Gaja torna a parlare del “caso Brunello”, ma cosa vuole dire?

Leggete qui per favore e aiutatemi a capire cosa voglia dire Angelo Gaja con questa improvvisa uscita sul caso Brunello pubblicata oggi dal blog I numeri del vino.
Confesso che io non riesco proprio ad interpretare il Gaja pensiero e a cogliere eventuali segnali in codice… Insomma, a quale “nuora sta parlando perché suocera intenda”?

0 pensieri su “Gaja torna a parlare del “caso Brunello”, ma cosa vuole dire?

  1. Sarò molto “ingenuo” ma l’interpreto “Cominciate ad applicare correttamente i disciplinari e, se non riusciamo a stare nel disciplinare, facciamo cambiare…”. Certamente ho interpretato male, e me ne scuso…

  2. Mah, il ragionamento non fa una grinza. Gaja giustamente sottolinea che l’indagine senese rappresenta un doppio e pesantissimo precedente.
    1) precedente di indirizzo: se vuole, oggi l’autorità giudiziaria può indagare con la volontà di andare a fondo e senza il rischio di restare invischiata in pastoie burocratiche, cavilli regolamentari e zone d’ombra interpretative;
    2) precedente tecnico analitico: esiste un metodo tecnico a cui la magistratura può affidarsi (e questo fa tabula rasa sulle discussioni sull’affidabilità del metodo stesso, la cui efficacia è sancita ope legis dalla magistratura medesima) per fare gli accertamenti.
    L’effetto combinato dei due precedenti, continua Gaja, è che lo spazio di manovra reso finora possibile da quell’insieme di furberie, magheggi, astuzie commerciali e di cantina, vie di fuga magari lecite ma sempre sul filo dell’illegalità, pratiche di arricchimento e correzione, insomma tutto l’apparato su cui fino a oggi i produttori hanno potuto contare per “aggiustare”, se necessario, i vini, si riduce drasticamente.
    Ne consegue che i costi di produzione dei vini “corretti” saliranno, perchè aggirare o “assecondare” le norme sarà più difficile e pericoloso. Ne conseguirà che i prezzi franco azienda saliranno e, pertanto, anche quelli al pubblico.
    Pertanto Gaja avverte i colleghi e dice: il vento è cambiato, se volete continuare a produrre vini “aggiustati” rassegnatevi a farlo a costi bel più alti di prima (con gli inevitabili riflessi sul mercato e la riduzione della forbice con correnziale con i vini prodotti regolarmente), ammesso che ancora vi convenga; e/o (perchè le cose non sono alternative, ma potenzialmente parallele) affrettatevi a cambiare in senso meno restrittivo i disciplanari vigenti, perchè da ora in poi sarà impossibile contare su quelle “tolleranze” chimiche e organolettiche che finora erano state tacitamente accettate e/o non erano tecnicamente/giuridicamente individuabili.
    Condivisibile o meno che sia, il messaggio mi pare questo.
    Vi ricordate che disse una decina di anni fa Gianni Agnelli? “La festa è finita”. Ecco, secondo me Gaja vuol dire la stessa cosa a proposito dei vini a doc e docg.
    Se poi si vuole interpretarlo molto maliziosamente, si può anche immaginare che più ampiamente intenda dire: “Aggiornatevi, adeguatevi al nuovo stato di fatto, affinate le armi”. Ma di questo non esiste prova.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  3. sono all’estero e di questo scandalo di montalcino,sinceramente i mei colleghi mi hanno riempito la testa,fino a farla esplodere.
    ma sul pensiero di gaja rimango un po’ perplesso,dice e non dice, attacca il fatto dei vini venduti a poco prezzo,perche’ non pensa che e’ lui che li vende troppo cari(e con questo non discuto la qualita’ dei suoi vini), e poi,cos’é,gli mette paura il controllo troppo sicuro di una macchinetta?il rincaro del prezzo dei vini,per l’utilizzo di una tecnologia? non capisco il suo pensiero,tanto alla base di tutto,chi paga il prezzo dello scandalo,della nuova tecnologia,dell’aumento delle regole e dei controlli nel far rispettare gli statuti delle doc e docg li paga il consumatore!

  4. Altrove, ovvero sul forum del sito Internet del Gambero rosso, dove si sta sviluppando un’interessante discussione (vedi http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?f=13&t=53285&sid=f6e056587d2bfcfa561ad1e47bd65243 ho postato questo commento scherzoso: a me colpisce molto questo passaggio del ragionamento di Gaja, quando dice “la stessa analisi può anche essere estesa ad accertare che nei vini a DOC ed a DOCG, ove si contempli l’impiego del 15% di altre varietà, la percentuale non venga abusivamente dilatata”. Mi sto chiedendo a quale denominazione stia pensando, forse a quella Langhe Nebbiolo che accoglie i suoi ex crus di Barbaresco? Cosa teme Gaja, che qualcuno scopra che di Barbera, quell’uva che la Doc Langhe Nebbiolo gli consente di aggiungere al Nebbiolo sino ad una percentuale del 15%, ne aggiunge ancora di più?

  5. Caro Franco,
    mia traduzione e commento.
    “A differenza della Francia, l’Italia prescrive in tutti i disciplinari dei vini a DOC e DOCG percentuali di impiego delle varietà di uva autorizzate alla loro produzione. Al fine di contrastare la violazione di detta norma, e quindi di contrastare la frode commerciale, vi è tutto uno schieramento di provvedimenti che nel tempo si sono dimostrati di scarsa efficacia: analisi del vino nel corso del processo di maturazione in botte, degustazione organolettica, controlli da eseguire su di una pletora di registri, applicazione sulla bottiglia di contrassegni di stato o di sigilli di garanzia …”
    Traduzione: le leggi italiane sono un po’ strettine e piene di controlli e controcontrolli inefficaci.
    Commento: Le leggi sono efficaci se ed in quanto siano state scritte da individui con conoscenza della materia e con un livello medio di intelligenza superiore alla media. Posto che il produttore vitivinicolo italiano (giustamente) ha sempre rivendicato l’unicitá e l’identitá del proprio territorio, la legge (giustamente) rispetta (o meglio rispettava gli ultimi interventi legislativi sono abomini di aumento percentuale uva ad ettaro producibile e dell’uso di varietali atipici e di altri papocchi ed intrugli). Comunque posto che la prima condizione sia stata rispettata (ed ho i miei dubbi) manca peró un elemento fondamentale: i controlli in Italia sono stati per molti anni solo formali non reali (almeno per molti famosi produttori, per i piccolini l’effetto invece é stato opposto – con un rapporto con la pubblica amministrazione che é oserei dire vessatorio).
    “Nell’indagine in corso a Montalcino la Procura di Siena riconosce valido il metodo di analisi messo a punto dal laboratorio Enosis di Donato Lanati che è in grado di accertare nei vini, posti sotto sequestro, la presenza di altre varietà anziché del 100% di Sangiovese. Non era mai avvenuto prima che questo tipo di analisi venisse utilizzato dagli organi di controllo al fine di accertare la corrispondenza varietale di un vino a quanto prescritto dal disciplinare di produzione.
    La stessa analisi può anche essere estesa ad accertare che nei vini a DOC ed a DOCG, ove si contempli l’impiego del 15% di altre varietà, la percentuale non venga abusivamente dilatata.”
    Traduzione: “porca vacca si sono accorti anche qui che si puó risalire al varietale di origine!!”. Ma allora facciamolo per tutti.
    Commento: la festa é finita bisogna rigare dritto.
    “L’applicazione su larga scala del metodo di analisi dinanzi citato introdurrebbe non poche novità: gli imbottigliatori, prima di perfezionare l’acquisto all’ingrosso di un vino, avrebbero la possibilità di verificarne la corrispondenza al disciplinare di produzione; verrebbe semplificato e migliorato il farraginoso sistema di controllo in atto per i vini a DOC e DOCG; diverrebbe finalmente possibile eseguire i controlli a valle, e cioè su campioni di bottiglie prelevate direttamente dal mercato, anziché continuare eternamente a chiedersi come diavolo facciano bottiglie di Chianti, di Barbera Piemonte, di Nero d’Avola … ad essere vendute al pubblico a prezzi indecentemente bassi.”
    Traduzione: “porca vacca si sono accorti anche qui che si puó risalire al varietale di origine!!”. Ma allora facciamolo per tutti. Quando un vino ha dei costi franco cantina veramente bassi non puó essere vero.
    Commento: la festa é finita bisogna rigare dritto. Giusto che non si puó andare cosí bassi con certi prezzi ma nemmeno cosí in alto con altri (ogni riferimento a fatti persone o cose é casuale). Se i vini si fanno sul serio … costano anche meno… non si reimpiantano le vigne ogni 12 anni non si cambiano le barriques, ogni 3 si usa la botte grande (che se la sai pulire la tieni per 25 anni) non esistono lieviti “selezionati” dal onnipposente homoferinkus atque kiocciolinikus di turno via pure loro) etc etc.
    “C’è però anche l’altra faccia della medaglia a creare preoccupazione: che nascano arbitrarietà oppure esploda il contenzioso tra organi di controllo e produttori; che crescano le pressioni per ottenere la modifica di disciplinari ritenuti troppo rigidi mentre l’autorità competente per la loro approvazione sarà nel frattempo trasferita a Bruxelles; che cresca la disaffezione per i vini a DOC e DOCG in favore di vini a marchio aziendale; che il metodo di analisi riconosciuto in Italia venga adottato anche da laboratori esteri al fine di verificare la corrispondenza ai rispettivi disciplinari di produzione di vini italiani importati nei loro Paesi.”
    Traduzione: “porca vacca si sono accorti anche qui che si puó risalire al varietale di origine!!”. Ma allora facciamolo per tutti. Chiaro che se i vini d’origine non si sanno fare si cerca (e si sta giá facendo) di cambiare la legge = le denominazioni perdono valore ed il patrimonio della tradizione viene perso (mantenuto solo da alcune aziende agricole fedeli custodi delle stesse).
    Commento: quanto descritto sta giá avvenendo. Molti produttori di qualitá per il rispetto della tradizione hanno sbattuto la porta ai consorzi DOC e DOCG il che é sintomatico. In quanto alla tipologia dei controlli viene adottata da tempo in altri paesi.
    “Un fatto è certo: con il precedente della Procura di Siena, per i vini italiani a DOC e DOCG non può più essere tutto come prima.
    Occorre che i produttori ne prendano coscienza accogliendo positivamente il salto di qualità (e di prezzo) da compiere, ritrovando coesione ed unità di intenti e contribuendo ad ispirare i cambiamenti che si renderanno necessari.”
    Traduzione: “porca vacca si sono accorti anche qui che si puó risalire al varietale di origine!!”. Ma allora facciamolo per tutti. Ergo: Alziamo i prezzi… tanto l’economia é prospera…
    Commento: per cortesia se non sapete fare i vini di territorio (declamando che li state facendo) fate altro. Vero é che se rimanessero solo i vini veri, di vino ce ne sarebbe ben poco in giro

  6. beh, Ivan, lui per i suoi pregiatissimi e costosissimi cru, Sperss, Sorì e Costa vari, dal disciplinare di Barolo e Barbaresco era scappato, trovando rifugio nel più accogliente e permissivo disciplinare del Langhe Nebbiolo…

  7. Ma dopo essere stati a confronto con Gaja si ottiene il biglietto d’ingresso al World Economic Forum di Davos?

    Si potrà parlare di disciplinari con Bill Gates e Putin ( che aprirà il forum)?

    Allora voglio Gaja al posto di Frattini!

    Gianni “Morgan” Usai

  8. Signori siamo seri,ma come si fa a dire aumentiamo i prezzi con l’aria che tira. Se poi tutto questo e’ un scusa per degli aumenti allora vuol dire che si fa la scelta di uscire da mercati che vogliono sempre piu vini con prezzo-qualita’ e che sono legati alla tradizione-diversita’ italiana. Guardando i numeri del mercato ci si rende conto che i vari Langhe, Supertuscan e vini vari prodotti con vitigni internazionali sono in caduta libera,gli importatori in Usa hanno i depositi pieni,i ristoranti idem e per vini che prima per un’allocazione si facevano i duelli oggi le richieste sono crollate. Signori il mondo del vino da questa crisi ne uscira’ completamente stravolto e purtroppo chi era abituato a champagne e caviale dovra’ cominciare a prendere in considerazione qualche tozzo di pane accompagnato da qualche buona cipolla. Salutoni

  9. Be’, credo proprio che queste notizie provenienti dalla Grande Mela non possono che confermare l’impressione di molti, più volte dichiarata, oltre che quella del sottoscritto: in tempi di vacche grasse, è facile puntare alle stelle…
    Oppure: per quanto robusto, qualunque pallone gonfiato troppo prima o poi scoppia.
    Non lo dico con soddisfazione, anzi. Quando si parla di recessione siamo tutti coinvolti, ma questi periodi credo che non facciano solo male: possono essere l’occasione per ritornare con i piedi per terra.
    Con Buona Salute per tutti.

  10. Penso sia utile la riflessione di Gaja. L’applicazione inevitabile e positiva del nuovo metodo di analisi a tutte le denominazioni, porterà molti vantaggi ma probabilmente ci saranno alcuni disciplinari da tarare. Ovviamente non da modificare, ma alcune tolleranze in più quando aumenta la precisione analitica è ragionevole metterle.

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