La comunità del Barolo a Serralunga d’Alba per l’ultimo saluto a Baldo

Sarebbe stato contento, e in qualche modo ci piace pensare che lo sia stato, Baldo vedendo quanti amici, quante persone di culture, tradizioni, credi, enologici e non solo, diversi, siano salite sino a Serralunga d’Alba, in quella piazza Maria Cappellano che evoca la storicità e la centralità della sua famiglia nella storia di questo borgo del vino, per dargli l’ultimo saluto. Per dirgli ancora una volta quanto gli abbiano voluto bene e come siano stati fortunati di averlo conosciuto, di aver apprezzato la sua speciale umanità, il suo ingenuo, disarmante sorriso.
Cerimonia laica, come lo era stata (nel marzo di quattro anni fa: come vola il tempo…) quella di Bartolo Mascarello, senza il conforto della fede si potrebbe dire, ma con un senso della pietas e una commozione, una compostezza e un senso del sacro e del mistero, quello che ci coglie di fronte alla morte, tanto più ad una morte così repentina e per questo ancora più assurda, sancita anche dalle note di Bach, affidate all’esecuzione di Giovanni Bietti, compositore e musicologo, prima ancora che sensibile scrittore di vino.
In un’incredibile tiepido pomeriggio di sole, con lo scenario magico delle colline, dei bricchi e dei sorì ancora parzialmente imbiancati dall’ultima nevicata di questo inverno crudele, in piedi davanti alla bara di Teobaldo abbiamo ascoltato assorti i ricordi, teneri, struggenti, sorridenti persino, perché a Baldo piaceva scherzare e ironizzare, soprattutto su di sé, del Sindaco di Serralunga, il catalano-langhetto Luis Cabases, di Renata Salvano presidente di quell’Enoteca Regionale del Barolo di cui Baldo fu instancabile animatore, di Marinella Minetti, di Giovanna Morganti, di una delle figlie di Beppe Rinaldi, Marta, e poi di Maria Teresa Mascarello che nel dolore per la perdita di Baldo, amico, fratello maggiore, riviveva il ricordo della perdita del padre.
Parole sentite, misurate, prive di retorica, autentiche una per una, tutte venute dal cuore, tutte espressioni sincere e sofferte, ma sorridenti, per quanto si possa sorridere in queste circostanze, di gratitudine per Baldo, per l’uomo che è stato, il Don Chisciotte, il paladino delle battaglie degne comunque di essere combattute anche se già in partenza con la consapevolezza della sconfitta, ma di una sconfitta onorata e a testa alta, per l’artigiano vignaiolo che ha onorato il nome del Barolo e della Langa. Un’occasione, quella di commemorarlo e accompagnarlo idealmente verso l’ultimo viaggio, che ha chiamato a raccolta, manco fosse una di quelle assemblee del Consorzio che hanno sempre visto Baldo battagliero contestatore e difensore della causa del buon senso, l’intero mondo del vino di Langa, per una volta unito, al di là delle posizioni su disciplinari e sistemi di controllo, delle contrapposizioni tra tradizionalisti e innovatori, per abbracciarlo, per fargli sentire il calore e la vicinanza di una comunità che in frangenti come questi sa ritrovare unità e coesione. E che non ha eguali, nel mondo del vino.
Voglio citare, e mi scuso per quelli che eventualmente avrò dimenticato, tutte le persone che conosco e che ho visto ieri a Serralunga. Innanzitutto alcuni “grandi vecchi” testimonianza di una generazione di “padri della patria” del Barolo alla quale non ci stancheremo mai di dire grazie e che con il loro esempio indicano ai più giovani la via, Aldo Conterno, Quinto Chionetti, Giacomo Oddero, Lorenzo Accomasso, l’enologo Armando Cordero, Giacinto Brovia, ristoratori di grande esperienza come Gian Bovio, Cesare Giaccone e Giorgio Rocca, e poi tanti e tanti altri, Elio Grasso, Mauro Mascarello, Roberto Conterno, Giovanni Cordero di Montezemolo, Milena e Aldo Vaira, Laura e Alfio Cavallotto, Giovanni Minetti, Franco Massolino, Pietro Ratti, Pio Boffa, Tino Colla, Sergio Barale, Franco Bianco ed il matriarcato delle Burlotto del Castello di Verduno, il presidente del Consorzio del Barolo e Barbaresco Claudio Rosso e suo fratello Maurizio, Luciano Bertello dell’Enoteca del Roero, Vittorio Vallarino Gancia, Davide Rosso, Giacomo Brezza, Domenico Clerico, Luigi Baudana, Mario Cordero, Ernesto e Jole Dellapiana, Bruna e Romano Dogliotti, Alex Sanchez, Walter Massa, Chiara e Cesare Boschis, Luigi Pira, Paola Rinaldi, Marina Marcarino, Alessandro Locatelli, Elio Altare, Maurizio Anselma, Orlando Pecchenino, Marco e Tiziana Parusso.
E poi Marco Arturi, Elio Archimede, Salvatore Marchese, Maurizio Gily, Giancarlo Montaldo e Teresa Baccini, Rino Fontana, Tiziana Gallo, Beppe Orsini, Roberto Burdese e Gigi Piumatti e tanti tanti altri ancora (chissà quanti mi saranno sfuggiti e ometto di citare per pura dimenticanza…) tutti uniti in questo forte abbraccio ad Augusto e sua madre, e agli amici più stretti, a Franca e Maria Teresa Mascarello, a Beppe Citrico Rinaldi, a sua moglie e alle figlie, che a Baldo sono stati vicini, in una speciale comunanza di idee, in un comune sentire l’onesto mestiere di produrre vini che profumano di Nebbiolo e che in ogni sorso portano testimoniano l’esperienza ed il sentieri di padri e nonni.
E’ stato bello e giusto esserci ieri, fare parte di questa variopinta, sofferente, commossa e assorta comunità di Langa che in Baldo ha salutato l’artista e l’artigiano estroso, un vero “arneis”, l’appassionato idealista, una delle anime più belle e più vere, il difensore strenuo della dignità e della grandezza della civiltà contadina, il libero pensatore e uomo libero, uno che in fondo non si è mai preso troppo sul serio anche se produceva Barolo e Barolo Chinato (e che buoni e veri…) dai Nebbioli dei Gabutti su a Serralunga d’Alba.
Oggi siamo davvero più soli, ma con una certezza: aver conosciuto e aver avuto il privilegio della sua amicizia di un uomo che non dimenticheremo mai e che resterà sempre nel nostro cuore. Grazie Baldo…

0 pensieri su “La comunità del Barolo a Serralunga d’Alba per l’ultimo saluto a Baldo

  1. Mai come in questa occasione ho sofferto per la lontananza dalle amate Langhe, sono contento, ma non ne avevo dubbi, che accanto a Baldo ci sia stata tanta gente, tante persone che hanno vissuto con lui momenti di vita, una vita che lo ha abbandonato troppo presto, come troppo spesso accade con le persone che spendono tanto della loro esistenza per ideali profondi e sinceri. Restano i suoi vini, in quel “nebieul” come giustamente lo chiamava c’è un frammento di Baldo, un piccolo intarsio timido che mai oserebbe sopraffare la natura, una presenza rassicurante e vera, come un alito di vento, un sospiro che rinfresca e ravviva. Non sarai dimenticato Baldo.

  2. ..nonostante la lontananza fisica, ieri i nostri cuori e le nostre menti erano a Serralunga ed è bello sapere che a salutarlo c’era tanta, tanta gente…
    ..ciao Baldo, noi non ti dimenticheremo !!
    Simone e Caterina

  3. Sapevo che ci saresti andato e così, per sapere dell’ultimo saluto a Cappellano, sono venuto qui nel tuo blog. Mi piaci quando, come tanti della nostra comunità errante e pure erratica, racconti le cose che vedi e che ti coinvolgono. Uno Ziliani disarmato e migliore del solito che saluto con affetto, Andrea

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