Trentino Marzemino 2007 Letrari

Non ho ancora pensato seriamente a come imposterò il mio discorso sul vino in questo 2009. Certo, di vino continuerò ad occuparmi a tutto tondo, a 360 gradi, visto che vivo del mio singolare lavoro di cronista del vino e di wine writer (celebrando i primi venticinque anni dal primo articolo, forse una lunga intervista ad Angelo Gaja o a Giacomo Bologna pubblicata sulla Gazzetta di Parma nel lontano 1984), dicendo, come d’abitudine, quello che penso, senza guardare in faccia a padrini e padroni, senza badare a convenienze ed opportunismi.
E magari ottenendo come “bel risultato” della mia battaglia sul Brunello di Montalcino, di quello che ho liberamente scritto a partire dal 21 marzo dello scorso anno (come un collega serio quale Luciano Pignataro ha avuto la cortesia e la correttezza di ricordare in questo bel ripasso di un anno di frizzi e lazzi dell’enogastronomia pubblicato, leggete qui, sul suo sito) sulla poco commendevole vicenda dello scandalo del più mediatico dei vini italiani, di perdere, per volontà dei capi, una collaborazione ad un giornale su cui scrivevo da più di quindici anni. Il tutto in base a quello che definirei, scherzandoci sopra, un enoico editto fiorentino-veronese.
Questo alla faccia di qualche bischero che ha scritto che con questa vicenda ci avevo guadagnato e mi ero fatto una bella pubblicità…
Nel corso di questo 2009 oltre a discutere dei problemi di cui il mondo del vino italiano soffre e che non mancherà di mettere puntualmente in evidenza, non si sa bene se per incoscienza o per autolesionismo, ho deciso che questo blog affiancherà sempre più alla consueta pars destruens dedicata alla critica di cose, personaggi, situazioni, mode, conformismi e furbizie, anche una cosiddetta pars costruens dedicata alla sottolineatura, in positivo, delle cose che vanno bene, degli uomini e donne del vino che fanno bene il loro lavoro, e dei prodotti, i vini, frutto della loro intelligenza e della loro fatica.
Troverete insomma, se avrete la voglia, la pazienza e la curiosità di continuare a leggermi, come avete fatto nello scorso 2008, quando sono state 385 mila circa le visite complessive a questo blog, più vini e produttori raccontati, più suggerimenti di prodotti da conoscere, da gustare.
Non saranno semplici “consigli per gli acquisti”, anche se di pubblicitario o “marchettaro” continueranno a non avere nulla, perché qui si segnalano solo vini gustati di persona, ma racconti e cronache di vini di cui scriverò solo perché mi sono piaciuti e per la gioia di condividere questo piacere con chi mi legge.
Non stupitevi (ma perché dovreste farlo se mi conoscete un po’?) se non vi proporrò, se non in rari casi, i soliti noti, quelli di cui tanti scrivono e naturalmente bene, perché dei mammasantissima del panorama vitivinicolo ed enologico italiano nella nostra repubblica delle banane, pardon, del vino, si deve scrivere solo in punta di forchetta e con elogi e punti esclamativi incorporati.
A me diverte di più, invece, scrivere di vini di cui magari la critica laureata si dimentica, dei cosiddetti “vini minori”, che spesso, ma non esclusivamente, sono espressione di vitigni autoctoni (leggere a proposito, qui, l’intervista a Francesco Falcone, autore di un bel volume che li vede protagonisti), e che esprimono l’esprit di terroir che non necessariamente saranno quelli, giustamente celebrati, del Barolo, del Barbaresco, della Valtellina, di Taurasi, dell’Etna o di
Montalcino, ma potranno essere anche quelli di zone meno mediatiche come il Trentino, il Garda bresciano, la Romagna dello schietto Sangiovese, o la Toscana della Vernaccia di San Gimignano. Per citare solo le prime che mi vengono in mente.
Non scriverò pertanto di testematte, vini seriali bolgheriani, oren(m)us aretini, nero d’avola corretti al Syrah, e dei soliti super wines, talmente super, per così dire, da sembrare parodisticamente altrettante “supercazzole supermaturate con scappellamento a destra”.
Quelli li lascerò volentieri, tutti, ad “enosboroni” ingenui e a chi vuol apparire à la page citando e parlando/scrivendo a sproposito di vini vacui proprio come i loro cantori.
Qui, sempre più, in questo 2009, troverete vini di sostanza, vini che hanno superato con me la prova del nove della piacevolezza, che si sono fatti bere allegramente oppure che ad uno o due giorni dalla loro stappatura (quando testati a casa) erano ancora in ottima forma ed in grado di farsi bere. Proprio il contrario che accade con troppe meteore e fuochi fatui enologici, con bellezze dell’asino che solo un’ora o meno dopo essere stati stappati svaniscono nel nulla e non lasciano più traccia di sé.
Uno dei primi miei vini del 2009, particolarmente adatto ad accompagnare i ravioli con ragù di funghi e le tradizionali copiose lenticchie con cotechino preparate per chiudere il 2008 bisesto, è stato un vino che sulle varie guide, quando viene recensito, viene liquidato in poche righe e descrizioni all’osso solo come un vino che completa la gamma dell’azienda produttrice, destinato più al consumo locale che all’export.
Sto parlando di uno dei vini più tipicamente trentini di una casa vinicola che illustra, con la sua storia più che trentennale, la migliore tradizione di questa regione tutta luci ed ombre dove le potenti cantine cooperative hanno oggettivamente fatto il bello ed il cattivo tempo, l’azienda che Leonello Letrari e la sua famiglia conducono, con eccellenti risultati, in quel di Rovereto.
Un vino, il Trentino Marzemino, che è simbolo di quella bellissima zona che è la zona d’Isera in Vallagarina e che sa tanto di storia, di tradizione, e fa pensare ad una cucina che ha nella luganega, nella carne salada, negli strangolapreti, nello smacafam, nel tonco de pontesel (a proposito leggi il bel volume La storia nel piatto di Francesca Negri) i suoi simboli.
Oppure (vedi foto) un vino perfetto da abbinare al classico spiedo, simbolo gastronomico della poco lontana provincia di Brescia.
Di Letrari non ho gustato la più ambiziosa selezione, bensì il Marzemino base persuaso che molto spesso i vini più semplici delle varie aziende siano i più diretti e sinceri, anche se devo dire che nella gamma, piuttosto vasta e articolata, di Letrari è difficile trovare un vino la cui esistenza non sia giustificata dai buoni risultati.
Colore rubino violaceo squillante, molto luminoso, il vino si propone con il naso tipicamente vinoso-fruttato-selvatico tipico di questa bella varietà trentina, con la ciliegia ben matura (gli ziresi, o ciliegi, sono spesso coltivati ai margini dei vigneti nella vallata) in evidenza, succosa e ben polputa, di bella consistenza, impreziosita da striature speziate-pepate, da note di viola e di terra bagnata e accenni di mandorla che si ritroveranno poi nel retrogusto, a costituire un insieme ricco, vivo, pieno di energia.
In bocca continua a dominare la dolcezza del frutto, “croccante”, sapido e gustoso, ma corredata da un tannino ben sottolineato ma non aggressivo, da una certa terrosità piacevolmente e moderatamente “ruvida”, da grande freschezza e nerbo sapido, da una vena minerale e da un’acidità presente e bilanciata che regalano grande piacevolezza, una bella persistenza lunga e articolata e un finale solo leggermente amarognolo dove è una vena di mandorla la nota, lunga, finale.
Bel vino e bottiglia puntualmente “seccata” insieme a quella ritratta nella seconda foto, relativa ad un’altra specialità di casa Letrari, i TrentoDoc, che con i millesimati soprattutto raggiungono vertici (l’ho sperimentato prima di Natale in una degustazione di circa 40 metodo classico fatta a Trento) che solo il mitico Giulio Ferrari conosce…

p.s.

Ricordo anche questi post, dedicati a vini veri, vini da bere, pubblicati nel periodo natalizio:

Garganega Paroni 2007 La Prendina

Monreale Perricone 2003 Marchiopolo

Faro 2006 Bonavita

Collio Goriziano Bianco Poncale 2006 Marchiopolo

0 pensieri su “Trentino Marzemino 2007 Letrari

  1. io questo 2009 continuero’ a seguirLA,e spero che LEI continui, come sempre ha fatto,e spero al piu’ di incontrarla al mio ritorno in Italia,
    perche’ LEI, e’,e rimarra’ uno dei migliori critici(se non il migliore) del mondo enologico italiano e non,
    e spero che il mondo di questi “ENOSBORONI” che LEI sa bene chi sono,prima o poi la finisca di dare una informazione distorta e inesatta della enologia italiana,e che venga sempre piu’ guidata da gente della sua competenza.

    distinti saluti

    walter g.

  2. Anche io continuerò a seguire il suo blog. Quando ho seguito il confronto Rivella-Ziliani sul Brunello, mi sono accorto che se fossi stato lì al posto di Franco, avrei detto le stesse identiche cose e avrei risposto allo stesso modo. Bravo Ziliani, buon 2009 e buon lavoro (non mollare mai).

    Ivan

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