Rosso di Montalcino 2006 Campi di Fonterenza

Manca ormai meno di un mese all’appuntamento con Benvenuto Brunello (per la stampa il 20 e 21 febbraio, per il pubblico locale domenica 22, per gli operatori lunedì 23), ovvero con il tradizionale evento (più kermesse che banco d’assaggio professionale) nel corso del quale verranno presentate le nuove annate dei vini di Montalcino: Brunello 2004, Rosso di Montalcino 2007, oltre a qualche Brunello riserva 2003 e alle nuove annate degli altri vini minori, ovvero Moscadello di Montalcino e Sant’Antimo.
Non ho idea di quanti saranno quest’anno i produttori presenti nella tensostruttura piazzati all’interno della Fortezza, ma oltre ai tradizionali assenti (ad esempio Case Basse e Giulio Salvioni) questa edizione fa registrare le defezioni di alcune aziende che seppure piccole per dimensioni hanno dalla loro un livello qualitativo e una capacità di esprimere la “voce” dei rispettivi terroir che le rende comunque protagoniste, a pieno diritto, del panorama produttivo ilcinese.
Non saranno difatti a Benvenuto Brunello quattro aziende accomunate da un legame di amicizia tra i loro proprietari e da una comune idea di viticoltura “naturale” che solo per comodità potremmo definire biologica o biodinamica, e cioè le aziende Campi di Fonterenza, Podere Salicutti, Pian dell’Orino e San Giuseppe-Stella di Campalto.
Gli appassionati avranno però occasione di poter degustare ugualmente i loro vini (e si tratta di un’occasione importante, perché ci sarà la prova d’esordio, con il Brunello 2004, di Campi di Fonterenza e San Giuseppe Stella di Campalto) recandosi presso l’Enoteca Osticcio di via Matteotti 23 sabato 21 e domenica 22 dalle 15 alle 19 e lunedì 23 dalle 11 alle 19 (per informazioni tel. 0577 848271 e-mail).
Chi scrive conosce bene e apprezza i vini di queste aziende condotte innanzitutto da donne e uomini di grande personalità e carattere e di saldi principi, prima che bravi viticoltori e vinificatori, e pensa che su produttori come questi possa basarsi la riscossa, dopo lo scandalo dello scorso anno (a proposito: scommettiamo che prima di Benvenuto Brunello ci saranno novità dalla Procura di Siena?), del Brunello.
Apprezzo i loro vini e ho già scritto in passato di loro (ad esempio, quattro anni fa, leggete qui, del Rosso di Montalcino di Stella di Campalto, e sono convinto che gli appassionati di vini profumati di
Sangiovese e di terroir ilcinese possano considerarli, come accade del resto con i vini di altri produttori che operano con serietà e lealtà a Montalcino, delle realtà di riferimento.
Per portarmi avanti, sperando di rimanere “folgorato” anche dal loro primo Brunello, ho voluto ri-assaggiare il Rosso di Montalcino, annata 2006, di una delle quattro aziende, un’azienda tutta al femminile, Campi di Fonterenza, dove operano due gemelle, Francesca e Margherita Padovani, figlie della mia cara amica Silvana Biasutti, che sono presenze costanti nelle manifestazioni, in Italia e all’estero, dove sono protagonisti i “vini naturali”, da Vinissage ad Asti a Bio&Dynamica a Merano a Vins de Vignerons a Fornovo di Taro al Salon Vin Passion des amis de la Cugnette a Lyon a Vini Naturali in programma a Roma nei prossimi giorni.
Dalla loro piccola ma ben attrezzata cantina posta in Sant’Angelo in Colle – l’azienda è stata acquistata dai genitori nel 1975 – le sue sorelle (gemelle) Padovani ottengono vini il più naturali e meno interventisti, in vigna e cantina, possibili, a proposito dei quali tecnicamente ci dicono che “non vengono inoculati lieviti starter o batteri malolattici. L’utilizzo della solforosa è in discussione in azienda, per il momento ci proponiamo di diminuire il più possibile la sua presenza che ad oggi viene utilizzata in fermentazione ed imbottigliamento”. In fase di vinificazione sono utilizzati tini-botte troncoconici in rovere di Slavonia e fermentini di acciaio, mentre per l’affinamento dei vini utilizzano, a seconda della tipologia, tini-botte (18hl-38hl), botti (23hl), tonneaux, e barriques.
Che dire del loro Rosso di Montalcino 2006 per il quale denunciano una resa per ettaro di 50 quintali, una macerazione di 30 giorni e un affinamento, protratto per venti mesi circa in botti di rovere di Slavonia da 37 ettolitri?
Che non è vino semplice e ruffiano, giocato esclusivamente sulla piacevolezza e sulla succulenza del frutto, come è il caso di tanti Rosso di Montalcino (denominazione che personalmente amo molto, ma che costituisce un contenitore al cui interno si trovano cose profondamente diverse tra loro) ma un vino di buona complessità dotato di un ammirevole “sense of terroir” che fa chiaramente capire insomma che non potrebbe che provenire dall’area di
Montalcino.
Colore rubino violaceo squillante, si propone con un naso aperto, fragrante, nitido, di ampia tessitura, con una dolcezza del frutto (una ciliegia succosa e ben polputa) che si completa e diventa ancora più intrigante grazie alle note di macchia mediterranea, di alloro, gladiolo e iris, pepe e ginepro che vanno a comporre un insieme compatto, multistrato e cremoso.
La bocca è piena, succosa, di grande nerbo e dinamismo, sostenuta da una ottima struttura tannica, ben presente ma non aggressiva, da una netta componente terrosa e da una presenza minerale che rende il vino molto interessante e ricco di sfaccettature e dotato di un carattere spiccato quasi “brunelleggiante”.
Da sottolineare l’equilibrio tra tutte le componenti, l’eleganza, la godibilità e la piacevolezza di beva nonostante un tenore alcolico importante nell’ordine dei 15 gradi che non diventa mai protagonista e non prevale mai.
Complimenti alle gemelle Padovani, sono vini come questi che fanno e faranno sempre più la nobilitate di Montalcino! 

0 pensieri su “Rosso di Montalcino 2006 Campi di Fonterenza

  1. Sig. Ziliani, avendo avuto occasione di fare conoscenza personale delle sorelle Padovani al Salon Vin Passion a Lione, e di assaggiare i loro vini, non posso non unirmi ai Suoi complimenti a loro favore. Saluti.

  2. SIG. Ziliani le comunico che oltre ad unirmi ai suoi complimenti per le sorelle Padovani oggi avrò il piacere di assaggiare con alcuni amici il loro primo Brunello allietati anche dalla presenza della signora Francesca che mi ha promesso di farci gustare le loro confetture ( pazzesche …..) ah, dimenticavo forse anche il nuovo sangiovese …..
    Sig. Ziliani una gentilezza ho da chiederle : ci aiuti a districarci nel mondo dei vini naturali con una frequenza un po’ più maggiore di quella che lei già ci offre …. un saluto. VIAGGIARE DIVERSI E’ DIFFICILE . ( Nik 1952 )

  3. è bello sapere che a Montalcino c’è qualcuno che fa vino con profonda passione e consapevolezza. Ho incontrato Margherita Padovani poco prima di Natale volendo acquistare qualche bottiglia, e sono rimasto molto colpito dalla sua passione e dal suo modo di intendere e interpretare il vino. E soprattutto mi ha colpito il loro Rosso di Montalcino 2006: molto banalmente penso che i vini, come gli uomini, si dividano fra quelli che hanno qulacosa da dire e lasciano un segno, e quelli anonimi senza nulla parlare. Il Rosso di Fonterenza è un vino che torna alla mente, a cui si ripensa e che fa voglia di ribere al più presto.

  4. Caro Franco, è parecchio che non intervengo sul tuo blog. Però quando parli di Oltrepo o di vini naturali mi faccio vivo con passione.
    Lo spazio che viene dedicato dagli addetti ai lavori della carta stampata e dalla rete ai vini naturali (biologici, biodinamici) è sempre maggiore. In Francia, per esempio, la RVF (Revue du vin de France), che sino a qualche mese fa dedicava solo qualche articoletto a questi vini, nell’ultimo numero se ne occupa a più riprese e con grande convinzione.
    Non ci troviamo di fronte ad una moda o ad una trovata commerciale: la tendenza ad una viticoltura che bandisce pesticidi e pratiche di cantina forzate (usando un eufemismo) è ormai inarrestabile.
    Detto questo non posso che essere d’accordo con te nel parlar bene di queste donne del vino naturale che da anni apprezzo (parlo dei vini ma anche le signore sono assai gradevoli).
    Caro Franco, mi unisco a Fabio nell’invitarti a dedicare maggior spazio e convinzione a questi vini.
    Prosit
    Luciano

  5. Il brunello 2004 delle sorelle Fonterenza lo assaggiammo in anteprima a Fornovo lo scorso autunno e ci impressionò favorevolmente. Grande architettura e personalità da vendere.

  6. Confermo la piacevole impressione di vocativo. Ieri, alla degustazione dei vini naturali a Roma, l’assaggio del Brunello Fonterenza è stato sicuramente tra quelli maggiormente degni di nota…
    Devo dire che anche il loro sangiovese rosato non era mica male…!

  7. Egregio Ziliani, gli (quasi) accorati appelli dei lettori che mi hanno preceduto, nel chiedere maggior attenzione ai vini naturali, mi spinge nel domandare a Lei se non c’è un errore da parte degli Appassionati del vino.
    Non trova infatti sia un paradosso chiedere spazio per dei vini che dovrebbero già avere il massimo dello spazio: più che parlare di vini naturali si dovrebbe infatti tacere e mai nominare tutti quelli che non lo sono…
    Se non lo facciamo è perché forse non abbiamo ancora idee molto chiare?
    O è forse stiamo forse perdendo l’orientamento: da una parte vini muscolari, concentrati, forzati oltre il limite da gomme arabiche, tannini in polvere, irrigazioni forzate anche quando non servono (che piacciono tanto al consumatore dell’ultimo minuto) e dall’altra vini spesso torbidi, con puzze che definire tali è ancora poco ed un livello d’acetica ideale per condirvi l’insalata. (che piacciono tanto, o solo, a coloro che amano auto celebrarsi con sistemi pari a quelli dei cortigiani del re nudo… ).
    Nel mezzo del guado (vini ottimi, prodotti senza forzature ma senza tanto sbandierare tale prerogativa), almeno a leggere tanti commenti e riviste, sembra non vi sia nessuno…
    Eppure il vino che lei cita ne è chiaro esempio, naturale e buono anche senza fregiarsi del marchietto che lo certifica ai più. (paradosso colossale)
    In un momento di tale confusione mi farebbe piacerebbe conoscere il suo punto di vista.
    Grazie
    Alessandro

  8. Ottimi i vini delle Padovani; segnalo oltre che al rosso e al Brunello di Montalcino, Margherita e Francesca producono anche un cabernet particolarissimo figlio di quelle terre. Molto buoni sono anche i vini dell’amico Stefano di Terre di Salceta.
    Fedeli alla line.
    Tannico

  9. Ricevo dall’Enoteca Osticcio, che come ho scritto sopra organizzerà nei giorni di Benvenuto Brunello una degustazione dei vini di quattro aziende non partecipanti alla manifestazione, questa precisazione, che mi affretto a pubblicare, anche se nessuno, in verità, si è mai sognato di presentare questa piccola ed interessante iniziativa collaterale come un’alternativa o un elemento di disturbo alla grande manifestazione organizzata dal Consorzio del Brunello. Acciperbacco, come sono complicati a Montalcino… “Gentile Sig.Ziliani, grazie della comunicazione e grazie per la segnalazione sul suo blog. Vorremmo precisare che preferiremmo vedere ampliata la notizia che non le è stata riferita con precisione: da molti anni durante il Benvenuto Brunello anche noi, Enoteca Osteria Osticcio, presentiamo in degustazione gratuita una selezione di Brunello e di Rosso di Montalcino che alcuni nostri Amici Produttori ci presentano a loro volta gratuitamente. Tra questi Produttori, quest’anno, le quattro Realtà da Lei citate, ci hanno chiesto di presenziare personalmente alla degustazione dei loro Vini, nell’ambito della nostra iniziativa. Questa precisazione si rende necessaria per confermare lo spirito di sinergia e collaborazione con il Consorzio del Brunello che sempre ha contraddistinto la nostra attività. Con questa iniziativa riteniamo di dare il nostro piccolo contributo alla buona riuscita dell’evento. Grazie per la precisazione che vorrà fare. In attesa, cordialmente Tullio e Francesca Scrivani”

  10. Gentile Franco,
    sono Francesca Padovani di campi di Fonterenza. Mi sento in obbligo di fare anche io delle precisazioni, dato che il “malinteso” (se così si può chiamare) è nato tutto per “causa” mia . E’ stato un caso che lei leggesse sul mio sito e di conseguenza comunicasse questo incontro all’osticcio sul suo articolo che parlava del nostro rosso di montalcino e forse è giusto che lo sappiano tutti. Ho scritto sul nostro sito le informazioni utili per gli “amici” invitati, in modo tale che non dovessi perder tempo prezioso comunicando singolarmente a ciascuno dove trovarmi in quell’occasione.
    Capisco la sensibilità di Tullio e Francesca (della cui ospitalità siamo infinitamente grate)nei confronti del consorzio e della comunità di montalcino.
    Se è vero che sono molto grata agli Scrivani sono comunque altrettanto grata a Lei e il suo blog (che mi pare assai seguito) per aver riportato un’opinione così positiva dei nostri vini.
    saluti
    grazie

  11. gentile Francesca, riporto puntualmente anche la sua precisazione, come quella dei responsabili dell’Enoteca Osticcio. Continuo a pensare che non ci sia stato alcun “malinteso” o equivoco e di aver riportato correttamente la notizia (che tale é e resta) della possibilità di degustare presso la suddetta enoteca durante Benvenuto Brunello i vini di quattro aziende che hanno deciso di non partecipare alla manifestazione. La notizia l’avevo appresa sia dal suo sito, sia dalle comunicazioni via mail che mi erano arrivate da un paio di persone. Ora l’aver dato questa notizia diventa motivo (?) per precisazioni e distinguo, che a mio modesto parere sono del tutto eccessive e dimostrano quale sia il clima stranissimo, teso, sopra le righe che si respira, tuttora a Montalcino. Una situazione assurda dove l’iniziativa di un’enoteca e di quattro produttori, che sino a prova contraria saranno anche liberi di prendere delle iniziative senza dover chiedere preventivamente il “permesso” alle Autorità, diventa un “caso”. Eviterò pertanto di dare notizia di altra iniziativa in programma durante Benvenuto Brunello, nel pomeriggio di sabato. Non vorrei incorrere nelle ire né degli organizzatori, con i quali non ho un grande feeling, né delle Potenti Autorità Locali… Mala tempora currunt (ancora!) a Montalcino…

  12. Chi avesse voluto assaggiare o riassaggiare i Brunelli di nuova emissione di Fonterenza e Podere San Giuseppe aveva la possibilità di farlo, ieri ed oggi, in quel di Agazzano (PC), di cui mi ha colpito l’imponente ricordo di antichi fasti: l’ albergo (Il Cervo?) nella piazza principale.
    Poco distante la Rocca Anguissola Scotti ha ospitato la prima edizione di Sorgentedelvino Live, mostra dei vini naturali di territorio e tradizione: interessante connubio, con qualche infiltrato, tra aderenti alle varie diaspore del vino natural, vero e rinato, che tra un mese riprenderanno la loro distanza nelle tre rassegne a margine del Vinitaly dedicate ai vini bio-biodinamici.
    Da curioso girovago, libero bevitore (con moderazione), ormai da anni convinto che il futuro della bevanda di Bacco sia ormai imprescindibilmente legata all’abbandono di tecniche invasive in vigna ed in cantina (niente pesticidi, lieviti indigeni ed uso contenuto della solforosa) partecipo volentieri a queste mostre-mercato, occasione per l’acquisto di qualche bottiglia difficile da trovare in enoteca.
    Venendo alle nostre signore del vino da pochissimo cimentatesi con il Grande Brunello, debbo dire che sono riuscito (domenica mattina) ad assaggiare solo quello di Francesca Padovani (Fonterenza) e debbo dire che condivido le note assai positive di Franco. Quanto a Stella di Campalto, arrivata con grave ritardo, non posso dire di averne potuto assaporare il suo nuovo gioiello. La temperatura del vino troppo fredda impediva qualsiasi degustazione. Vuol dire che continuerò per qualche tempo ancora a gustarmi il suo meraviglioso Rosso 2005, adesso all’apice, e di cui mi rimane ancora una bottiglia. Mi permetto una piccola nota sul prezzo per niente promozionale (€ 52) del Brunello del Podere San Giuseppe.
    A poca distanza dalle signore del Brunello si potevano assaggiare gli stupendi Baroli La Rocca e La Pira 2001 e Vigna Rionda 2004, nonché il Barbaresco Pajé 2000 di Luca Roagna (I Paglieri di Barbaresco).
    Prosit.
    Luciano

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