Scandalo del Brunello? Macché, solo una “nostra piccola vicenda locale”, anzi Cosa Nostra!

Così parlò il Gazzettino e Storie del Brunello di Montalcino

Poteva succedere solo in Italia, pardon, in quell’angolo del Granducato di Toscana, sempre terra di guelfi e ghibellini e di fazioni in lotta che è Montalcino, che di un numero di un “periodico di attualità, cultura, storia e curiosità del territorio montalcinese” dalla tiratura di sole 1500 copie e dalla diffusione pressoché municipale, si stampassero, nel breve giro di un mese scarso, ben due edizioni.
Intendiamoci, non é stato il successo clamoroso della prima, il numero 22 datato novembre 2008, ad originare la ristampa e la seconda edizione di un numero che resta sempre il 22, ma questa volta è datato novembre-dicembre 2008.
Molto più semplicemente è successo che l’originale numero 22 del Gazzettino e Storie del Brunello di Montalcino, periodico nato ad inizio 2007, come racconta qui il suo ideatore ed editore, con redazione presso il Museo della Comunità di Montalcino e del Brunello, aveva suscitato un vero e proprio vespaio, con polemiche e reazioni, confessabili ed inconfessabili e vivacissime discussioni e alte grida nella comunità ilcinese.
Tanto da indurre il suo editore a varare un nuovo numero 22, che definirei depurato ed epurato, dove cioè non appaiono alcuni articoli che apparivano sull’originale issue number 22 (un po’ d’inglese, magari con accento un po’ brucculino, a Montalcino non guasta mai…) e dove appaiono invece alcuni articoli, diciamo molto ma molto più accomodanti, che nella prima versione del periodico, quella incriminata e posta all’indice, non figuravano.
Nella nuova edizione non c’è traccia, innanzitutto, dei due articoli, intitolati Di Terra e di Uva e De-Istituzioni, firmati da quel reprobo di un Giordano Belloni, che come raccontavo in un precedente articolo (leggete qui), è stato cacciato su due piedi, e si spera anche non fustigato ed esposto al pubblico ludibrio nella centrale Piazza del Popolo del borgo senese. Sostituito poi l’editoriale di Giulia Zoi con uno dell’editore Stefano Colombini Cinelli, produttore che a mio modesto avviso dovrebbe dedicare più tempo ai propri vini e a cercarne di migliorarne la qualità, da tempo piuttosto deludente, ed introdotto un articolo a tutta pagina, titolo Un anno bisestile per il Brunello, a firma Giulia Zoi, con tanto di mega foto del Sindaco di Montalcino e intera sezione dei violini di fila in azione a suonare come una riparazione verso l’attacco fatto alla Giunta e al Primo Cittadino di Montalcino nell’articolo De-Istituzioni presente nell’edizione originaria del numero 22 e firmato da quell’incosciente-imprudente di Belloni.
Non ci sarebbe altro da aggiungere a questa singolare (o forse solo molto ilcinese) prassi di ripubblicare versioni più politicamente corrette e gradite ai poteri dei propri bollettini o periodici (magari solo far notare alla gentile signora Zoi che scrivere, come lei ha fatto, di “blog trasformati in “bar del cacciatore” dove sparlare e parlare a casaccio” è puro esercizio di sterile e becero qualunquismo), se l’editoriale di Cinelli Colombini non ci offrisse più di un motivo per chiedergli, “scusi, ma lei dove ha vissuto in questi mesi?”.
Partendo dal racconto del responso della terza assemblea dei soci del Consorzio del Brunello, quella del 14 novembre scorso, dove “oltre il 90% dei produttori ha votato perché il Brunello resti un sangiovese in purezza”, Cinelli Colombini osserva che “intorno alla nostra piccola vicenda locale si sono mossi interessi che trascendono Montalcino, e così ci siamo trovati in prima linea in una serie di battaglie che ci riguardano solo parzialmente, tradizionalisti contro innovatori, commercianti contro viticoltori, giornalisti di varie fazioni in lotta tra di loro e chi più ne ha e più ne metta.
Poi ci si è messa di mezzo la magistratura, la crisi del vino e infine la recessione. Così una questione che avrebbe potuto limitarsi ad una divergenza sul modo di fare il Brunello, una cosa da risolversi tra di noi senza drammi, è generata in una rissa. Ho letto un mare di articoli che si occupavano dei fatti nostri, ed erano sempre scontri tra persone che in questo momento non producono, non comprano né vendono Brunello. Se non in quantità risibili.
Sui vini di Montalcino hanno pontificato tutti, tranne i montalcinesi. Ora i montalcinesi hanno parlato con il voto e i numeri sono tali da rendere ridicola ogni polemica. Ora basta. La battaglia è finita e ogni recriminazione non ha più senso anche perché i colpi bassi sono volati sia da una parte che dall’altra”.
C’è da rimanere sgomenti e annichiliti di fronte alla superficialità dei ragionamenti, al pervicace e testardo rifiuto di accettare la realtà per come è invece di dipingere, ad uso di chi?, una realtà molto più rassicurante e addirittura consolatoria che con la realtà ha ben poco a che fare.
Nel ragionamento, se così lo si può chiamare, dell’editore del Gazzettino e storie del Brunello di Montalcino lo “scandalo del Brunello”, se di “scandalo del Brunello” per non dire di “Brunellopoli”, per Stefano Colombini Cinelli è lecito parlare, è stata una sorta di congiura, ordita da fazioni di giornalisti, dalla magistratura che “ci si è messa di mezzo”, ovviamente nel nome di “interessi che trascendono Montalcino” ai danni della povera, incolpevole e virtuosa comunità ilcinese, che ha dovuto subire, suo malgrado, le attenzioni di questa banda di impiccioni, tutti impegnati ad occuparsi di una cosa che non li riguardava. Una “nostra piccola vicenda locale”, “una divergenza sul modo di fare il Brunello, una cosa da risolversi tra di noi senza drammi”, Cosa Nostra insomma…
Vaglielo a dire a quei “ficcanaso” della Procura di Siena, che si sono “messi di mezzo” e che nei loro comunicati stampa hanno spudoratamente affermato che “hanno “eseguito numerosi interventi investigativi delegati dall’Autorità Giudiziaria di Siena”, con “perquisizioni a sedi aziendali ed abitazioni, acquisizione ed analisi documentazione presso il Consorzio del Brunello di Montalcino, ispezioni sui vigneti, rilevamenti fotografici da terra e da mezzi aerei, analisi di copiosa documentazione contabile ed extracontabile” e hanno accertato che “molte imprese coinvolte hanno violato i disciplinari di produzione dei vini Brunello e Rosso di Montalcino”, che non si trattava di truffa, che non era taroccamento pervicacemente e scientemente messo in opera, ma di una banalissima ”divergenza sul modo di fare il Brunello”, una questione di lana caprina, una discussione oziosa sul sesso degli angeli o se siano meglio le bionde o le brune!
Per il produttore ilcinese nonché editore del “periodico di attualità, cultura, storia e curiosità del territorio montalcinese” Cinelli Colombini, che ci fa capire di aver subito come un affronto e una scocciatura che noi non nativi del suo borgo natio ci occupassimo (glielo assicuro: continueremo a farlo, che le piaccia o meno, anzi soprattutto se non le piace) “dei fatti nostri”, ovvero delle loro vergognose storie di ordinaria furberia e di disprezzo delle leggi (che tali sono i disciplinari di produzione), è opportuno che noi si allenti la presa, che si torni ad occuparci d’altro, come ogni bravo “bar del cacciatore”, pardon blog, dovrebbe fare.
I montalcinesi, assicura, “hanno parlato con il voto e i numeri sono tali da rendere ridicola ogni polemica. Ora basta. La battaglia è finita e ogni recriminazione non ha più senso”.
Ci auguriamo che tutto questo possa essere vero, anche se la faccia, e soprattutto il senso del ridicolo a Montalcino, grazie a ragionamenti come quelli di personaggi come il signor Stefano Colombini Cinelli, penso si siano ampiamente persi…  

11 pensieri su “Scandalo del Brunello? Macché, solo una “nostra piccola vicenda locale”, anzi Cosa Nostra!

  1. E’ rassicurante pensare che alcuni personaggi da lei citati sono anche quelli che dovrebbero (ri)lanciare le sorti di una denominazione come quella del Morellino di Scansano.
    Come diceva Flaiano, “la situazione in Italia e’ spesso drammatica, ma non e’ seria”.

  2. caro Gianpaolo, é interessante anche chiedersi come mai diverse aziende di Montalcino abbiano investito nella poco distante Maremma… Ma chiedersi queste cose é ozioso, meglio lasciare che queste vicende se le risolvano da soli a Montalcino: Cosa Loro!…

  3. Leggo: “Ho letto un mare di articoli che si occupavano dei fatti nostri”…
    Se il Signor mi permette, quando acquisto una bottiglia di Brunello, strapagandola, i fatti loro diventano anche fatti miei. Questi signori dimenticano che loro campano perché NOI comperiamo il LORO brunello!!
    Se sono solo fatti loro che se lo producano e se lo bevano, senza poi piangere quando calano le esportazioni!

  4. Sono perfettamente d’accordo.Un comportamento simile e’ assurdo,lottiamo la mafia da anni e non ci rendiamo conto che spesso i comportamenti mafiosi ed omertosi ci circondano in ogni settore.Caro signor Cinelli,quando compro una bottiglia di Brunello o spendo 500 euro per un week end a Montalcino(cene,vini e viaggio)portando soldi a lei e alla sua comunità,se permette,i fatti di Montalcino diventano anche fatti miei!!!Io ho il diritto di sapere la verità e il presidente del Consorzio ha il dovere di dirla.Si chiama rispetto,logica e buon senso.Se si continua su questa strada credo che si corra davvero il rischio che il Brunello diventi anche un affare dei pesci rossi presenti nel bellissimo giardino della piazzetta di Montalcino.Ebbene si,perche’ ne resterà talmente tanto invenduto che finiranno per utilizzarlo per riempire anche la vasca dei pesci ! 🙂

  5. Grande Franco Ziliani
    Allora da dove iniziare?
    I produttori votano al 90% di rimanere sangiovese in purezza….
    Cominciamo ad esaminare un territorio nel quale soltanto il 50% o anche meno si può forse permettere di produrre sangiovese in purezza, ovvero, la parte esposta a Nord o quella oltre i 500 mt di altitudine non sono atte a produrre vibni di elevata struttura come quelli che hanno rappresentato il successo del Brunello di Montalcino.
    Fatta questa premessa siamo ancora nel pieno del profondo ridicolo. Forse i produttori di Montalcino farebbero meglio a meditare in un dignitoso silenzio, con il quale cercare soluzioni che possano cercare di riportare trasparenza e pulizia di immagine e soprattutto di sostanza verso il consumatore.
    Giustamente come Dice il Franco Tiratore non è mettendo la testa sotto la sabbia e cercando di vedere il mondo in modo diverso dalla realtà che si risolve il problema.
    Quindi lode a chi cerca con realismo di affrontare i problemi.
    Inoltre
    Il problema dei prodotti di territorio si presenta continuamente; la coltivazionie di vitigni non autoctoni è un autogol pauroso, porta alla omologazione dei prodotti con la conseguenza che il prodotto italiano essendo molto più costoso del cileno, australiano etc…… sarà sempre e comunque penalizzato.
    Bisogna quindi ritornare a produrre vini veri di territorio prendendo esempio da chi (vedi Pinot neri della Bourgogne) fanno di un punto di forza delle vere caratteristiche dei loro vini.
    saluti a tutti e un grazie a chi rischiando sempre di esporsi dice la sua come Franco Ziliani
    ciao
    Giovanni Sordi

  6. caro ziliani,
    chi ti scrive è uno dei rarissimi attempati personaggi non produttori che ha partecipato alla nascita dei primi disciplinari del consorzio del brunello negli anni sessanta, non per questo da annoverare tra i soloni che tutto sanno del vino. Purtroppo è facile banchettare con i cervelli che quassù hanno pensato bene di fare danni, pensando solo al dio quattrino facendo troppo grandi vigne dove purtroppo il vino (sangiovese grosso) viene buono solo in poche zone. Ma non per questo penso tu possa permetterti di dare consigli enovinicoli ora a stefano ora ad altri invitando a dedicare più tempo ai loro prodotti: sai, penso che prima di criticare dovresti diventare agricoltorre; ti vorrei far lavorare in vigna ed in cantina, da solo per vedere come te la cavi, e poi, se bravo, concederti, prima sciacquandoci insieme la bocca con un buon bicchiere di vino d’annata, di parlare con calma su tutto e tutti. Lo so che è più semplice criticare che fare. E non pensare che leggendo due articoli “ben scritti” tu possa sapere e dedurre tutto. Anche se ipoteticamente tu avessi ragione sul recepimento di tale barlacco comportamento censorio, penso che, non vivendo tra noi poveri mortali ilcinesi, non possa immaginare cosa in realtà sia e stia succedendo. La ragione ed il buon senso, anche di fronte a prevaricazioni e torti, spesso, troppo spesso, paga più dello scoop per forza.
    se vuoi possiamo parlare a lungo insieme, ma non amo nè prendere nè essere preso per i fondelli
    un sincero saluto

  7. prendo atto di quello che sostiene france: “Ma non per questo penso tu possa permetterti di dare consigli enovinicoli ora a stefano ora ad altri invitando a dedicare più tempo ai loro prodotti: sai, penso che prima di criticare dovresti diventare agricoltore; ti vorrei far lavorare in vigna ed in cantina, da solo per vedere come te la cavi, e poi, se bravo, concederti, prima sciacquandoci insieme la bocca con un buon bicchiere di vino d’annata, di parlare con calma su tutto e tutti”. Bene, da oggi in poi potranno fare i critici cinematografici solo registi e attori, cronisti sportivi solo chi ha giocato al pallone, critici d’arte solo pittori e scultori…
    Il fatto é, caro france, che poiché faccio da 25 anni il mestiere di cronista e di critico di vino, posso benissimo dire, fa parte del mio lavoro, che l’azienda citata dovrebbe dedicare più attenzione ai vini, perché, a mio avviso, la qualità lascia piuttosto a desiderare.

  8. buongiorno SIG.ZILIANI
    ho potuto leggere l’articolo,e mi sono immedesimato in momento se io fossi ilcinese(ma di quelli veri,puri ed onesti),e mi sono riempito il cuore di vergogna,d’insulto,e non so che altro…
    che VERGOGNA,cacciano un giornalista che dice la verità,ne mettono un altro per dare una lavata di faccia al periodico,cosi’ che dica quello che vogliono sentire,gli ilcinesi(quelli che sappiamo noi),orribile,e poi chi si mette a scrivere?ma dai!
    e giusto che il Sig.Cinelli si occupi dei suoi vini,che e’ proprio vero che ultimamente,non hanno un grande qualita’,ma continuano ad avere certi prezzi!che vergogna,mi sembra di rivedere un certo paese,di 20 o 30 anni fa’ che quando un giornalista attaccava o non diceva quello che volevano i politici,veniva fatto sparire o messo a tacere,bell’esempio di democrazia,
    e le voglio ricordare al Sig. France che questo e’ un paese libero,dove ognuno puo’ esprimere la propria opinione ed il proprio pensiero,e quando si vedono questi scandali e questi atti ignobili,non si può tacere!

  9. caro Ziliani,
    critici d’arte, cinematografici, canori, teatrali vanno bene se non ciechi e sordi, non c’è da assaporare nulla sul palato, un po’ meno quelli sportivi che infatti non ne trovi uno d’accordo con l’altro; tanto di cappello per il tuo mestiere di cronista, ma sbilanciarsi a critico di vino è difficile per tutti credimi. La scienza ha dimostrato e sta dimostrando oggi che ogni palato è diverso dall’altro, con la parola “genetica del gusto”, già in america da anni sperimentata sulla popolazione. In italia studi universitari condotti su centinaia e centinaia di persone stanno dimostrando che il palato proprio sui sapori che recepisce, dà risposte in termini di gusto diversissime per età, sessi, razza. Ora, pur ammettendo che il tuo palato sia perfetto, bisognerebbe sperimentarlo con test standard del gusto per sapere se hai una buona bocca, oppure come dimostrato scientificamente, ognuno di noi ha risposte diverse fino a cambiare completamente , con il passare degli anni, le sue risposte sensoriali, perdendo inesorabilmente la percezione di certi sapori. Allora continua pure a parlare di tutto quello che vuoi, per carità nessuno ti proibisce di farlo, (non vivendo a montalcino come tu evidenzi), ma sapendo anche che molti bei commenti di-vini spesso sono frutto di “unzioni” lascerei perdere i consigli e le battute che possono sembrare solo cariche di una particolare fortuita e forse anche benevola acredine.
    Ti ringrazio per la possibilità che dai a tutti di leggere e rispondere invitandoti a continuare, senza voler per questo insegnarti il tuo pluriennale mestiere.
    saluti
    france

  10. caro “France” (già che ci siamo potrebbe anche dialogare rivelandosi con il suo cognome, non trova?), grazie per la sua garbata replica. Voglio fare solo due precisazioni, ricordare che i giudizi sul vino sono soggettivi e che pertanto sono pienamente legittimato a sostenere che, secondo me, secondo il mio palato, il mio gusto, la mia esperienza di degustatore, i vini di quella determinata azienda potrebbero essere migliori e presentano, a mio avviso, una qualità non soddisfacente.
    Inoltre so bene che, come scrive, “molti bei commenti di-vini spesso sono frutto di “unzioni” lascerei perdere i consigli e le battute che possono sembrare solo cariche di una particolare fortuita e forse anche benevola acredine”, ma nel mio caso questo rilievo non funziona, perché “marchette” io non ne faccio e particolari antipatie e acredini nei confronti dell’azienda la cui qualità dei vini mi sono sentito di criticare non ne nutro di certo. Garantito

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