Rosso di Montalcino 2006 Gianni Brunelli

Come logica e buon senso prevedevano, anche se so che la curiosa idea di dichiararmi persona non gradita era stata in considerazione, alla fine, come accade da diversi anni a questa parte, sono stato invitato a partecipare, come moltissimi altri giornalisti, a Benvenuto Brunello, anteprima della nuova annata del celeberrimo vino base Sangiovese prodotto a Montalcino, che si svolgerà nel borgo toscano il prossimo 20 e 21 febbraio.
Intendiamoci, non è obbligatorio, né tassativo invitare me, come qualunque altro collega, ed il Consorzio del Brunello di Montalcino è ovviamente libero di invitare, secondo sue personali valutazioni, chi vuole. Anche se sarebbe stato diciamo “singolare”, diciamo così, “dimenticarsi” di invitarmi oppure scientemente decidere di non farlo, dopo un 2008 che mi ha visto attivamente impegnato nel raccontare, anche se la cosa a parecchi a Montalcino non è garbata molto, tutti i risvolti e le sfumature dell’affaire che da otto mesi (e la vicenda non può dirsi di certo conclusa, mancando ancora il pronunciamento, con eventuali rinvii a giudizio e proscioglimenti, della Procura di Siena), vede la nota località vinicola collinare al centro dell’attenzione…
Sono molto curioso, dopo tante parole spese per condannare comportamenti indifendibili, tentennamenti, giustificazionismi e per raccontare infine come i produttori abbiano scelto definitivamente (anche se qualcuno in questi giorni prova ancora ad agitare le acque con proposte espresse fuori tempo massimo) la strada maestra del Sangiovese in purezza, di poter assaggiare, dopo i discutibili (per molti motivi) 2003 presentati lo scorso anno, dei Brunello che sulla carta, essendo di turno l’annata 2004 (classificata cinque stelle, ovvero annata super), dovrebbero essere di eccellente livello.
Che a Montalcino tornino a parlare e a dare alta prova di sé i vini, è una prospettiva che dovrebbe rallegrare chiunque, considerando che nonostante la crisi e la recessione in atto (domanda: per Benvenuto Brunello saranno finalmente resi noti i dati sull’export 2008?), è il mondo intero, che in questi anni ha reso il Brunello una stella di prima grandezza del firmamento vinicolo internazionale, ad attendere vini finalmente all’altezza del loro blasone e tali da giustificare la fama e gli alti prezzi richiesti.
Mi chiedo quale sarà l’atmosfera che respireremo questa volta (e non è escluso che a scaldarla ulteriormente possa provvedere la Magistratura con qualche uscita ad effetto proprio nell’imminenza della manifestazione), quali saranno le espressioni dei produttori, quali le loro parole.
Ci saranno sicuramente delle novità, ad esempio, come si può evincere dall’invito, la cena di gala del venerdì sera (che da diverso tempo chi scrive disertava) non si terrà più presso la notissima azienda a proprietà americana, ufficialmente perché nel Castello sono in corso lavori di ristrutturazione, ma in luogo ancora da indicare. E’ un cambiamento, dovuto a motivi di forza maggiore, che ha un suo significato, e che a me piace, perché non ho mai capito perché a Montalcino, in occasione di una manifestazione che riguarda tutti i produttori, si dovesse andare a parare, quasi a rendergli omaggio, in casa del più grande e potente…
Un’altra novità (brutta), mentre invariata resta la formula che prevede la caotica tensostruttura allestita all’interno della Fortezza, e le condizioni d’assaggio tutt’altro che ottimali, è che per la prima volta a Montalcino non potrò salutare un carissimo amico, uno dei produttori a mio avviso simbolo della denominazione, che è purtroppo venuto a mancare (com’è accaduto in questi giorni a Vasco Sassetti) lo scorso 15 novembre. Pensare Montalcino e Benvenuto Brunello senza l’asciutto, burbero sorriso di Gianni Brunelli, senza la sua voce a commentare, insieme all’inseparabile compagna Laura, lo svolgersi della manifestazione, gli eventi collaterali, i si dice, e ad invitarmi ad assaggiare, questa volta davanti a lui, i suoi vini, perché trasparisse anche dalla mia espressione, dal mio dirgli apertamente “bravo Gianni!”, il mio apprezzamento per il lavoro fatto, mi sembra una cosa assolutamente irreale. Come privare un posto e un accadimento di un vero genius loci, di uno dei personaggi, che se anche la sua azienda è piccola e la produzione contenuta, che ha contribuito, nei tempi dello sviluppo incontrollato e di una produzione dall’identità talora discutibile, a delineare un volto chiaro e riconoscibile e autentico del Brunello, costituendone (come ho detto più volte conducendo serate dedicate ai vini di Montalcino dove i suoi erano presenti e risplendevano di verità) uno dei saldi punti di riferimento, dei paradigmi.
Sarà dura entrare nella tensostruttura e non trovare Gianni e non potergli magari fare visita in cantina (dove ricordo una serata d’estate indimenticabile trascorsa degustando, insieme al collega Nicolas Belfrage, i suoi vini e mangiando una memorabile fiorentina) e sarà doveroso, da parte di tutti coloro che gli hanno voluto bene, fare sentire a Laura tutto il nostro affetto e rappresentarle come Gianni manchi tanto anche a noi.
In attesa di degustare il suo Brunello 2004 ed il Rosso di Montalcino 2007, (dubito profondamente che alle Chiuse di Sotto abbiano prodotto un Brunello riserva 2003) possiamo stappare le sue bottiglie e ritrovare magicamente quel piacere che vini schietti come i suoi ci hanno sempre regalato.
E’ quello che ho fatto, qualche giorno fa, con il suo Rosso di Montalcino 2006, uno dei Rosso più belli di un’annata che su questo altro vino di Montalcino si è espressa a livelli più alti, tale da indurmi subito dopo Benvenuto Brunello 2008 (leggete qui), ad invitare gli appassionati dei Sangiovese a concentrare le loro attenzioni su questi vini piuttosto che sui 2003 del “fratello maggiore”.
Un vino bellissimo sin dal colore, un rubino violaceo squillante, rilucente, vivo e poi di assoluta eleganza e suadenza sin dal primo effluvio aromatico, con la ciliegia succosa, la viola, l’iris ed il gladiolo, la macchia mediterranea, l’alloro, la terra bagnata e poi accenni di cuoio, pepe, grafite, polvere da sparo e pelo di selvaggina ed un filo di liquirizia a comporre un insieme inconfondibilmente toscano e ilcinese, di quella essenzialità che conquista. Altrettanto viva, composta, senza sbavature ed eccessi, calibrata, la bocca, con un attacco asciutto e nervoso, di grande freschezza e “sale” che apre ad un frutto dalla dolcezza ben polputa ma non ruffiana, con un sostegno tannico ben deciso ad innervare e rendere salda la trama, e poi il gusto, il sapore della terra, con venature minerali, quasi petrose, in evidenza a scandire il ritmo, a determinare l’ampiezza, la ricchezza di sapore, il dinamismo, l’energia ed il finale lungo, preciso, verticale, appuntito del vino.
Un vino essenziale, “di selva e di macchia”, schietto, di poche parole e tanta sostanza, proprio com’era Gianni…         

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