Wine-rumors: James is coming home?

Girano strane e ricorrenti voci, che mi sono arrivate e che ho raccolto tra la Toscana, Londra e gli Stati Uniti, su un “Giacomino” che potrebbe tornare a casa, andando a fare danni altrove, lasciando libero il posto di Senior Editor nonché responsabile dell’ufficio europeo di una celebre e sopravvalutata rivista di vino made in Usa…
Se questi insistenti rumors corrispondessero al vero e fosse la California la prossima destinazione (una sorta di anno sabbatico) del nostro “amico”, prepariamoci a porre argine al fiume di lacrime, al pianto inconsolabile delle vedove, pardon delle aziende vinicole italiche che coccolate e trattate in guanti di velluto dal cosiddetto “esperto”, che ha fatto loro credere che i loro vini fossero grandissimi, meglio ancora outstanding, ora magari dovranno fare i conti con qualcuno che di vino ne capisce e che sa distinguere veramente il grano dal loglio, la qualità autentica dalla fuffa…
Abituati a score di 95/100 e più regalati come fossero coriandoli dal loro carissimo amico riusciranno ad accettare serenamente di essere riportate con i piedi per terra?

0 pensieri su “Wine-rumors: James is coming home?

  1. Buonasera.
    Caro Franco, non sia così cattivo, via………. però se così sarà, ci sarà da farci qualche risata……..
    Buona serata

  2. ..oddio mio………..
    giacomino va a casa………..
    che qualcuno si sia accorto nella redazione di ws,che giacomino era troppo fazioso nei suoi giudizi,e che nel fondo non capisse una m…a sui vini italiani…..?
    cioe’,capisce quello che vuole…….lui……..o loro……….
    quelli favoriti dai suoi giudizi…………
    …… che per qualcuno sia finita la stagione delle vacche grasse?
    …beh…vediamo,se cosi’ sarà,chi andrà al suo posto,o se metteranno un allievo suo,istruito adeguatamente per non far perdere tutto quello costruito fino adesso…………..
    speriamo in bene.

  3. ….ah..mi dimenticavo…..Sig.Ziliani….perche’ non manda un e-mail al signor Matthew per raccomandargli questo tal nicola g. che rompe tanto cosi lo mette a giudicare i vini italiani,visto che sembra uno che la sa molto lunga sui nostri vini,cosi ci possiamo fare due risate anche noi……..

  4. A proposito: sul Rai Gambero Rosso Channel stanno ritrasmettendo il Documentario in 10 puntate Mondovino di J. Nossiter: finalmente potrò rivedere la puntata in cui il nostro esperto di Sigari pontifica sulla “dozzinalità dei vini toscani fatti con solo sangiovese”.
    Max Perbellini

  5. Buongiorno.
    Gentile Max, guardi che il Nostro non ha poi così torto su almeno l’80% dei vini che assaggia. Vero è che c’è sempre quel 20% che (a noi) ci conforta (e molto).
    Buona giornata.

  6. Caro Franco, buongiorno.
    Mi scuso ma mi sono spiegato male: intendevo che della pletora di vini 100% sangiovese prodotti in Toscana da Chiarone a Carrara via Sarteano, Sansepolcro, Scarperia, ce n’è forse un 20% (ma anche meno) meritevoli di essere prodotti, comprati e assaggiati.
    Buona giornata.

  7. per completezza dell’informazione voglio segnalare anche all’attenzione dei lettori di Vino al Vino questo interessantissimo commento al mio post in risposta all’editor di Wine Spectator Thomas Matthews http://vinowire.simplicissimus.it/2008/12/09/opinion-ziliani-responds-to-matthews-and-wine-spectator/ apparso sul wine blog Vino Wire. L’autore, Wayne Young, è un ex collaboratore di Wine Spectator, per oltre tre anni responsabile del controllo del database delle degustazioni presso l’ufficio di New York della rivista. Ora Wayne vive e lavora in Italia e conto presto di pubblicare un’intervista con lui per approfondire i temi che lui espone in questo istruttivo intervento. Ecco le sue parole: “The debate about Wine Spectator’s objectivity has been going on since I worked there (and probably before that) in the mid-nineties. And while I was a low-man on the editorial totem pole, not privy to anything and everything that went on, I can say a couple of things: 1) For more than 3 years, I managed the ratings database in NYC, and organized the editorial tastings in the NY office. All the scores and notes were entered into an anonymous database, marked only by a letter/number combination. If I recall, there wasn’t a way to return to a tasted wine’s note to alter it after the wine had been revealed. Also, I never recall noticing a score that changed between the time of the editorial tasting and publication. As I worked closely with these numbers, I would have noticed something, somewhere, especially at the top end. 2) At one point, a large, corporate-owned winery lodged a complaint, and threatened to pull advertising because they felt their wines were being “unfairly” rated (meaning TOO LOW). This pressure was met by me personally researching the same wine in other publications, for numerous vintages to compare WS ratings with others. The scores were similar, and the threat was dropped. Never did I see the scores for that wine change. I cannot vouch for systems in SF, or Europe, as I was not directly involved. All in all, let’s be realistic here… I do believe that the “American” palate is a very real thing: Emphasis on big, bold, ripe, fruit and massive impact, instead of elegance, and complexity, especially the complexity that comes with proper ageing. The true beauty of that Casse Basse Brunello won’t be evident for years, as well as those less appreciated Piemontese wines. The error here is that this style has become a prevalent standard for wines worldwide, regardless of tradition and history. Granted, winemaking technology and practice has improved wines tremendously, but it also standardizes quality, a huge mistake. In my opinion, most Americans wine drinkers aren’t up to the task of understanding a Casse Basse, even when it’s served at it’s best. WS (etc) is catering to the common denominator (millions of readers) that are easily impressed by gobs of fruit and thickness and over-ripeness. Think of the millions(?) of beginner wine-drinkers who would read a 98-point review on a Casse Basse Brunello, go out and buy it never believe another WS rating again.

  8. Quello che afferma mr.Young è esattamente quello che abbiamo sempre pensato e detto su questo blog, quindi, per quanto mi riguarda, mr.Matthews può allegramente continuare ad abbagliare i suoi lettori con gli “effetti speciali” così come hanno sempre fatto anche tante altre riviste, italiane comprese, sia chiaro. Basta non comprarle…

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