Negli States arrivano i “recession wines”, i vini della recessione

Le cronache economico-finanziarie di questi mesi sono stati altrettanti drammatici bollettini di guerra: Lehman Brothers è fallita dopo 158 anni di successi; Merril Lynch è stata venduta; Morgan Stanley e Goldman Sachs, pur di salvarsi, hanno alzato le mani e si sono trasformate da banche d’investimento in normali istituti di credito. La Casa bianca ha fatto ricorso alle casse pubbliche per salvare Wall Street. Georg W. Bush ha dovuto dare addio al liberismo spinto inaugurato da Ronald Reagan, le Borse di tutto il mondo hanno conosciuto tracolli di una gravità tale che non si registrava da decenni, il ricorso alla cassa integrazione conosce livelli preoccupanti.
Attenuatene se volete l’effetto facendola precedere dall’aggettivo “tecnica” ma è recessione bella e buona (se così si può definirla), crisi finanziaria, quella cui ci troviamo davanti, la prospettiva di un anno davvero difficile e nero non solo per la nostra Italia (leggete qui) e per gli States, dove la definiscono “la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale” , ma per tutto il mondo.
Bene, di fronte a questo oggettivo, oscuro e minaccioso scenario si possono avere molti atteggiamenti possibili. Essere comunque ottimisti e, come fa Berlusconi, invitare a non rinunciare ai consumi, oppure, come fanno le persone normali, vedere di limitare le spese all’indispensabile, rinunciare al superfluo, scegliere in ogni forma di acquisto di privilegiare il rapporto qualità prezzo. Ma rinunciando, non solo per prudenza, ma per una forma di moralità e di decenza e per rispetto di quelli (e non sono pochi) che faticano davvero ad arrivare a fine mese, a quelle ostentazioni, a quegli eccessi che in momenti come questi sono davvero insensati e offensivi.
Venendo al nostro piccolo mondo del vino diverse possono essere le risposte: si può far finta di nulla, dire che suvvia! 60 o ottanta euro per un Testamatta non sono spesi male e sono giustificati, magari, come qualcuno ha fatto, arrivare ad esaltare la GDO perché propone a soli 90 euro scarsi un Dom Perignon “per la nostra bollicina natalizia in tempo di crisi” visto che “non è che uno può bere sempre e solo Krug…”, questo perché la crisi é “presunta”, oppure, magari già in queste occasioni di festeggiamenti natalizi, scegliere non di certo di non festeggiare, di non bere, di non consumare, ma di bere e consumare con un doveroso occhio al portafoglio, senza scialare inutilmente.
E’ proprio quello che hanno fatto, con un pizzico di ironia negli States, dove, come segnala l’informatissimo wine blog neozelandese Serious about wine hanno da poco lanciato una linea di vini, niente di clamoroso, un Cabernet, un Merlot, uno Chardonnay, denominata Recession wines, i vini della recessione, posti in vendita a meno di cinque dollari. Siccome tagliare necesse est, soprattutto sulle cose inutili e superflue, ecco anche il sito Internet di presentazione di questa linea scegliere un taglio che più minimale non si potrebbe, con un packaging super essenziale, etichette lontane le mille miglia dagli eccessi e dagli sfarzi cui ci ha abituato (devono lavorare e guadagnare anche i label designer no?) tanta produzione italiana. Il tutto giocato, come deve sempre essere, con un filo di ironia, meglio di auto-ironia, evidenziata anche dai due video, ovviamente presenti su Youtube (vedere qui il primo ed il secondo video) dove è una certa Poris Hilton, una biondina slavata, l’anti-sexy ragazza della porta accanto a presentare, in maniera dimessa, i recession wines.
Non pensate che il lancio di questi vini, di cui già si parla, ad esempio qui su Slashfood, e poi qui su un Interactive marketing blog, e su blog e siti che si occupano di design e packaging, sia un singolare episodio isolato. Girando per la blogosfera ci si può imbattere in Cheap Wine Reviews, in un Cheap Red Wine, a premium California table wine cellared and bottled da una company che si definisce Vin Ordinaire, e poi sul blog Wined and Dined, in segnalazioni, fatte in assoluto spirito di servizio, nell’interesse dei lettori, di locali dove si può bere e comprare vino a prezzi ridotti, dove si possono fare degli affari continuando ad acquistare e consumare vino, ma senza farsi spennare.
Non deve stupire questo atteggiamento, anche se uno dei wine blogger più lucidi della wine blogosfera, Alder Yarrow su Vinography, in un post pubblicato addirittura (leggete qui) lo scorso febbraio assicurava, paradossalmente, che si potrebbe andare incontro ad un processo dove, anche in tempi di crisi, i premium wines potrebbero soffrire meno di altri vini della contrazione dei consumi.
E negli States pertanto potrebbe continuare ad esserci spazio, come altrove, sia per i recession wines sia per i vini da centinaia di dollari.
Non è casuale che recentemente James Suckling annotasse sul suo blog “there’s a silver lining in the dark clouds of the wine market. It’s become a drinker’s market, and not an investor’s market. As I keep saying, it’s time to invest in a corkscrew and not in wine anymore”.
E in un mercato fatto più da consumatori e bevitori che da investitori che investivano sul vino come un bene di lusso molto probabilmente ci sarà meno spazio che in passato per quegli eccessi che hanno drogato il mercato del vino e portato tanti vini lontano dagli appassionati.

0 pensieri su “Negli States arrivano i “recession wines”, i vini della recessione

  1. riporto qui la mia idea di crisi, filologicamente legata alla Cina (che va tanto di moda oggi). E ieri di opportunità al Grand Hotel ne ho viste tanteda
    http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080922131157AAnUi5b
    In cinese, la parola opportunità viene tradotta “ji hui” 机会, mentre la parola crisi si traduce “wei ji” 危机. Viene utilizzato lo stessi “ji” (机): la parola “crisi” viene formata da 2 caratteri che significano rispettivamente 危 pericolo e 机 opportunità.
    Secondo questa “logica”, la crisi viene ad assumere un significato molto profondo, perchè a volte una situazione può rappresentare per noi un’occasione, un’opportunità (quindi qualcosa di positivo); sia, nel caso opposto, un rischio, un pericolo (accezione negativa).
    Da qui la parola “crisi” (rischio+opportunità)

  2. Incredibile…! Solo gli americani sanno trasformare qualunque cosa, anche la più negativa, in un nuovo business.
    E solo loro potevano “inventarsi” un’etichetta come Recession Wines…
    Peccato però che noi non sappiamo fare altrettanto: penso al consistente quantitativo di Brunello, o ex-Brunello declassato. Poteva essere l’occasione per inventarsi qualcosa di simile: che so, ad esempio “Il Rosso del finanziere” o “Rosso Toscana cru de-classé”.
    E, già che ci siamo, perché no “Brunellopoli wine”?!?

  3. Non è forse l’America il paese dove tutto è possibile?
    Ppportunità o più semplicemente opportunismo? L’effetto mediatico è notevole, ma non dobbiamo invidiare nessuno. Anche noi abbiamo i nostri “hard discount wines”. I vari Tavernello e compagnia bella, che gli spot mostrano distesi in scaffali al fresco nelle cantine sono, allo strucco, la stessa cosa. Ora credo sia chiaro che la questione “prezzo” vada sviscerata a fondo. Che ne dite?
    Proviamo a partire da un fatto: da un ettaro di terra in una buona zona vinicola (non facciamo nomi) si ricavano non meno di 8.000 bottiglie che, nel caso fossero vendute a 40,00 euro franco cantina, generano un incasso di 320.000 euro. Chi coltiva grano o altri prodotti non può certo contare su tanta redditività, ma solo sull’inevitabile processo mediatico nel caso che un kilo di pane superasse i 3 euro. Sic! Non sparate sul blogger! Ciao a tutti.

  4. l’ingegno umano non ha confini e siamo arrivati al colpo di teatro dei recession wines di cui hai parlato nel tuo post.
    Mi prende un nodo di amarezza nel constatare come tutto in tutto il mondo cada nelle trovate, nonostante la difficoltà di un momento storico in cui economia e cultura stanno resistendo a fatica dinnanzi ad un domino travolgente che mette tutto in discussione.
    Ma perchè sembra così illusorio credere nella conoscenza e quindi nella selezione del mercato a favore di chi non bara piuttosto che rimanere inerti davanti alla sensazione che la massa sia sempre più massa ignorante piuttosto che critica e che quindi sia condizionabile dai vari poteri economici con un arrembaggio mediatico per estorcerle gli ultimi denari piuttosto che farne una leva consapevole per cambiare il sistema?
    Noi enotecari che cerchiamo e vendiamo vini di qualità come possiamo arginare una deriva che prima di essere economica è etica?
    Se la sopravvivenza è legata alla falsità e se la falsità diviene l’unica arma per vendere o spacciare qualcosa, come si esce da una crisi che invece è reale e innescata proprio dal cumulo mondiale delle falsità che si chiamano speculazioni finanziarie che ci hanno avvelenati tutti quanti?
    Patrizia Signorini

  5. Pingback: Wine is love - Il blog di Francesco Zonin » Blog Archive » USA, scuola di marketing anche in recessione

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