“Caso Cracco”, ovvero storie ordinarie di “malaristorazione”

Non voglio entrare nel merito della vicenda del megaconto, oltre 4000 euro in sei per una cena nello stellatissimo ristorante Cracco di Milano, che ha fatto tanto discutere attraverso cronache (leggete qui) e commenti (leggete ancora).
Non me ne può fregare di meno accertare se il prezzo praticato per qualcosa come tre etti o giù di lì di preziosissimo tartufo bianco, sia quello giusto, e se il manager o amministratore delegato fosse al corrente del conto astronomico che gli sarebbe stato presentato o  se sia stato colto di sorpresa, come qualsiasi comune mortale, al momento della sua presentazione.
Sottoscrivo in toto quello che ha scritto, nel commento segnalato sopra, Camillo Langone su Il Giornale quando osserva a proposito dello chef-patron protagonista di questa vicenda, affermando “sui giornali ho letto frasi di Cracco che mi hanno fatto venire in mente Maria Antonietta a Versailles poco prima che i forconi la costringessero a sloggiare: «Farmi una domanda sul prezzo non ha senso, non è un problema che mi riguarda». Fa piacere che in tempi di depressione di massa qualcuno mantenga una discreta autostima ma sono parole che nemmeno Michelangelo, che era Michelangelo, si sarebbe sognato di pronunciare davanti ai suoi committenti”.
Avendo però letto, credo l’abbia scritto Marco Gatti su Facebook, quali vini il facoltoso cliente abbia ordinato e quanto gli sia stato chiesto per gustarli (ma che scelta del tubo, signor amministratore delegato, Sangiovese e un Super tuscan sul tartufo!) sui vari piatti nei quali il tartufo era protagonista, voglio fare due conti semplici semplici. Che magari il sor Cracco, con il suo disdegno in materia di prezzo giudicherà anche “conti della serva”, ma che ad un provinciale come me vengono naturali.
I vini scelti sarebbero stati un Chianti Classico riserva 2003 del Castello di Monsanto e l’Igt Toscana Siepi, annata 2000, del Castello di Fonterutoli. Il primo venduto a 180 euro, il secondo a 150.
Bene, mi sono limitato a fare qualche riscontro, parlando con amici ristoratori ed enotecari per sapere quanto paghino loro questi due vini. Il Siepi 2000 del Castello di Fonterutoli costa 40 euro, in enoteca lo si può trovare sugli scaffali da 70 a 80 euro, nella carta dei vini di Cracco figura a 150 euro.
Il Chianti Classico 2003 del Castello di Monsanto se fosse la versione base costerebbe intorno agli 8 euro, se fosse la riserva-cru Il Poggio verrebbe via intorno ai 21. Nella carta dei vini di Cracco figura a 180.
L’evidenza dei numeri, 150 euro contro 40, 180 euro contro 21, segno di un’allucinante filosofia del megaricarico, è talmente abbagliante che non credo ci sia da aggiungere una virgola. Ma non pensate che sia arrivato il caso di dire che in Italia, oltre che di “malasanità” si debba parlare anche di “malaristorazione”?

30 pensieri su ““Caso Cracco”, ovvero storie ordinarie di “malaristorazione”

  1. Fossi produttore di quei vini, io non esiterei un attimo a non ridare neanche una bottiglia a quei ristoranti che lo rivendono con simili ricarichi.
    E’ privo di logica, è privo di etica un prezzo simile.
    In generale dei Chianti Classico più che buoni escono di cantina a meno di 5 €, se vogliono essere venduti, e i Supertuscan, anche ammesso si tratti di qualcuno di grido, non credo proprio escano a più di 20 €.
    No Franco, non c’è malasanità, malaristorazione, c’è malaitalia.

  2. Caro Ziliani,
    puo’ anche avere ragione sul discorso ricarico del vino. Ma sta di fatto che il signore che si è visto consegnare il conto astronomico era andato da Cracco a Milano quindi, tanto peggio per lui. C’è ancora chi pensa che mangiare bene corrisponda a ostentazione e prezzi alti. La prossima volta vada, come faccio io, in un locale alla sua portata – e non è detto che beva e mangi peggio – e non si lamenti dopo di quello che paga per cibo e vino.
    saluti

  3. Tutto ciò è una vergogna!! é già consolidato da tempo che nei ristoranti si paga di più il vino che il cibo. Quindi il vino dovrebbe decidere il menù e non viceversa!! Ma questo non accadrebbe se i ristoratori attuassero un ricarico onesto e non così spropositato!!
    Forse è un grande piano che qualche politico ha in mente, per imboccare la strada al proibizionismo!!!!

  4. Non si capisce proprio quale sia la logica che ha portato ad applicare ricarichi così pesanti e soprattutto così diversi su quei due vini.
    Con l’aria che tira da un po’ di tempo, e che ha portato già alla chiusura o al ridimensionamento di molti “nomi noti” della ristorazione, non mi dispiacerebbe affatto se il proprietario di quel locale si ritrovasse a dover cambiare mestiere, se non altro per poter meglio rendersi conto della realtà che lo (ci) circonda.
    Mi dispiacerebbe molto, invece, per tutte le persone che vi lavorano e che si ritroverebbero a dover scontare sulla loro pelle simili comportamenti…

  5. Tanto, stando a Milano, ormai è chiaro che Cracco può fare quello che vuole ed evidentemente i tanti conti salati che pagano persone più o meno sprovvedute/superficiali per vini e spolverate di tartufo ripagano abbondantemente queste problematiche di immagine. D’altronde, da quello che leggo, anche a pranzo c’è una nutrita clientela, situazione non troppo comune per ristoranti di questo tipo. Ovvio che il tuo discorso sulla malaristorazione non fa una grinza e aggiungo che sono vicende come queste che poi al grande pubblico fanno pensare che i grandi ‘chef’ sono dei pazzi e magari anche ladri…

  6. Caro Franco, concordo appieno con le tue osservazioni ma dico anche che….quel cliente è proprio un mezzo gonzo, via una chianti monsanto a 180 euro fa ridere e in un certo senso dico ben gli sta! quanto al commento di Cracco, beh, lascia veramente basiti, se a lui il prezzo non lo riguarda perchè non fa un ristorante a offerta libera?
    saluti
    francesco
    ma rifacciamo i conti….690 euro a cranio per tagliolini e uova al tartufo, con due-tre bicchieri di vino (sulla cui scelta non voglio sindacare ma in giro c’è di molto meglio)…mah, qui siamo veramente oltre l’orbita del ricarico. tolto il vino, che fa 55 € a testa restano da pagare 4050 € per un piatto di tagliolini e due uova al tartufo; a me sembra lunare, perchè per arrivare ad un simile prezzo dovevano farci persino il bagno nel tartufo!
    dalle mie pati si dice che qualcuno a fatto la pipì fuori dal vaso…

  7. Mah Franco, campo minato. Il concetto di “malaristorazione” parte da un presupposto che il ristorante abbia il dovere di sfamare il cliente ed essere ragionevole nei ricarichi. Presupposto sbagliato perché il ristorante come impresa commerciale ha solo il dovere di guadagnare soldi e sará quindi ragionevole solo se gli conviene. In questa luce, e per molti altri versi, la risposta di Cracco é comprensibile. Addirittura piu´giustificata se poi (cosa che non so, ma la riterrei obbligatoria) il menu´ed i prezzi fossero esposti in apposita teca fuori il ristorante o appena all’ingresso, in modo da avvertire malcapitati e malinformati avventori.

    Visto che l’economia é dipendente dal luogo, dal tempo e dal modo di pagamento il discorso del ricarico
    del vino é matematicamente giusto e pur nella sua “abbondanza” poco usabile come argomento contro. Insomma se Cracco ritiene di essere l’elite, i prezzi non li fa lui ma i suoi clienti. Vedi alla voce Rolex,
    Gucci, Gaja ed eccellenze varie.

    Con l’adire le vie legali il cliente ha fatto cosa giusta, non pensando peró di contribuire – involontariamente – al mito: Cracco dove si spendono tanti soldi ? Crisi finanziaria ? solo per i poveri, gli agiati, i medio ricchi: di superricchi ce ne sará sempre abbastanza per alimentare i Cracco di questo mondo. Fortunatamente o sfortunatamente, a secondo di come uno la vede.

    Se come consumatori fossimo un po´piu´informati ed avessimo un po´piu´di cultura del mangiare e del bere, episodi del genere non accadrebbero. Poi, detto tra noi, uno che sul tartufo beve sangiovese, la sassata del conto iper non solo se l’é cercata ma gli sta anche bene..

  8. Sono un ristoratore o perlomeno cerco di esserlo.
    Si critica Cracco per i prezzi ma questi prezzi sono frutto di follia oppure delle 2 stelle Michelin e di una critica gastronomica che lo intervista e lo mette sul giornali anche per discutere del colore del vestito di Michelle Obama?
    E quando qualcuno si disallinea, come fece un po’ di tempo fa Camilla Baresani per un altro ristorante della Milano fighetta, che succede?
    Come ristoratore sono sempre disposto a fare di continuo un’autocritica, spero, ma non ci credo x niente, lo faccia anche un certo sistema mediatico

  9. Buongiorno Franco,
    a parer mio il Suo ragionamento, dal punto di vista, appunto, della ragione, non fa una grinza.
    Credo prò che bisogni fare un paio di precisazioni: intanto che nella malasanità purtroppo ci si incappa senza volerlo e con ben altre conseguenze. Secondariamente, nessuno ha obbligato quella persona ad andarsi a sedere al tavolo di quel ristorante, che penso (sono un po’ ignorante di certi ambienti) abbia un menu..
    E’ paradossale, ma ci sono locali (come anche prodotti)che devono la loro fama ai prezzi esorbitanti, alle code per entrare ecc…
    Tale indice di “esclusività”, perchè non attiene certo la qualità, è quindi il primo parametro per chi cerca di “elevarsi”. Il marketing parla di prezzi di scrematura..
    Io direi che il tale, vedendo anche il modo in cui ha ordinato, e cosa (ha detto bene lei sugli abbinamenti..), ha voluto semplicemente fare lo “sborone” (categoria di marketing non classificata ma ben nota..)

  10. Piu che i ricarichi praticati dal ristorante Cracco Peck, naturale (over)conseguenza delle varie stelle Michelin, quello che mi dà veramente fastidio sono le frasi che il patron dello stesso ha ritenuto necessario proferire.Ma a che punto di spocchiosità e persiflage siamo arrivati?
    Se per Mr. Cracco sputare nel piatto del cliente, tramite affermazioni tanto boriose ed arroganti, sia il miglior l’antipasto che la casa possa offrire, direi che ha incominciato a scavarsi la fossa da solo….

  11. Secondo le tabelle delle camere di commercio di Alba e di Asti, il prezzo medio della pezzatura medio-grande era 400€ ad Alba e 350€ ad Asti per etto, prima di Natale. Il periodo corrisponde, ma Cracco lo ha in carta a 1090€. Bisognerebbe capire da chi si rifornisce etc. etc. , lasciamo perdere allora i prezzi del tartufo. Siccome ci sono dei precedenti simili, quando lo stesso anno un Nuits S.Georges 1997 Leroy (village, premier cru?) fu pagato 240€ ed un Richebourg 2000 Leroy (grand cru) ben 685€, consigliato tra l’altro dal sommelier senza mostrare la carta al cliente, viene da chiedersi se per Cracco il cliente vada spennato bene una volta o se preferisce che ritorni. Il tutto condito da un’atteggiamento in sala di supponenza, ben descritto anche da Camilla Baresani in suo articolo su IlSole24ore un paio d’anni fa. E’ troppo comodo considerare volgare parlare di denaro quando ci si fa pagare per un servizio (la ristorazione è un servizio). Da qui a non pagare le fatture ai fornitori il passo è breve. E sempre a proposito, se il reato di insolvenza fraudolenta fosse giudicato in Italia come dovuto, altro che indulto ci vorrebbe per vuotare le carceri!

  12. Siamo alle solite. Le esagerazioni in ogni cosa portano alla rovina. Basta guardare cosa è successo con l’esagerazione della finanza virtuale. Il problema è che poi la rovina riguarda tutti noi…

  13. Credo che tu abia colto nel segno questi ricarichi sui vini sono una cosa indecente fortunatamente qualche ristoratore coscienzioso c’è. Venerdì sera ho bevuto un Fiano di Marsella 2004 per soli 26.50 euri ho bevuto qualcosa che emozionava…

  14. Sono d’accordo con lei sig.Ziliani,
    è ora che i ristoratori prendano coscienza del fatto che i clienti non sono polli da spennare anche se si tratta di amministratori delegati di grandi aziende.La cosa che mi colpisce di più è che in un ristorante come quello di Cracco il sommelier non abbia insistito nel convincere il “malcapitato” a prendere almeno un vino piemomtese a base di Nebbiolo al posto del Chianti o del Siepi.Avrebbe potuto consigliare un Barbaresco o un Barolo che avrebbero sicuramente esaltato al meglio il pregiatissimo tartufo bianco…Ma forse sono pochi i sommelier che ci mettono passione e credono in quello che fanno.
    Fabio

  15. Ho chiesto a una persona che va spesso (per quanto questa parola vada dosata…) da Cracco.
    Il commento è stato: da Cracco non si va a mangiare, si va a fare un’esperienza estetica.

    allora, oltre a malaristorazione, io parlerei anche di arroganza e mala educazione, enoica, alimentare e altro ancora.

  16. Il commento di Laura è corretto…li non si va per un’esperienza gastronomica quindi non come tale Cracco-Peck deve esere trattato, incluso riguardo alle stelle troppo spesso disinvoltamente (politicamente) allungate.

    Resta comunque che la divulgazione di questa notizia ha fatto fare una pessima figura sia al ristorante e al suo proprietario (non solo per il furto “legalizzato” e per le dichiarazioni da starlette di Cracco ma anche per i pessimi suggerimenti del suo sommelier) che ovviamente all’amministratore delegato che ha fatto una gran figura da pirlone e ha dimostrato di non avere un naso molto fino riguarda alla scelta dei vini.

    Un luogo quindi da evitare con le pinze a prescindere dall’ammontare del conto in banca.

  17. @Laura
    Bellissima questa dell’esperienza estetica!
    Ma a quei prezzi vorrei anche Philippe Daverio al tavolo che mi commenta Kandinsky o Pollock…o no?

    P.S.
    …come sono volgavi quelli che vanno al vistovante pev mangiave, pvoprvio volgavi…

  18. Non voglio passare per difensore di cause perse o peggio di cause ignobili, ma quel tipo di ristorante è un ristorante di lusso tout-court, non è il ristorante gourmet ambito anche da buongustai magari non troppo danarosi, è il ristorante milanese esclusivo dove si va per farsi vedere, forse anche per dimostrare che ci si può andare. E il prezzo, come ha fatto giustamente notare Antonio, è un fattore di esclusività. Se io applicassi quei prezzi e quei ricarichi nel mio locale sarei certamente, ancor prima che un ladro, un pazzo. Ma i posti esclusivi esistono, hanno sempre avuto una loro ragion d’essere e credo che continueranno ad averla, crisi o non crisi. L’esistenza è fatta (anche) a volte di comportamenti diciamo ostentati. E poi diciamolo, ognuno ha i suoi gusti, c’è chi magari pazzie le farebbe per un Clos de La Roche di Dujac o per un Falletto di Giacosa (e mi ci metto per primo) e chi le fa per il Siepi di Fonterutoli e le uova al tegamino col tartufo. Problemi suoi, affari suoi. Se i prezzi sono chiari, perchè sono in carta e perchè si sa che in quel locale/in quei locali il livello di spesa/ricarico è alto, io continuo a non vedere lo scandalo. Ripeto, non è il locale dove avrei piacere di andare, ma questo è un mio giudizio personale, ognuno dei suoi soldi fa ciò che meglio crede. Per fortuna siamo in un paese libero, e il fatto che il momento generale non sia dei più felici non credo giustifichi questi diffusi moti moralizzatori.
    Opinione mia. Ovviamente.

  19. Potrei quasi essere d’accordo con Masimiliano Taddeini, ma credo che sia piuttosto labile il confine tra “moti moralizzatori” e “senso della misura” (che non dovrebbe essere un optional…)
    Saluti a tutti.

  20. nemmeno io da Cracco sono mai andata. e chi può permetetrsela un’esperienza estetica del genere? al massimo arrivo a pagare gli 8 eurini che servono per entrare agli Uffizi…
    piuttosto vorrei vedere la faccia dell’impiegato della megaazienda (perchè solo tale può essere)che ha accettato la nota spese del mitico manager…

  21. @Massimiliano Taddeini.
    Concordo con lei con quasi tutto il uso intervento tranne la parte iniziale.
    A Milano un locale di lusso tout-court potrebbe essere considerato un Savini per esempio. Da Cracco non ci vanno solo quelli per farsi vedere come dice lei, considerato anche che il locale è sempre pieno mezzogiorno e sera.
    Sono invece numerosi i gourmet che giornalmente ci vanno e riempiono le sale per un’esperienza gastronomica di alto profilo. Molti, compreso anche il “famoso” general manager che è (o forse sarebbe più corretto dire…era) un cliente abituale e che di fronte a questo conto astronomico, si era lamentato, non del fatto che non era giustificato, ma non era in “linea” con quanto pagato durante le sue numerose visite passate.
    Ora, possiamo discutere quanto vogliamo sui prezzi e se sia giusto o no pagarli in confronto alla qualità offerta. Ed io sono il primo che anche di fronte ad un’elevatissima qualità non comprende mai l’ammontare di certe cifre. Domanda… Sono giustificati i 5.000 euro per un Petrus o un Romanée Conti?
    Comunque siamo andati tutti O.T. perchè il post di Franco non voleva mettere in risalto questo aspetto, ma quello dei ricarichi dei vini, che personalmente li ritengo esagerati. Ma questo per rispetto ad un collega sommelier, e per di più amico, come Luca Gardini, non mi permetterei mai di criticare, o di fare calcoli su come si sia arrivati ad applicare tali ricarichi, in casa di altri. Ricarichi che rispetto ad anni passati sono lievitati, ma allora le sorti gestionali e finanziarie del locale erano a carico della famiglia Stoppani, mentre ora il patron è Cracco. patron.

  22. Sia come sia, io ho mangiato da Gordon Ramsay a Londra, da Jean-Paul Lacombe a Lione e da Heinz Beck a Roma e nessuno dei loro sommelier si è minimamente sognato di aprirmi una bottiglia sotto al naso senza avermi fatto notare prima, con tatto, il suo prezzo sulla carta dei vini.

  23. L’ultima volta che il mio importatore USA Leonardo Locascio è venuto da me in azienda, arrivava da Alba con un tartufo bianco da 300 grammi, eravamo in 4 a tavola ed abbiamo mangiato con un panorama mozzafiato sulla città vecchia di Gravina, tagliolini al tartufo ed una padellata di 16 uova di quaglia ricoperte da scaglie di tartufo tagliato fresco, ci siamo bevuti su tre bottiglie di Pier delle Vigne 1999.
    Totale del conto 20 euro a testa x il coperto le tre bottiglie di vino i tagliolini e le uova di quaglia. più 100 euro a testa x il costo del tartufo totale conto per quattro persone 480 euro, ma non abbiamo fatto l’esperienza estetica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *