Euroburocrati bloccate la crescita delle Doc prima che se ne perda il conto!

Lo sanno ormai anche i bambini che dal prossimo primo agosto, in seguito alla riforma OCM vino, le nostre attuali Doc, Docg e Igt si trasformeranno, pur mantenendo i nomi con cui siamo abituati a conoscere e chiamare le nostre attuali denominazioni, in Dop e Igp.
E lo sanno tutti che le competenze in materia di assegnazione di nuove denominazioni, oggi siamo arrivati all’astronomica quota di 470 complessive, passeranno da Roma, dal Comitato nazionale vini, a Bruxelles.
C’è da attendersi pertanto che questo passaggio di competenze, ponga fine ad un’epoca che ha portato ad una proliferazione incontrollata ed inutile di denominazioni. Doc e Igt dalla portata e dalla diffusione municipale, spesso ignote a soli 50-100 chilometri di distanza (alla faccia del mercato globale), ed in molti casi dovute esclusivamente all’iniziativa di qualche politico in cerca di benemerenze (e di voti), e prive di rispondenza sul mercato.
Alla luce di questa nuova regolamentazione, se pure le attuali denominazioni non dovessero diminuire, magari a colpi di accorpamenti, quantomeno non dovrebbero crescere, dovendo essere prevedibilmente più rigorosi e un po’ meno “generosi” i criteri adottati dagli euroburocrati per riconoscere una denominazione e, a monte, più selettiva e severa la valutazione del nuovo Comitato nazionale Vini, presieduto da Giuseppe Martelli, nel valutare le richieste provenienti dai vari comitati regionali prima di trasmetterle a Bruxelles.
Cosa sta accadendo invece in questi ultimi mesi che ci separano dalla data “fatidica” del primo agosto? Accade che secondo una logica allucinante, un po’ da “ultimi giorni di Pompei”, o da “assalto alla diligenza” prima che arrivi lo sceriffo, si continui, da più parti, non solo a chiedere modifiche ai disciplinari di produzione, ma addirittura il riconoscimento di nuove denominazioni. Denominazioni la cui “urgenza” e necessità appariva già dubbia con l’antico regime delle denominazioni, ma che diventa ancora più difficile giustificare oggi…
E’ proprio quello che sta accadendo in Piemonte, che al momento attuale conta su 14 Docg e 44 Doc, dove lo scorso agosto il Comitato vitivinicolo regionale piemontese ha dato parere favorevole all’istituzione di una nuova Doc, “Terre Alfieri”, che sarebbe la trentaduesima Doc dell’astigiano, e sarebbe ispirata a Vittorio Alfieri, grande drammaturgo, poeta, scrittore astigiano, celeberrimo per il motto “Volli, sempre volli, fortissimamente volli!”, che qualcuno oggi “creativamente” interpreta come una richiesta dell’autore del Saul e della Congiura de’ Pazzi di potersi vedere dedicare, due secoli dopo, una denominazione vinosa…
Di questa assurda e ingiustificata proliferazioni di Doc senza senso, come la nascente Doc Alba, parlo in questo commento (leggete qui) pubblicato sul sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers. Euroburocrati di Bruxelles, salvateci prima che la piena delle Doc, Docg, Igt ci sommerga!  

41 pensieri su “Euroburocrati bloccate la crescita delle Doc prima che se ne perda il conto!

  1. Posso testimoniare che in questi giorni ci sono almeno due nuove DOC Toscane che stanno provando l’ultimo assalto, nella consapevolezza che in Italia purtroppo le cose funzionano cosi’. Una e’ la DOC Maremma Toscana e l’altra e’ la DOC Costa Toscana. A me pare che le DOC siano troppe, e che bisognerebbe toglierne parecchie, almeno quelle non rivendicate, e gia’ sarebbero un centinaio in meno.

  2. C’è una mangiatoia e tutti ci ficcano la testa per mangiare a più non posso. L’ennesima dimostrazione di governanti beoti che devono ringraziare qualcuno per i voti ottenuti alle ultime elezioni. Ma mentre i dolcetti di Dogliani, d’Ovada e di Alba hanno un loro perchè, anche nel bicchiere, questa moltiplicazione degli Arneis mortifica la stessa Docg. Vorrà dire che assisteremo ad un’altra morte annunciata come quella del Gavi. Mi auguro che qualche piemontese dell’Oregon sappia fare un Arneis migliore di questi.

  3. Il guaio è che queste nuove doc oltre a non conferire niente di nuovo nel panorama vinicolo, creano solo confusione.
    Però hanno anche il merito di occupare persone, posti, creare una piccola nicchia di potere.
    Molte giustificano la propria esistenza cominciando a inizio giugno a diffondere i dati sulla futura vendemmia tanto per emettere un comunicato stampa e avere qualche articolino.
    Sarebbe bello poter far vino nel campo e farlo bere e conoscere ad appassionati, bevitori, stampa vera e tener fuori chi ci galleggia soltanto.
    Ma questo è un sogno, il mondo reale marcia su altri binari.

  4. Mah, mi sembra che ci siano molte ragioni e tutti i titoli per una DOCG per l’Aleatico dell’Elba, se il disciplinare limitasse
    la zona di produzione al territorio fisico dell’isola stessa…..o no ?

  5. Giampaolo, permettimi un appunto: mi risulta che si parli di IGT Costa Toscana, non DOC (l’effetto confusione non cambia lo stesso).
    … per non parlare della corsa ai cambiamenti. Qui nella DOC Bolgheri si sta lavorando per rendere il Disciplinare più ampio di quanto non sia.

  6. Ma quegli eurocrati sono spesso gli stessi che vanno creando DOC inutili… 🙁

    La DOC dovrebbe essere lo strumento grazie al quale il cliente ottiene qualche garanzia che quel vino fa parte del 10-15-20% della produzione che si distingue per qualità, origine e metodo di preparazione. Questa era l’intenzione affermata di Joseph Capus, creatore delle denominazioni di origine moderne. Siamo lontani dallo spirito di Capus: oggi, per il cliente X, comprare un vino basandosi solo sul fatto che è AOC o DOC vuol dire avere l’80% di probabilità che il vino comprato non sia migliore del Yellow Tail Shiraz.

    Polemica: se le DOC e AOC non valgono più niente, allora o :
    1) le salviamo e non solo riduciamo il numero di DOC e AOC a quella 50ina di nomi che un cliente potenziale può sperare di riconoscere, almeno per nome, ma riduciamo pure il numero di pretendenti all’ambito titolo al top-10% della produzione
    2) le lasciamo continuare così e continuiamo perfino ad aggiungerne finchè le denominazioni muoiono di morte naturale. 🙂

    un saluto

    Mike

  7. Franco, come sai e ti avevo gia’ accennato in passato il problema del’impatto della riforma sul sistema IGT/DOC/DOCG e’ stato trascurato e all’italiana si sta ora cercando di “posizionarsi” per mettere davanti al fatto compiuto la Commissione Europea (per cui lavoro anch’io) e cercare di forzare la mano nell’attribuzione basata sul nuovo sistema, comprendendo (giustamente) che la Commissione Europea non potra’ stravolgere il lavoro fatto in tanti anni di clasificazione dela patrimonio enologico di un paese. Credo quindi che lo stravolgimento che il nuovo sistem potrebbe portare alla fine non avverra’, ma comunque bisognera’ vedere come nel nuovo sistema si inserira’ l’attuale coesistenza italiana di DOC/DOCG all’interno dello stesso territorio (come Brunello di Montalcino/Rosso di Montalcino/Sant’Antimo).

    Fai pero’ bene tu a gridare allo scandalo con il proliferare di nuove appellazioni italiane sul filo di lana, appellazioni che non aggiungono nulla al nostro patrimonio enologico se non molta (troppa) confusione. Fra l’altro ho anche dei grossi dubbi che queste nuove apellazioni avranno un utile effetto commerciale.

    Credo che sia piu’ che mai utile organizzare al piu’ presto qui a Bruxelles un incontro (prima del’entrata in vigore della riforma) sull’organizzazione dei lavori a partire dall’agosto prossimo e su come questa riforma dovra’ integrarsi all’interno delle caratteristiche dei sistemi di denominazione nazionali.

    In Francia, dove credo avranno meno problemi di noi ad adeguarsi al sistema della riforma, produttori come l’alsaziano Jean Michel Deiss si sono molto impegnati nella riforma e per esempio Jean Michel sarebbe molto interessato ad alimentare un incontro su questi temi.

  8. Credo anch’io che vi siano molta disinformazione sui nuovi regolamenti europei. A tutt’oggi c’è una informazione in proposito generale ma mai approfondita, quindi l’incertezza regna. Aggiungo che la crisi sta avanzando molto seriamente e la cosa si complica alla luce di questa situazione. Per esempio, secondo una voce plausibile, ieri ho saputo che il prezzo del vino sfuso Chianti Classico, in un’accordo degli industriali presso la CCIAA di Firenze, è stato fissato al di sotto di euro 180/Hl (molto al di sotto dei costi di produzione) senza ritiro del medesimo.
    Io vivo positivo, ma la situazione rischia di precipitare in un baratro.

  9. Buongiorno.
    Rubo due frasi emblematiche…..
    “Il guaio è che queste nuove doc oltre a non conferire niente di nuovo nel panorama vinicolo, creano solo confusione.” (Andrea Pagliantini) e “riduciamo il numero di DOC e AOC a quella 50ina di nomi che un cliente potenziale può sperare di riconoscere, almeno per nome, ma riduciamo pure il numero di pretendenti all’ambito titolo al top-10% della produzione” (Mike Tommasi).
    Credo ci sia poco da aggiungere.
    Gentile Cianferoni, mi permetto di non essere d’accordo che 180 €/hl siano sottocosto (e il motivo credo lo sappia da solo), a meno di certe condizioni.
    Buona giornata.

  10. Effettivamente la Costa Toscana e’ stata richiesta come IGT, errore mio, ma non e’ che questo cambi il senso del discorso.
    Come per la DOC Maremma (che prenderebbe il posto della IGT Maremma), si tratta di creare delle Indicazioni o Denominazioni di Origine molto generiche, dove dentro ci sta un po di tutto, con indicazioni sui vigneti e sulle produzioni molto lasche. Io trovo che ci siano gia’ tante, troppe DOC e IGT, e che anzi andrebbero tolte e non aggiunte altre.
    Per la DOC Maremma sono ormai diversi anni che se ne parla, e giustamente, almeno per me, finora si e’ sempre riusciti a non farla fare, ma adesso dalle telefonate che ho ricevuto e dagli inviti che mi sono giunti per riunioni (l’ultimo quello della Confagricoltura di Grosseto) capisco che la pressione sta montando, nel tipico, dispiace dirlo, stile da assalto alla diligenza. Da noi quando qualcosa sta per cambiare, per chiudere, sembra che sia il momento buono per fare quello che altrimenti non si sarebbe riusciti a fare.

  11. Gentile ag,
    provi lei a produrre a 180 euro / Hl nel Chianti Classico, a Radda in Chianti, magari in biologico.
    A meno che… diserba, meccanizza la potatura, la cimatura, la zappatura, la vendemmia e porti il tempo della manodopera a 8 ore ad ettaro per annata (in qualche zona del mondo ci riescono!) e, alla fine, produce 52 Hl/Ha (max consentito) + 20% di vino a IGT (ammesso dal disciplinare).
    Dimenticavo che, naturalemente, la manodopera deve essere regolare (non a nero!) e le attrezzature devono essere a norma (oltre alle norme di sicurezza, igeniche e altro); fin qui il campo, per la cantina vediamo dopo.
    Se ci riesce le dono la mia azienda e io vado in Brasile.
    Il costo calcolato per Hl di Chianti Classico, attualmente, è di Euro 250/280.
    Buon pomeriggio.

  12. Scusate l’ignoranza, ma mi domando: perchè sono ancora in corso richieste di riconoscimento DOCG, se questa sigla sparirà a breve?
    Cordiali saluti

  13. Buonasera.
    Gentile Cianferoni, c’è una produzione minima per rendere economicamente profittevole qualsiasi azienda e c’è un’estensione minima per rendere economicamente profittevole un’azienda agricola (malgrado gli aiuti). Ovvio che con un ha (e 52 hl o 7000 bottiglie) non si va da nessuna parte. Poi, mi scusi, ma biologico lo fanno tutti (o quasi, e ci sono premi) e un po’ di meccanizzazione non è una bestemmia (al contrario del diserbo)e il personale in regola lo hanno tutti (fino a prova contraria)……
    Lei ricorderà sicuramente la “gloriosa” vendemmia 2001: quanti volumi concorrenti sono entrati nel mercato da allora nel solo Chianti Classico? Chi ne ha giovato?
    Buona sera.

  14. Sarebbe interessante… lei stimola sempre il dibattito.
    A parte gli scherzi non credo sia facile mantenere qualsiasi attività agricola senza moltissima professionalità e esperienza. Aggiungo che molte produzioni vitivinicole si basano non su un reale profitto intrinseco dell’attività, bensì da un trasferimento di fondi da un’altra attività (spesso industriale) verso l’agricoltura. Sopratutto l’attività vinicola è a volte distorta da una produzione che proviene dal desiderio di prestigio della proprietà, che spesso non ci capisce nulla, ma ci mette i soldi. Mantenere un’azienda col proprio lavoro e con la collaborazione di personale, oggi, non è più come ieri. Le regole e la qualità da rispettare sono, dal campo alla cantina, moltissime e quindi i costi non sono solo di produzione ma anche di mantenimento di un “sistema” che passa anche dalla burocrazia alle tasse.
    Io sono in economia, mi definisco contadino, cerco di risparmiare con il mio lavoro che va dal campo al trattore, dalla cantina all’ufficio. Io non conto il mio tempo. E così vado avanti.
    Ma se il prezzo del vino sfuso diminuisce cosa potrebbe succedere? Per risparmiare, per mantenersi senza attingere altrove, bisognerebbe adottare misure non a misura uomo-vigna ma a misura di capitale e convenienza. Oppure, come giustamente osserva, se le dimensioni sono troppo piccole vendere, chiudere l’attività. La morte della passione; e poi che tristezza vedere i piccoli coltivatori sparire… la terra non più vissuta come unica verità in questo mondo, ma vissuta come un numero, un marketing, gestita a tavolino.
    Non so se riesco a farmi capire.

  15. .interessanti ”gli accordi” tra industriali e camere di commercio..gentilissimo Paolo Cianferoni..se sa qualcosa di più al riguardo lo faccia sapere..Io so solo che ad un mio conoscente della zona di Tavarnelle Val di Pesa per il suo chiantiDOCG 2008(non classico)di 14°(ottimo)gli hanno ”offerto”80 euro/hl..forse anche questo è un prezzo ”accordato”?

  16. Buongiorno.
    Caro Cianferoni, parafrasando dal poker, che fa, non viene a vedere il mio rilancio? oppure che quello che scrive sia un’ammissione che anche con 180 €/hl, a fine anno, si possa sopravvivere (=non rimettere)?
    Ma mi consenta lo stesso due puntualizzazioni: le (diciamo) 10 ore quotidiane (spesso domeniche incluse) che lei dedica alla sua azienda hanno un valore e questo valore DEVE essere remunerato con la crescita di valore del marchio (leggasi + bottiglie vendute e + prezzo delle bottiglie= +fatturato). Se questo non avviene c’è qualcosa che internamente o nel contesto, non funziona. E va trovato e va cambiato.
    Condurre un’azienda (oltrechè molto difficile come lei ricorda) ha il compito FONDAMENTALE di ripagare il capitale (finanziario e umano) investito. Credo che la passione per questo che per me non è solo un bene economico e che per lei è non solo poesia sicuramente ci accomuni ma,e qui la contraddico, DEVE assolutamente essere gestita a tavolino per non non trovarsi poi a scrivere cose mirabili ma a pancia paurosamente vuota.
    Buon pomeriggio.

  17. Le DOC sono troppe ed inutili. Faccio notare che molte non hanno neppure un Consorzio di Tutela funzionante e gli associati si contano sulle dita delle mani. A che senso tutto ciò? Qualcuno ci mangerà di sicuro!

    Per quel che riguarda il nuovo OCM c’è poco da dire. Su alcuni punti è molto chiaro, sul altri c’è un po’ di caos.
    E possibile consultare tutto il testo del nuovo OCM al link:

    http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:148:0001:0061:IT:PDF

    Sarà interessante leggere la prima regolamentazione europea in materia di viticoltura ed enologia biologica.

  18. aggiungo che, stando a quanto scritto nel nuovo regolamento OCM, questo “assalto alla diligenza” era da aspettarselo eccome. Il regolamento infatti dice che le denominazioni (DOCG, DOC e IGT) già presenti e riconosciute negli stati membri saranno automaticamente trasformate in DOP e IGP e conseguentemente protette assieme ai loro marchi:

    molto meglio venire inseriti sin da subito, no?! per modificare, sgrossare, sistemare c’è sempre tempo…

    …la follia di certe leggi…

  19. Per quanto mi riguarda, ringrazio ag, farò tesoro delle sue osservazioni Mi dispiace per gli altri piccoli coltivatori che non possono o semplicemente non vogliono fare l’equazione: + bottiglie vendute e + prezzo delle bottiglie= +fatturato.
    @ chiantigiano qualunque: si il prezzo da lei riportato per il Chianti è corretto, a mia conoscenza.

  20. cari signori,
    qui in meridione (a sud della cortina alpina) non c’è limite al peggio. Anch’io consiglio di reperire una ocm e leggerla, in particolare la prima proposta della commissario che ha tanto scandalizzato quelli che non temono di scomodare i nostri Maggiori per meritori fini valorizzativi. Sbaglierò ma mi fido molto di più della commissione europea piuttosto che dei nostri burocrati.
    Caro Cianferoni lei ha ben ragione. Rimane da riflettere su un punto. Non pensa che sia giunto il momento di compattare gli intenti lasciando un attimo le posizioni classificanti l’appartenenza contadina? Ovvero non pensa che ve ne sia una sola? Io conduco convenzionalmente ma non posso più permettermi il lusso di disquisire su Monsanto (non è una bestemmia), sento invece il bisogno di accorpare le esigenze che accomunano chi vive lo stato di appartenenza agricola. Ciò che si definisce come sistema nel settore della produzione vitivinicola, come rilevabile nel blog, da tempo riesce a produrre troppo poco rispetto a quello che consuma. Una zavorra alla capacità di produrre economia da parte delle realtà agricole contadine. Terreno minato questo! Più volte mi è stata rinfacciata la cronica incapacità strutturale di stare sul mercato. Se si abbocca a questo truffaldino gioco delle tre carte non si arriva da nessuna parte se non che io e lei ci ritroviamo a berci un bicchiere di quello buono e raccontarci quanto lei è più bravo perchè usa la zappa rispetto a me che avveleno tutti.
    Non serve, c’è un nemico e purtroppo non è la Monsanto!

  21. Buonasera.
    Che fa ora equivoca a comodo per il gusto della polemica gratuita? Le avevo anche fatto un sacco di complimenti……..
    In quello che ho scritto sopra c’è poco da equivocare: non basta mettere una sciarpa bianca per essere Fellini ma se si sceglie il mercato come fine del proprio lavoro c’è bisogno di stare NEL mercato, altrimenti se ne è fuori. Sono libere scelte ma responsabilità vuole che chi le fa ne sia consapevole.
    A proposito, conto di essere alla Leopolda e di presentarmi di persona.
    Buona serata.

  22. Caro Mutti, mi pare che le considerazioni che fa lei siano veramente valide. Non demonizzo il convenzionale naturalmente, voglio solo evidenziare un dubbio: perché i piccoli coltivatori si devono per forza inserirsi in una logica mercantile sacrificando la propria identità, che spesso non è fatta di profitto, ma di piccole soddisfazioni (che possono essere più soddisfacenti dell’andare nel ristorante a due stelle, pagando pietanze fior di quattrini o ostentare il potere del possedere). Per me e per lei mi pare sia molto meglio e soddisfacente bere un bicchier di vino (anche due o tre) al camino facendo chiacchiere… alla faccia del nemico.

  23. Andrea, Paolo, Corrado, grazie per i vostri interventi, ma per favore cercate di essere un po’ più chiari e di farvi capire anche da chi legge questo blog… ed i vostri commenti non sempre comprensibili…

  24. Buongiorno.
    Gentile Dottori, puntualizziamo una volta per tutte: io l’unica certezza che ho è quando vedo un cliente soddisfatto che chiede (perchè conosce), compra (perchè ha soldi) e soprattutto RI-compra (perchè è piaciuto) una bottiglia di vino (come vede da solo sono ben tre passi complementari e indispensabili). Solo allora si è fatto un buon lavoro, tutti. Tutto il resto è fuffola.
    Buona giornata.

  25. gent.mo ag,mi perdoni,.. FORSE… il cliente chiede ( perchè” ha visto una guida”);compra ( perchè ha tanti soldi).. e soprattutto RI-compra perchè ha ri-letto ”la guida” (a pagamento)..avendogli ”dato a bere” qualsiasi cosa che il potente crede

  26. Buonasera.
    Vede, signor Chiantigiano, di qualunque qui c’è sicuramente la sua interpretazione di quello che io ho scritto. E qualunque e piccino (in tutti i sensi, soprattutto quelli lati) c’è la mentalità dei bottegai che (conti alla mano) hanno rovinato le nostre (perchè io ci sono nato) città e borghi.
    Buona serata.

  27. Buona sera.
    Vede Michele, non necessariamente chi lavora in una bottega è un bottegaio, esattamente come non tutti coloro che coltivano una vigna sono imprenditori e come l’appellazione DOC/DOCG serve a garantire vini di qualità superiore.
    Spero di essere stato chiaro.
    Buona serata.

  28. Questo post sta andando fuori tema (come giustamente ha fatto notare Franco Ziliani) e non avrei voluto intervenire ma, caro ag, il suo discorso è abbastanza scontato. In ogni lavoro c’è chi lo fa bene, c’è chi lo fa meno bene, o addirittura male, ma con questo non si può criticare chi non ha successo, dandogli di “bottegaio”, o lodare chi ha successo. Le cose spesso sono più complesse di quanto si immagina. Finisco qui.

  29. Io non capisco, scusate, sono di coccio.
    Come facciamo ad appoggiare il sistema delle DOC, che, cito uno fra tutti ma il caso non è isolato, nel disciplinare del Dolcetto d’Ovada DOC si permette una produzione di 90q/ha per destinarne poi solo 80 alla DOC: dico io ma non sono le stesse viti che sono state caricate a 90q/ha quelle da cui si trae 80q/ha di D.O.C.? Come può cambiare la qualità del prodotto allora tra gli 80 doc e i 10 non doc? Oppure l’onnicompresivo limite che si trova per esempio nel Barbera, come se una vigna di pianura e una di collina su due impasti diversi e due esposizioni diverse pareggino i livelli qualitativi attraverso l’equazione della quantità.
    Salgo quindi di uno scalino e mi dico: ma come sono state fatte le DOC? Beh, rispondo: facendo la fotografia di un mondo vitivinivolo in un dato momento storico. Poi alcune si sono evolute, altre sono rimaste tali e quali e altre sono nate da zero, dopo.
    Nelle mani del consumatore però mi pare che ormai servano tutte a poco, come a poco servono le guide e i riconoscimenti (Oggi se dopo la prima volta che il consumatore compra il vino non risponde alle attese si genera persino il rischio di trovare commenti contrari sui vari blog!!).
    Se non si esce dall’azienda e si parla direttamente ai propri clienti, aprendosi al confronto totale [bell’esempio quello di poggioargentiera, che ha dimostrato anche avere un’ottima contabilità] ed offrendo prodotti di qualità e coerenti con la propria filosofia.
    Al signore che a 180 Euro/hl si considera sottocosto dico che forse dovrebbe vendere in bottiglia e difendere meglio il valore del suo prodotto, perchè se a quella cifra è sottocosto sul mercato dello sfuso forse è meglio uscire da quel mercato.

    P.S.: Dalle mie parti a quelle cifre si portano a casa dei signori vini (per chi ama queste classifiche, su appezzamenti con rese 60q.li/ha) altro che sottocosto!

    Concludo dicendo: resto perplesso circa la decisione intrapresa sui Vini da Tavola e la corsa alle DOC / DOCG: potendo indicare l’annata e la varietà di UVA, mi domando, non c’è il grosso rischio che si azzeri il peso delle DOC e delle DOCG?

  30. ..vede ,gent.mo ag,per far capire meglio”uno qualunque”lei dice che praticamente è soddisfatto del suo lavoro solo quando…….il cliente(anche lui soddisfatto) chiede,ad esempio, una bottiglia di DOC ”ULTIMO MINUTO”(magari di moda in quel momento);ha i soldi;e compra(sempre ad esempio)e/o ricompra la DOC ”ULTIMO MINUTO”….tutto il resto potrebbero essere ”fuffole”?Ma non è questo il modo di pensare di chi ,sempre ad esempio ,”ha rovinato città e borghi”?

  31. ..vede ,gent.mo ag,per far capire meglio”uno qualunque”lei dice che praticamente è soddisfatto del suo lavoro solo quando…….il cliente(anche lui soddisfatto) chiede,ad esempio, una bottiglia di DOC ”ULTIMO MINUTO”(magari di moda in quel momento);ha i soldi;e compra(sempre ad esempio)e/o ricompra la DOC ”ULTIMO MINUTO”….tutto il resto potrebbero essere ”fuffole”?Ma non è questo il modo di pensare di chi ,sempre ad esempio ,”ha rovinato città e borghi”?

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