2009: sarà l’anno della riscoperta della cucina casalinga?

La discussione innescata da notizie come questa (leggete qui) e da questo post dal titolo volutamente provocatorio “il ristorante è morto viva il ristorante” del blog Papero giallo di Stefano Bonilli (leggete qui) è già lanciata: che anno sarà il 2009 per la ristorazione italiana e sarà davvero, per motivi economici ma anche di gusto, l’anno della riscoperta della cucina casalinga, tradizionale, quella a base di piatti come lasagne, ravioli, tortellini, abbacchio, pollo arrosto o spaghetti con il ragù?
Come diceva la news della Reuter, “con l’economia globale che scivola nella più profonda crisi degli ultimi decenni, il cibo economico e semplice è tornato di moda mentre perdono sempre più consenso i piatti elaborati, secondo quanto riferito dagli esperti di cucina.
Il prossimo anno, la gente sceglierà piatti semplici preparati con i legumi, la pasta e il pollo e mangerà sempre più spesso a casa, facendo ricordare il 2009 come l’anno della cucina casalinga.
“La cucina elaborata e fuori dal comune che richiede sofisticati strumenti non necessariamente si traduce in un miglior gusto del cibo”, scrive il sito culinario Epicurious.com nelle sue previsioni per il 2009: “aspettatevi di assistere al ritorno in auge del cibo semplice”.
Interessante, ma ancora più sorprendente quello che sul blog di Bonilli dichiara un celebre chef come Igles Corelli, secondo il quale “in momenti come questi bisogna ripensare profondamente la struttura stessa del ristorante che va assolutamente razionalizzata, a cominciare dai “fronzoli”.
Cosa sono i fronzoli secondo Corelli? Quelli che nel linguaggio anglosassone sono i no-frills, ovvero “tappeti persiani, bicchieri di cristallo, argenteria, tovaglie Bellomo, cantine esagerate non adatte al tipo di cibo che il ristorante offre, fiori freschi, meglio eliminare queste cose che alleggerire la materia prima. Se non basta -meno personale e se non basta come penso- reinventare il ristorante“.
Una “ricetta” sorprendente, un po’ eccessiva, che viene condivisa ad esempio da Adriano Liloni della Trattoria Pegaso di Gavardo, deus ex machina dei Sovversivi del gusto, che intervenendo sulla speciale pagina di Facebook dedicata da Bonilli alla discussionela materia prima non si tocca….si eliminano i fronzoli, lasciandoli ai locali di alta fascia, dove i veri ricchi (non i signori) continueranno a girare….si e’ aperto un divario non più colmabile, fra grandi ristoranti e trattorie…l’unica cosa cercare assolutamente di mantenere la materia prima..pur servendola in un coccio….“.
Dal canto mio ho pensato di chiedere ad un amico ristoratore, Gianni Briarava, patron dell’Antica Trattoria alle Rose e dell’Osteria dell’Orologio a Salò, (Trattoria delle Rose dove si mangia uno dei migliori spiedo alla bresciana – nella foto sotto – altro piatto della tradizione e della cucina casalinga)un parere.
Briarava mi ha scritto: “ultimamente caro Franco non so più cosa pensare. Concedimi un attimo di confusione, ma di cucina si parla e si straparla (troppo e purtroppo). Di sicuro non avevamo certo bisogno di una crisi come quella attuale. Leggo come te che l’anno prossimo la gente sceglierà piatti semplici, cibo economico e mangerà sempre più spesso in casa.
Credo che sia una conseguenza naturale al momento che stiamo vivendo, che poi si parli di questo in termini di  moda mi sembra inappropriato. In fatto di cucina sai come la penso, da vent’anni mi conosci e credo di avertelo dimostrato, non mi piacciono i fronzoli. Ho iniziato, ho proseguito e continuerò a far cucina nel modo più “semplice” possibile.
Ma il bello della cucina è proprio il suo essere vista, concepita ed eseguita in modi diversi, tutti egualmente meritevoli di consenso e sostegno. Il prossimo sarà un anno difficile, dicono, ” bene “, rimbocchiamoci le maniche, facciamo tutti un bell’esamino di coscienza e tutti ” dico e ripeto tutti” ( ristoratori, enotecari, produttori di vino e non, guide e giornalisti) cominciamo veramente a collaborare.
Come si è soliti dire, remiamo tutti nella stessa direzione senza screzi e dissapori. Diamo di noi un’immagine diversa, più trasparente, diretta e precisa. Torniamo un po’ tutti con i piedi per terra. Non è una ricetta, ma mi piace pensare che forse, uniti veramente si possa uscire presto e meglio da questo brutto pantano”.
E voi lettori di Vino al Vino, ristoratori, appassionati della buona tavola, gourmet, cosa ne pensate, che anno sarà il 2009 per la cucina e la ristorazione di casa nostra?

0 pensieri su “2009: sarà l’anno della riscoperta della cucina casalinga?

  1. 1)Tiella barese da Bacco a Bari; 2°) frittata di maccheroni alla marinara della Caravella di Amalfi; 3°) Pasta e patate di Rocco Iannone a Pappacarbone.
    Questo è l’ordine di preferenza dei miei ricordi 2008. Mi pare tutto chiaro, no?

  2. Chi è in cassa integrazione non andrà a mangiare nemmeno una pizza fuori di casa. La crisi non colpirà forse solo i 3 stelle e i 2 stelle, perché i super-ricchi esistono e continuano a fare la stessa vita. Il problema potrebbe nascere per i ristoranti la cui spesa va da 35 a 70 euro, cioè quelli che vedono come clienti persone che hanno entrate mensili normali. La selezione sarà naturale e quasi darwiniana. Una coppia o un gruppetto di amici anziché recarsi 2-3 volte al mese fuori, ci andrà una volta sola e quella volta cercherà un ristorante non banale come offerta di piatti, ma nemmeno con stranezze gastronomiche. Pignataro cita due risoranti che conoscono e credo che appartengano esattamente al livello cui mi riferisco io, cioè mai banali e di grande aderenza territoriale.
    Del resto tempo fa ricordo una discussione nata proprio dal sito di Luciano in cui si diceva di come Uliassi avesse sbaragliato la concorrenza in una gara gastronomica nella preparazione di un brodetto di pesce: qualcosa di semplice, ma su cui un grande chef fa la differenza.
    Il discrimine è proprio lì: grande personalità nell’adoperare materie prime semplici, senza tradirle, ma senza scadere nell’eccesso e nel non-necessario. Chi riuscirà ad offrire questo, forse si terrà a galla. Se devo andare in un ristorante i cui piatti li so fare anche io (se non meglio), allora desisto.

  3. Sicuramente non sono assolutamente un fanatico e ricercatore di stelle e superstar del fornello, ma vedo che spesso e volentieri, quando esco in giro con amici di varia cultura e provenienza, che i piatti che più interessano e piacciono sono sempre quelli della tradizione locale o casalinghi a dir si voglia.
    Le classiche specialità da sboroni e i vari francesismi ormai hanno stufato.
    Max Perbellini

  4. Mi dispiace per chi la crisi la subisce ma il ridimensionamento della ristorazione e un’azzeramento dei parametri non puo’ che far del bene ad un settore dove improvvisazione e mestieranti regnano ancora sovrani.
    Basta cappesante e foie gras a profusione, basta ai patetici cloni di Ferran Adria’, basta con la cucina del piccolo chimico fatta solo per stupire e non per appagare i sensi, basta con le carte dei vini enciclopediche e tutte uguali fatte con la guida di Slow Food/ Gambero Rosso in mano…
    Resisterenno i due e tre stelle con la loro ricca clientela (russi?!..)che potra’ permettersi conti equivalenti ad uno stipendio, il resto sara’ un ritorno alla tradizione con piatti semplici ma cucinati con i prodotti “giusti” e piccole carte dei vini di appassionata ricerca e legate al territorio; tutto cio’ supportato da un costi e conti decisamente ridimensionati. Solo cosi’ la ristorazione puo’ ripartire e sperare in un futuro piu’ sereno con gli Italiani che riscoprano il piacere della convivialita’ senza doversene privare per ovvi problemi di budget..

  5. Speriamo che questa annunciata crisi per l’Enogastronomia non porti solo all’impoverimento della nostra cucina e delle nostre cantine ma anche alla tanto decantata, ma poco attuata, politica dei prodotti a chilometro zero che data l’indiscussa qualità presente nelle nostre campagne potrebbe essere il motore di ricrescita.

  6. Se la memoria non m’inganna, un noto ristorante (2 stelle Michelin) della provincia di Bergamo ha già abbassato di 10€ alcune voci del menu. D’altronde 40€ per un piatto di pasta pomodoro e basilico, per buona che sia, mi sembra esagerato. Quanto avrei speso per il riso venere con scampi e salsa allo zafferano che ho preparato l’altro giorno?
    Così come reputo eccessivo vendere (in enoteca, non con i ricarichi del ristorante) a più di 50€ una bottiglia di vino: la qualità è vero si paga, ma sopra una determinata soglia i prezzi credo siano solo una questione d’immagine (marketing + etichetta).
    Personalmente adoro cucinare quindi, crisi o no, i migliori piatti e i migliori vini me li sono goduti a casa mia.
    Poi qualche buona cena al ristorante ci scappa sempre.

  7. Luca, 40 euro per un piatto di pasta pomodoro e basilico, o per un risotto, per buoni che siano, non sono eccessivi: sono un FURTO. E a meno di essere complici, di fronte ad una proposta del genere c’é solo da rispondere: NON CI PENSO NEMMENO!

  8. Io non ci vedo niente di strano anzi, come al solito, il vecchio Bonilli mi pare un gran scopritore di acqua calda. E’ chiaro che in periodi di recessione tutte le aziende si devono guardar bene dagli sprechi e quindi anche i ristoranti. Se poi la gente non ha soldi per pagare il mutuo, non li ha neanche per il ristorante, mi pare ovvio. Certo che le aziende devono saper rimanere a galla e riposizionare il proprio asset, ne so qualcosa io che negli ultimi anni tra euforia, introduzione dell’euro, raddoppio dei prezzi ed annunciata crisi l’ho riposizionato 3 volte e mi accingo a farlo ancora. Non si vince sempre ed è inutile piangersi addosso, bisogna imparare dalle sconfitte, ma noto che non tutti sono preparati e disposti a farlo. C’è troppa gente che marcia ancora con ricarichi superiori al 100% e che pretende in regalo vini, stoviglie, macchine del caffè, salamandre etc. e non parlo solo dei ristoratori ma anche di quei signori che vendendo prodotti “di nicchia” si autonominano calmieratori dei prezzi. Questi non sono vittime della crisi, ma della loro ingordigia. Vorrà dire che, come sta accadendo nel settore dell’abbigliamento che ha ricarichi assurdi, vedremo abbassarsi per sempre molte serrande.

  9. E poi, sciùr Franco, l’articolo del Corriere mi fa un pò ridere, perchè nella stessa pagina si pubblicizzano locali storici diventati oggi di “tendenza” che propongono un piatto di pasta riscaldato al microonde a 12 €. Va bene che a Milano si mangia mediamente male, che a mezzogiorno girano solo i ticket restaurant, che certe panetterie sono diventate una spina nel fianco, ma sta agli operatori invertire la marcia e ricominciare su fronti nuovi. Nelle città e non solo a Milano, si trovano un bar, un ristorante, una pizzeria, una spaghetteria, un cinese/etnico ed una friggitoria tutti in fila nella stessa strada, come pretendono di andare avanti bene?

  10. Bella questa discussione, ma che da parte mia bisogna di qualche aggiunta.
    Per chi avesse letto l’articolo e i commenti sul già citato Papero Giallo, devo dire mi trovo in perfetta sintonia con quanto dice la collega Cristina Bowerman.
    Non è necessario stravolgere tutto, tagliare su ogni cosa come dice Corelli.
    Io passo la maggior parte della giornata al ristorante ( trattoria ), il locale è casa mia e come a casa mi piace poter accogliere amici e/o clienti in un posto che sia anche bello, piacevole e distensivo (che poi ci riesca è un’altro discorso).
    Non concordo nemmeno con quanto dice l’amico Adriano ” lasciamoli ai locali di alta fascia dove i veri ricchi non i signori continueranno a girare”
    I clienti non si dividono in categorie. I clienti sono “I CLIENTI” tutti uguali e tutti in ugual misura vanno trattati, corteggiati, coccolati e se serve anche viziati, beninteso senza rovinarli.
    E’ vero non tocchiamo la materia prima, ma poi cosa facciamo, ci mettiamo a servire in piatti di carta, posate di plastica e serviamo vino in bicchieri di vetroresina? Dai per favore siamo alle solite passiamo da un’esagerazione all’altra.
    Se poi qualcuno continuerà a vendere fuffa, problemi suoi, I CLIENTI non sono stupidi sapranno scegliere per il meglio.
    Per chiudere un grande in bocca al lupo a tutti e un cordiale augurio per un 2009 sereno e possibilmente equilibrato.

  11. caro gianni grazie di avermi citato…ma forse nel mio discorso si nota un esagerazione?…io uso dei semplici riedler ho piatti dignitosi e posate normali, per gestire un locale al giorno d’oggi serve razionalizzare al massimo la proposta di materie prime…nella mia fascia di prezzo non potro’ mai proporre un tartufo d’alba(sperando sia vero Alba) che mi costa 4500 euro…. scelgo altre materie prime valide…mai diviso per categorie i clienti, ho clienti che arrivano con macchine da 150000 euro e clienti con utilitaria..la differenzazzione se non si e’ capito e’ fra i ricchi che non capiscono un cavolo di cucina ma vogliono l’apparenza e la sontuosita’ ed i signori seppur danarosi che con gentilezza vengono al mio desco e gustano senza tante ostentazioni…forse non mi son fatto capire…ciao Gianni buon lavoro …passero’ a trovarti e salutare il gentil sesso del tuo staff…..

  12. Da Liloni Adriano basta anche una patata lessa con l’olio di oliva giusto, cioe’ l’extravergine del Garda, per sentirsi subito a proprio agio. Il resto godetevelo pure come un’avventura, ma quello che importa e’ che sembra di essere a tavola dalla propria sorella, dalla propria mamma, dalla propria nonna o dalla propria amante. Non e’ questione di altri tempi, e’ questione di altri sogni. Un sovversivo ai fornelli crede sempre di non riuscire a farsi capire, mannaggia… ma credimi, Troglo, qui ti capiamo tutti anche senza dire troppe parole. Come si chiamava quella giapponesina?

  13. Pienamente d’accordo con Corelli, al centro la materia prima! Certo, esistono le mezze misure: i “fronzoli” in dose giusta, possono fare da contorno, a volte personalizzano il servizio e il locale distinguendolo dagli altri. Nonostante questo, dev’essere la qualità della cucina che poi soddisferà i nostri cari clienti. Personalmente penso che il 2009 nel settore ristorativo sarà un anno curioso: i ristoranti, le trattorie, le pizzerie, quei locali che lavorano “bene”, che nel grande e nel piccolo offrono una propria qualità e che si sforzano di distinguersi dagli altri, in un clima di competitività e concorrenza stimolante, non soffriranno di tutte queste voci pessimistiche, poichè sarà proprio il 2009 che selezionerà i ristoranti e farà sparire quei locali improvvisati, gestiti male e non da professionisti del settore, che con una imbarazzante politica di prezzi sottocosto e di imbrogli riguardanti la materia prima stanno rovinando il mercato. Per cui buon 2009 a tutti! (e buon lavoro!)

  14. l’amica Patrizia Signorini, enotecara in Cremona, mi manda queste riflessioni che vi giro: “..spero e credo che il comportamento delle persone sarà sempre più legato alla testa piuttosto che al portafoglio. Dobbiamo quindi tutti lavorare per una maggiore cultura diffusa. Il gusto vero è figlio della conoscenza, di quella cultura che fa discernere fra i soldi buttati al vento e quelli spesi bene, fra chi ci prova e chi invece è competente e preparato, fra chi si maschera fra suppellettili ed etichette da gran signore e chi fa dello stile vero una questione di principio.
    Nel settore enogastronomico italiano in troppi hanno marciato e se il vento soffia forte e fa gonfiare tutte le vele è stato anche facile illudersi che ci sia del merito. Ma quando la strada si fa stretta emerge come sempre chi ha avuto equilibrio, modestia, capacità, e tenacia nei tempi grassi, sapendo mettere da parte quelle risorse personali e finanziarie che da ora in poi saranno la salvezza.
    I grandi produttori fanno milioni di bottiglie generiche perchè hanno bisogno di grandi numeri di vendita e questi si fanno solo con i palati ignoranti; la ristorazione tradizionale e la produzione italiana se la deve vedere in gran parte con la propria popolazione e questo suoni come un invito ad essere più seri, più essenziali, più educati, sia nella trattoria all’angolo che nel ristorante di stile. Non si tratta di buttare l’argenteria ma di far recuperare credibilità e affidabilità ad un comparto che tante volte ha volato sulle nuvole facendo perdere di vista il vero valore delle proprie prestazioni. E solo una vera competenza imprenditoriale e professionale può riuscire in questo difficile ma stimolante impegno”.

  15. Mi pare che la discussione sia scivolata sul binomio: basso costo=cucina tradizionale. Costo alto=innovazione. Guardate che non è affatto così. E sono due discussioni diverse completamente anche se capisco che possano intrecciarsi facilmente.
    Quando ho citato quei piatti semplici non l’ho fatto a caso: sono tutti di ristoranti che hanno avuto una stella. Ma viaggiano su prezzi molto diversi, dai 50 ai 90 per capirci.

  16. Caro Franco e internauti assortiti innanzi tutto auguri. vado fuori tema per segnalarvi questa collana di per le dell’ineffabile ministro Zaia, che neppure l’ultimo dell’anno sa stare zitto. Goduriosa quella del “lo spumante italiano” e speriamo solo che non ci ricambino con lo stesso protezionismo d’accatto perchè se gli Usa, tanto per dire, non comnprano + il pecorino romano noi ci troviamo la sardegna allagata di latte ovino.
    Sui prezzi dei ristoranti non mi preoccuperei più di tanto, un paio di giorni fa sono stato avvisato via etere da un signore bassino e pelaticcio che la crisi non c’era proprio, per cui…avanti come prima!
    ciao
    Francesco

    Da Repubblica del 2 gennaio – http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/economia/sciopero-ananas/sciopero-ananas/sciopero-ananas.html
    “Commenti positivi del ministro ai dati sul buon andamento dell’alimentare
    Aveva lanciato una protesta in difesa dei nostri prodotti agricoli
    Zaia: “Ok lo sciopero dell’ananas”
    A Capodanno brindisi all’italiana
    “Grande performance del nostro spumante a danno delle bollicine internazionali”

    ROMA – “Gli italiani hanno capito, e condiviso, il cosiddetto ‘sciopero dell’ananas’ che è pienamente riuscito con un effetto positivo sui prodotti agricoli, sui produttori, sui portafogli e sulla salute degli italiani”. E’ entusiasta il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia. Sono infatti ottimi i dati diffusi ieri sui consumi alimentari tra Natale e Capodanno e sull’adesione allo sciopero, lanciato dallo stesso ministro, in difesa dei prodotti agricoli made in Italy.

    “Pur con la prudenza, dettata dall’attesa di dati definitivi, ci sentiamo di dire – ha sottolineato Zaia – che la ‘crisi’ non ha colpito a Natale il settore primario, che tiene con un incremento in termini economici, la spesa è cresciuta del 5 per cento e una quasi impercettibile flessione in termini quantitativi, -0,5 per cento”. Flessione, ha precisato il ministro, “che è assolutamente riequilibrata in termini qualitativi: bene sembrano infatti essere andati i prodotti a denominazione garantita”.

    Insomma “il 2008 – ha assicurato Zaia – finisce con un’ottima performance della nostra agricoltura”. I dati diffusi, ha continuato il ministro, “ci confortano nella convinzione che il made in italy dell’agroalimentare è la grande potenza del mondo produttivo con cui tutti si devono confrontare”. Ciò perché, ha aggiunto, “gli italiani hanno preferito i prodotti della nostra terra, e hanno abbandonato quei prodotti tropicali, con un -25 per cento di import, che nulla hanno a che vedere con i nostri straordinari 4500 prodotti tipici che rappresentano al meglio i territori del nostro paese”.

    Notevole poi, ha evidenziato Luca Zaia, “anche l’incremento dell’export, soprattutto nel settore vinicolo che vive un exploit che non può che rallegrarci. La performance dello spumante italiano a tutto danno delle principali bollicine internazionali è stata, infatti, entusiasmante”. Secondo Zaia, comunque, il “buon” risultato conseguito durante queste festività “non è casuale”.

    (2 gennaio 2009)

  17. Io mi sono bevuto una valanga di Cava e giuro di non averli pagati piu’ di 3 euro la bottiglia. Con tutto; antipasti, primi, secondi, contorni, frutta, dessert e caffe’. Tutto, proprio tutto, anche le lenticchie con noce moscata, zafferano e rosso d’uovo crudo a fine cottura. Certo, qualche vino rosso ogni tanto sulle carni piu’ impegnative, tutti rigorosamente albesi ma nessun nebbiolo stavolta (e sfido chiunque a dire che il Barbera d’Alba non e’ il miglior vino della Bussìa, tanto per non far nomi…), ma torno a puntare il dito sul sovversivo del Garda perche’ lo so che mi aspetta al varco. Ma capitero’ in modo assolutamente anonimo. Mi riconoscera’ soltanto quando ordinero’ la patata bollita con un filo d’olio di quello suo, di quello buono…

  18. Io ho cinque bambini, quando vorrei andare a ristorante con mia moglie e con loro… non ci vado, semmai vado in pizzeria. Ho provato ad andare in qualche ristorante a modo con tutta la famiglia, sperando in un conto ragionevole, ma è inutile: pago sempre per sette persone! 🙂

  19. la giapponesina si chiamava, anzi si chiama mary…… :-O)
    io non faccio forche caudine a nessuno…so che vivi in polonia, non ti sei mai presentato ma va’ bene cosi’..se eri una bella donna mi sarebbe spiaciuto…ma tant’e’! grazie dei complimenti patataro….

  20. Maledetti demoni ristoratori….
    Chiedo scusa al padrone di casa, non vorrei che la mia continua presenza lo inquieti troppo ma…
    Mi perdoni sig. Paolo ma non capisco, lei spera in un conto ragionevole, cosa vuol dire, per favore spieghi meglio.
    Non penso che un ristoratore le faccia pagare quello che lei non ordina, pagherà per quello che mangiano i ragazzi.
    Se una famiglia di 7 persone arriva in cantina da lei e compera 7 cartoni di vino, mi dica, quanti ne paga?
    In pizzeria le scontano qualcosa? A me personalmente no e pure io ho dei figli al seguito.
    Cordialmente Gianni

  21. Gemt.mo Paolo, il suo ragionamento è pienamente condivisibile, in effetti una famiglia con 5 bambini richiederebbe uno sconto. Sì, ma agli altri clienti.

    Many Kisses!
    Briscola

  22. Gentile Gianni, la mia era una battuta per ridere, una sottolineatura del problema bambini nei ristoranti. Volevo semplicemente sottolineare due cose: chi ha bambini di solito nei ristoranti “buoni” non è visto di buon occhio, sia perchè può disturbare altri clienti, sia perchè i bambini di solito ordinano un piatto solo, o a mezzo con gli altri, e il ristoratore non è molto contento e si scurisce in faccia. Sono sicuro che molti ristoratori sono professionisti, ma spesso (non dico tutti!) l’organizzazione del ristorante “buono” è solo per adulti… meglio se ricchi. Conosco ristoranti a Londra dove all’entrata c’è un cartello dove è scritto che non accettano bambini (sì, come i cani), ma per lo meno sono chiari.

  23. Dimenticavo di dire a Gianni, che ho fatto agriturismo per venti anni e non ho mai fatto pagare i ragazzi sotto i 14 anni. Poi, quando vengono in cantina clienti o turisti con a seguito bambini, i ragazzi hanno a disposizione uno spazio per giocare il tempo necessario per la visita e poi, spesso, regalo una bottiglia del millesimo dei ragazzi…

  24. Non è certo mia intenzione polemizzare con nessuno ma continuo a essere perplesso. Caro Paolo, Lei come altre persone sottolinea nei ristoranti “buoni”, chiarite una volta per tutte quali sono quelli ” buoni” così ci mettiamo l’anima in pace. I ” buoni ” sono organizzati solo per adulti.. meglio se ricchi, anche questo mi perdoni ma non mi piace, perchè presuntuoso quale sono penso di avere un locale ( ristorante o trattoria è indifferente )
    buonino e io così non sono. Frequento da una vita tantissimi colleghi che reputo non buoni ma BUONISSIMI e così non sono.
    A Londra facciano pure come credono in Italia questa cosa non si è mai vista e se succederà, avvisatemi andrò personalmente a prendere a calci in culo il collega che si sarà permesso di far questo.
    Sempre cordialmente Gianni

  25. Questo è invece un commento polemico caro amico Mario Crosta.
    Lei è sicuro che aver bevuto valanghe di Cava abbia giovato alla sua salute?
    Possibile che in Italia non si trovi un vino buono e gradevole a prezzi ragionevoli?
    Caro Ziliani, mi consenta, dalla settimana prossima verticali di Cava a go go.
    Io e Lei caro Ziliani fino ad oggi non abbiamo capito niente.

  26. caro Gianni, non vorrei monopolizzare questo spazio, ma un ristorante buono per me vuol dire che usa materia prima eccellente. Nella mia limitata esperienza, lo ammetto!, però ho trovato troppa scena, riccioli, piatti estetici vanitosi adatti a clienti che guardano all’apparenza e poco alla sostanza. per questo ho detto… per ricchi.
    Il problema, per me, è trovare posti buoni adatti anche a famiglie grandi e perché no anche nel prezzo. D’altra parte, anche nel vino c’è la ricerca di vini buoni a prezzi giusti senza voler pagare l’estetica. Poi ognuno fa quel che vuole.
    Se mi scrive dove la posso trovare, un giorno vengo, in sette, volentieri a provare la sua cucina. Nella speranza che gli altri clienti non pretendano poi lo sconto (come dice Briscola).

  27. L’allarme in Olanda è stato dato già in autunno: cala il fatturato dei ristoranti, sale quello dei supermercati ergo la gente mangia di più a casa. Cosa vuol dire esattamente? Che magari continuo a mangiare il mio tot di volte al mese fuori in posti più spartani? Io sono della scuola: uscire meno spesso, ma nel solito bell’ambiente, con un buon servizio e buoni prodotti.

    Non è eliminando i fiori che si fa felice il cliente, credo. Se devo andare al ristorante pagando meno per i buoni piatti tradizionali e casalinghi, me li faccio in casa. Al ristorante invece gradisco tutte quelle cose che mi costerebbe troppa fatica procurarmi da me, ovvere materie prime di qualità, preparate con perizia. E anche le sorprese molecolari, se mi piacciono e non so farmele, perché no?

    Il discorso bambini merita anche un punto a parte: è vero, da quando abbiamo figli non andiamo piu molto spesso al ristorante. Non tanto per risparmiare, quanto perché i ristoranti davvero non tengono in considerazione il cliente bambino. Faccio un esempio olandese anche qui: nella maggior parte dei menu olandesi esiste anche un menu per bambini: piatti semplici, di provato gradimento e in porzioni e prezzi ridotti. A quel punto non ho bisogno di ordinare una mezza porzione in due, ne ordino due separate e magari diverse. Che se voglio tirar su futuri frequentatori di ristoranti, bisognerà pure che si convincano che c’è un vantaggio ed un piacere in più a mangiar fuori.

    Da poco ho traslocato e la pizzeria dietro casa nuova ha questa politica: le pizze per bambini. Così invece della solita margherita da 6 euro divisa in due, adesso ne prendiamo due mini diverse da 4 euro e quindi spendiamo più di prima per un minimo di soddisfazione in più. anzi, non prendiamo più le pizze da mangiare a casa: mangiamo direttamente lì ordinando quindi molto di più, perché trovo ottima l’attenzione ai bambini in quel locale (di proprietari egiziani, peraltro).

    Allora, vediamo di nuovo che anche qui vale il solito discorso commerciale degli ultimi tempi: se continuiamo tutti a lavorare dal punto di vista del prodotto, chiudiamo tutti. Se invece cominciamo a chiederci cosa voglia davvero il cliente e non semplicmente imporgli la cucina tradizionale che adesso c’è crisi e la gente non vuole spendere, la gente si rivolge a chi la sta a sentire. Anche al ristorante.

    E quindi va benissimo anche il ristorante con la scritta: non sono graditi i bambini. Dal punto di vista formale mi perde come cliente per 20 anni, da quello di principio per sempre. Però magari guadagna la fascia di clientela che preferisce ristoranti tranquilli ed è una scelta commerciale come un’ altra.

    Ripeto, i miei sono esempi di Amsterdam, che davvero è terra di missione per quanto riguarda la buona ristorazione e il cliente che dà soddisfazione. Ma almeno si tentano nuove vie. Tanto vale allora il geniale esempio di Praq, un ristorante di cui parlerò domani nel mio blog.

  28. Grazie, vignaiolo italiano. Meno male che c’e’ anche chi nella sua vena polemica non dimentica che siamo amici. E’ vero. Mi sono bevuto una valanga di Cava quest’anno perche’ erano ad un prezzo eccezionale, pari agli Igristoje. Ma di bollicine quest’anno ho bevuto anche Prosecco di Conegliano Valdobbiadene sia di Ruggeri che di Val d’Oca, Asti Martini, Franciacorta Majolini Rose’, Franciacorta Bonomi Saten. Non certo a go go soltanto perche’ erano tutti a prezzi sicuramente piu’ alti e io vivo del mio stipendio di impiegato in cantiere, non ho un conto in banca che mi permetta di spendere troppo e due bambini da mantenere. Certo che quando posso bevo i vini del mio Paese, ma ho la fortuna di abitare all’estero e di poter pagare i vini stranieri a prezzi normali e non “gonfiati” come purtroppo capita a voi che state in Italia (guarda che non parlo di guadagni extra, ma di costi che l’enoteca in Italia deve sostenere come l’affitto del locale, il personale adeguato e le tasse, le tasse, le tasse…). Quindi se vedo un rapporto qualita’ prezzo eccezionale non me lo faccio certo scappare. Ne approfitto come e’ successo quest’anno con i Cava. Del resto se la Spagna l’anno scorso ha aumentato del 40% le sue esportazioni di vino in bottiglia verso l’Italia una ragione c’e’ (occhio che io abito pero’ in Polonia). Non sono soltanto io a dire che molti vini italiani sono troppo cari sia in Italia che all’estero e che l’Italia subisce la concorrenza leale di tanti Paesi proprio perche’ non sempre un rapporto corretto tra qualita’ e prezzo. Una bottiglia di La Caldirola o Fratelli Martini Sant’Orsola o Lambrusco Riunite in Polonia costa il 50% di piu’ di uno dei Cava che ho bevuto io….
    Angelo Gaja mi ha risposto una volta cosa costa produrre un litro di Barbaresco perche’ ne avevo trovato qui uno molto economico, tanto economico che avevo il dubbio non fosse vero. Onestamente mi ha fatto il calcolo e mi ha detto che era proprio un onesto Barbaresco. Certo che io mi auguro che vengano ridotte le tasse a chi fa produzioni di qualita’ e promuove l’immagine del prodotto italiano nel mondo, certo che non condanno i produttori che assumono a quattro soldi i marocchini nelle vendemmie per ridurre i costi, certo che non trovo giusto 7 passaggi di mano di un prodotto dal contadino al consumatore con relative percentuali di spese, di tasse e di guadagno. Ma non sono neanche tanto scemo da lasciare bere solo agli altri un Cava a 3 Euro (a proposito, oggi era a 3,40 perche’ e’ cambiato l’anno e anche qui dopo gli inventari di fine anno si devono riquadrare i conti con il cambio nei confronti dell’Euro che sta risalendo).
    La ringrazio del suo gentile rimbrotto. E comunque Franco di verticali di Cava non sa che farsene. Ha a disposizione bottiglie di ben altro valore e di ottimi vini italiani per perder tempo altrove. Vi auguro percio’ una verticale semmai di Franciacorta, un vino a cui personalmente sto dando una mano notevole a diffonderlo in Polonia, che e’ qui soltanto da due anni e grazie all’intenso lavoro di una signora polacca che vive in Italia, a Bergamo, vicino a Franco e che e’ ben supportata adesso dal Consorzio. E speriamo bene…

  29. Grazie Troglo, ho annotato Arici. Camossi lo conoscevo. Qui ci sono gia’ quattro importatori per quattro produttori diversi e la gente comincia ad apprezzarli, tanto che si stanno facendo vivi altri che vorrebbero importarne e sono comparsi diversi articoli sulla stampa specializzata, tra cui due miei. Non preannuncio nulla, ma sara’ poi il Consorzio a farlo, pero’ posso gia’ dire che il successo del Franciacorta ovunque si presenti nel mondo e’ davvero meritato. E sulla tavola, a pranzo, a tutto pasto (si, lo ripeto senza vergogna, a tutto pasto) e’ imbattibile

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