Grandi vini italiani: c’è chi propone ancora di cambiarne il disciplinare…

Questa notte ho fatto uno strano sogno. Ho sognato, ma era un sogno o un incubo?, che un galantuomo, una persona che con la sua famiglia ha fatto la storia della prestigiosa denominazione vinosa di cui la sua azienda è il simbolo, aveva deciso, non si sa per quale misterioso motivo, spinto di chissà quali “ragioni”, di dare il suo avallo, autorevolissimo, perché fosse riproposta l’ipotesi, che si pensava ormai superata e confinata agli archivi, di modificare le regole che vincolano i produttori a fare vino in quella zona.
Intendiamoci, la proposta non era di modificare la più prestigiosa delle denominazioni di quel celeberrimo borgo vinicolo, quella di cui, dicono le cronache, si era tanto discusso e “leticato” per mesi e mesi.
Quello che il rispettabilissimo e serissimo Signore del Vino proponeva, era piuttosto modificare l’impianto, la filosofia ed il disciplinare del secondo vino di quella zona, il fratello minore, il vino, fatto sempre con la stessa uva del fratello maggiore, che di quel vino importante e da lunga gittata proponeva un’immagine più fresca, più giovane e godibile, un prodotto ben fatto che le aziende potevano vendere a due anni, e non a cinque, dall’epoca della vendemmia.
Nel sogno questa proposta mi sembrava assurda, e del tutto incomprensibile il fatto che venisse sostenuta oggi, a solo pochi mesi di distanza da un chiarissimo pronunciamento con il quale la stragrande maggioranza dei suoi protagonisti, i produttori, avevano detto uno stentoreo NO all’ipotesi, apertamente caldeggiata da pochi, ma sotto sotto sostenuta da molti altri e soprattutto favorevole agli interessi commerciali di pochi, di cambiare le carte in tavola. E di consentire, a chi l’avesse voluto, di utilizzare anche una percentuale (5-10-15?) di altre uve oltre a quella, grande e difficile, della varietà che è simbolo e sinonimo di quella denominazione.
Ancora più assurdo l’avanzare oggi questa proposta – questo mi dicevo nel mio strano sogno – perché lo stesso personaggio, sorprendentemente, una soluzione analoga l’aveva già avanzata, un paio di mesi prima che i produttori dicessero apertamente no al cambiamento e seppure espressa con motivazioni nobili, sacrificare il “fratello minore” per consentire al fratello maggiore di mantenere la sua purezza, questa idea, incomprensibile soprattutto considerando da chi arrivava, non aveva poi riscosso particolari consensi… Perché mai, mi chiedevo nel dormiveglia che precedeva il risveglio, tornare a proporre una soluzione del genere oggi? Perché risvegliare discussioni che negli ultimi mesi del 2008 si erano finalmente sopite, perché farlo alla vigilia dell’uscita sul mercato della nuova annata, una signora annata finalmente, dopo due diciamo così così, del vino che da lustro alla denominazione e di cui anche il fratello minore, il vino che si vorrebbe disinvoltamente spedire “a Casablanca” cambiandone caratteristiche e fisionomia, trae vantaggio seppur vivendo di luce riflessa?
E perché pensare di far diventare “altro” quel “fratello minore” quando nella stessa area, seppure non portando nella denominazione quel nome “magico”, il nome del borgo dove i vini nascono, esiste già un’altra Doc che ha esattamente le caratteristiche che il “fratello minore” dovrebbe assumere se dovesse essere trasformato come il galantuomo, il vecchio signore, propone? Questi i miei interrogativi in sogno e questo mi ripetevo trovandomi in quella zona intermedia che separa il sogno dall’essere desti.
Una volta risvegliatomi però, e cominciando ad essere divorato dal dubbio che non di un sogno si trattasse, ma di un qualcosa d’indistinto che molto presto potrebbe prendere le parvenze del reale, seppure di una realtà dai contorni minacciosi e dai colori foschi, ho sentito il bisogno di raccontare questo “sogno” e di dire poche ma mi auguro significative parole.
Sulla vicenda relativa a presente, futuro e ipotetiche trasformazioni di quella celeberrima denominazione vinosa italiana, nel corso del 2008 ho espresso chiaramente il mio punto di vista, persuaso di aver offerto il mio contributo, da cronista e da commentatore, perché la balzana idea di trasformare il suo vino simbolo in tutt’altra cosa apparisse in tutta la sua assurdità e carenza di senso.
Se oggi improvvisamente, in questi strani e concitati mesi che ci separano dal primo agosto, dal momento in cui la competenza sulle nuove denominazioni passerà da Roma e Bruxelles e le Doc e Docg e Igt diventeranno Dop e Igp, qualcuno, fosse pure il più serio, autorevole e prestigioso personaggio, il più serio rappresentante di quella denominazione, dovesse svegliarsi e tornasse a riproporre di cambiare le caratteristiche dei vini di quella località conosciuta in tutto il mondo, con tutte le motivazioni possibili, ammantandole di buon senso e realismo, il sottoscritto, come ha fatto per tutto il 2008, non potrebbe far altro, per coerenza, perché è persuaso che i cambiamenti proposti non abbiano senso e farebbero solo danni, e che salvare quel vino storico da chi vorrebbe farlo diventare “altro” sia doveroso, che opporsi.
E da questa piccola, ma battagliera tribuna che è questo wine blog, non esitando a fare ricorso a tutte le “sinergie”, ovvero i collegamenti con una rete di autorevoli wine blog e wine writer italiani ed esteri, che su questa strana vicenda italiana la pensano esattamente come me, riaprire la battaglia, di verità, in difesa di quel grande vino e di quella prestigiosa denominazione che gli stessi protagonisti nei fatti dimostrano di non voler tutelare.
Questo senza “fare sconti” a nessuno, senza guardare in faccia al curriculum vitae, alla storia, al blasone, di chiunque, fosse pure il simbolo di quel vino e di quella denominazione, tornasse a proporre soluzioni che non avevano e non hanno, a mio modesto avviso, alcuna fondatezza.
Quel vino mitico e anche quel secondo vino devono restare quello che sono, quali siano le strane idee di chi non si accorge facendo determinate proposte di non fare certo del bene a quella denominazione legata alla sua storia personale e a quella della sua famiglia…

0 pensieri su “Grandi vini italiani: c’è chi propone ancora di cambiarne il disciplinare…

  1. Io, forse, una delle eventuali motivazioni che oggi spingono questo Signore del Vino a riproporre i cambiamenti di cui hai parlato, la ho ed è intrinsecamente legata a ciò che recita il novello OCM a pagina 22, Articolo 51:

    1. Le denominazioni di vini protette in virtù degli articoli 51 e
    54 del regolamento (CE) n. 1493/1999 e dell’articolo 28 del
    regolamento (CE) n. 753/2002 sono automaticamente protette
    in virtù del presente regolamento. La Commissione le iscrive nel
    registro di cui all’articolo 46 del presente regolamento.

    Sempre nello stesso articolo è scritto che:

    Secondo la procedura di cui all’articolo 113, paragrafo 2, ed
    entro il 31 dicembre 2014, su iniziativa della Commissione può
    essere decisa la cancellazione della protezione di una denominazione
    di vini protetta preesistente di cui al paragrafo 1 se non
    sono rispettate le condizioni previste dall’articolo 34.

    Ritengo, come ho già scritto, che il proliferare di nuove DOCG/DOC/IGT e di modifiche ai disciplinari dipendano molto dalla situazione ce si verrà a creare nei prossimi anni a causa del nuovo OCM.

    Ovviamente questa non è certo l’unica ma, forse, una delle svariate motivazioni.

  2. Sogno premonitore, dal primo agosto ne vedremo delle belle. Modifiche in tal senso non potrebbero che essere considerati colpi bassi alla nostra cultura, particolare che oggi può sembrare inutile ai fini commerciali ma che in futuro, nel prossimo decennio, potrebbe rappresentare una carta vincente.

  3. @Paolo: l’OCM non èmolto chiaro su questo argomento. embrerebbe che DOC e DOCG vengano automaticamente trasformate in DOP e le IGT in IGP.

    Alla fin fine non è un gran dramma….cambia la forma, ma la sostanza rimane uguale, così come i loghi, i nomi ed i disciplinari (salvo cambiamenti…ad hoc 😉 )…quello che mi preoccupa sarà, probabilmente, l’aumento delle denominazioni/indicazioni inutili.

    Io, personalmente, riformerei in toto il sistema delle denominazioni, adottando alcuni criteri diversi e, soprattutto, una gerarchia piramidale tipo quella francese…ma è solo l’opinione di un giovane enologo, per quel che può contare.

    buona serata a tutti.

  4. Invece di spender soldi comprando la trilogia di Millennium conviene seguire questo suo blog, caro Ziliani, assai appassionante!
    Ci sono i noir e i gialli, ma che dire di questo nuovo genere bordò?! Qualcuno dovrebbe decidersi a scrivere una winestory, con il cadavere di un valente enologo scoperto tra un filare e l’altro; la mano rattrappita che emerge dal terriccio, il vento che solleva le foglie…insomma, un incubo. Proprio come il suo racconto, Ziliani.

  5. Giusto Paolo, ancora non capisco se le future DOP dovranno seguire e riprendere le regolamentazioni dei precedenti e rispettivi diciplinari, oppure dovranno essere modificate…….come funziona precisamente? Possibile che nessuno dei produttori, consorzi, cronisti del vino, si sia opposto a questa nuova classificazione comunitaria? Sento che quasi la si voglia subire……e non combattere…..

  6. Se posso, la cosa è abbastanza semplice. Come ho scritto cambierà la forma, i nomi.
    Ci saranno le DOP al posto delle DOCG/DOC e le IGP al posto delle IGT. La sostanza, ovvero i disciplinari di produzione, rimarranno invariati così come sono, a parte ovviamente eventuali cambiamenti prima della definitiva entrata in vigore.
    Secondo me la si vuol subire perchè nelle menti degli italiani, poco inclini ai cambiamenti e molto legati invece alle consuetudini, il nuovo OCM creerà un bel macello..ed è risaputo che più la legislazione è tortuosa, grigia, piena di cavilli e di impacci e più è facile farla franca nel caso si combini qualche magagna!

    A questo indirizzo è possibile scaricare liberamente il testo intero del nuovo regolamento OCM.

    http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:148:0001:0061:IT:PDF

  7. Riccardo, grazie, ma il testo l’ho già letto l’anno scorso. Da noi in Piemonte si parla di un dimezzamento nel numero rispetto all’attuale. Nessuno però conferma niente, tanto è vero che l’ultima nata, Alba, si sovrappone alle preesistenti Langhe e Roero. Per fortuna che molte DOCG coincidono con il comune di appartenenza e quindi resteranno, ma il resto? Il mio appello era di iniziare noi a fare chiarezza. Sciùr Franco, coinvolgiamo anche monsù Teobaldo?

  8. @Paolo: Ti quoto in toto (scusa la rima);)

    …se sparissero denominazioni “inutili” e semi-sconosciute credo che tutto il comparto, per non parlar dei consumatori, ne trarrebbe giovamento. Certo che se cominciassero a falcidiare denominazioni “pesanti” allora sì, ci sarebbe da preoccuparsi seriamente!

    Mi aggrego all’appello al Sciùr Franco!

  9. mi fanno piacere i vostri commenti, ma ricordatevi che si é trattato solo, per ora, di un sogno (o di un incubo) che ho voluto raccontare. Poi, se qualcuno avesse davvero le intenzioni di tirare nuovamente in ballo ipotesi di modifiche di disciplinare all’interno di quella celebre denominazione, ora é in grado di sapere che la cosa non passerebbe sotto silenzio. Quantomeno su questo blog…

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