Il mondo del vino in lutto: è morto Teobaldo Cappellano

E’ sempre un grande dolore quando un uomo del vino se ne va, ma lo è ancora di più quando a lasciarci è un produttore che abbiamo conosciuto, di cui abbiamo apprezzato le idee ancor prima dei vini, e di cui magari abbiamo avuto il privilegio di essere amici.
Il mondo del vino, non solo quello piemontese, non solo la comunità del Barolo e dei vini di Langa di cui è stato autorevole esponente, è oggi in lutto per la scomparsa repentina e crudele, avvenuta ieri, di Teobaldo Cappellano, infaticabile polemista, avvocato delle cause perse e ancora per questo più degne di essere sostenute, perché difendere le proprie idee, soprattutto quando si sa che non hanno possibilità d’imporsi è ancora più giusto.
Chi sia stato Baldo, come tutti noi che l’abbiamo conosciuto e che gli abbiamo voluto bene, l’abbiamo sempre chiamato, è molto semplice dirlo, un vigneron di quelli veri di Langa, un uomo profondamente attaccato alla sua terra, alla sua storia, alle sue tradizioni, profondamente convinto che il vino fosse un’espressione tra le più alte dell’agire umano, un fenomeno di cultura, e non un mero prodotto industriale, riproducibile in serie e senza storia e dignità, com’è purtroppo diventato in questi anni.
In ogni momento del suo agire, che si è tradotto in incarichi (e conseguenti battaglie) all’interno del Consorzio del Barolo e Barbaresco, dell’Enoteca Regionale del Barolo, della comunità dei produttori di quell’universo speciale che è la Langa albese, del Gruppo, di cui è stato presidente, dei Vini Veri, del vino secondo natura, Teobaldo ha testimoniato questa profonda convinzione, con un impegno costante, che si è tradotto in idee, documenti, interventi, polemiche, perché per Baldo la polemica era ragione di vita, per affermare la grandezza e la nobiltà del fare vino con sincerità e onestà.
Battaglie fatte a difesa e tutela del mondo del Barolo, ma anche del vino tout court, come dimostra la partecipazione di Baldo, al mio fianco, lo scorso 3 ottobre a Siena, a quel dibattito sul Brunello di Montalcino, dove insieme avevamo cercato di sostenere l’identità storica del grande Sangiovese di Montalcino contro le idee di chi proponeva invece di trasformarlo profondamente e farlo diventare altra cosa. Una presenza di Baldo al mio fianco, in quella battaglia un po’ da Don Chisciotte, che mi aveva onorato e commosso, per la dimostrazione di amicizia che Teobaldo aveva voluto darmi scendendo appositamente a Siena insieme a suo figlio Augusto.
Non è il momento ora, lo sarà nei prossimi giorni, di ricordare, non di corsa come faccio ora in una fredda e triste mattinata che mi vede proprio a Montalcino, ma con più tempo ed in maniera ragionata, chi sia stato Cappellano e quale contributo abbia offerto, con la sua opera, con il suo impegno pubblico, con le sue idee, con il suo generoso non sottrarsi mai alla discussione, al dibattito e al discorso sul vino italiano di oggi, sulle sue contraddizioni e degenerazioni.
In questo momento, stringendoci ai suoi cari ed esprimendo loro le più sincere condoglianze, io, come tanti altri che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di apprezzare fortemente l’uomo prima che il vignaiolo, piango la scomparsa di un amico, di una persona per bene, di un galantuomo che ha onorato il suo lavoro ed il suo essere al mondo. Una scomparsa dolorosa, assurda, che ci lascia senza parole e rende il mondo, non solo quello variopinto e un po’ gaglioffo del vino, molto più triste e vuoto. Che la terra ti sia lieve caro Teobaldo, riposa in pace…

45 pensieri su “Il mondo del vino in lutto: è morto Teobaldo Cappellano

  1. Io purtroppo non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, ma ogni volta che ne sorseggiavo un suo vino era come se lo conoscessi da sempre.
    Questo era la sua grande forza, comunicare la sua grande personalità attraverso i suoi vini. Esaltata anche dai numerosi racconti e aneddoti raccontati da te caro Franco.
    Per tutto questo e molto altro ancora credo proprio che ci mancherà tantissimo.
    Le mie più sentite condoglianze alla famiglia ed un grosso augurio per il figlio Augusto di continuare a “dipingere” delle grandissime opere d’arte che erano i vini di Baldo.

  2. L’ultima neve
    si e´sciolta oggi
    rimangono ormai
    poche chiazze pulite
    per orme ed impronte
    dei Barolo a venire.

    Da Langa
    te ne torni
    alla tua sabbia eritrea
    al limbo sereno
    dei non classificati
    bagaglio tuo eterno
    il mezzo toscano
    e una bandiera rossa
    mai scolorita
    come il rosso
    del Gabutti.

  3. Sono assolutamente scioccato per la notizia. Avevo avuto l’onore e il piacere di conoscere Teobaldo Cappellano lo scorso 3 ottobre a Siena. Mi ripromettevo di trovare ben presto il tempo per andarlo a trovare. Ora di tempo avro’ soltanto quello per il rimorso di non averlo fatto. Ciao Sor Teobaldo, con te sparisce un altro pezzo di quella cultura italiana che sara’ un privilegio poter ricordare.

  4. Il ricordo non svanisce, il tempo non cancella, la morte non distrugge, solo i grandi sanno essere eterni al cuore degli uomini, solo i migliori possono, con le loro idee, avvicinarci a Dio, nulla può nascondere ciò che l’amore ha creato.
    Addio Teobaldo

  5. Lieve come il vento che ha incontrato molti alberi, Baldo Cappellano mi ha fatto riconoscere la vocazione del vignaiolo, con un sorriso e due parole, durante una cena provvidenziale. Grazie.

  6. Il modo migliore per onorarlo e’ quello di vivere ogni momento della propria vita come se fosse ancora qui a fianco, se ci vedesse, se potesse parlarci, consigliarci o rimproverarci, ma anche abbracciarci ed e’ proprio quello che auguro ai suoi cari ed ai suoi amici.

  7. Ecco perchè non credo in dio e nello stato.perchè la giustizia non esiste mai,ne in cielo ne in terra.perchè se dio esistesse e fosse attento,risparmierebbe certe persone,almeno da una morte prematura.
    Il Signor Cappellano rimarrà per sempre un esempio di umanità sincera, per tutti coloro che il vino lo amano.
    So quanto tu fossi legato a lui.Mi spiace tanto.
    un abbraccio

  8. Mi hai fregato. Avevamo ancora tante cose da dirci, un progetto comune mai realizzato, e una rivincita a scacchi da giocare. Oggi ho aperto la Stampa e ho pianto. Non capita spesso, alla mia età. Ma non capitano spesso neanche gli uomini come te: generosi, leali, coerenti, amanti della libertà di tutti e non solo della propria. Addio, amico caro.

  9. sapevamo e speravamo che questo momento non arrivasse mai, abbiamo perso un grande uomo;
    come dice Franco ci sarà tempo per poter parlare e raccontare … ora il nostro pensiero deve andare alla famiglia ed in particolare ad Augusto, al quale vogliamo stringerci con un ideale abbraccio …forte.. fortissimo..
    Simone e Caterina

  10. E’ stato un privilegio grande aver conosciuto, incontrato e aver condiviso idee e intenti con Baldo.
    E’ un giorno triste. Ci mancherai molto.
    Addio Baldo

  11. ieri sera mi ha avvertita un caro amico e collega di baldo che gli è stato accanto,come altri amici langhetti e non,in questo periodo di sofferenza.
    abbiamo perduto un grande uomo.
    oggi in vigna,mentre lavoravo, pensavo a quanta energia mi ha trasmesso baldo e il suo gruppo di amici vignaioli,una spinta e una carica positiva,un confronto umano sano e leale che mi aiuta sempre a cercare di migliorare e mi fa amare ancor più il mio lavoro.
    addio baldo

  12. Un grande abbraccio ad una persona che ci ha insegnato molto. Raccontaci di lui caro Franco, affinchè il suo esempio faccia da traccia ad un mondo, quello agricolo, che spesso tende a dimenticare la propria cultura.

  13. serata tristissima questa da passare ancora a Montalcino con il pensiero ed il cuore a Serralunga d’Alba… Il caso ha voluto che per la cena di questa sera, in compagnia di una cara amica che ha conosciuto e apprezzato Baldo in occasione del dibattito sul Brunello di Siena, io abbia portato una bottiglia proprio di Cappellano. Così questa sera, quando avrei voglia solo di stare in silenzio, sarà un Barolo 2001 Otin Fiorin Pié Rupestris a consolarci e a farci pensare che persona speciale fosse Baldo e che uomo speciale abbiamo perso…
    p.s. leggete, sul sito di Porthos, il bellissimo ricordo che a Baldo ha dedicato Marco Arturi. Parole bellissime…
    http://www.porthos.it/index.php?option=com_content&task=view&id=483&Itemid=321

  14. Sopra lo schermo del mio PC, appeso al muro c’è il calendario 2008 del “premio grinzane cavur” alla pagina di giugno c’è la foto di Baldo: il suo bel “faccione” sorridente davanti ad una botte del suo Barolo rupestris 2006. Quella pagina non è mai più stata girata al mese successivo, è sempre rimasta lì e ci resterà ancora per molto tempo…. (Me l’aveva regalo Lui)

  15. Invece non è per caso se stasera berrò un Piè Franco, voglio avere l’illusione di poter avere vicino a me un pezzettino di Baldo, forse così anche un vecchio bevitore come me potrà diventare migliore.

  16. se dividiamo i vignaiuoli in tradizionalisti e moderni , Teobaldo senza dubbio era tra i primi . Se lo dipingiamo quel che era , faceva i vini come ne aveva voglia . Addio

  17. Quando me lo hai comunicato oggi pomeriggio a Montalcino ho provato un profondo senso di tristezza.
    Perdiamo un personaggio schietto e genuino.
    Lo ricordo a Siena ne l dibattito sul Brunello durante il quale mi ha colpito l’attaccamento alla sua terra e la chiarezza delle sue posizioni che valorizzavano il suo lavoro, anche a discapito di maggiori guadagni.
    Dobbiamo fare in modo che questi valori non se li porti via il vento.

  18. chiedo scusa se non sono stato chiaro : credevo d’aver detto in poche parole che Teobaldo , uomo colto , discuteva con tutti , ma poi faceva il vino secondo la sua indole e si notava ancor più sui vini “minori” .

  19. Grazie per la segnalazione e il complimento, Franco. Certe cose dette da uno con la tua esperienza fanno tanto piacere. Ma tu puoi capire benissimo come quello che ho scritto mi arrivasse da dentro e fosse doveroso per ricordare un amico come Baldo. Le parole sono, oltre che un nostro diritto, un nostro preciso dovere in occasioni tristi come questa. Ora non mi resta che ricordare il nostro compagno di strada Baldo in silenzio e con un brutto senso di vuoto dentro.
    Grazie ancora Franco, davvero.

    ps: hai linkato il ricordo di Sandro Sangiorgi, il collegamento al mio pezzo è questo
    http://www.porthos.it/index.php?option=com_content&task=view&id=484&Itemid=321

  20. Non so perché, ma mi è dispiaciuto molto aver saputo della sua assenza, per le sue condizioni di salute, alla recente mostra dei Vini Naturali a Roma. E pensare che ero andato là per avere l’occasione di incontrare e conoscere qualche persona in particolare, tra cui proprio Teobaldo Cappellano.
    Anzi, forse lo so il perché: una piccola parte di me, per nonna paterna, ha origini piemontesi. Credo che questo possa bastare per sentirmi “stranamente” più vicino anche io, adesso, a quella terra.
    Sincere condoglianze alla famiglia.

  21. No, non lo dimentico.
    “… Perché Baldo è un vortice gentile di parole accordate, e le parole appendici senza filtri di un pensare non pacificato. Baldo è complicità, è ingenuità di amante perduto d’amore, è resistenza agli accomodamenti. Baldo è rincorsa del tempo passato per ricavarvi una idea di futuro, è espressione delle radici pure di un territorio, è sfida ai cliché senza ricreare cliché, è tradizionalismo contadino consapevole, è disarmante sottomissione ai dettami della natura, è fascino indiscreto di uomo senza lacci, è filologica ricerca, è amore per gli spazi, è riverenza assoluta verso le pieghe secolari del terroir di Serralunga, è pensiero costante verso ciò che la Langa è stata in grado di insegnare, è ascolto dei padri e delle madri, è sensibilità conclamata da sognatore anarchico accresciutasi lungo un percorso di studi e ingegno, è rispetto del tempo lento di campagna, è chiedersi sempre il perché, è farsi un’idea, è rifiuto delle imposizioni, è amore per la terra, è condivisione e messaggio. Baldo è tutto questo, e forse anche qualcosa di più”.
    Ciao
    Fernando Pardini

  22. Pingback: Memories of Baldo Cappellano « Do Bianchi

  23. Da un produttore, che non “osa” definirsi ancora collega,da un appassionato di Barolo, quale sono diventato, grazie a te caro Franco, in un sabato sera freddo come nn capitava da tempo alle mie latitudini, conu un brivido non di freddo ma di solitudine porgo il mio saluto a questo vero UOMO dell’enologia italiana.

    e poi lo sai……mi sono sempre piaciuti gli avvocati delle cause perse, ho la tessera n. 1 qui in Puglia.

  24. Non posso dire un amico, ci siamo incontrati alcune volte e ci siamo trovati epidermicamente compatibili. Una persona solida, pulita, un po’ pazza perchè vera. Anticonformista e senza paura di esporsi per convinzione. Singolarmente diretto, rara specie umana, assolutamente apprezzabile.
    Alla sua famiglia le mie più sincere condoglianze, credo di poter comprendere il grande dolore e vuoto. Ma so che sarà sempre molto presente nella vita di tutti coloro che l’hanno conosciuto.

  25. un saluto e un arrivederci al Signore del vino……. con la consapevolezza e l’umiltà’ di bere i suoi vini tra qualche giorno, cercando di riuscire a interpretare e assaporare il messaggio celebrale che TEO è riuscito a instaurare con le sue viti……………………

  26. A Ziliani, ammirevolmente, e a tutti gli altri, cordialmente.
    Incontravo tempo fa questo sito inseguendo telematiche tracce di una speciale amica poliziana e di un signore ilcinese, sincero casinista e bel vitale, che a quanto pare stimiamo entrambi.
    Mi aspettavo di trovarvi recensioni da critico d’arte, ed invece ho incontrato dibattito (bene!), riflessi enozionali (eno-emozionali, benissimo!), politica (eccellente!). Ammiro la sua coerenza, Ziliani, la sua capacità di cantare da solista e, tra un principio d’incendio e l’altro, di saper trasportare pensieri legati al vino ed alle persone, anziché alle classifiche. Godo dei racconti lisergici di Briscola. Mi interessano gli scambi che si accendono per un industriale che fa il populista pro domo sua e per una guerra fra barbatelle poco toscane.
    Tutto bello. Peròperòperò, proprio per queste ragioni, leggendo qui i botta-e-risposta ho avuto sovente la sensazione di essere uno spettatore che guarda una rappresentazione dal loggione.
    Chi scrive non è un esperto: dal vino si lascia tentare e sempre gli cede, ma la capacità di percepirvi l’aroma del sassofrasso su cui è appollaiato il minollo proprio non ce l’ha, diavoloporco.
    Nemmeno ha la capacità (in parte forse dettata esclusivamente dal punto precedente, ma non ne sono mica sicuro) di citare bottiglie da centinaia di euro al pezzo come fossero oggetti di una collezione, con tanto di nome e cognome, marchio di fabbrica e numero di lotto. Scusate la faccia, ma vi trovo una componente di snobismo marcatiella anzichenò.
    Qui so di essere qui un diverso. Nel mio piccolissimo, sono convinto che ogni buon vino abbia obbligatoriamente una storia da raccontare, e quella sarà una storia umana, e più sorprendente essa sarà, e più godibile sarà il suo conseguente risultato imbottigliato. Così mi innamoro delle unghie sporche di terra di quei vignaioli che nelle sagre del Monferrato la domenica ti vendono il loro cartone da due di barbera avendo negli occhi la timidezza ed il timore di averti forse chiesto troppi denari: sei, otto, dieci. Persone alle quali se chiedi come va alzano lo sguardo e ti parlano per mezze ore della vigna, del tempo, della moglie e del sacrificio, come se fossero dei predestinati alla riserva nel Wisconsin. Mai sentito uno che parlasse di mercato, mai.
    Ne avrò comperate un miliardo, di quelle bottiglie emotive. E – giuro – per la maggior parte mi hanno donato piacere e soddisfazione.
    Molto meno affascinato rimango dall’impatto con quei terreni ai margini delle Langhe da un milione all’ettaro, o dalle foto di quelle cantine di design in Val di Cornia, o da quelle di un signore che si fa ritrarre in giacca di tweed e l’Hummer parcheggiato tra i filari: ne capisco perfettamente il significato sul piano imprenditoriale – l’obiettivo industriale di costruire un prodotto, che questo sia un voto alle regionali in Sardegna, una caffettiera, un paio di calzini oppure una bottiglia che deve costare un tot, onde poter pagare gli ammortamenti e gli interessi alle banche, ed infine produrre una soddisfacente redditività – ma l’emozione che ne derivo mi induce a avvicinare i loro vini giusto in quanto prodotti: come tali talvolta li compero, in quanto tali cerco di godere delle sensazioni gustative che arrivo a trarne (ricordandolo: non sumus dignus), ma trovo anche che così mi si tronchi via la metà del piacere possibile.
    Presumo ciò sia proprio a causa di questo sia mia non-tecnicità, e devo dire che leggendo le corrispondenze in questo sito ho conosciuto meglio i miei limiti. Ho quindi capito che mi sta bene così.
    Insomma: certo che mi piacerebbe imparare a carpire i segreti intimi di una bottiglia, perché così ne aumenterei la mia derivazione di piacere, ma vorrei anche che se a tanto arrivassi, nella sua valutazione globale il 50% del voto permanesse sempre legato all’emozioni romantiche che la contornano. Dovessi pensare che a furia di bere bene venissi a perdere la mia infantile e romantica visione del mondo del vino, eviterei corsi e guide e riviste specializzate.
    Ovviamente, non sogno di pretendere che gli industriali del vino si facciano frati benedettini (falli passare dalla cruna dell’ago, se ne sei capace pure tu), ma mi piace pensare che sia lecito per ciascuno di noi operare una distinzione, ed essere comunque qui giusta parte in un dibattito che vede partecipare tanti tecnici, ma nessun esterno al clèb.
    Scrivo perché desidero esservi ora, immerso nelle mie riflessioni da peone della beva, per annunciare il mio punto di vista in relazione a certe notizie che leggo via via su questo sito.
    Mi riferisco, innanzitutto, alle segnalazioni dei voli intrapresi da certe persone che lei, Ziliani, annuncia con una emozionante partecipazione. Di mio, posso e voglio solo commentare in relazione a quelle di Giorgio Crociani, di Bartolo Mascarello, ed oggi di Teobaldo Cappellano.
    Non ho mai conosciuto Crociani, ma so qualcosa di lui, e non come vignaiolo, ma come uomo, e sono indotto a credere che fosse una persona speciale.
    Sono stato folgorato sulla via di Barolo da un signore che si chiamava Mascarello Bartolo, e non ho avuto la fortuna di conoscere Cappellano, anche se avevo una gran desiderio di farlo.
    In un modo o nell’altro, sono stati loro a confermarmi che esiste il fenomeno di transustanziazione anche nel mondo del vino.
    A loro ho affidato il legame tra la mia devozione alle storie degli uomini della terra e la traduzione della loro opera e delle loro persone nei loro vini, grandi tra i colossi, tra i capannoni e le autobotti in fila indiana nottetempo. Sarò forse un mistico, ma quella sorta di magia assumeva con loro un valore simbolico doppio, perché avevano loro la forza e l’umanità per lottare per un’idea romantica e perciò simbolica, pur sapendo che il tempo ed il mercato l’avrebbero avuta comunque vinta su di loro medesimi. Mi rappresentano, se vogliamo.
    Naturalmente, non essendo più vergine da tempo, non penso a loro come degli ecumenici (come cantava Frank Zappa? “We’re only in it for the money”?), ma mi piace sentire in loro che quelle frasi che descrivono “l’amore per la terra” che leggo su tutti i siti aziendali della cantine di produzione italiane, siano sane e veritiere.
    Mi piace il fatto che se bevo un bicchiere di Nobile di Susanna, ci trovo Prugnolo sì, ma anche lei, Giorgio, Arnaldo, e via via (sorridendo) risalendo.
    Ecco, allora: se esistono altre persone come me, che solo così sanno approcciare un gotto de vin, possono loro essere accolte in questi spazi, pur non sapendo andar oltre alle proprie primitive e basiche emozioni?
    E se sì: possiamo allora noi peones della beva pretendere che Mohicani si possa diventare? Che i Crociani, gli eredi dei Mascarello, dei Cappellano e tutti gli altri umani terricoli che vorrei conoscere si moltiplichino ed uniscano?
    Sì, è solo per egoismo che lo chiedo: questo accadesse, anche noi (peones) potremmo contare di poter continuare a gustare dei vini che non sapremo mai capire a pieno, ma dai quali potremo sempre imparare qualcosa. Perché sono sicuro che sia dalle persone migliori si impara meglio.
    Tutto qui. Ancora cordialmente, Ugo Bovo

  27. Baldo sarà sempre fra noi con il suo vino frutto di tanto amore e tanta tanta passione. Quanti amici veri ha lasciato, quanti ricordi e rimpianti. Voglio ricordarlo con il suo sorriso. con la sua scrollata di spalle e il gesto della mano destra quasi a scacciarsi una mosca dal viso. Tanti post lo ricordano così genuino e rupestris come il suo barolo. Ora verrà il tempo delle commemorazioni in piazza Cappellano a Serralunga, verrà il tempo delle sirene e di tutti coloro che vanteranno un rapporto cordiale, amichevole. Per molte di queste persone che certamente prenderanno la parola per mettersi in vetrina sarebbe meglio un doveroso silenzio. In Langa molti sanno la verità.

  28. “Baldo torna a trovarmi” diceva Bartolo a Baldo alla fine delle sue visite a casa Mascarello e con queste parole Teobaldo Cappellano inizio’ il suo splendido discorso in onore del suo grande amico quel giorno che Barolo porgeva il suo ultimo saluto a Bartolo Mascarello sei anni fa.
    Ancora una volta e per sempre Baldo e’ tornato a trovare Bartolo.
    Due grandissimi di Langa, chi li ha conosciuti non li dimentichera’.
    Non era il vino che li faceva grandi, erano loro che di riflesso facevano grande il loro vino.

  29. quanto é significativo questo silenzio, l’assenza di commenti, di parole, subentrati alla morte di Baldo… E tra poche ore l’ultimo saluto ad un carissimo amico, che ci mancherà e la cui assenza già ci pesa dentro, in maniera intollerabile…

  30. Sì, è vero: si è fatto un gran silenzio.
    Lo osservo, e mi interrogo sul perchè di questa antimateria che dilaga e colpisce anche chi – come me – non ha mai personalmente conosciuto quella persona. Eppure, oggi non si tratta di evento mediaticamente inculcato, intrappolante, ricattatorio. E non basta a spiegare nemmeno l’afflato doloroso di Ziliani, imbevuto dei legami dell’amicizia e drammaticamente commovente nella sua nudità affettiva. No, non è questo.
    Mi piace pensare che si taccia perchè la zampata ferina della morte squarcia solo quel fortunato che ha la straordinaria capacità di percepirla e forse – scrivo forse, ma intendevo “desidero credere che” – aldilà di ogni ragionatissima spiegazione scientifica, chi ama il vino in un certo modo – quel modo intenso, vivo, caloroso, positivo che voi conoscete – sa amare, sa sognare, sa credere e sperare.
    Allora è detto: il segreto delle persone come il signor Cappellano è che ricevono amore in modo direttamente proporzionale a quanto ne hanno – prima, in anticipo, come farebbe un padre, un fratello, un amico – dato. Alla loro maniera: immettendolo in vigna e nella botte.
    C’è chi questo lo sa sentire in un bicchiere, chi lo sa vedere in uno sguardo, chi nel leggere il racconto di una piccola storia personale, ed io credo che questo sia bellissimo.
    Mi viene in mente che qui, a Venezia, c’è un luogo segreto e magico, che si chiama “Calle dell’amor degli Amici”. Dicono che è proprio lì, che vanno coloro che ci lasciano, ci vanno per passare il tempo, tranquilli, sereni, ad aspettare.
    Evviva Teobaldo Cappellano, per l’uomo che è stato, ed evviva chi ha la potenza di sentirsi triste per la sua perdita, perchè è una persona che ama la vita e l’amicizia.
    Un abbraccio a tutti coloro che in questi momenti si sentono come me.

    Ugo Bovo

  31. Sinceri complimenti a Ugo Bovo.
    Credo che non si potesse dipingere meglio di così questo quadro…
    Il silenzio è significativo, certo, ma ancora di più, forse, le parole dette sommessamente, quasi con un senso di pudore e col timore di apparire eccessive, in un contesto dove il silenzio che si percepisce è in realtà un frastuono di pensieri, emozioni e ricordi (questi ultimi, per chi ha avuto la fortuna di conoscere quelle persone) di chi percepisce.

  32. Un sincero abbraccio ad Augusto e l’augurio di trasformare dolore, vuoto e smarrimento, nella più grande forza e voglia di far bene che un uomo possa trovare dentro di sè. Spero di incontrarti presto.

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