abbiamo già fornito – un documento riassuntivo – che entro brevissimo sarà sul sito http://www.fivi.it – dei nostri obiettivi e l’elenco dei Soci.
    Ci sono stati già dei contatti con giornalisti interessati e presto usciranno delle segnalazioni sui giornali di settore. Però noi abbiamo bisogno di una comunicazione più ampia sui giornali di opinione. Per questo stiamo costituendo un ufficio stampa e stiamo pensando a un logo della nostra associazione da utilizzare anche sulla carta da lettera.
    Il Consiglio si è già riunito più volte e stiamo facendo i piani delle attività del 2009.
    Come vedi stiamo lavorando su una serie di iniziative parallele che si amplieranno nei prossimi mesi.
    Vorremmo chiedere anche a te di svolgere un’attività promozionale verso i tuoi amici vignaioli non soci di FIVI. Il passaparola in questo caso è molto efficace. Pensiamo anche di proporre nei prossimi mesi alcuni incontri itineranti nelle diverse zone. Cosa ne pensi ?
    Colgo l’occasione per inviarti i migliori auguri per le prossime feste.

    Costantino Charrère
    Presidente Federazione Vignaioli Indipendenti

    Ora vorrei chiedervi qualche consiglio su una mia proposta da fare alla prossima assemblea di Gennaio:

    In qualità di socio della FIVI vorrei mettere in discussione nella prossima assemblea e far presente a tutti una proposta che spiegherò qui di seguito da me reputata molto importante per poter far assumere alla nostra associazione la massima garanzia di serietà ed unicità anche verso i consumatori per la loro massima tutela.

    Chi acquista una bottiglia di vino da un socio FIVI deve essere certo della vera appartenenza del produttore ad essa e che metta in pratica tutto ciò che è previsto dallo statuto e dalla missione, per questo la FIVI deve diventare un associazione che come nessun altra garantisce in modo inequivocabile tutto questo.

    Per fare ciò ho pensato ad alcune soluzione ed esempi da cui poter cominciare:

    Rintracciabilità

    Marchio FIVI depositato

    Marchio FIVI di appartenenza in etichetta con forma o scritta particolare per non essere copiato o contraffatto, con un numero di appartenenza del socio rintracciabile e controllabile nel sito o con numero verde;

    Retro etichetta con informazioni al consumatore dettagliate sul metodo di produzione (trattamenti, concimi, uve utilizzate, percentuale dei Solfiti uso o meno di additivi, chiarifiche ecc.) “ingredienti”, il tutto molto chiaro e semplice per il consumatore;

    Bottiglia con marchio FIVI in rilievo nel vetro e marchio FIVI anche nel tappo;

    Negozi autorizzati FIVI per la vendita dei prodotti dei soci.

    Non voglio con la mia proposta far aumentare la burocrazia o altro, è invece proprio per combattere le varie forme di certificazioni e controlli per denominazioni. Nessuno della FIVI ci deve controllare siamo noi la FIVI e ci autocertifichiamo in modo che il consumatore impari a fidarsi del produttore e dei suoi ideali e modo di produrre, è per far conoscere tutto questo in modo che lo Stato non possa emarginarci o far finta di niente quando poi l’opinione pubblica comincia ad essere dalla nostra parte e svegliarsi. I vari modi che ho elencato sono solo esempi da mettere in discussione, non ci vuole molto stampare le prossime etichette con il marchio FIVI e il tuo numero di appartenenza come socio basta una volta ed anche la retro più rappresentativa del tuo lavoro per metterne a parte il consumatore

    Naturalmente queste proposte sono da vagliare e migliorare anche con altre idee.

    Spero di aver reso almeno l’idea di come questo possa essere importante per la nostra associazione che deve essere comunque un qualcosa in più di un certificato o marchio rispetto a quelli già esistenti deve poter anche dare al consumatore il nostro messaggio riassunto nella nostra missione.

    Scusate per il post un pò lungo, grazie per la vostra attenzione! Aspetto vostre idee e opinioni e un pensierino ad iscrivervi!

    Buone feste a tutti!

  14. ma il problema non è, fortunatamente, “l’autentico re” Walter Massa, ma forse lo è la consistenza di un autentico regno.
    Noto che l’indipendenza è per molti ciò che il sussidio pensionistico era per Ferruccio Guccini:”davvero importante!”
    Ma io già lo so dal 14 giugno del 1800: indipendenza come affrancamento da governanti poco illuminati, banditi, secolarizzazione del potere temporale dello stato della chiesa ecc. ecc. ecc. insomma sua maestà Napoleone Bonaparte ci mise in breve tempo, a fronte di un equo compenso, sulla retta via. Ma tant’è che a lavar la testa agli asini…
    Se si vuole coinvolgere un contadino viticolo piemontese gli si faccia spiegare da Mino Taricco dove sono i suoi (del contadino) denari pagati dalla UE per il suo (del contadino) impegno a condurre il vigneto secondo le misure dettate dal protocollo europeo in materia agroambientale;
    gli si faccia capire che la differenza fra una cosa prodotta da lui e da una multinazionale sia, qualità organolettica a prescindere, percebile immediatamente; gli si dimostri, applicando paso passo i punti statutari della fivi, che la sua esistenza può avere ancora senso per un pò.
    Mi sono associato senza tormentarmi sul chi patrocina che cosa e su chi si libera da.
    Cosa fare? Ridare senso al lavoro, valorizzarne l’essenza come elemento fondamentale della produzione nel settore primario e capace di produrre benessere.
    Troppo lussuose per molti le tematiche indipendentiste e libertarie sollevate nel blog, per molti la conduzione quotidiana della attività si colloca in dimensioni del pensiero assai meno auliche e ben più immanenti.
    Occhi aperti e in bocca al lupo a tutti!

    andrea mutti

  15. Non sono del settore, ma mi interessa tutto quello che gli succede intorno, ho letto alcuni interventi su la FIVI, penso che essere troppo vicini ad una importante associazione enogastronomica come SlowFood non aiuti nell’essere totalmemte dipendenti nell’esprimere idee e azioni sul mondo del vignaiolo,la mia idea è che si rischi di restare sempre in regime di sudditanza con chi da valutazioni dei prodotti enologici. La vera indipendenza si ottiene avendo la forza(producendo sempre e soltanto ottimi prodotti)di denunciare eventuali e non corretti rapporti fra chi degusta e giudica e i produttori giudicati. Saluti Renzo Ponzecchi.

  16. Pingback: Quinto quarto » Divorzio Gambero Rosso-Slow Food: riflessioni in genere

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