A proposito di San Gimignano e della sua nobile Vernaccia

Scrivo al volo da Chianciano (dove non sono di certo a “passare le terme”) reduce dalle Anteprime della Vernaccia e del Chianti Classico e prima di passare domani e nei prossimi giorni a Montepulciano e a Montalcino per le Anteprime del Vino Nobile e del Brunello di Montalcino.
Lunedì mattina come altri giornalisti ho partecipato alla strana degustazione che ha visto ancora una volta a confronto il vin du pays, la Vernaccia di San Gimignano, con un vino bianco “ospite”, in questo caso una selezione di vini della parte più nord della Valle del Rodano, Saint Peray e Hermitage blanc.
Nel dibattito che ha fatto seguito alla degustazione, indubbiamente molto interessante, ho detto la mia sul confronto e ho sommessamente suggerito agli amici produttori di Vernaccia, per il prossimo anno, di porre fine a queste degustazioni “comparative”, dove il vino di casa (anche a causa di singolari selezioni dei vini da proporre…) non esce di certo benissimo e di concentrare l’attenzione sul loro vino.
Se volete ascoltare parte di questo mio intervento lo potete fare su questo blog dedicato alle varie Anteprime del vino toscano, vedendo qui e poi ancora qui. Per i commenti sul Chianti Classico (assaggiati tra ieri e oggi gli “annata” 2007 e una buona scelta di Riserva 2006: segnatevi subito questi due nomi da seguire, Val delle Corti e Villa di Geggiano, della serie vini all’insegna dell’eleganza e della piacevolezza) appuntamento nei prossimi giorni.

0 pensieri su “A proposito di San Gimignano e della sua nobile Vernaccia

  1. Carissimo Franco,

    anche se non posso certamente definirmi ‘super partes’ nel commentare il tuo giudizio, desidero ugualmente farlo, a titolo strettamente personale.
    Quella che tu definisci una ‘strana’ degustazione non è, nè è mai stata, una sfida, il terzo tempo di Italia- Francia solo per il gusto di dare agli avversari sconfitti la possibilità di vendicarsi. I nomi stessi degli ospiti che abbiamo avuto l’onore di avere a San Gimignano lo dimostrano: Chablis, Sancerre, Poully Fume, Hermitage, ecc. Credi veramente che pensassimo di sfidarli sul piano della qualità con la nostra Vernaccia?
    La manifestazione è nata quattro anni fa con l’idea di creare un appuntamento annule sul vino bianco, in una settimana dedicata ai grandi rossi di una terra, la Toscana, conosciuta nel mondo proprio per questi vini.
    Con un doppio obiettivo: fare parlare della Vernaccia, mostrare alla critica enologica che le cose stavano cambiando anche in questo spicchio di Toscana, dove il vitigno autoctono per eccellenza non è a bacca rossa, ma a bacca bianca; crescere confrontandosi, cercare di capire le altre realtà e, perchè nò, carpirne qualche segreto. In tutte le edizioni si è parlato di identità, di stili, di quello che paradossalmente un vino come la Vernaccia, coltivato dal tredicesimo secolo, dovrebbe già avere ben chiaro, ma che in realtà sta scoprendo solo in questi ultimi anni. E questi confronti, ti assicuro, sono serviti a noi, ai produttori del territorio, per prendere coscienza delle proprie potenzialità. Non sono specchietti per le allodole per portare voi giornalisti a San Gimignano, e non credo neanche che abbiate bisogno di noi per assaggiare qualche bottiglia di Hermitage. Mentre è totalmente vero che noi abbiamo bisogno di voi, della vostra critica, per capire se la strada che abbiamo imboccato è quella giusta.
    Per finire, ti ringrazio di avermi dato l’opportunità, con il tuo commento, di ripensare alla nostra manifestazione, opportunità che mi ha convinto ulteriormente della sua giustezza.
    E per tornare a parlare della Vernaccia, aspetto te e tutti i tuoi appassionati lettori ad assaggiarle al nostro stand al Vinitaly
    Un abbiaccio
    Elisabetta Borgonovi

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