Carlo Ottaviano “supplente” di Kelablu rende omaggio al DirettoRe…

Ho già parlato (leggete qui) della silenziosa (stranamente non se n’é discusso molto…) “normalizzazione” che ha portato ad un cambio di timone alla testa dell’originale e sempre divertente (tranne quando veniva lasciato inopinatamente spazio a qualche comprimario…) blog Kelablu edito da Gambero rosso editore.
Come già detto, l’ottimo Massimo Bernardi viene sostituito, non si sa per “scelta tattica” da parte dell’allenatore o per “infortunio” da “un supplente per voi. In attesa di un vero titolare” (titolo del post di esordio) che sinora si era presentato solo dicendo “Questa è Kelablu, non c’è dubbio. Ma io non sono né Massimo né il massimo. Sono il supplente: che stima Massimo ma che non sopporta le primedonne; che di cose da fare ne ha già tante; che è pronto a lasciare la tastiera ad altro titolare”, e assicurando che “a futura testimonianza del rigore, della correttezza e della professionalità di tutto ciò che gira attorno al Gambero Rosso vi rimando solo e unicamente a quanto leggete e leggerete sul sito, sul giornale, sulle guide”, ma che avendo rapidamente preso gusto al gioco ha pensato bene di rivelare chi sia. E di farci capire come la pensi…
Non l’ha fatto con un post, ma intervenendo con un commento al post citato sopra dove si è presentato con nome e cognome. Si tratta di Carlo Ottaviano, giornalista professionista che è stato anche direttore di un mensile come Vie del gusto, direttore di una società di servizi per l’editoria, ma nel cui curriculum vitae figura anche l’essersi occupato di comunicazione d’impresa, di comunicazione e relazioni esterne, e che è docente di gestione e tecnica degli uffici stampa presso l’IFG, il master post laurea dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.
Cosa ha scritto il neo blogger, pardon il supplente non si sa quanto temporaneo di Bernardi? Leggetelo testualmente: “Da ottobre lavoro al Gambero Rosso, da ottobre sono felice di far parte di una squadra di ottimi professionisti motivata, consapevole delle difficoltà del tempo (economico) e del ruolo che ha avuto nel mondo dell’informazione, che ha oggi e che avrà in futuro.
Quando – ormai 30 anni fa, era il luglio 1979- sostenni gli esami da giornalista professionista, mi fu chiesto di chi è la proprietà di un articolo pubblicato. Non so se questa parte di risposta è giuridicamente corretta, so che piacque. Un articolo, un giornale intero, sono un prodotto collettivo, non appartengono a un solo autore, ma anche a chi ha capito che un determinato argomento merita l’approfondimento, a chi da il numero di battute da scrivere, a chi impagina, titola, decide che spazi dare o in che pagina mettere il pezzo.
Per fare questo prodotto collettivo c’è una squadra, la redazione, che funziona come in un regime di monarchia democratica. Si discute, si dibatte, si litiga (spesso e volentieri), ma alla fine la decisione è di chi detiene il potere finale: il direttoRe. Da ottobre ho l’onore di collaborare con Daniele Cernilli che mi ha chiamato nella squadra, dando il mio contributo di esperienza (piccolo o grande che sia).
La regola prima enunciata è alla base delle corrette relazioni umane e professionali in una redazione. A quella mi attengo e, sinceramente, mi sembra perfino ridondante ribadire che il direttoRe è l’amico Cernilli. Lo faccio perché ho l’impressione che questi sfogatoi rappresentati dai blog e dai forum a volte vadano eccessivamente sopra le righe, si avvitino su se stessi, cerchino lo spunto non per capire ma per intorbidire le acque.
Non entro nelle polemiche sul passato perché non facevo parte del gruppo e sarebbe presuntuoso e fuori luogo. Come oggi è presuntuoso e fuori luogo far finta che il mondo non è cambiato, che non solo la crisi economica, ma la maturazione di nuove consapevolezze ambientali (l’alimentazione e l’agricoltura sana, giusta, buona), le acquisiste competenze dei consumatori (finalmente certi sommelier hanno smesso di raccontare del sentore di violetta), l’attenzione di nuove fasce di lettori all’argomento food&wine; tutto ciò impone di cambiare.
Nel solco della tradizione della redazione del Gambero che prima di tutti e di tutto (e tutti assieme) ha prodotto un giornale rivoluzionario, aperto un mercato che non c’era, costruito una sua identità forte e chiara. Chi resta fermo va ai margini o chiude. Il Gambero non vuole abdicare al ruolo avuto finora, né d’altro canto all’orizzonte c’è qualcuno che ha la stessa autorità morale, competenza e professionalità per occupare i nostri spazi. Tutto il resto è chiacchiericcio sterile che non produce nulla”.
Commento ed esordio molto istruttivo. Ad occuparsi di Kelablu, di un blog, è un signore che, su un blog, parla di “sfogatoi rappresentati dai blog e dai forum”, che quando fa riferimento al direttore del Gambero rosso lo definisce non solo “l’amico Cernilli”, bensì, molto sobriamente, “il direttoRE”, che per il futuro di Kelablu fa pensare ad un gestione stile “soviet” o collettivo del blog.
Un signore che inneggia alla necessità “di cambiare”, ma essendosi calato rapidamente nella parte inneggia al Gambero “giornale rivoluzionario” dalla “identità forte e chiara” e soprattutto proclama, forse per convincere soprattutto se stesso, che “il Gambero non vuole abdicare al ruolo avuto finora, né d’altro canto all’orizzonte c’è qualcuno che ha la stessa autorità morale, competenza e professionalità per occupare i nostri spazi”. Poffarbacco, mi sa tanto che questo “supplente” sulla tolda di Kelablu ci voglia restare a lungo, e se potesse servire non esitando ad invitare gli alunni-lettori ad unirsi a lui esclamando in maniera stentoria: “evviva il Preside, lunga vita al DirettoRE”!     

0 pensieri su “Carlo Ottaviano “supplente” di Kelablu rende omaggio al DirettoRe…

  1. Sono quasi geloso, non avrei mai pensato che ci sarebbe stato su kela qualcuno più nocivo del sottoscritto alla causa del blog di punta del Gambero…

  2. Montanelli, da direttore, diceva all’editore: “tu sei il proprietario del giornale, ma io sono il padrone”. Ma erano altri tempi. Quando sono cambiati, il proprietario era anche il padrone, e Montanelli non era più direttore. La domanda che ancora attende risposta è: il direttore è Cernilli, ma chi è il padrone?

  3. Il gambero rosso sta navigando a vista e a pelo d’acqua….la colpa e’ del bucaniere Bonilli!…naturalmente e’ una provocazione……..

  4. Caro Franco,
    Cernilli (direttoRE) spiega con dovizia di particolari sul mio giornale (winesurf…. nonostante premetta che i nostri rapporti non sono certo idilliaci)la situazione della cassa integrazione al Gambero Rosso nonchè l’assetto proprietario e altro. Carlo Ottaviano, che all’interno del Gambero molti definiscono direttoRE ombra o anche ombra del direttoRE, spiega la sua posizione con grande dovizia di particolari. Tra i due pezzi vi sono assonanze che potrei anche definire casuali…ma forse faccio parte del mondo degli sfogatoi e quindi vedo le cose che si avvitano su se stesse mentre sono chiare e lampanti.

  5. massi daaaiii, ‘l’amico cernilli’ mo, ma se ottaviano già a ottobre andava in giro proclamandosi ‘direttoooore del gambero rosso’?? E sopratutto, lo stesso ottaviano non osa nemmeno firmare i suoi stessi capolavori da ‘giornalista professionista’ sulla ‘sua’ stessa rivista… La storiella delle opere collettive poi, ma per favore… Per ora ci abbiamo guadagnato un soggetto, riassumiamo, venuto da quel apice del giornalismo enogastro che è (fu??) vie del gusto, e che sembra compiacersi nella produzione di pessimi giochi di parola. Wow! 🙂

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