Guide dei vini e Internet: due cose e due linguaggi diversi

Leggo in questo articolo pubblicato sul suo sito Internet che un collega che stimo, Luciano Pignataro, intervenendo a Firenze ad un dibattito sulle guide (quelle gastronomiche e quelle dei vini), organizzato anche per chiedersi se “servono o non servono?” se servono ancora e a chi, non è riuscito (tu quoque Luciano?) a sottrarsi ad un pensiero corrente, diffuso, ma superficiale, secondo il quale due strumenti profondamente diversi, ma complementari, come sono le guide cartacee e Internet, sarebbero invece in concorrenza. Con le guide dei vini in pole position, più importanti, più potenti – ma guarda te! – rispetto a siti Internet e blog.
Di più, dopo aver intelligentemente affermato che “le guide cartacee appaiono sempre più come un fermo immagine” e che la nicchia di pubblico che le segue è più ristretta rispetto alle guide dei ristoranti, “molto mobile e ben informata e non si aspetta dalle guide di scoprire ormai più nulla quanto, piuttosto, la conferma o la smentita ad alcuni convincimenti maturati sul campo o navigando su Internet”, Luciano, da collaboratore di una guida, seppure una guida decisamente minore, osservando che “nel frastagliato e individualistico mondo del web manca, e credo così sarà per molto tempo, un momento di sintesi capace di orientare la media del consumatore. In una parola, nessun sito e blog di vino è strutturato per digerire dai 15.000 ai 20.000 assaggi che portano alla nascita di una guida” è arrivato alla conclusione, molto deludente soprattutto se proveniente da una persona intelligente come lui, che “il web, salvo radicali ristrutturazioni e massicci investimenti, è relegato per il momento ad un ruolo di guerriglia, incursioni corsare, segnalazioni, punzecchiature che, per quanto interessanti, non potranno essere di per se stesse il faro”.
E pertanto, con un’operazione tra il cannibalismo ed il furbesco, “sta all’intelligenza dei curatori delle guide cogliere questi messaggi, filtrarli a dovere e assorbirli nel modo giusto evitando di apparire vetusti”. Poco conta che nel corso del dibattito fiorentino Pignataro abbia detto che “ le guide soffrono la concorrenza di Internet strumento potente che rende possibile un’alternativa d’informazione efficace in certi ambienti”, ricordando, un po’ pro domo sua, un po’ per farsi coraggio, che “le guide serviranno anche per i prossimi anni perché sono quella cosa di cui tutti parlano male ma di cui non si può fare a meno. Rimangono lo strumento a maggiore diffusione”, perché la banalità di aver ridotto il Web applicato al vino ad un mero e semplice luogo di polemiche, schermaglie e controcanto rimane.
Pignataro dimentica che i siti Internet ed i blog del vino non hanno mai pensato di sostituire e soppiantare le guide dei vini, ché sono cosa completamente diversa da ogni punto di vista, ma di proporre un altro tipo di informazione sul vino rispetto a quella tradizionale, soprattutto cartacea, di cui anche le varie guide sono espressione.
Il curatore del più visitato sito Internet dedicato all’enogastronomia meridionale dimentica (o fa finta di dimenticare) che il wine web può dare, come capita più spesso di quel che faccia comodo pensare, come si suol dire “buca” a giornali e riviste istituzionale dando notizie che queste ignorano o preferiscono non dare o non possono contare sulla rapidità e sull’immediatezza che ha il web.
Inoltre, parlando di guide dei vini, possono segnalare, recensire, proporre all’attenzione dei loro lettori, come spessissimo accade, molti di quei vini, di quelle aziende, di quei vignaioli, di cui, chissà perché, spesso le varie guide si dimenticano per strada, di cui non sono capaci (o non vogliono?) intercettare il lavoro, così facendo svolgendo una meritoria opera di informazione (o piuttosto di contro-informazione) rispetto all’informazione tradizionale.
E se poi si aggiunge che talvolta quei siti Internet e wine blog, quelli che Pignataro vorrebbe relegare “per il momento ad un ruolo di guerriglia, incursioni corsare, segnalazioni, punzecchiature”, fanno le “bucce” a determinati vini e aziende, affermate, ricche e potenti, in grado di offrire pubblicità a riviste e guide, che le varie guide non possono non comprendere e spesso blandire, “per default” nelle loro pubblicazioni, c’è davvero da chiedersi chi davvero sia in posizione di avanguardia e chi di retroguardia nel flusso infinito, spesso disordinato, ma vivo, dell’informazione sul vino in Italia…

0 pensieri su “Guide dei vini e Internet: due cose e due linguaggi diversi

  1. Sul ruolo delle guide ho già scritto 100 volte quindi non lo faccio di nuovo.
    Mi sembra invece necessario puntualizzare una ovvietà (che evidentemente ovvietà non è fino in fondo), e cioè che SIA nella carta, SIA on line, ci sono prodotti di alto livello, e no.
    Sulla carta non c’è solo The World of Fine Wine, e on line non c’è solo Lavinium o Vinoalvino, ma anche cose molto meno interessanti (come la mia, ad esempio).

    Ma, tampo massimo un paio di anni, il giornalismo on line godrà anche qui da noi della stessa considerazione di quello cartaceo.

  2. Caro Franco, mi ritrovo in quasi tutta la tua argomentazione. Ma mi rendo conto che l’equivoco nasce dalla frase su “guerriglia e incursioni corsare” perché anche Gori è partito da qui ieri su Kelablu. Io non vedo questo ruolo come una diminutio, questo il punto, bensì come un grande valore aggiunto. Per capirci, ho sempre fatto il tifo per gli indiani nei western. Del resto sarebbe ben strano per me non stare dalla parte di chi agogna un peso maggiore per tutto il web rispetto agli strumenti tradizionali. Mi pongo, però, anche il problema del governo complessivo dell’informazione vinosa sinora monopolio delle guide cartacee e messo in discussione da internet in modo più incalzante. Ma siti e web avranno la forza di sostituirsi ad essa senza giocare solo di sponda, magari facendosi rincorrere? Non nell’immediato è la mia conclusione. E quando sarà, perché comunque lo sarà, sarebbe sbagliato pensare che il cambio dello strumento sia di per se salvifico e capace di eliminare quelle storture che sono sotto gli occhi di tutti e di cui ho anche scritto ai tempi di Winereport.

  3. Ad esempio, sfido CHIUNQUE a trovare sulla carta una recensione di un ristorante come quella fatta da Martino Pietropoli (qui http://www.thedesigncouncil.eu/2007/10/01/la-fine-del-minimalsmo/ dell’Ambasciata di Quistello (ricordi Franco? Eravamo insieme con Antonio Tombolini).
    Di elegiaca musicalità.
    Sopra ci metto solo l’articolo su Bartolo Mascarello scritto in occasione della sua scomparsa su Spirito di Vino.
    Non ricordo chi lo scrisse, ma metteva i brividi.

  4. @ Pignataro: Sull’apologo della guida che insegue pretendo il copyright….scherzo… 🙂

    Una piccola osservazione da enotecaro, bloggher e consulente per la ristorazione…Le guide dei/sui ristoranti (michelin, gambero ed espresso) pesano molto più delle guide del vino.

    Quest’ultime hanno solo creato in passato un circolo vizioso per cui il produttore (un certo numero consistente), pur di ricevere premi e stelline si è adeguato ad uno standard imposto (forse inconsapevolmente) dalle guide stesse..della serie ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli…e quello è stato ed è il limite per cui il 90% degli italiani che beve non ha nessuna idea di chi sia Bonilli, Pignataro ecc. ecc. e va a comprarsi i vini al supermercato. Se poi internet sarà la soluzione è tutto da vedere….
    Per un ristorante, ricevere una recensione positiva su una guida o su un qualsiasi giornale cartaceo vuol dire un periodo roseo di incassi…e la percentuale di clienti che si presenta guida alla mano è di gran lunga maggiore…

  5. Un esempio per tagliare la testa al toro: jancis robinson (non ho detto un personaggio oscuro di provincia che fa le creste sulle cene, ma jancis robinson) ormai scrive quasi solo on line. Chi la conosce mi dice che, potesse tornare indietro, dedicherebbe ad internet anche più tempo di quanto abbia fatto finora.
    Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

  6. @Mauro
    Ci troviamo
    @Francesco
    Nel mio piccolo è quello che sto cercando di fare: sempre più internet. Anche se c’è FB che sta facendo fare un ulteriore salto perché molti commenti si stanno spostando lì

  7. Se la questione si dovesse ridurre solo alle architetture HTML dei blog, allora è già stata superata, perchè 15-20000 schede dei vini sono molto facilmente allocabili su di un server, anzi di più.
    Per quanto riguarda i contenuti della rete è noto a tutti che il New York Times, non la Gazzetta di Ariccia, si sta preparando all’ edizione mondiale sul web eliminando la parte cartacea. Ma siccome in Italia non siamo abituati vedere oltre il proprio naso, rimarremo sempre una provincia.

  8. Avevo detto a Franco che avrei fatto un intervento sul mio sito, ma è più corretto parlare qui dove si svolge la discussione. Oppure trasferiamoci su Fb che è più rapido
    @Paolo
    Guarda che i giornali italiani questo passaggio lo stanno facendo e nelle redazioni si discute e si sta contrattando, proprio questo enorme processo di ristruttazione che presuppone, turni, mezzi. Insomma costi. E non siamo affatto indietro rispetto agli americani e agli altri paesi. Il punto non è la capacità di avere o meno tecnicamente 15.000 degustazioni, ma farle e pagarle, o sottopagare, chi le fa. Ci vogliono strutture, sistemi di organizzazione, persone che stanno dietro alle aziende per i campioni. Questo esattamente io intendevo nel mio intervento, e tutto resta in gran parte ancora in carta con la prima eccezione del Gambero.
    Gli editori faranno il salto quando la pubblicità si sarà definitivamente trasferita in rete.

  9. Domanda @ Pignataro ed altri: Ma perchè se trasferisco dal cartaceo alla versione on-line che ho risolto? a meno che…

    La differenza tra un blog e una guida cartacea, al di là degli aspetti tecnici da risolvere è che l’informazione viene dal basso (nei blog, dove se non si è d’accordo si commenta nel merito delle cose che si sono scritte) rispetto alla guida dove è imposta dall’alto, spesso con scarse motivazioni e qualche stellina o paperella…

  10. La discussione è interessante. Intanto, che Pignataro abbia da anni un sito vinoso molto seguito e che aggiorna spessissimo la dice tutta sull’importanza, ai suoi occhi, dello strumento internet. E’ ancora più interessante ciò, perché Pignataro scrive da tantissimi anni per un quotidiano, quindi è lì sulla soglia da tempo e conosce bene entrambi i settori.

    C’è una cosa però su cui vorrei spostare l’attenzione: quando si parla di internet di che si parla? Di blog o di social network? Perché sono due cose distinte e separate. I blog si stanno dimostrando vincenti e “autorevoli” circa le informazioni. Ho qualche perplessità in più circa facebook, che, essendo un social network, punta più sugli scambi tra gli iscritti che sull’oggetto dell’informare. Velocizzando sempre più i passaggi nella rete (blog -> facebook) si rischia di dilazionare sempre più la possibilità di riflessione e di sedimentazione che l’informazione e le discussioni richiedono, polverizzando di fatto l’informazione stessa.
    Mi spiego: l’approdo su internet è sacrosanto. I blog sembrano nati apposta per avere un’informazione rapida e nello stesso tempo efficace e anche meditata. facebook rischia invece di disperdere questo piccolo patrimonio se lo si adopera come strumento di informazione, proprio perché multiforme, cangiante, con fin troppi stimoli per poter stare sulla notizia.
    Ho visto tuttavia che molti di voi sono iscritti adesso su questo nuovo network. Ma ripeto, spero che questo ulteriore passaggio di grado non influisca pesantemente sulla qualità dell’informazione. Mi auguro di essere smentito.

    Saluti

  11. secondo me la questione è mal posta perchè la soluzione non è di trasferire schede e quant’altro sul web e nemmeno porre tutte le recensioni di vino che si trovano online in un unico posto in quanto già adesso Google è lo strumento per trovare le informazioni e le recensioni del vino.
    Quindi non credo ai grossi progetti sul web (WSpectator è già anni luce avanti e progetti come CellarTracker sono poco userfriendly). A meno che Snooth non ci sorprenda tutti, credo che l’informazione del vino sul web già così è ampiamente rappresentata. Però tutto può essere.
    Quanto alle guide, se sono furbe useranno il web come espansione e allargamento del loro campo e in questo senso potrebbero anche non sparire mai. ma si devono dare una mossa!

  12. Tre considerazioni:
    1 urge intervento di Sant’Antonio da Loreto (rispondi, svp)
    2 i prodotti cartacei non devono temere il web. Consultare il blog espresso e viamichelin on line mi ha invogliato a comprare l’edizione cartacea
    3 sono straconvinto che il futuro di un prodotto come la guida sia su Iliad. Di più: se c’è un prodotto che su Iliad ci sta come Krug col parmigiano, è la guida

  13. @Luigi
    Facebook non è un SN, ma, come ha scritto una volta Bonilli, una sorta di telefono. Sto in una rete di persone che mi interessano e comunica loro qualcosa, a volte mi ritrovo, altre volte concordo, infine posso discutere proprio come stiamo facendo adesso. Al momento per me è una sorta di uovo di colombo se non voglio aprire il mio sito ai commenti. In più elimina, o quasi, gli anonimi. Ovviamente se ne può fare a meno come di tutto, ma è utile.
    @Francesco
    Su Iliad non so. Stiamo attraversando cambiamenti così veloci nelle nostre abitudini che è difficile fare pronostici, soprattutto per me che non ho le tue conoscenze.
    @Tutti
    Cmq solo da qualche anno gli editori hanno iniziato ad investire sul web. I siti dei giornali dimostrano che è il modo migliore di essere aggiornati relegando la versione cartacea in un crisi al momento inarrestabile. A leggere le perdite di copie c’è da venire i brividi.

  14. Secondo me un tentativo molto molto interessante fu rappresentato dall’ALTRA GUIDA che raccoglieva le recensioni di ben 4 siti (Winereport di Ziliani – Acquabuona – Lavinium di Guliani – TigullioVino di Ronco). Questa guida gratuitamente accessibile dal web aveva una serie di vantaggi non indifferenti e non facilmente replicabili:
    1) la possibilità di poter leggere recensioni di più annate dello stesso vino;
    2) leggere la recensione dello stesso vino da più di un degustatore.

    Purtoppo ciascun contribuitore si doveva accollare l’onere di ripotare la recensione/valutazione in una scheda apposita del sito dedicato. Cosa semplice quando si trattava di un solo vino cosa molto meno agevole quando si trattava di ampie degustazioni con un numero elevato di campioni…
    Naturalmente un lavoraccio così con grandissimo dispendio di energie ed impegno in termini di tempo senza nessun ritorno economico è stato ben presto abbandonato.

    L’idea continuo a pensare fosse più che valida ( e ricordo che moltissimi dei produttori che incontravo a quel tempo si mostravano entusiasti dell’iniziativa) e potrebbe tranquillamente essere ri-sviluppata con i dovuti accorgimenti e semplificazioni resi oggi possibili dalla straordinaria evoluzione dei mezzi sul web.

  15. Scusate ma ho l’impressione che il vero problema non sia stato evidenziato completamente.
    La differenza sostanziale fra carta e web, che Mauro Erro ha parzialmente evidenziato, era (e in Italia è ancora), nella maggiore onestà e libertà di espressione da parte del secondo, dovuta a due fattori molto semplici: il non dipendere da nessuno e il non avere finalità lucrative.
    Sappiamo bene quanto la stampa sia condizionata politicamente e pubblicitariamente. Ci sono dei costi da affrontare, strutture, dipendenti, macchinari, tutte cose che comportano compromessi per restare a galla. Sul web, chi non ne ha fatto un mestiere nel senso completo del termine, ha potuto scrivere liberamente il proprio pensiero senza condizionamenti. e questo piace immensamente a chi naviga in internet.
    Se nel futuro le cose cambieranno (e cambieranno per forza), il web non sarà più una reale alternativa all’informazione, ma si sostituirà semplicemente riproponendo progressivamente lo stesso meccanismo e gli stessi limiti, dove a circolazione di denaro corrisponde sempre, volenti o no, un condizionamento nelle scelte e nei metodi di dare informazione.

  16. Bravo Roberto. Il punto è proprio questo: il web è uno strumento e nulla più, nello stesso web che tanto esaltiamo, ci sono cose che leggiamo volentieri altre che ci risparmiamo volentieri. Il passaggio da cartaceo a internet ci sarà prima o poi perchè è nella naturale evoluzione delle cose: ma i meccanismi o il “sistema”, il vero problema di cui discutere, potrà tranquillamente trasportarsi da uno strumento all’altro. Le guide, le riviste, i giornali se ben fatti non sono la rovina del mondo enoico, nè purtroppo, i blog saranno la sua salvezza. Quando su l web arriveranno i soldi veri e la pubblicità ne riparleremo, e la differenza la faranno come sempre le penne e gli uomini.

  17. un attimo, un attimo, non corriamo.
    La preparazione ad una mutazione tecnologica (o logico-tecnica come alcuni filosofi amano chiamarla, puntando l’accento sui dispositivi e la dinamica del sistema) è in corso, ma non avvenuta fino in fondo, quindi al momento non ha ancora senso parlare di inoculamento del sistema all’interno di internet. Ora siamo ancora sulla soglia. E, ribadisco, non mi sembra nemmeno banale il discorso circa lo strumento e la metodica all’interno di questo nuovo supporto, proprio perché ognuno ha il proprio dispositivo di funzionamento e quindi la sua naturale specifica (e proprio perché i cambiamenti sono così veloci ho paura che non si giungerà mai ad un approdo, ma ad un flusso continuo come internet per vocazione è, sempre sfuggente e mai sintetico). Ma tutto questo sempre dopo che la soglia sarà completamente varcata.
    Una cosa sono i blog, un’altra i siti, un’altra ancora Facebook. E ognuno di questi avrà un’evoluzione propria e indipendente, man mano che si giungerà alla “coscienza del mezzo”.
    Tanto più che la definizione di Pignataro, mutuata da Bonilli, la dice lunga circa l’impiego di facebook: un telefono.
    Ora ci muoviamo in una convivenza (a volte conflittuale, a volte no).
    Al limite, ciò cui si può porre l’attenzione è la fruizione maggiore di internet e la sua consultazione via via crescente rispetto alle guide di settore. E sarà proprio questo a portare verso il futuro che Roberto Giuliani prospetta, senza essere nemmeno troppo veggenti, ma sulle esatte dinamiche, sui sussulti e le scodate, sul canale preferenziale che sarà adottato, c’è poco da scommettere e qui si genererà di nuovo il conflitto.

  18. Parliamoci chiaro: se le guide continueranno a nascondere tra le righe interessi commerciali, come tutti ben sanno da anni, avranno ancora poca vita perchè hanno sempre meno credibilità. Le riviste pubblicate dagli editori che pubblicano anche le guide e non , vivono di pubblicità e di contributi dello stato come i quotidiani e non grazie alla loro diffusione, lo sanno tutti da anni. Io invece mi porrei il problema della correttezza e della credibilità, non dei sistemi di diffusione.

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