Ora Farinetti si “diverte” con la Fontanafredda: ma che fine hanno fatto i progetti di rilancio della Borgogno?

Leggo sul numero del 13 gennaio del settimanale Bra oggi una simpatica intervista fatta dalla giornalista Elisa Broccardo al patron di Eataly Oscar Farinetti.
L’occasione è la pubblicazione di un libro, (l’ennesimo, dopo quello, Il mercante di utopie, la sua biografia, “scritto da una professionista, Anna Sartorio. Io ho solo messo a disposizione la mia storia e il mio pensiero per realizzarlo”), che raccoglie le migliori 120 pubblicità del food store torinese, e nel corso dell’intervista la Broccardo non ha mancato di interrogarlo su molte altre cose, dalle sue idee sulla promozione del tartufo bianco di Alba, al suo concetto di comunicazione ad un eventuale suo “zampino” nell’ormai prossima campagna elettorale di Alba.
Si è parlato, naturalmente, anche di vino, o meglio del suo impegno alla Fontanafredda di Serralunga d’Alba, di cui nel 2008 è diventato amministratore delegato e co-proprietario. Alla domanda su “come influirà la sua esperienza passata nel suo nuovo impegno nel settore vitivinicolo” – non dimentichiamo che Farinetti è impegnato, in diversa misura e con diverse quote, in svariate aziende, dalla franciacortina Monte Rossa alla veneta Serafini & Vidotto, alle piemontesi Castello di Santa Vittoria, San Romano a Dogliani, Brandini a La Morra, sino alla più nota e prestigiosa, la Borgogno a Barolo – il patron di Eataly ha risposto: “diciamo che mi piacerebbe molto divertirmi con il vino: è un campo in cui è difficile emergere, come tutti quelli caratterizzati da un’ampia offerta. Eppure per Fontanafredda questo obiettivo è abbastanza facile. Abbiamo la sostanza: le più belle vigne del mondo, i tre migliori cru, un villaggio bionaturale che è un’importante risorsa”.
Ora, capisco benissimo l’entusiasmo e l’impegno che Farinetti sta dedicando alla storica tenuta di Serralunga d’Alba, e la sua volontà di farne qualcosa di speciale, come testimonia (leggete qui) l’aver portato un cuoco geniale e straordinario come Cesare Giaccone, ovvero Cesare di Albaretto Torre, nelle cucine del ristorante ospitato nell’antica casa della Bela Rosin, e sono consapevole, come lo stesso Farinetti sottolinea nell’intervista, affermando “Io amo fare progetti, l’ultimo in ordine di tempo è quello legato a Fontanafredda”, che questo della Fontanafredda essendo il più recente “giocattolo” che si è regalato possa essere quello che al momento l’appassioni di più, ma dichiarando che alla Fontanafredda hanno “le più belle vigne del mondo, i tre migliori cru” (il che sarebbe tutto da dimostrare, pur con tutto il rispetto dovuto soprattutto al Lazzarito…), non finisce per il far passare in secondo piano la Borgogno, i suoi vigneti ed i suoi vini?
Come già mi chiedevo in novembre (leggete qui), possibile che sia già finito “l’innamoramento” farinettiano per la storica azienda di Barolo acquistata a fine 2007, e soprattutto svaniti nel nulla i grandi progetti di rilancio di un marchio che aveva bisogno, pur nella continuità stilistica e nella fedeltà all’idea del Barolo tradizionale, di essere rilanciato con nuove idee, nuovo slancio, nuovo entusiasmi e, concetto farinettiano come pochi altri, ottimismo?

0 pensieri su “Ora Farinetti si “diverte” con la Fontanafredda: ma che fine hanno fatto i progetti di rilancio della Borgogno?

  1. Dal punto di vista strettamente del marketing Fontanafredda ha un potenziale commerciale enorme, sicuramente almeno 10 volte superiore a Borgogno. Mi pare normale per un imprenditore mirare a fare cassa con un brand più facilmente sfruttabile per poi dedicarsi a Borgogno con la dovuta calma

  2. a Barolo c’erano molte aspettative per il rilancio della Borgogno e per un ruolo importante di questa storica azienda nel panorama delle aziende con sede a Barolo, ma dopo un anno molti si chiedono cosa sia cambiato dopo l’acquisizione della Borgogno da parte di Farinetti…

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