Favole del vino: un messaggio in codice?

Da qualche tempo la comunicazione sul vino, disponibile su Internet o via e-mail, si è arricchita di un “foglio elettronico di comunicazione quotidiana” che dal lunedì al venerdì, viene inviato gratuitamente, a metà pomeriggio, ad un vasto indirizzario di professionisti del vino, enoappassionati e opinion leader del wine & food.
Uno strumento che dovrebbe presentare “le notizie più fresche e interessanti della giornata sul mondo del wine & food, oltre a commenti, tendenze e curiosità”.
Gli autori di questo foglio sono gli stessi un noto sito Internet “istituzionale”, nel senso che è sempre molto vicino al potere e all’establishment e spesso ne rispecchia le posizioni.
In questo foglio elettronico appaiono spesso corsivi, alcuni firmati dal direttore di questa testata, scritti con uno stile tra l’ironico e l’allusivo, che vuole fare intendere, tra le righe, che gli autori siano ben informati e ben introdotti e sappiano cose che ai comuni mortali non è dato sapere. Qualche giorno fa, nella rubrica intitolata Sms, sotto il banner pubblicitario di una notissima azienda vinicola toscana (anche questo foglio, come il sito Internet, sono pieni di banner pubblicitari di aziende di cui, casualmente, la testata spesso riferisce vita, miracoli, dichiarazioni…), si leggeva, proposto con lo strano titolo di Una delle favole del vino questo curioso testo, che sottopongo alla vostra attenzione.
“C’era una volta un signore-vignaiolo che diceva, al mondo, che il suo vino era il migliore, e per questo costava carissimo. Aveva uno o due blogger che “alimentavano” la sua novella, tessendo le lodi del suo rosso nettare. Il vignaiolo, paladino di verità e qualità, dovendo anche lui vendere, un bel giorno, raccolse intorno a sé ristoratori di alto lignaggio. Ma accolse gli chef in un piccola stanza, con un vecchio tavolo, sedie di plastica, una bavettina al pesto e … via! “Potete acquistare i miei vini, se volete”… Nessuno disse nulla. Lì.
Ma dopo giorni, uno si chiese: “ma per uno che vuol vendere i vini a centinaia di euro, la filosofia della qualità non dovrebbe essere totale, anche nello stile? “Perché dovrei credere alla qualità in cantina e all’alto prezzo del suo vino?”. Interrogativi, mai espressi. Peccato!”.
Testo sibillino quant’altri pochi, di cui anche un bambino capirebbe come sia pieno di “messaggi in codice” rivolti a chissà quale produttore accusato di pidocchieria e di una totale carenza di stile.
E’ troppo chiedere agli “illuminati” autori di questa sorta di “pizzino” di farci capire – si occupano o non si occupano di comunicazione e non dovrebbero essere chiari e diretti nei loro messaggi? – a quale uomo del vino si riferisce la loro “favola”?

0 pensieri su “Favole del vino: un messaggio in codice?

  1. Boileau disait: “Ce qui se conçoit bien s’énonce clairement, et les mots pour le dire arrivent aisément”.
    Pas besoin de décodeur, heureusement, quand je lis tes articles, Franco (juste un dictionnaire de temps à autre, car les verbes italiens, c’est quelque chose)! Au moins, tu dis ce que tu penses.

  2. dai non lamentiamoci che il signor tenutario di codesto sito è un pò sibillino, consoliamoci che lui non lo sa ma è diventato un BLOGGER!
    abbiamo vinto, no?

  3. In certe zone del Sud le minacce di morte si fanno proprio così. Il bersaglio viene isolato psicologicamente, additato come un paria e poi zacchete, il resto è una conseguenza che tutti aspettano. Ma qui mi sa solo che è una saga di paese. dove le voci si alimentano sino a diventare fatti. Mi viene un esempio a caso: Montalcino.

  4. Non avevo capito cosa fosse questo riferimento ai machisti fatto da Alessandro, finché questa mattina (ieri sera ero impegnato a Brescia a parlare di Barbaresco a 100 persone) non ho letto sullo stesso foglio elettronico, anche in questo caso anonimo (caspita che coraggio!) un altro SMS, intitolato “Il macho che c’è in noi“, che letteralmente dice: “C’è una strana tendenza nel mondo del giornalismo enologico. Sarà per gli spazi creati dalle nuove forme di espressione impensabili fino a pochi anni fa, che stanno trasformando il settore, moltiplicando le possibilità di dire la propria. Di fatto, però, più che commentare e dare notizie, qualche giornalista, oggi, è impegnato in una curiosa gara tutta interna al proprio mondo, autoreferenziale, tesa a conquistare visibilità e posizioni. Una sorta di “machismo”, dove ognuno è impegnato a dimostrare di avere misure e attributi superiori agli altri. Il metodo preferito? Stroncare tutto e tutti, trovare il male e il marcio ovunque, erigersi a paladini della morale, spesso magari sposando tesi assurde tanto per distinguersi dagli altri“.
    Se per ipotesi il tizio intendesse riferirsi a me, come alcuni lettori sostengono, voglio assicurargli due cose: primo che sono 25 anni, non due, che scrivo di vino e che scrivo quello che scrivo, e che non ho dovuto attendere di disporre di un blog per farlo, sempre senza compiacere i potenti e stando dalla parte dei lettori/consumatori, non degli inserzionisti pubblicitari. Seconda cosa, che non so lui, ma che io nemmeno alle elementari, alle medie o ai tempi delle superiori e dell’università, fosse pure per goliardia, ho partecipato a quei cimenti, che forse dalle sue parti, nel suo borgo, sono diffusi, dove tra amici si sta lì a vedere chi ce l’abbia più lungo…
    Forse é lui, scrivendo simili bischerate, che prova a dar sfoggio, per dirla con Bossi, di “celodurismo”. L’importante é crederci…

  5. Buona domenica?!

    Caro Franco Ziliani, frequento il tuo blog da un bel po’ di mesi, dopo che amici ilcinesi me lo hanno segnalato.

    Leggo e do credito a ciò che vi si scrive (anche agli interventi della maggior parte di coloro che commentano), prima di tutto perché so che non hai peli sulla lingua (lo so dai tempi della Mondadori, quando scrivevi di vini su Casaviva, con un direttore che stimo sempre molto!).
    Do credito a questo blog, anche perché so che non è velinato; perché so che nonostante le amicizie nel mondo dei media e dell’editoria, nonostante il tuo carattere ‘scomodo’ sei tra i non numerosissimi affidabili.
    Non sei mai stato piacione, ma so che non sei lecchino e neanche venduto
    Forse alcuni che ti leggono non si rendono conto fino in fondo dell’importanza di un blog SENZA PUBBLICITA’! Cioè un BLOG AUTOREGGENTE, senza padrini, senza padroni. Scritto in vero italiano, con una grafica nitida che crea una cifra originale e obbedisce alle regole della leggibilità, rendendo piacevole la lettura…anche quando è sgradevole!
    In tutto ciò che ho elencato qui sopra (e in altro che non sto a sottolineare) sta la ragione della frequentazione di questo blog, anche da parte di alcuni personaggi, che ti leggono di frequente.
    Che cosa vogliamo di più?! Non vogliamo un amaro lucano e nemmeno altri beveroni.
    Se fosse vero che ti hanno dedicato i pizzini di cui sopra, citerei volentieri @Lalau, per confermare che non mi pare vi sia niente da decodificare, in ciò che scrivi: almeno tu dici ciò che pensi.
    Ma se questi messaggini ispirati -queste menate- provengono davvero dal mondo del vino, bisogna ricordare, agli amici degli amici, che IL MERCATO E’ ALTROVE, non è influenzato da ‘pizzini’ e menate; il mercato legge, si muove, decide.
    E di questi tempi – difficilissimi – crede sempre meno alla pubblicità e ama andare sul sicuro.
    Per questo, caro Ziliani, spero che tu continui a scegliere di non accogliere pubblicità, così da continuare ad essere un punto di riferimento affidabile.

  6. Certo che questa è proprio una roba divertente. Io capisco che ci sia gente che scrive, su blog o giornali, e non voglia firmarsi. Saranno timidi. E’ un mondo libero, o perlomeno ci prova, quindi ognuno si comporta come meglio crede; chi scrive anonimamente dovrebbe contare unicamente sulla forza di ciò che scrive, e quindi l’identità passerebbe in secondo piano. Ma proprio qui, lo scrittore anonimo manca l’obbiettivo: ma di chi diamine parla? Che senso hanno quelle righe fuffose e fumose, che appunto uno le chiamarebbe “pizzino”? E che diamine, e dillo, questo nome: dai, un po’ di coraggio, e che ci vuole? Basta scrivere “Ziliani rompe gli zebedei” – ecco, guarda, io ci sono riuscito, mica è difficile…

  7. Buon pomeriggio.
    Ciao Silvana e buona domenica. Tra le tante persone che mi hanno insegnato qualcosa di importante, una, una volta, mi disse: “Sì la notizia è importante, ma è molto più importante la fonte dalla quale proviene”. In questo caso mi sembra ci sia poco da aggiungere, a parte il fatto che se qualcuno presta ascolto e dà credito a certe fonti gli va riconosciuto un merito notevolissimo davvero.
    Diverso è il mercato, molto diverso. Il mercato, specie in momenti molto difficili, ha bisogno di pubblicità, di voci, di rumors, financo di pettegolezzi (che neanche Novella 2000 in altri momenti accetterebbe) per creare le aspettative (e estromettere i concorrenti) e per sostenere iniziative commerciali (se non illegali) quantomeno moralmente esecrabili che costituiranno secondo certi operatori le basi della ripresa prossima ventura. In questo senso va, oltre il tuo, tutto il mio sostegno al nostro ospite che procede spedito nella sua impervia strada senza alcuna forma di pubblicità diretta o occulta.
    Buon pomeriggio.

  8. Questa la trovo bellissima: “dimostrare di avere misure e attributi superiori agli altri”.
    Franco, se sei tu la persona della quale il distinto signore parla, diventerai l’idolo delle donne. Del vino e non solo.
    Ultimamente vini e machi pare siano un po’ in crisi…:-)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *